Chiesa di Santa Maria Assunta di Bricherasio: storia, architettura e opere da non perdere

Da Alessandro Maldera
Gennaio 04, 2026

La Chiesa di Santa Maria Assunta è la parrocchiale di Bricherasio (Città metropolitana di Torino), nella diocesi di Pinerolo. Si affaccia su piazza Santa Maria (n. 38) e, anche se oggi appare compatta e “risolta”, in realtà arriva da secoli di rifacimenti, danni e ripartenze. Proprio per questo, oltre alla devozione, racconta bene la storia del paese: quella concreta, fatta di guerre, umidità, cantieri e restauri.
Scheda su date e punti chiave
- Indirizzo: Piazza Santa Maria 38, Bricherasio
- Prima Attestazione: 1179 (con conferme in atti del 1223 e 1286)
- Parrocchiale Attuale: assetto planimetrico definito entro il 1670
- Passaggio Diocesano: dal 1748 a Pinerolo
- Consacrazione: 7 novembre 1756
- Restauri: grandi interventi tra Novecento e primi anni 2000 (con lavori ripartiti dal 2006)
Dove si trova e com’è inserita nel paese
La chiesa è al margine del concentrico storico. Il prospetto principale guarda verso sud, sulla piazza, mentre dietro l’abside c’è una zona verde. L’edificio è libero su due lati e, invece, è addossato a un fabbricato civile e alla grande casa parrocchiale: dettaglio tipico delle parrocchiali “di pianura”, dove gli spazi si costruiscono per strati, nel tempo.
Se stai seguendo i satelliti, questa pagina ti dà una panoramica unica delle cose da vedere, per non perdere pezzi e muoverti con calma. Cosa vedere a Bricherasio.
Dalle origini medievali alle distruzioni del Seicento
La presenza di una chiesa a Bricherasio è documentata già nel 1179. Inoltre, compaiono conferme certe in atti del 1223 e del 1286, quando si parla esplicitamente di Santa Maria del Borgo.
Poi, però, la storia si fa ruvida:
- nel 1584, durante una visita pastorale, si segnala che il campanile era distrutto (rimanevano comunque le campane) e che l’edificio mostrava problemi e carenze pratiche (pareti rovinate, pavimento malridotto, indicazioni su altari e arredi)
- nel 1594 la chiesa viene distrutta durante una fase di conflitto che coinvolge l’area
- pochi anni dopo si riparte: nel 1602 risulta che la parrocchiale era stata riedificata nelle strutture principali
- tra 1611 e 1613 lavorano al cantiere maestranze provenienti anche da aree come Lugano e altre località, segno di un cantiere “serio”, non improvvisato
La parrocchiale “come la vediamo oggi”: impianto e facciata
Con il passare dei decenni, la chiesa prende forma stabile: entro il 1670 la planimetria arriva a coincidere con quella attuale, e nel 1676 viene aggiunto il fonte battesimale.
All’esterno la facciata è organizzata in due registri, con un frontone triangolare. Ai lati spiccano volute dipinte che, di fatto, mascherano le coperture delle navate laterali. In basso si vedono lesene che poggiano su una zoccolatura in pietra e sostengono la trabeazione; sopra continua il secondo registro, più corto.
L’ingresso centrale è quello “importante”: ha un architrave alto e, sopra, un arco decorativo a tutto sesto con chiave sagomata. Nel registro superiore trovi una finestra rettangolare, affiancata da apparati dipinti; nel timpano compare un affresco con il Battesimo di Gesù.
Un colpo secco: il crollo del campanile e i danni di fine Seicento
Nel 1679 succede una di quelle cose che cambiano tutto: il campanile crolla e danneggia anche una parte del tetto. La porzione rimasta in piedi viene riutilizzata come base per ambienti di servizio (anche con funzioni civiche), mentre le campane vengono sistemate in una torretta vicina alla casa parrocchiale.
E non è finita: nel 1690 la chiesa subisce nuovi danneggiamenti legati al passaggio di truppe. Insomma, il Seicento non le fa sconti.
Dentro la chiesa: navate, volte e cantoria
L’interno è a tre navate, con la centrale più alta. Lo spazio è scandito da quattro campate: i grandi pilastri reggono archi ribassati e sono rifiniti con paraste e capitelli di gusto classico. La navata centrale è coperta da una volta a botte con unghie per le finestre lunettate; le laterali, invece, hanno volte a crociera.
Sopra l’ingresso c’è la cantoria lignea, che prosegue anche nelle navate laterali e ospita l’organo: è uno di quei dettagli che, appena entri, ti fanno capire che questa non è una chiesa “povera”.
Il presbiterio e l’altare maggiore: il cuore della parrocchiale
