Chiese di San Pancrazio e San Sebastiano di Volvera: storia, architettura e rinascita di un complesso religioso

Da Alessandro Maldera
Dicembre 26, 2025

Le Chiese di San Pancrazio e San Sebastiano di Volvera rappresentano uno dei nuclei religiosi più significativi del territorio. La loro storia attraversa distruzioni, miracoli popolari, ricostruzioni e restauri che hanno trasformato un semplice luogo di culto in un complesso dalla forte identità comunitaria. Tra architettura tardo neoclassica, ex voto, elementi decorativi e interventi di recupero recenti, il santuario riflette il legame profondo tra la popolazione volverese e le sue tradizioni.
Elementi essenziali
Miracolo del 1863 e decisione di ricostruire la cappella
Chiesa neoclassica inaugurata nel 12 maggio 1908 e ampliata nel 1913
Ricca presenza di ex voto e statue devozionali
Restauri strutturali dal 1970 a oggi, con interventi su tetto, pavimenti e decorazioni
Le radici antiche: il pilone votivo e la devozione locale
Il sito su cui sorge oggi la chiesa principale custodiva in origine un pilone votivo, distrutto durante la battaglia della Marsaglia nel 1693 dalle truppe francesi. Il luogo mantenne comunque una forte memoria religiosa, legata al culto di San Pancrazio martire e San Sebastiano martire, protettori delle comunità rurali. La cappella, collocata lungo l’ingresso del paese verso Orbassano, fungeva da riferimento per gli abitanti delle frazioni circostanti e per i viandanti in transito.
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Il miracolo del 1863 e la decisione di ricostruire
Secondo la tradizione, nella primavera del 1863 una famiglia proveniente da Pancalieri, diretta al santuario di Pianezza per chiedere la guarigione del figlio muto, fu costretta a fermarsi davanti alla casa accanto all’attuale cappella. In una nicchia era collocata una statua lignea di San Pancrazio, venerata da oltre un secolo. Dopo intense preghiere, il bambino avrebbe recuperato la parola: un evento considerato miracoloso.
Il fatto spinse i volveresi a ricostruire una cappella dedicata ai due santi, dando vita a un comitato guidato dal sindaco Bartolomeo Bottalo. Il canonico Bossatis donò il terreno e promise altare e statua, assumendosi poi l’intero onere dell’opera quando il comitato non riuscì a sostenerne le spese.
La chiesa del 1908: architettura tardo neoclassica
La nuova cappella, progettata dall’ingegnere Ferrero, non seguì il linguaggio gotico moderno previsto inizialmente, ma uno stile tardo neoclassico. L’edificio fu inaugurato il 12 maggio 1908.
Caratteristiche principali della facciata
- struttura tripartita su tre livelli;
- lesene, colonne e paraste in muratura;
- rosone circolare affiancato da due angeli in stucco;
- timpano triangolare con cartiglio in altorilievo;
- tetto a capanna con copertura in coppi;
- pinnacoli in gesso e piccolo campanile a vela.
Interni: tra devozione popolare e architettura liturgica
L’interno presenta una navata unica coperta da volta a botte, illuminata da finestre ovali e dal grande “occhio” della facciata.
Caratteristiche principali degli ambienti:
- coro ligneo sopra l’ingresso, raggiungibile tramite scala a chiocciola;
- presbiterio rialzato con balaustra ancora conservata;
- altare in muratura decorato a finto marmo, con baldacchino in stoffa;
- tre statue a grandezza naturale della Vergine, San Pancrazio e San Sebastiano;
- muri laterali un tempo ricoperti da ex voto, oggi solo in parte superstiti.
Per molti anni la chiesa fu usata anche come luogo per la “posa”, cioè il punto di deposito delle salme in attesa del commiato.
Ampliamenti e modifiche del 1913
Nel 1913 venne costruito il piano superiore con la loggia per il coro, ampliando l’edificio e consolidandone la funzione liturgica. Nello stesso periodo fu nominato il primo rettore del santuario, incarico mantenuto fino al 1946, quando l’uso della cappella diminuì e rimase limitato alle feste patronali di San Pancrazio e Maria Ausiliatrice.
Degrado strutturale e restauri necessari
A partire dagli anni Settanta, l’edificio mostrò segni evidenti di degrado:
- infiltrazioni dal tetto;
- distacchi degli intonaci;
- coppi scivolati dalla copertura;
- umidità di risalita fino a due metri;
- pavimenti esagonali sollevati;
- lesioni nelle murature laterali;
- erosione di stucchi e decorazioni.
Per evitare il crollo, nel 1970 venne eseguito un primo intervento sul tetto, seguito da un ulteriore consolidamento nel 2003.
Il grande restauro del complesso: obiettivi e interventi
Un restauro radicale, avviato grazie alla donazione di una benefattrice, ha riportato alla luce il valore architettonico del santuario e ha coinvolto:
- ripassatura del tetto e consolidamento delle coperture;
- sondaggi sulle cromie originali;
- tecniche anti-umidità per bloccare le infiltrazioni;
- rifacimento pavimenti recuperando le cementine originarie;
- restauro delle facciate, dell’aula liturgica e della sacrestia;
- decorazione secondo i colori storici;
- restauro del coro ligneo e degli arredi;
- riposizionamento degli ex voto superstiti;
- aggiornamento dell’impianto illuminotecnico.
Una seconda fase, dedicata principalmente all’aula interna, è in attesa del contributo della Fondazione CRT nell’ambito dei “Cantieri Diffusi”.
FAQ – Chiese di Volvera: domande che i visitatori fanno più spesso
La devozione ai due martiri è radicata nel territorio: San Pancrazio era patrono del rione, mentre la cappella di San Sebastiano venne distrutta e ricostruita più volte a causa degli assalti francesi.
Il miracolo del 1863, riguardante la guarigione di un bambino muto dopo una preghiera davanti alla statua di San Pancrazio, fu l’evento che spinse gli abitanti a costruire l’attuale cappella.
La facciata, tripartita e arricchita da rosone, angeli in stucco, lesene e timpano, segue i canoni tardo neoclassici diffusi nel Piemonte di inizio Novecento.
Quelli che hanno interessato tetto, pavimenti, facciate, arredi e impianti illuminotecnici, insieme alla rimozione dell’umidità di risalita e al recupero dei colori originari.
Sì, anche se la fruizione può variare a seconda delle celebrazioni e delle attività comunitarie, soprattutto durante le feste patronali.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



