Pastiglie Leone: storia del marchio piemontese tra tradizione, Torino e rilancio contemporaneo

Da Alessandro Maldera
Dicembre 15, 2014

Le Pastiglie Leone sono molto più di una semplice caramella. Dietro quelle lattine eleganti e quei gusti entrati nella memoria di generazioni di italiani c’è una storia lunga, solida e profondamente piemontese.
Il marchio nasce nell’Ottocento, cresce tra Alba e Torino e continua ancora oggi a evolversi senza rompere il filo con la propria identità. Proprio qui sta la sua forza: essere riconoscibile, antico e insieme ancora vivo.
Perché Pastiglie Leone è un marchio iconico
- Nasce nel 1857 ad Alba
- Si lega presto a Torino e alla tradizione sabauda
- Nel 1934 entra nella fase guidata da Giselda Balla Monero
- Le lattine storiche diventano parte del mito del marchio
- Oggi continua a produrre a Collegno senza perdere la propria identità
Le origini: quando nascono le Pastiglie Leone
La storia di Pastiglie Leone comincia nel 1857, quando Luigi Leone avvia la produzione delle sue pastiglie nella confetteria di Alba. I primi gusti ricordati dalla tradizione del marchio sono menta, cannella e chiodi di garofano. Si trattava di piccoli prodotti da fine pasto, semplici all’apparenza, ma già molto riconoscibili.
Da quel primo nucleo prende forma un marchio destinato a superare epoche, proprietà e cambiamenti di gusto. Il punto decisivo è proprio questo: Leone nasce come lavorazione artigianale, però riesce molto presto a costruirsi un’identità precisa.
Il trasferimento a Torino e il rapporto con la Casa Savoia
Con il passare del tempo Luigi Leone decide di spostarsi a Torino. La scelta viene collegata alla volontà di servire meglio una clientela più ampia e prestigiosa, compresa la Casa Reale Savoia. In quel passaggio si gioca una parte importante del futuro dell’azienda, perché è lì che il marchio si lega in modo sempre più forte alla città.
La tradizione racconta che tra gli estimatori delle caramelle Leone ci fossero anche Vittorio Emanuele II e Camillo Benso conte di Cavour. A Cavour viene associata in particolare una predilezione per le gommose alla violetta, poi soprannominate Senateurs. Che il dettaglio venga letto come storia o come leggenda d’azienda, poco cambia: ha contribuito in modo decisivo a costruire il fascino storico del marchio.
Torino non è solo metalmeccanica: anche il dolce fa industria
Quando si parla di Torino industriale si pensa quasi sempre alla meccanica. Però la città, soprattutto tra Ottocento e Novecento, è stata anche un centro molto fertile per il settore alimentare e dolciario. In quel panorama, Pastiglie Leone è uno degli esempi più chiari di imprenditoria piemontese capace di durare nel tempo.
Accanto ai grandi nomi del caffè, del cioccolato e dei liquori, Leone si ritaglia infatti uno spazio tutto suo. E lo fa senza rumore, ma con una continuità impressionante.
Il 1934 e la svolta della famiglia Monero
Un passaggio decisivo arriva nel 1934, quando l’azienda cambia proprietà e passa alla famiglia Monero. In questa fase emerge soprattutto la figura di Giselda Balla Monero, che insieme al fratello Celso Balla prende in mano il marchio e lo guida verso una nuova stagione.
Giselda Monero è una figura centrale nella storia di Leone. In un’epoca in cui una donna alla guida di un’impresa manifatturiera era tutt’altro che normale, riesce a dare continuità, forza e visione al brand. Inoltre, lavora su tre fronti insieme: ampliamento dell’offerta, identità visiva e posizionamento commerciale.
La sede storica di corso Regina Margherita
Negli anni Trenta la produzione viene trasferita nello storico stabilimento di corso Regina Margherita 242, a Torino. Quella sede liberty diventa per decenni uno dei volti più riconoscibili dell’azienda. E ancora oggi resta un luogo molto presente nella memoria industriale cittadina.