Il Settecento porta finalmente una fase più ordinata, anche se l’umidità resta un problema serio e costante. Nel 1725 viene completato l’impianto dell’altare maggiore e compare una dedicazione datata.
Qui il colpo d’occhio è forte: l’altare antico è ricchissimo di dorature, con colonne tortili e un insieme scenografico che culmina con la statua dell’Assunta. In alto compare anche lo stemma di Bricherasio (con leone rampante) insieme al cartiglio datato.
C’è anche un dettaglio da ricordare: il paliotto con la scena della Cena in Emmaus è del 1892, opera di un allievo dello scultore torinese Pietro della Vedova.
Gli altari laterali: date, tele e firme
Oltre al maggiore, la chiesa conserva una serie di altari e opere che coprono soprattutto Otto e Novecento. Tra quelli più riconoscibili:
- Altare dell’Immacolata Concezione: rifatto nel 1904; la pala è del 1873 ed è firmata da Rodolfo Morgari (con santi e simboli legati alle famiglie proprietarie dell’altare)
- Altare della Visione di San Giovanni Evangelista: conserva mensa e paliotto originali di fine Seicento; la pala è del 1886, firmata Leani
- Altare della Crocifissione: mensa e decorazioni datate 1893, con richiami alle prime frasi dello Stabat Mater
- Altare di San Giuseppe: grande macchina lignea; statua del santo con Bambino del 1902, con interventi legati al 1883 per mensa e decorazioni
- Altare della Madonna del Buon Consiglio: prodotto del 1884, con pala firmata Alfonso Barbavara
- Un altare storico in scagliola, legato a San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio Abate, conserva elementi seicenteschi e rimandi araldici di famiglie locali
Così, anche senza essere “esperto”, ti muovi tra secoli diversi: prima il barocco d’impianto, poi l’Ottocento delle sistemazioni, infine il Novecento che aggiunge e ripulisce.
Pavimenti, murature e coperture: la parte “strutturale” che conta
Nel tempo cambia anche la pavimentazione: nella seconda metà dell’Ottocento si passa dalle lastre di pietra alle piastrelle/cementine, con motivi geometrici nelle aree del presbiterio e delle navate laterali.
Le murature sono in pietra con inserimenti di laterizi, legati da malta di calce. Inoltre la struttura viene rinforzata con catene metalliche, riconoscibili all’esterno dalle chiavi.
Le coperture sono in lose, sorrette da travature lignee: soluzione tipica e coerente con la tradizione locale.
Il campanile: conclusione ottocentesca e campane novecentesche
Dopo il crollo seicentesco, il campanile torna protagonista nell’Ottocento: viene completato negli anni 1830, con una spinta forte anche da parte delle autorità ecclesiastiche del periodo.
Nel 1938 arrivano due nuove campane, dedicate a San Giovanni e San Giacomo: un intervento che segna un altro passaggio di “rilancio” della parrocchiale.
Restauri e riprese: dal Settecento ai lavori contemporanei
Il Settecento, oltre agli altari, è anche il secolo della lotta contro l’umidità: si interviene su drenaggi, aperture, pulizia e manutenzioni.
Poi, però, nel 1818 tornano criticità strutturali su volte e murature. Nel 1845 parte una fase importante di ridefinizione delle decorazioni interne, che contribuisce molto all’aspetto attuale. Nel 1848, inoltre, il campanile risulta danneggiato durante i festeggiamenti per lo Statuto Albertino.
Tra 1924 e 1929 si apre una nuova stagione di restauri (decorazioni ripassate, stucchi, organo, vetrate). Infine, tra i primi anni 2000 e la ripartenza dei lavori dal 2006, l’edificio viene riportato a una lettura più pulita e valorizzata, con un’attenzione particolare agli apparati decorativi e alle grandi strutture lignee.
FAQ – Prima di entrare: le domande più comuni
In piazza Santa Maria 38, al margine del concentrico storico
Perché la chiesa medievale esisteva già (1179, con atti 1223 e 1286), però nel tempo è stata distrutta e ricostruita più volte, fino all’assetto stabilizzato entro il 1670
Sì: nel 1594 l’edificio viene distrutto durante un attacco e, poco dopo, si ricomincia a ricostruire (nel 1602 risultano già le strutture della nuova parrocchiale)
Il 7 novembre 1756, da Jean-Baptiste D’Orliè, vescovo della diocesi di Pinerolo
L’altare maggiore ligneo dorato con la statua dell’Assunta, la cantoria con l’organo e alcune pale datate tra Ottocento e primo Novecento
Ha avuto una storia complicata: un campanile crollò nel 1679, mentre quello completato che vedi oggi arriva alla conclusione nell’Ottocento (anni 1830), con campane nuove aggiunte nel 1938

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



