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Molinette donazione fegato padre figlia: un miracolo di Natale

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Da Alessandro Maldera

Dicembre 29, 2024

Mamma con neonata in braccio dopo operazione, camice verde della donna

Un padre di 31 anni ha donato parte del suo fegato per salvare la vita della figlia di 11 mesi, realizzando il primo trapianto di fegato pediatrico in Piemonte.

La vicenda ha inizio quando una coppia greca si trova ad affrontare una situazione critica: la loro bambina, affetta da cirrosi epatica e una rara malformazione congenita, necessita urgentemente di un trapianto. Dopo due interventi falliti in Grecia, grazie a un accordo internazionale, la piccola è trasferita a Torino.

All’ospedale Molinette, non trovando un donatore deceduto compatibile, il padre prende una decisione straordinaria: donare parte del suo fegato. L’intervento, durato 16 ore, ha richiesto un’eccezionale coordinazione tra diverse équipe mediche, rappresentando un importante traguardo nella medicina moderna.

Questa storia va oltre il semplice caso medico, testimoniando la forza dell’amore familiare e la dedizione del personale sanitario.

La situazione clinica della Bambina

La protagonista, una bambina greca di 11 mesi, presentava una condizione critica. Affetta da una grave cirrosi epatica, la sua situazione era aggravata dall’atresia delle vie biliari, una rara malformazione congenita. Questa combinazione rappresentava un pericolo immediato per la sua vita.

La cirrosi epatica, caratterizzata dalla sostituzione del tessuto epatico sano con tessuto cicatriziale, aveva raggiunto uno stadio avanzato “scompensato”, compromettendo severamente le funzioni vitali del fegato. La combinazione di queste patologie aveva creato un’emergenza estrema. La piccola aveva già affrontato due interventi in Grecia per l’atresia biliare, senza successo. Questi tentativi avevano comunque permesso di guadagnare tempo prezioso per raggiungere peso ed età adeguati per il trapianto.

Nonostante le cure intensive greche, le sue condizioni peggioravano. Il fegato compromesso non svolgeva più le funzioni vitali, mettendo a rischio altri organi essenziali. Il trapianto rappresentava l’unica speranza, ma presentava sfide uniche data la giovane età della paziente. La necessità di un organo compatibile e la complessità chirurgica rendevano il caso critico.

L’urgenza ha attivato una mobilitazione internazionale, portando la bambina in Italia per un intervento pionieristico nei trapianti pediatrici piemontesi.

Molinette donazione fegato padre figlia: la preparazione

Il percorso verso il trapianto di fegato ha seguito passaggi cruciali, richiedendo rapidità e collaborazione internazionale. Tutto è iniziato con la richiesta della Hellenic Transplant Organization di Atene, attivando l’accordo Italia-Grecia per il trasferimento.

La bambina è stata trasferita all’ospedale Regina Margherita di Torino, sotto la cura del dottor Calvo, per le valutazioni pre-trapianto.

La ricerca di un donatore compatibile è iniziata immediatamente. Nonostante la priorità del caso,non si trovò un donatore deceduto idoneo. In questo scenario, il padre si è offerto come donatore vivente.

Una scelta che ha richiesto valutazioni mediche urgenti per verificare la sua idoneità come donatore, considerando compatibilità sanguigna e stato di salute. Dopo la conferma, la Direzione sanitaria delle Molinette ha autorizzato il trapianto da vivente.

Un’équipe multidisciplinare ha pianificato dettagliatamente l’intervento, dalla preparazione delle sale alla gestione post-operatoria. Questo processo, completato in tempi record, ha evidenziato l’eccellenza del sistema sanitario italiano nelle emergenze internazionali.

L’Intervento Chirurgico: Una Sfida Tecnica e Umana

Il trapianto di fegato da donatore vivente presso le Molinette di Torino ha rappresentato una sfida straordinaria. L’intervento, durato 16 ore, ha richiesto precisione e coordinazione eccezionali dall’équipe medica. Sappiamo che ogni fase è stata cruciale per il successo dell’operazione.

L’operazione è stata guidata dal professor Renato Romagnoli, direttore del Dipartimento Trapianti, con un team di chirurghi specializzati. L’intervento si è svolto in due fasi parallele sul padre donatore e la figlia ricevente.

Prelievo parziale del fegato dal donatore

I chirurghi hanno eseguito un’epatectomia parziale sul padre, identificando e prelevando con precisione la porzione di fegato adatta, preservando vasi sanguigni e dotti biliari per il reimpianto.

Trapianto nella neonata

Contemporaneamente, un’altra équipe ha preparato la bambina, procedendo con:

  1. La rimozione del fegato malato, operazione complessa date le sue dimensioni ridotte
  2. La preparazione del sito per l’impianto
  3. L’innesto della porzione donata, richiedendo microchirurgia di alta precisione per connettere vasi e dotti.

Conclusione dell’intervento

Dopo 16 ore, l’intervento si è concluso positivamente. Il fegato donato è stato impiantato con successo, mostrando i primi segni di funzionamento. I pazienti sono stati trasferiti in terapia intensiva, con la bambina monitorata per cinque giorni.

Entrambi i pazienti hanno mostrato segni positivi di recupero. Il padre, con un intervento meno invasivo, si è ripreso rapidamente. La bambina, dopo cinque giorni in terapia intensiva, è stata trasferita nell’Area Semintensiva Chirurgica, dove adesso sta meglio

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende