Rondissone: secoli di storia tra contese feudali e identità contadina

Da Alessandro Maldera
Novembre 21, 2025

Rondissone custodisce una storia lunga e stratificata. Le prime notizie certe compaiono nel 1164, quando Federico I Barbarossa donò il luogo al marchese di Monferrato. Nei secoli, il borgo passò tra valichi di potere, statuti confermati, castelli difensivi e una fedele vocazione agricola. Oggi racconta un Piemonte di acque, campi e devozioni, cresciuto tra Dora Baltea e pianura torinese.
Le trasformazioni storiche di Rondissone
- 1164 – Barbarossa dona il luogo al Monferrato
- Sec. XIII – Feudo minore della Chiesa d’Ivrea
- 1355 – Carlo IV riconferma i diritti ai marchesi monferrini
- 1388 – Arbitrato: Rondissone resta al Monferrato
- 1612–1631 – Guerre di successione; giuramento ai Savoia e armistizio di Cherasco
- 1759–1763 – Costruzione della parrocchiale (SS. Vincenzo e Anastasio)
- 1884 – Epidemia di colera e misure sanitarie comunali
- Dopoguerra – Migrazioni interne e trasformazioni urbanistiche
Dalle origini documentate al cuore medievale
Rondissone emerge nelle carte come Rondizene/Rondezone. Nel 1164 è donata da Barbarossa ai Monferrato; nel XIII secolo diventa feudo minore della Chiesa d’Ivrea. Successivamente passa ai Valperga e, nel 1355, Carlo IV ne riconferma il possesso ai marchesi monferrini.
Intanto il borgo si struttura: compaiono pievani, cappelle e una fortezza quadrangolare (XVI secolo) posta nella parte alta del paese. Era deposito e presidio, non residenza nobiliare. Oggi ne resta un’arcata nel rione “Castello”.
Fra Monferrato e Savoia: scontri, arbitrati, fedeltà
Le lotte di confine incidono sul borgo. Nel 1388 un arbitrato ribadisce Rondissone tra i possedimenti del marchese Teodoro del Monferrato. Poi, però, il quadro muta: nel 1612 Carlo Emanuele I occupa terre monferrine; nel 1616 i consoli del paese giurano fedeltà ai Savoia.
Con la guerra di Casale e l’armistizio di Cherasco (1631), il Monferrato va ai Gonzaga-Nevers, ma Rondissone è aggiudicata a Vittorio Amedeo I. Da qui, la giurisdizione sabauda si consolida fino all’età contemporanea.
Comunità, culto e architetture
Tra 1759 e 1763 si costruisce la parrocchiale dei Santi Vincenzo e Anastasio (barocco, project Bruschetti): una navata, altari con balaustrate marmoree. Accanto, la Cappella della Beata Vergine delle Grazie conserva ex voto e un campanile triangolare rarissimo.
Resiste la memoria della chiesa di S. Domenica (oggi scomparsa). In paese sopravvivono inoltre frammenti del tessuto nobiliare e case coloniche legate al ciclo agricolo.
Acque, campi e salute pubblica nell’Ottocento
La Dora Baltea nutre e minaccia. Le acque sorgive permettono prati e granoturco; tuttavia, esondazioni e brine segnano i raccolti. L’economia rimane di autoconsumo, con proprietà polverizzate e mezzadria minoritaria.
Tra 1883 e 1885 la demografia crolla: tra difterite e colera (1884) aumentano i decessi, il Comune chiude le scuole, ordina disinfezioni e controlli igienici. È il volto della crisi agraria di fine secolo, che spinge parte dei residenti a cercare lavoro altrove.
Novecento e svolta sociale
Il decollo industriale piemontese raggiunge Rondissone solo in parte. Fino al 1915 le richieste di passaporto mostrano una comunità ancora prevalentemente contadina.
Dopo la Seconda guerra mondiale, invece, arrivano flussi migratori interni e il paese cambia: cresce l’edilizia, si diversificano i mestieri, ma l’identità rurale resta forte e visibile nel paesaggio.
Curiosità sul toponimo e sui simboli
L’etimo più citato rimanda a nomi personali (Rundi/Rondello) oppure a varianti medievali del nome di luogo; non mancano suggestioni celtiche per le origini più remote. Lo stemma comunale (DPR 13 giugno 2002) mostra campi rosso-azzurro e tre rondini, una con ramo d’ulivo: richiamano pace e identità locale.
FAQ – Domande storiche per orientarsi
Nel 1164, quando Federico I Barbarossa dona il luogo al marchese del Monferrato; nel 1203 appare come Rondezone.
Entrambi: in età medievale fu nel Monferrato; dal Seicento, con guerre e arbitrati, il borgo rientra nell’orbita sabauda.
La fortezza cinquecentesca non è più in piedi: resta un’arcata nel rione “Castello”, memoria del presidio.
La parrocchiale dei SS. Vincenzo e Anastasio (1759–1763) e la Cappella della Beata Vergine delle Grazie con campanile triangolare; anticamente esisteva anche S. Domenica.
Per la crisi agraria, le piene della Dora, e le epidemie (difterite e colera), che innalzarono la mortalità e rallentarono la crescita.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



