Abbazia di Pulcherada: storia millenaria e architettura romanica nel cuore di San Mauro Torinese

Da Alessandro Maldera
Dicembre 26, 2025

L’Abbazia di Pulcherada è uno dei luoghi più antichi e simbolici di San Mauro Torinese. Sorta in epoca franca e ricostruita più volte dopo incursioni, trasformazioni barocche e restauri moderni, conserva ancora oggi un nucleo romanico tra i più rilevanti del territorio. Visitare questa chiesa significa attraversare oltre mille anni di storia, dove elementi medievali, tracce monastiche e interventi ottocenteschi convivono in un unico complesso.
Abbazia di San Mauro: panoramica immediata
• Origini medievali: nucleo sorto in età franca (VIII–IX secolo) e documentato per la prima volta nel 991 nel diploma del marchese Anselmo, che cita l’abbazia già ricostruita dopo le devastazioni saracene.
• Identità romanica: l’abside XI secolo, la tessitura muraria in pietrame e mattoni romani e il possente campanile XIII secolo sono le componenti più antiche ancora leggibili nel complesso.
• Trasformazioni strutturali: nel 1665 l’abate Petrino Aghemio rimodellò radicalmente la chiesa, riducendo le tre navate a una sola, aggiungendo cappelle laterali e ridefinendo la facciata secondo il gusto barocco dell’epoca.
• Sovrapposizioni architettoniche: la facciata romanica riemersa nel 1927 è oggi nascosta dall’intonaco, ma le sue linee sono intuibili nelle lesene e nelle aperture lasciate volutamente visibili.
• Restauri e riscoperte: tra 2006 e 2012 gli scavi nell’area absidale e il descialbo hanno rivelato un importante ciclo decorativo romanico; nel 2017–2018 ulteriori interventi hanno valorizzato abside e campanile.
• Significato storico: l’abbazia era il cuore di un complesso fortificato autosufficiente, con mulino, forno, case coloniche e cappelle interne, poi smembrato dopo le soppressioni napoleoniche del 1803.
Origini dell’Abbazia: l’epoca franca e le prime testimonianze
Le radici dell’Abbazia di Pulcherada risalgono con buona probabilità al periodo compreso tra il 773 e l’875, quando il territorio era sotto dominazione franca. La prima menzione ufficiale compare nel 991, nel diploma di fondazione dell’abbazia di Spigno redatto dal marchese Anselmo. In quel documento si afferma che il monastero era già esistente ma devastato dai Saraceni, autori delle incursioni che tra il 937 e il 954 colpirono l’intera area torinese.
Il complesso venne quindi ricostruito in varie fasi tra XI e XII secolo, ampliandosi progressivamente fino a comprendere:
- chiesa abbaziale
- cappelle minori
- mulino e forno
- abitazioni rustiche e aree produttive
Il monastero era concepito come centro autonomo, pensato per evitare che i monaci dovessero abbandonarne il perimetro.
Le trasformazioni dal Medioevo al Barocco
Fino al Cinquecento la chiesa abbaziale presentava tre navate con absidi terminali. Tuttavia, nel XVII secolo venne profondamente modificata dall’abate commendatario Petrino Aghemio, che la trasformò in edificio a navata unica, eliminando:
- metà della navata destra
- gran parte della navata sinistra
- l’antica facciata medievale
A questa fase risalgono:
- le cappelle dedicate alla Madonna e a San Carlo
- l’attuale volta, bassa e robusta
- le grandi finestre rettangolari
- il portale barocco
Il campanile del XIII secolo, invece, non subì modifiche strutturali, mantenendo un impianto romanico-protogotico di grande fascino.
Soppressioni napoleoniche e restauri dell’Ottocento e Novecento
Con l’annessione del Piemonte alla Francia, nel 1800 l’abbazia fu confiscata e i suoi beni venduti. Nel 1803 arrivò la soppressione definitiva.
Nel 1813 il prevosto Bertoldo sostituì l’altare ligneo con quello in mattoni e marmo e abbassò il pavimento del presbiterio, distruggendo l’antica cripta monastica. Nella stessa occasione venne realizzata la nuova sacrestia.
Nel Novecento si susseguirono diversi interventi:
- 1927: demolizione della facciata barocca e scoperta dell’originaria facciata romanica, poi nuovamente coperta da una facciata semplice a intonaco
- 1980–1985: adeguamento liturgico e lavori sugli impianti
- 2006–2007: scavi archeologici nell’abside
- 2010–2012: restauro dell’abside e descialbo che riportò alla luce un esteso ciclo decorativo romanico
- 2017–2018: interventi su abside e campanile con finalità di valorizzazione culturale
La facciata attuale: semplicità e stratificazioni
L’attuale facciata, sobria e intonacata nelle tonalità beige, risale al rifacimento del 1927. Nonostante la sua semplicità, conserva tracce dell’impianto medievale originario, riconoscibili:
- nelle finestrature alte
- nelle lesene che segnano la partitura verticale
- nella tessitura muraria visibile attraverso aperture lasciate volutamente scoperte
Accanto alla facciata svetta il campanile romanico del XIII secolo, costruito probabilmente anche con funzione difensiva.
Interni: tra apparato barocco e radici medievali
L’interno è caratterizzato da una navata unica coperta da volte a crociera rinforzate da catene metalliche. Lungo i lati si aprono tre cappelle:
- Cappella del Rosario (a sinistra), con fonte battesimale marmoreo
- Cappella del Sacro Cuore (a destra), nata nel 1665
- Cappella dell’Addolorata (1845), costruita per ampliare la capienza
Gli elementi più prestigiosi conservati all’interno includono:
- balaustra in marmo proveniente dalla Confraternita del Santo Sudario di Torino
- pulpito seicentesco in noce, finemente intagliato
- affreschi absidali romanici riportati alla luce tra il 2010 e il 2012
La zona presbiteriale è rialzata e custodisce l’altare maggiore in marmo, con tabernacolo ligneo e crocifisso.
L’abside romanica: il cuore più antico dell’Abbazia
L’abside dell’XI secolo è uno degli elementi più significativi dell’intero complesso. Presenta:
- grandi monofore arcuate prive di strombatura
- armille in mattoni romani di recupero
- una struttura muraria che rivela due fasi costruttive:
- carolingia, individuabile nelle grandi aperture
- XI secolo, riconoscibile nelle lesene e nei fornici a nicchia
La parte superiore ospita la semicalotta absidale, mentre l’articolazione delle murature esterne richiama modelli di età imperiale.
FAQ – Breve guida pratica per orientarsi nella visita
Sì, la chiesa è accessibile negli orari di apertura parrocchiali. Alcune aree, come la sacrestia, sono visitabili solo su richiesta.
Oggi sono ancora visibili l’abside romanica, una porzione della muratura XI secolo e il campanile del XIII secolo, oltre alle stratificazioni emerse negli scavi archeologici.
Le profonde trasformazioni del 1665 ne hanno modificato l’impianto, riducendo le tre navate a un’unica navata barocca.
Sì, l’abside conserva un importante ciclo decorativo romanico, riportato in luce durante i restauri del 2010–2012.
La sua impostazione suggerisce una possibile funzione difensiva, legata alle incursioni saracene e alla protezione del complesso monastico.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



