Storia Rivalta di Torino: dal castrum medievale all’età contemporanea

Da Alessandro Maldera
Dicembre 01, 2025

La storia di Rivalta di Torino ripercorre quasi mille anni di vicende, tra feudi medievali, abbazie cistercensi, nobili casate e trasformazioni moderne. Situato alle porte di Torino (zona omogenea 3), il borgo sorge sulla riva alta del Sangone, da cui deriva il nome latino Ripalta.
Il suo profilo storico è dominato dal Castello degli Orsini, nucleo fortificato già nell’XI secolo, e dall’antica abbazia, fulcro religioso ed economico fino al Settecento. Le vicende di Rivalta si intrecciano con i destini di Torino, dei Savoia e dell’Italia unita, fino alla crescita industriale del Novecento.
Rivalta di Torino in sintesi storica
- Area: Comune della Zona 3 Area Metropolitana Torino (zona omogenea 3)
- Toponimo: dal latino Ripalta, “riva alta” del Sangone
- Nascita del borgo: XI secolo, come castrum fortificato
- Signorie storiche: Orsini; conti di Orbassano
- Ordini religiosi: agostiniani, poi cistercensi (legame con Staffarda)
- Date chiave: 1176 saccheggio di Barbarossa · 1254 passaggio ai cistercensi · 1267 bolla di autonomia · 1695 autonomia comunale
- Età moderna: 1770 soppressione abbazia · 1787 estinzione ramo Orsini · 1823 restauro del castello (Cesare della Chiesa)
- Novecento: Resistenza locale; anni ’60 boom demografico con stabilimento Fiat
- Luoghi simbolo: Castello Orsini, chiesa di Santa Croce, Santi Pietro e Andrea, torre civica, cappella S. Vittore e Corona
Origini e toponimo
Il toponimo Rivalta compare nelle fonti medievali come Ripalta, ossia “riva alta”. La definizione richiama la posizione sopraelevata rispetto al corso del Sangone, che attraversa il territorio.
Il borgo appare per la prima volta nell’XI secolo, quando un castrum fortificato ne segnò l’assetto originario. Sin dalle origini fu parte del marchesato di Torino guidato da Olderico Manfredi.
Il Medioevo: castello, abbazia e guerre
La nascita del borgo coincide con la costruzione del Castello di Rivalta di Torino, posto su un’altura a sud del centro. Attorno al maniero si svilupparono le prime abitazioni, mentre i monaci dell’ordine di Sant’Agostino e successivamente i cistercensi fondarono un’abbazia e nuove chiese, tra cui le future Santa Croce e Santi Pietro e Andrea.
Le vicende medievali furono spesso segnate da assedi e saccheggi:
- 1176 – Rivalta di Torino fu devastata dalle truppe di Federico Barbarossa;
- poco dopo passò al conte Rinsaldo, quindi al vescovado di Arduino di Valperga;
- nel XIV secolo entrò stabilmente sotto gli Orsini, che ne rafforzarono le mura e promossero il restauro del castello.
I cistercensi e il legame con Staffarda
Nel 1254 l’abbazia di Rivalta di Torino passò all’ordine cistercense, sotto la guida dell’abate Bartolomeo da Sestri Levante e con la supervisione di Santa Maria di Staffarda. I monaci introdussero nuove tecniche agricole, gestirono mulini e bonificarono campi.
Papa Clemente IV riconobbe l’autonomia amministrativa del borgo con una bolla del 1267, segno del peso crescente della comunità. Tuttavia, nei secoli successivi l’incuria dei commendatari portò al declino dell’abbazia.
Età moderna: dominio Orsini e autonomia comunale
Il legame con gli Orsini fu decisivo: grazie al sostegno di papa Niccolò III Orsini, Rivalta di Torino poté sopravvivere al periodo di crisi. Nel XVI secolo il duca Emanuele Filiberto di Savoia investì gli Orsini di Rivalta, Orbassano e Trana, riunendo i territori sotto un’unica amministrazione.
Solo nel 1695 Rivalta di Torino ottenne la piena autonomia comunale. Da quel momento il borgo si distinse come comunità indipendente, pur rimanendo nella sfera sabauda.
Il declino dell’abbazia e il Settecento
Nel 1770 papa Clemente XIV decretò la soppressione dell’abbazia, declassata a semplice monastero. Con la morte degli ultimi Orsini rivaltesi nel 1787, il feudo passò ai conti di Orbassano.
Nel 1823 fu acquistato da Cesare della Chiesa, conte di Benevello e pittore di corte, che restaurò il castello. Sua figlia Bianca della Chiesa Piccono vi fondò un ospedaletto per anziani, tuttora attivo e intitolato a lei.
Ottocento: epidemie e rinascita
Il XIX secolo fu segnato da difficoltà e riprese:
- 1854 – un’epidemia di colera colpì duramente la popolazione;
- le coltivazioni soffrirono per malattie come peronospora e fillossera, che danneggiarono i vigneti;
- dopo l’Unità d’Italia (1861), Rivalta di Torino beneficiò di nuove opere pubbliche e di un tessuto artigianale vivace.
Novecento: guerre mondiali e boom industriale
Durante la Prima guerra mondiale, Rivalta di Torino contò 28 caduti e ospitò profughi. La Seconda guerra mondiale portò 13 morti tra civili e militari, oltre a 15 partigiani caduti e più di 40 deportati. Tra le vittime spiccano il comandante Miotero Geninetti e Battista Mellano, ricordati da toponimi cittadini.
Dal 1960, con l’apertura di uno stabilimento Fiat, Rivalta di Torino conobbe un forte sviluppo demografico, passando da borgo agricolo a centro industriale e residenziale della cintura torinese.
Monumenti e luoghi d’interesse
- Castello Orsini (XI secolo), cuore medievale del borgo, oggi ristrutturato.
- Chiesa dei Santi Pietro e Andrea, ampliata nel Quattrocento e dotata di campanile alto 46 metri nel 1934.
- Chiesa di Santa Croce (1718), con interno barocco e organo Bussetti.
- Ex abbazia cistercense, oggi sede della scuola media “Don Milani”.
- Torre civica di via Umberto I, accessibile in particolari occasioni.
- Cappella dei Santi Vittore e Corona, di origine romanica, con affreschi quattrocenteschi.
- Mulino storico, oggi sede di eventi e ristorante tipico.
- Frazione Gerbole, un tempo “terra non fertile”, oggi parte integrante del comune.
FAQ – Rivalta di Torino: domande frequenti sul passato
Dal latino Ripalta, che significa “riva alta”, in riferimento alla posizione sopra il torrente Sangone.
Il Castello Orsini, costruito nell’XI secolo e più volte restaurato nei secoli.
Gestirono l’abbazia dal 1254, introdussero tecniche agricole e rafforzarono la vita comunitaria fino al Settecento.
Morirono 13 civili, 15 partigiani e oltre 40 cittadini furono deportati nei campi di concentramento.
Negli anni ’60, grazie all’apertura di uno stabilimento Fiat che attirò migliaia di nuovi residenti.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



