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Cappella dei Santi Vittore e Corona a Rivalta Torinese: storia, architettura e affreschi

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Da Alessandro Maldera

Dicembre 21, 2025

La Cappella dei Santi Vittore e Corona è uno dei luoghi più antichi e affascinanti di Rivalta Torinese, un edificio che attraversa quasi mille anni di storia. Nata in epoca romanica e riplasmata nel Seicento, conserva uno straordinario ciclo di affreschi quattrocenteschi riportati alla luce solo grazie ai restauri più recenti. La sua posizione defilata, in via San Vittore 4,e il carattere raccolto la rendono una tappa imprescindibile per comprendere l’evoluzione religiosa, artistica e architettonica del territorio.

Epoca originaria: XI–XII secolo
Interventi storici: ampliamento barocco (1681), restauro (1809), intonaco del lazzaretto (1833)
Affreschi: ciclo XV secolo, stile jaqueriano, Pantocratore, Apostoli, Madonna del Latte, nature morte liturgiche
Struttura: navata unica, cappelle laterali, abside semicircolare, portico a tre arcate
Indirizzo: via San Vittore, 4 — Rivalta Torinese

Origini medievali: la cappella tra XI e XII secolo

La Cappella dei Santi Vittore e Corona viene citata per la prima volta nel 1047, quando l’imperatore Enrico III la dona ai canonici di San Solutore di Torino. Nel corso del XII secolo passa a San Giusto di Susa e, dal XIII secolo fino alla soppressione del monastero, rientra nei possedimenti dell’antica abbazia rivalese.

Dell’impianto romanico originario restano alcuni elementi chiave:

  • la navata unica
  • l’abside semicircolare scandita da lesene
  • la decorazione ad archetti pensili sulla facciata

Questi dettagli definiscono ancora oggi il carattere primitivo dell’edificio, nonostante i profondi interventi successivi.

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Le trasformazioni barocche del 1681

Alla fine del Seicento la cappella viene quasi completamente rielaborata. Intorno al 1681 si aggiungono:

  • il portico d’ingresso con tre archi a tutto sesto,
  • le cappelle laterali simmetriche,
  • il campanile a pianta quadrata,
  • un altare barocco monumentale, che riduce l’accesso all’abside.

Si tratta di un intervento che sovrappone il gusto barocco alla struttura romanica, generando un dialogo unico tra epoche e linguaggi diversi.


L’uso come lazzaretto e la perdita degli affreschi (1833)

Nel 1833, durante un’epidemia di colera, la cappella viene adibita a lazzaretto. Le pareti interne vengono ricoperte da uno spesso intonaco rosa che, pur proteggendo l’ambiente, occulta quasi totalmente il ciclo pittorico quattrocentesco.

Solo i restauri moderni hanno permesso di riportare alla luce molti brani decorativi.

Il ciclo di affreschi del XV secolo: stile, iconografie e richiami jaqueriani

Gli affreschi del XV secolo costituiscono il cuore artistico della cappella. Realizzati in due fasi, documentano il forte culto locale per San Vittore e Santa Corona, radicato già negli Statuti del 1247.

Si conservano quattordici riquadri distribuiti su due registri, caratterizzati da:

  • forza narrativa e drammatica
  • richiami alla scuola jaqueriana
  • un’impostazione gotica internazionale.

Decorazione dell’abside

L’abside segue un modello romanico-evoluto:

  • al centro campeggia il Cristo Pantocratore in mandorla,
  • attorno compaiono i Simboli degli Evangelisti,
  • nel cilindro absidale viene rappresentata la teoria degli Apostoli,
  • una fascia decorativa “cosmatesca” bianca e nera separa i registri.

Questi motivi si ritrovano anche a Sant’Antonio di Ranverso, Fénis, Pianezza e nell’Abbazia di Abondance, confermando l’appartenenza del ciclo a un contesto culturale omogeneo.

Dettagli di grande valore artistico

  • La Madonna del Latte, collocata sul piedritto dell’arco trionfale, mostra un raro gesto realistico di nutrimento.
  • Una natura morta liturgica, con ampolle, aspersorio, rotolo di pergamena, candela fumante e monete leggibili, rimanda direttamente all’ambiente religioso del XV secolo.
  • La presenza di monete del tempo di Ludovico di Savoia consente una preziosa datazione dell’intero ciclo.

L’edificio oggi: struttura, materiali e arredi

La cappella presenta:

  • pianta a croce latina,
  • volta a botte con testate lunettate,
  • copertura in coppi piemontesi,
  • portico esterno con tre arcate,
  • interni interamente affrescati,
  • balaustra marmorea che delimita il presbitero,
  • altare preconciliare con tabernacolo,
  • campanile intonacato con richiami plastici.

Il contesto è particolarmente suggestivo perché collocato in un’area di parco, fuori dal centro storico.

FAQ – Quesiti frequenti sulla cappella romanica

La Cappella dei Santi Vittore e Corona è sempre accessibile?

L’accesso è spesso legato a visite guidate o aperture straordinarie, soprattutto in occasione di eventi culturali o giornate FAI.

Cosa rende unici gli affreschi quattrocenteschi?

La combinazione di stile gotico internazionale, influssi jaqueriani e straordinari dettagli realistici — come le monete e la candela fumante — costituisce un unicum nell’area torinese.

La cappella conserva ancora elementi romanici?

Sì, soprattutto l’abside semicircolare, gli archetti pensili e parte della struttura originaria del campanile.

L’altare barocco ha modificato molto l’edificio?

Sì, ha cambiato la percezione dello spazio e limitato l’accesso visivo all’abside, trasformando la cappella secondo la sensibilità liturgica del Seicento.

Dove si trova esattamente la cappella?

In zona decentrata, raggiungibile da via San Vittore, 4. Provenendo da Rivoli si percorre la SP 143 e si svolta alla quarta uscita della rotatoria.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende