Santa Maria delle Grazie a Carignano: la chiesa degli agostiniani

Da Alessandro Maldera
Dicembre 07, 2025

La Chiesa Santa Maria delle Grazie di Carignano, nota anche come chiesa di Sant’Agostino, è uno degli edifici religiosi più significativi della città. Fondata dagli agostiniani alla fine del Quattrocento e ricostruita tra il 1601 e il 1613, conserva un patrimonio artistico che attraversa Rinascimento, Barocco e Ottocento. Stucchi, altari, tele seicentesche e sepolture nobiliari ne fanno una tappa fondamentale per comprendere la storia religiosa e culturale di Carignano.
Restauri e trasformazioni del Novecento
- 1923 – Rinnovata la facciata con gradinata e recinzione in pietra e ferro battuto
- 1945 – Prima processione della Madonna delle Grazie dopo la fine della guerra
- 1965 – Arriva la nuova statua lignea della Vergine, oggi portata in processione
- 1975 – Installato il crocifisso ligneo dello scultore Giuseppe Stufflesser
- 1978 – Restauro degli stucchi interni, riportati al loro stato originario
- 1980 – Restauro della facciata con recupero delle cromie storiche
Origini della chiesa e arrivo degli agostiniani
Gli agostiniani arrivarono a Carignano nel 1474–1475, grazie alla donazione di terreni e della cappella di Santa Maria Maddalena da parte di importanti famiglie locali: Provana, Romagnano e De Anna.
Dopo l’abbattimento della cappella originaria, sorse il primo convento agostiniano, sostenuto economicamente dalla nobiltà cittadina. La primitiva chiesa, ricca di sedici cappelle e altari, divenne presto uno dei poli religiosi principali della città.
Tra le cappelle più prestigiose figura quella dedicata alla Natività, patronato di Renato di Savoia, figlio naturale di Filippo di Bresse e della carignanese Libera Portoneri. Sotto l’altare maggiore era collocata la tomba di Bianca di Monferrato, duchessa di Savoia.
Nel 1518 il convento ospitò il Capitolo Generale dell’Ordine, eleggendo vicario l’agostiniano carignanese Nicola di Romagnano.
Carignano unisce un centro storico barocco ben conservato, antiche pievi romaniche e un tessuto urbano modellato da secoli di vita religiosa e agricola. Da non perdere il Duomo, la Chiesa della Misericordia, il Santuario del Vallinotto e i percorsi naturalistici lungo il Po e le bealere storiche.
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Distruzione del convento e rinascita della comunità
Il convento venne distrutto nel 1544, durante l’assedio francese seguito alla battaglia di Ceresole. Gli agostiniani trovarono rifugio presso la famiglia Provana e si stabilirono temporaneamente nella cappella dei Battuti Bianchi.
Solo nel 1596 poterono avviare i lavori del nuovo convento, mentre la costruzione della chiesa iniziò nel 1601. Il cantiere, diretto da architetti lombardi, terminò nel 1613. La consacrazione ufficiale avvenne nel 1632.
Tra il 1667 e il 1672 vennero realizzati gli stucchi interni e le statue della facciata, opera di Cristoforo Ciseri, Francesco Gallo e Pietro Somasso.
Santa Maria delle Grazie tra Settecento e Ottocento
A partire dal 1743, la chiesa e il convento furono più volte trasformati in ospedale militare, prima durante le guerre sabaude, poi nel 1800 per ospitare i feriti austro-ungarici del generale Melas.
Nel 1801 Napoleone soppresse il convento. Per evitare la dissacrazione della chiesa, l’arcivescovo affidò l’edificio a tre sacerdoti carignanesi che, nel 1815, fondarono la Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, approvata nel 1816.
L’Ottocento fu segnato da passaggi complessi: allontanamenti, ritorni degli ordini religiosi, soppressioni e nuove comunità. Nel 1897 gli Oblati rientrarono in modo definitivo.
Architettura della chiesa
Santa Maria delle Grazie è un esempio perfetto di architettura della Controriforma:
• aula unica, adatta alla predicazione
• cappelle laterali ornate da stucchi seicenteschi
• facciata manierista con richiami tardo-rinascimentali e barocchi
• sculture dedicate a Sant’Agostino e ai santi più venerati dagli agostiniani
Al centro della facciata spicca l’affresco della Madonna con Gesù Bambino, affiancata da statue agostiniane. Sopra la porta del convento c’è un antico bassorilievo del XV–XVI secolo raffigurante la Madonna della Misericordia.
In sintesi – Santa Maria delle Grazie di Carignano
• Chiesa attuale costruita tra 1601 e 1613
• Consacrata nel 1632
• Stucchi seicenteschi di Ciseri, Gallo e Somasso
• Tele di Molineri, Claret e Pistone
• 21 lapidi nobiliari sotto la navata
• Facciata restaurata nel 1980
Opere d’arte conservate nella chiesa
La chiesa conserva un numero significativo di dipinti seicenteschi, tra cui:
• Battesimo di Gesù — Giovan Antonio Molineri
• San Carlo Borromeo — Giovanni Claret
• San Michele Arcangelo che abbatte Lucifero — Giovanni Claret
• Estasi di San Nicola da Tolentino — Molineri
• Immacolata Concezione — Molineri
• Madonna con Bambino, San Rocco, San Remigio e San Giovanni Battista — Claret e Pistone, ex voto per la peste
Altri quadri importanti:
• Adorazione dei Magi — Claret e Pistone
• Madonna del Rosario — autore anonimo secentesco
Gli affreschi del presbiterio, attribuiti a Claret e collaboratori, raffigurano scene dell’elemosina di San Giovanni da Villanova.
Stucchi, vetrate e altari
Di grande pregio sono:
• gli stucchi delle cappelle di San Nicola da Tolentino e San Michele, opera di Pietro Somasso (1672)
• le quattro vetrate superiori realizzate nel 1961, dedicate al Padre Lanteri
• l’altare maggiore attuale, composto in parte con gli elementi della vecchia parrocchiale gotica
Le sepolture sotto il pavimento
Sotto la navata sono conservate 21 lapidi appartenute alle famiglie nobili di Carignano, tra cui:
• Mola di Larissé
• Barbiellini Amidei
• Schina
Nel presbiterio è visibile la lapide degli agostiniani con l’iscrizione latina del 1771. Sempre qui si trova la sepoltura di Bianca Paleologa, moglie del duca Carlo I di Savoia.
FAQ – Duomo di Carignano: cosa sapere prima della visita
Tra il 1601 e il 1613.
Stuccatori come Somasso, pittori come Molineri e Claret.
Perché fu sede degli agostiniani per secoli.
Tele del Molineri, dipinti del Claret, stucchi seicenteschi e statue di scuola lombarda.
È uno dei centri storici dell’identità religiosa cittadina, con opere che attraversano cinque secoli.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



