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Il Tempio valdese di Pomaretto: dalle persecuzioni al nuovo edificio ottocentesco, tra spostamenti e restauri

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Da Alessandro Maldera

Gennaio 24, 2026

Il tempio valdese di Pomaretto non è nato “dove lo vedi oggi” per caso. Infatti la comunità, dopo esili e ritorni, dovette ricostruire quasi da zero, tra pochi superstiti e scelte imposte dall’alto. Tuttavia le petizioni, i finanziamenti internazionali e la politica del Regno di Sardegna cambiarono il destino del luogo. E così, tra 1826 e 1828, arrivò il tempio attuale, mentre il Novecento lo trasformò nei dettagli.

Date e svolte del Tempio valdese di Pomaretto

1500: Pomaretto nella Val Perosa, presenza riformata tra Perosa e Pomaretto
6 giugno 1561: trattato di Cavour, culto consentito in un luogo specifico (Podio/Poi)
1686: distruzione dei templi (Chapelle e Pons) dopo revoca dell’Editto di Nantes ed esilio
1722: Sinodo di Bobbio, fondi inglesi per edificare il tempio di Pomaretto ai Pons
4 novembre 1819: petizione al re per spostare il tempio da zona umida e insalubre
1826–1828: costruzione del tempio attuale (area Ridotta regia) con contributo dello zar Alessandro I
1929: organo e pavimento in legno • 1939–1942: vetrate/impianti • 1945–1948: danni e riparazioni

Dove si trova il tempio valdese di Pomaretto

Il tempio attuale sorge sull’area chiamata Ridotta regia, nella posizione odierna. Questa scelta, però, non fu la prima né la più “comoda” per tutti gli abitanti. Di conseguenza la storia del tempio è anche una storia di territorio: umidità, accessibilità e controllo delle autorizzazioni regie hanno pesato quanto la fede.

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Le radici nel Cinquecento: Val Perosa e i primi templi riformati

Per capire Pomaretto bisogna tornare al 1500, quando il paese era inserito politicamente nella cosiddetta Val Perosa, da Porte fino a Pomaretto e Perosa Argentina. In quel periodo, inoltre, i riformati tra Perosa e Pomaretto disponevano di tre templi:

  • all’Albona
  • alla Chapelle di Perosa Argentina
  • ai Pons/Podio di Pomaretto

Poi arriva uno snodo giuridico decisivo.

Il 6 giugno 1561 e il “luogo consentito” per il culto

Con il trattato di Cavour del 6 giugno 1561, il duca Emanuele Filiberto di Savoia riconobbe l’esistenza della minoranza riformata nei suoi domini. Tuttavia il riconoscimento era vincolato: l’esercizio del culto veniva consentito in un luogo specifico (il Podio/Poi), e non liberamente ovunque. Quindi, già qui, la geografia del culto diventa un tema concreto.

1686: distruzione dei templi ed esilio forzato

Nel 1686 i templi della Chapelle e dei Pons furono distrutti. Il contesto è quello della revoca dell’Editto di Nantes e dell’esilio forzato, che spezzò comunità e strutture. Di conseguenza, al rientro, Pomaretto si ritrovò con un problema semplice e brutale: niente templi e poche persone per ripartire.

Dopo il Rimpatrio: il tempio ai Pons e l’appello del Sinodo (1722)

Dopo il Rimpatrio la comunità di Pomaretto faticò a riorganizzarsi, anche se si tentò di rafforzarla con l’annessione dell’Inverso. Intorno al 1722, inoltre, un Sinodo tenuto a Bobbio (ottobre) invitò gli abitanti di Inverso Pinasca a devolvere una parte delle sovvenzioni provenienti dall’Inghilterra per l’edificazione del tempio di Pomaretto. Il tempio venne costruito ai Pons, però in una posizione giudicata infelice.

1819: la petizione al re e il nodo “terreno umido e insalubre”

Il 4 novembre 1819 Pomaretto e Inverso Pinasca presentarono una petizione al re: chiedevano di poter trasferire il tempio, perché collocato in un terreno umido e insalubre, ai piedi di una collina da cui filtravano acque di pioggia e neve. Tuttavia la risposta iniziale fu negativa: il re impose la ricostruzione del tempio dei Pons.

Poi arrivarono altre due suppliche, datate 25 ottobre e 14 dicembre, che ribadirono la stessa linea: non aveva senso riparare l’edificio vecchio, ormai vicino al crollo.

