Come si è formata la Torbiera di Trana e cosa raccontano i suoi ritrovamenti

Da Alessandro Maldera
Dicembre 04, 2025

La Torbiera di Trana è uno dei siti geologici e archeologici più significativi della Val Sangone. Nata dalla trasformazione di un antico lago glaciale, conserva sedimenti di oltre 10.000–15.000 anni fa e testimonianze che documentano la presenza umana fin dall’età del Bronzo. Dalle attività estrattive ottocentesche ai reperti preistorici, la torbiera racconta l’evoluzione del territorio e della vita nell’area di Trana. In questa guida trovi una sintesi chiara della sua formazione, dei ritrovamenti e della sua importanza scientifica.
Profilo geologico e storico
– Presenza di resti botanici utili allo studio del clima postglaciale
– Torba estratta fino alla fine del XIX secolo
– Ritrovamenti di ossa, strumenti e reperti dell’età del Bronzo
– Materiali oggi custoditi nei musei di archeologia torinesi
Origine glaciale della Torbiera di Trana
La torbiera occupa una depressione chiusa a 360 m sul livello del mare, situata nel settore pianeggiante a nord-ovest di Trana. L’area si formò durante l’ultima grande glaciazione, quando un ramo del ghiacciaio della Dora Riparia penetrò nel bacino Avigliana–Trana depositando una serie di morene concentriche.
Quando il ghiacciaio iniziò a ritirarsi, la valle rimase occupata da un ampio lago glaciale. Questo bacino, nel tempo, si frammentò in invasi più piccoli:
- l’attuale torbiera di Trana
- il lago di Trana
- i due laghi di Avigliana
- la torbiera di Avigliana
Col progressivo ritiro del ghiaccio e l’erosione delle morene, il piccolo lago di Trana si colmò rapidamente di vegetazione e detriti, trasformandosi in una zona umida palustre.
Depositi torbosi: sedimenti di 10.000–15.000 anni fa
Nel sottosuolo della torbiera sono stati rinvenuti resti vegetali fossili che permettono di datare gli strati più profondi tra 15.000 e 10.000 anni fa (Charrier, Peretti, 1973).
Questi depositi rappresentano un archivio naturale prezioso per ricostruire:
- la flora postglaciale
- l’evoluzione del clima
- la trasformazione del paesaggio dopo il ritiro dei ghiacci
Le attività estrattive dell’Ottocento
Fino alla fine del XIX secolo, la torbiera di Trana fu sfruttata per l’estrazione della torba, utilizzata come:
- combustibile economico
- fertilizzante per uso agricolo
L’estrazione avveniva a cielo aperto e proseguì per decenni, fino a esaurire quasi completamente lo strato superficiale del deposito.
I ritrovamenti archeologici: età del Bronzo e insediamenti sulle palafitte
Durante gli scavi ottocenteschi, nella zona della torbiera furono rinvenuti reperti fondamentali:
Fauna fossile
Resti di animali selvatici e domestici, tra cui:
- Bos primigenius
- Cervo rosso e capriolo
- cinghiale selvatico
- cavallo
- bue domestico
- cane
Alcuni reperti presentano segni di taglio, probabile traccia di macellazione umana (Bogino, 1897).
Reperti umani
È documentato anche il ritrovamento di uno scheletro umano attribuibile all’età del Bronzo.
Manufatti in pietra
- accette in pietra verde e grigia
- coltelli-sega in selce
- punte di freccia
- percussori
Manufatti in bronzo
- spade e coltelli
- asce
- punte di lancia
- uno spillone ornamentale
- stampi per fusione
Questi ritrovamenti confermano la presenza di un insediamento palafitticolo sulle sponde dell’antico lago, in epoca preistorica.
Perché la Torbiera di Trana è importante oggi
La torbiera, pur non essendo più visibile nella sua forma originaria, resta un luogo chiave per comprendere:
- la geologia glaciale della Val Sangone
- l’evoluzione ambientale degli ultimi 15.000 anni
- le prime fasi di insediamento umano nella zona
- le tecniche di estrazione della torba e l’economia locale dell’Ottocento
Oggi l’area è considerata un sito di interesse scientifico, spesso studiato in ambito geologico e archeologico.
FAQ – Guida alle domande principali
La torbiera originaria è stata quasi completamente asportata dalle attività estrattive dell’Ottocento, ma l’area resta un sito geologico e storico di grande interesse.
Strumenti in pietra e bronzo, ossa animali, resti umani e una pagaia in legno, testimonianza dell’antico insediamento palafitticolo.
Si è sviluppata dal colmamento di un lago glaciale formatosi dopo il ritiro dei ghiacciai dell’ultima glaciazione.
Era usata come combustibile e fertilizzante, facilmente estraibile e molto diffusa nell’Ottocento.
Nei musei di Torino dedicati all’archeologia e all’antropologia, dove sono esposti i materiali recuperati tra Ottocento e primo Novecento.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