Dentro quella fase, Pastiglie Leone consolida il proprio radicamento torinese. Non è più solo un marchio nato in Piemonte. Diventa, sempre di più, un nome che i torinesi sentono come proprio.
Perché Pastiglie Leone è diventata così riconoscibile
Il successo di Pastiglie Leone non dipende solo dall’età del marchio. Una parte decisiva l’hanno avuta il packaging, la grafica e la capacità di rendere familiare un prodotto semplice. Le celebri scatolette di latta sono diventate nel tempo molto più di un contenitore: sono un pezzo dell’identità stessa del marchio.
Questa intuizione si rafforza proprio sotto la guida di Giselda Monero. La confezione smette di essere neutra e diventa segno distintivo. In questo modo Leone riesce a trasformare un prodotto quotidiano in un oggetto quasi affettivo, a metà tra consumo e collezione.
I prodotti iconici e l’allargamento della gamma
Le pastiglie restano il cuore di tutto. Ancora oggi rappresentano il prodotto più iconico dell’azienda e vengono raccontate come frutto di una lavorazione fedele alla tradizione, con ingredienti naturali e l’uso degli storici stampi in bronzo.
La ricetta di base, nella narrazione del marchio, è rimasta sostanzialmente stabile: circa 95-96% di zucchero a velo, poi gomma arabica, gomma adragante, acqua, succhi di frutta ed essenze naturali. È un equilibrio delicato, che richiede precisione e continuità.
Con il tempo, però, il mondo Leone si è allargato. Accanto alle storiche pastiglie sono arrivate caramelle, gelatine, gommose, liquirizia e cioccolato. Inoltre, l’azienda ha sviluppato linee senza zucchero, prodotti senza glutine, referenze vegane e un cioccolato artigianale lavorato lentamente su pietra con soli tre ingredienti.
Le categorie di pastiglie e il legame con la tradizione
Nel racconto contemporaneo dell’azienda, le pastiglie vengono organizzate in tre grandi famiglie. Ci sono quelle dissetanti, con gusti più freschi e fruttati. Poi ci sono quelle digestive, legate a erbe e spezie. Infine, ci sono le linee speciali, dove trovano spazio gusti stagionali, edizioni limitate e collaborazioni particolari.
Questo schema è utile perché spiega bene una cosa: Leone non è rimasta ferma a tre o quattro gusti storici. Ha allargato il proprio universo, ma senza spezzare il legame con il prodotto da cui tutto era partito.
Guido Monero e l’allargamento del polo dolciario
Negli anni Quaranta entra in azienda Guido Monero, figlio di Giselda. Anche questa è una fase importante, perché consolida la posizione di Pastiglie Leone attraverso l’acquisizione di altri marchi storici della confetteria torinese, come De Coster, Dalmasso, Beata & Perrone, Morè e Razzano Minoli.
In questo modo l’azienda diventa un punto di riferimento ancora più forte per il settore dolciario piemontese. Non cresce solo in notorietà, ma anche in peso industriale.
Il trasferimento a Collegno
Con il nuovo millennio lo stabilimento di corso Regina Margherita diventa progressivamente inadatto alle esigenze produttive contemporanee. Per questo, nel 2006, la produzione si sposta a Collegno, in via Italia 46, dove si trova ancora oggi.
Il trasferimento segna una svolta importante. Da una parte, infatti, l’azienda lascia una sede storica molto amata. Dall’altra, però, entra in una fase più moderna sul piano produttivo. E lo fa senza interrompere il legame simbolico con Torino e con il territorio piemontese.
Il passaggio del 2018 e la nuova fase del marchio
Un altro snodo decisivo arriva nel luglio 2018, quando Luca Barilla, vicepresidente del gruppo Barilla, e la moglie Michela Petronio, insieme ai figli, rilevano il marchio. L’operazione è accompagnata da un piano industriale molto ambizioso, sostenuto da finanziamenti per circa 30 milioni di euro.
Da qui parte una fase nuova. L’obiettivo non è solo mantenere la produzione, ma rilanciare il brand in modo più strutturato, lavorando su prodotto, canali, immagine e relazione con il pubblico.
La situazione attuale: numeri, mercati e crescita
I dati più recenti restituiscono l’immagine di un’azienda in movimento. Nel 2023 il fatturato viene indicato in circa 12 milioni di euro, con una crescita del 10% rispetto all’anno precedente. Le pastiglie incidono per circa il 35% dei ricavi complessivi.
Anche sul piano geografico il marchio si sta muovendo bene. In Italia, secondo le informazioni diffuse sull’azienda, la crescita ha interessato tutte le regioni con performance a doppia cifra. Allo stesso tempo, Leone ha rafforzato la propria presenza in Europa, ha ampliato la distribuzione in Nord America, soprattutto negli Stati Uniti e in Messico, e ha accelerato in Asia.
Nel novembre 2024, infatti, sono stati inaugurati i primi due store monomarca in Cina, a Shanghai e Hangzhou. È un passaggio rilevante, perché mostra la volontà di portare un marchio fortemente piemontese dentro mercati molto più ampi.
La fabbrica-museo e la “Fabbrica della Felicità”
Uno dei progetti più ambiziosi della fase recente è quello della nuova fabbrica-museo di Collegno, spesso raccontata anche con l’espressione Fabbrica della Felicità. L’idea è semplice ma forte: non costruire solo uno stabilimento, ma uno spazio capace di unire produzione, racconto e apertura al pubblico.
Il progetto viene descritto come un investimento da circa 30 milioni di euro. Nella sua impostazione comprende un percorso espositivo interattivo sulla storia del marchio, una zona circolare da cui parte il tour produttivo, una caffetteria, uno shop e una forte attenzione alla sostenibilità edilizia, con l’obiettivo di una certificazione LEED Gold.
In questo quadro rientrano anche le visite al pubblico, inaugurate nella forma più recente nel febbraio 2024, con tour prenotabili al costo di 12 euro.
Si può visitare la fabbrica?
Sì. Oggi la fabbrica di Pastiglie Leone si può visitare. Il percorso dura circa un’ora e mezza e accompagna i partecipanti dentro i reparti produttivi attivi. Inoltre, in alcune formule è previsto anche un laboratorio.
Questo dettaglio conta molto, perché trasforma l’azienda da semplice marchio storico a esperienza concreta. Non si tratta più soltanto di comprare una scatolina di latta. Si tratta di entrare dentro il racconto di come quel prodotto nasce ancora oggi.
Un marchio storico che continua a cambiare
Pastiglie Leone rappresenta bene quel tipo di impresa che riesce a tenere insieme tre cose diverse: memoria, identità territoriale e capacità di evolversi. Nasce ad Alba, cresce a Torino, si sposta a Collegno e intanto continua a parlare un linguaggio immediatamente riconoscibile.
Il marchio fa parte delle Imprese Storiche d’Italia e continua a evocare un’idea di dolcezza elegante, molto piemontese, ma non chiusa nel passato. Anzi, la sua forza sembra stare proprio qui: restare fedele a sé stesso mentre cambia scala, mercati e strumenti.
FAQ – Dubbi comuni su Pastiglie Leone
Le Pastiglie Leone nascono nel 1857, quando Luigi Leone avvia la produzione nella sua confetteria di Alba. I primi gusti ricordati dalla tradizione sono menta, cannella e chiodi di garofano.
Perché dopo le origini nelle Langhe il marchio si trasferisce presto a Torino, dove cresce, si consolida e si lega sia alla tradizione sabauda sia alla successiva storia industriale cittadina.
Giselda Balla Monero è la figura che prende in mano l’azienda nel 1934 e ne guida una fase decisiva di crescita. Sotto la sua direzione Leone rafforza produzione, immagine e packaging, diventando ancora più riconoscibile.
Oggi la sede produttiva di Pastiglie Leone si trova a Collegno, in via Italia 46. Il trasferimento dalla storica sede torinese è avvenuto nel 2006.
Sì. La fabbrica si può visitare attraverso tour organizzati della durata di circa un’ora e mezza, con accesso ai reparti produttivi e, in alcune formule, anche a un laboratorio.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