Tempio e ospedale: le ambasciate protestanti a Torino e l’autorizzazione regia

La nuova domanda per il tempio venne allegata a quella per la costruzione dell’Ospedale, un’istituzione fortemente appoggiata dalle Ambasciate protestanti a Torino. Di conseguenza il re autorizzò la costruzione del nuovo tempio, ma non nella località scelta dagli abitanti: impose un’area diversa, meno comoda per la comunità.

1826–1828: nasce il tempio attuale e il vecchio diventa Municipio

Lo zar Alessandro I di Russia inviò un contributo generoso, da dividere tra l’Ospedale di Torre e il tempio di Pomaretto. Quindi il nuovo edificio venne costruito tra il 1826 e il 1828, contemporaneamente al nuovo presbiterio. Nel frattempo il vecchio edificio fu ceduto al Comune, che lo destinò a Municipio.

Campanile mancato e progetto 1897: cosa era previsto

Il tempio, probabilmente per mancanza di fondi, fu costruito senza campanile. Tuttavia un progetto del settembre 1897 prevedeva un campanile al centro della facciata; poi, nel progetto esecutivo, la posizione venne spostata sul lato sinistro. È un dettaglio tecnico, ma racconta bene la distanza tra desideri e possibilità.

Il Novecento: centenario, organo, vetrate e impianti

In vista del primo centenario del tempio, furono realizzati interventi pratici e “da comunità”:

  • nuova sacrestia per le riunioni del Concistoro
  • un magazzino per il carbone
  • impianti di riscaldamento e illuminazione
  • ritinteggiatura completa dell’edificio

Poi, nel 1929, arrivò un organo e il pavimento in lastre di pietra fu sostituito da un tavolato in legno.

Nel 1939, inoltre, con il concorso del locale Cotonificio, vennero ampliate le finestre e dotate di vetri colorati. Nel 1942 fu installata una caldaia elettrica (fornita gratuitamente dal Cotonificio) e venne sostituita la bussola d’ingresso; inoltre si tinteggiò l’interno e i versetti in francese furono riscritti in italiano.

1945–1948: l’esplosione del Brancato e i danni al tempio

Nel 1945 il soffitto fu seriamente lesionato e le vetrate andarono in frantumi a causa dell’esplosione della polveriera del Brancato, durante la ritirata dei nazifascisti. Tuttavia le vetrate vennero riparate solo nel 1948, segno che il dopoguerra non fu immediato nemmeno nelle cose “semplici”.

1967–1968: manutenzioni e servizi

Tra il 1967 e il 1968 si resero necessari lavori di manutenzione su soffitto e muri perimetrali. Inoltre si intervenne con tinteggiatura esterna e interna e con la sistemazione dei servizi, cioè la parte meno “visibile” ma più decisiva per l’uso quotidiano.

Pastori e comunità: da Arnaud a Lantaret, fino al dopoguerra

Tra i pastori legati alla storia locale spicca Enrico Arnaud, pastore e condottiero del Glorioso Rimpatrio, assegnato dal Sinodo alla sede della Chapelle tra 1679 e 1683. Poi, nell’Ottocento, emerge Pietro Lantaret (in servizio dal 1845 al 1890), due volte moderatore della Tavola valdese: fece costruire almeno sei scuole quartierali (inclusa quella del capoluogo), organizzò le scuole domenicali e avviò le riunioni quartierali.

In tempi più recenti, inoltre, la chiesa superò i mille membri dopo la Seconda guerra mondiale, grazie alla migrazione interna verso la bassa valle: da Prali, Massello e Rodoretto verso Pomaretto e l’area più accessibile.

FAQ – Risposte sul Tempio valdese di Pomaretto

Perché il tempio attuale non è ai Pons?

Perché quello ai Pons era in un terreno umido e insalubre; nel 1819 la comunità chiese di trasferirlo e, dopo più suppliche, ottenne l’autorizzazione a costruirne uno nuovo in un’area diversa

Quando viene costruito il tempio che si vede oggi?

Tra il 1826 e il 1828, contemporaneamente al nuovo presbiterio

Chi contribuì in modo decisivo ai fondi dell’Ottocento?

Lo zar Alessandro I di Russia, con un contributo da dividere tra l’Ospedale di Torre e il tempio di Pomaretto

Perché il tempio non ha un campanile originario?

Probabilmente per mancanza di fondi: nel 1897 un progetto lo prevedeva, ma la realizzazione non seguì l’impianto originario

Cosa succede nel 1945 al tempio?

Il soffitto viene lesionato e le vetrate si rompono per l’esplosione della polveriera del Brancato durante la ritirata dei nazifascisti; le vetrate saranno riparate nel 1948

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende