Giovanni Antonio Molineri: biografia del pittore tra Savigliano, Torino e il Piemonte del Seicento

Da Alessandro Maldera
Gennaio 10, 2026

Giovanni Antonio Molineri (detto anche Molinari o Mulinari) è uno dei pittori più interessanti del Piemonte tra fine Cinquecento e primo Seicento. Nasce a Savigliano nel 1577 e, dopo un lungo passaggio a Roma, torna a lavorare in patria. Inoltre, dal 1619 entra nel giro della corte di Torino, firmando opere che oggi aiutano a leggere il gusto sabaudo tra devozione, teatro delle immagini e nuove luci di matrice caravaggesca.
Punti fermi: date, luoghi e opere di Molineri
Chi era Molineri e perché conta per Torino e il Piemonte
Molineri (talvolta citato anche come Giovanni Antonio “Antonino”) è un pittore piemontese attivo soprattutto tra Savigliano, Torino, Cuneo, Alba e Carignano. Quindi non è un artista “di una sola città”.
Lavora per chiese, conventi e confraternite. Inoltre, quando arriva a Torino, si misura con committenze di livello più alto, legate agli ambienti di corte.
Nascita a Savigliano, famiglia e apprendistato
Giovanni Antonio Molineri nasce a Savigliano nel 1577 e viene battezzato il 12 ottobre 1577. Il padre è Gabriele. La madre è Lucrezia Dolce, figlia del pittore Pietro.
All’inizio si forma nel laboratorio dello zio, Giovanni Angelo Dolce, figura importante per la cultura tardomanierista del Piemonte meridionale. Poi, proprio per alzare il livello, parte per Roma.
Il lungo soggiorno romano e i documenti che lo “agganciano” alla storia
La permanenza a Roma è documentata fino al 1615. Tuttavia la cronologia non è lineare:
- rientra in Piemonte per questioni legate all’eredità dello zio
- nel 1616 risulta di nuovo a Roma
- quindi torna a Savigliano entro la fine del 1616
Un documento chiave è del 2 gennaio 1617: a Savigliano Molineri roga una procura (a nome di Giovanni Francesco Giubarengo) per la riscossione di un prestito a favore del pittore caravaggesco Bartolomeo Manfredi. Questo dettaglio non prova “scuola diretta”, però conferma un contatto con ambienti legati al mondo di Caravaggio.
Inoltre, già nel 1609, Molineri viene interpellato dal saviglianese Ercole Biga (con mediazione del giurista e protonotario apostolico Scipione Muratore) per trovare un maestro al figlio Giacomo Antonio, futuro architetto. Molineri si propone persino di ospitare il giovane: segno di reputazione e rete sociale.
Ritorno in Piemonte: Caravaggio “filtrato” e prime opere dopo Roma
Dopo il rientro, la critica ha spesso riconosciuto in Molineri un’adesione a modelli caravaggeschi, ma mediata da influenze classiciste. In altre parole: luce e realtà, però con controllo e misura.
Tra le opere iniziali più importanti ci sono quelle per la chiesa di S. Maria della Pieve a Savigliano:
- Madonna con il Bambino e i santi Giuseppe e Carlo Borromeo (tra 1615 e 1618)
- Orazione di Gesù nell’orto (tra 1618 e 1619)
Torino e la corte sabauda: il salto di scala dal 1619
Dal 1619 Molineri è documentato al servizio della corte torinese, con pagamenti per lavori in palazzo ducale. Inoltre, negli inventari di corte compaiono più dipinti.
L’opera più solida su Torino, per percorso e conservazione, è:
- Martirio di San Paolo (1619), realizzato per la corte e oggi conservato alla Galleria Sabauda di Torino
Sempre a Torino lavora anche per chiese cittadine:
- tra 1623 e 1624 dipinge per San Dalmazzo il Trasporto di Cristo al sepolcro (spesso indicato come Deposizione), su committenza di Ludovico Tesauro
Gli sono inoltre attribuiti Annunciazione e Visitazione nella chiesa di San Francesco d’Assisi a Torino: attribuzioni importanti, anche se non sempre documentate come le opere “di pagamento”.
Un pittore “di territorio”: tra Cuneese e Torinese
Molineri lavora molto fuori Torino. E, proprio lì, costruisce continuità e bottega.
Ecco alcune tappe chiave (con date e luoghi):
- 1620: Madonna con il Bambino, i santi Bernardino da Siena e Carlo Borromeo e due confratelli, per la Confraternita di San Bernardino ad Alba
- 1621: affreschi nel monastero di San Pietro a Savigliano, tra cui il Martirio dei santi Pietro e Paolo, firmato e datato
- Carignano (chiesa di Santa Maria delle Grazie): tre pale d’altare, Immacolata Concezione, Battesimo di Cristo, San Nicola da Tolentino
- Cuneo (chiesa di San Sebastiano): commissione di forte impegno
- tra 1625 e 1626: ancona del coro, Cristo crocifisso con i santi Sebastiano e Rocco e due disciplinanti in orazione (quadretti laterali e cimasa con Spirito Santo oggi perduti)
- tra 1628 e 1629: affreschi con gli Evangelisti nei pennacchi
- 1625: San Francesco in adorazione del Crocifisso, per il convento di Santa Caterina a Savigliano (poi San Bernardino a Saluzzo)
- 1627: Deposizione nella chiesa di San Bernardino a Villafranca Piemonte
- 1627: Coena Domini nella chiesa di S. Maria della Pieve a Savigliano
- 1629–1630: Pentecoste in Sant’Andrea a Savigliano, su commissione legata a Scipione Muratore
“Carraccino”: un soprannome senza prove
Fonti locali settecentesche e repertori ottocenteschi hanno diffuso il soprannome Carraccino, come se Molineri fosse stato allievo dei Carracci. Tuttavia, ad oggi non è emersa documentazione che lo dimostri. Inoltre non sono note opere romane certe di sua mano, nonostante la lunga presenza in città.
Vita privata, bottega e ultimi anni
Molineri si sposa e ha figli. La tradizione biografica ricorda tre figlie (Lucrezia, Gioannina, Ludovica) e un figlio, Giovanni Battista, che seguirà le orme paterne. Inoltre, il 12 dicembre 1618 viene battezzato il primogenito Gabriele. Poi nascono Lucrezia (1620) e Giovanni Battista (1622), seguiti da Gioannina e Ludovica.
Dal 1620 l’agiatezza cresce: acquista terre ed edifici a Savigliano e, di conseguenza, ricopre anche cariche comunali. Negli ultimi anni esegue opere per i cappuccini di Torino e per San Marziano di Genola (databili tra 1630 e 1631). Nell’aprile 1631 fa testamento. Muore a Savigliano il 16 giugno 1631, data dopo la quale viene stilato l’inventario dell’eredità.
Un dettaglio “da bottega”: tra i testimoni compaiono i pittori Giulio Ellena e Costanzo Arbaudi. Inoltre Molineri prevede che il figlio Giovanni Battista presti il materiale di bottega ad Arbaudi, se necessario: segno di collaborazione reale.
FAQ – Molineri: date, stile, commissioni
La tappa più netta è il Martirio di San Paolo oggi alla Galleria Sabauda. Inoltre, tra 1623 e 1624 lavora per San Dalmazzo con il Trasporto di Cristo al sepolcro / Deposizione
In parte sì: dopo Roma mostra attenzione per luce e realismo. Tuttavia la sua pittura resta spesso mediata da un impianto più classicista
È un soprannome diffuso da fonti tarde, ma non supportato da prove certe di apprendistato presso i Carracci
Il Martirio dei santi Pietro e Paolo (affresco) nel monastero di San Pietro a Savigliano, firmato e datato 1621
Il figlio Giovanni Battista prosegue le orme paterne. Inoltre la documentazione ricorda una rete di bottega legata a pittori come Costanzo Arbaudi e Giulio Ellena

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



