Malamovida a Torino, spunta l’ipotesi dei getti d’acqua per liberare i marciapiedi

Da Alessandro Maldera
Ottobre 04, 2026

Getti d’acqua per convincere le persone a lasciare i marciapiedi alla fine della serata. Droni per monitorare gli assembramenti. Dehors con ingressi contingentati.
Sono alcune delle possibilità entrate nel confronto sulle nuove misure contro la movida notturna dopo la sentenza che ha condannato il Comune a risarcire 31 residenti di Vanchiglia.
L’ipotesi dei Getti d’acqua contro malamovida Torino è la più insolita, ma non rappresenta una decisione già presa. La soluzione compare tra le indicazioni contenute nella sentenza, mentre Palazzo Civico sta ancora valutando come intervenire.
Risarcimento stabilito: circa 1,2 milioni di euro complessivi
Residenti coinvolti: 31
Risarcimenti: tra 28 mila e 42 mila euro per famiglia
Obiettivo imposto: riportare il rumore entro i limiti entro metà ottobre
Misure allo studio: droni, dehors contingentati e altre forme di controllo
Getti d’acqua: ipotesi richiamata nella sentenza, non misura già approvata
La sentenza sulla movida di Vanchiglia cambia lo scenario
Alla base del nuovo confronto c’è la sentenza del Tribunale di Torino sulla situazione vissuta per anni da alcuni residenti di Vanchiglia.
Il Comune è stato condannato a versare complessivamente circa 1,2 milioni di euro a 31 cittadini che hanno lamentato per anni rumore notturno, musica ad alto volume, schiamazzi e altri disturbi nell’area di piazza Santa Giulia.
Le somme previste variano tra 28 mila e 42 mila euro per famiglia.
Il provvedimento non riguarda però soltanto il risarcimento economico. Il Comune deve anche intervenire per riportare le emissioni sonore entro i limiti previsti.
Il rumore deve rientrare nei limiti entro metà ottobre
La sentenza impone alla Città di agire entro due mesi dalla pubblicazione del provvedimento, con una scadenza collocata a metà ottobre.
Se le condizioni di rumore non rientreranno nei limiti indicati, è prevista una nuova penalità di 12 euro per ogni notte fuori norma e per ciascun residente coinvolto.
Il Comune ha presentato ricorso e la prima udienza è attesa a metà dicembre.
I legali di Palazzo Civico intendono chiedere anche la sospensione degli effetti delle misure stabilite in primo grado.
Perché si parla di getti d’acqua contro la malamovida
La soluzione più sorprendente nasce direttamente dalle indicazioni contenute nella sentenza.
Il provvedimento richiama la possibilità di effettuare operazioni di lavaggio con getti d’acqua ad ampio raggio nei momenti in cui le persone dovrebbero lasciare i marciapiedi al termine della serata.
L’idea è utilizzare il normale lavaggio dello spazio pubblico anche come strumento per favorire progressivamente lo svuotamento delle aree interessate dalla movida.
Non si tratta quindi, allo stato attuale, di una decisione del Comune né di un provvedimento già operativo.
L’ipotesi dei mezzi doccia è difficile da realizzare
La possibilità presenta anche problemi pratici.
Secondo quanto riportato nel materiale, Amiat dispone di spazzatrici ma non di mezzi dotati di idranti adatti a un intervento di questo tipo.
Esiste inoltre un problema legato alla sicurezza degli operatori.
Piazza Santa Giulia è già stata teatro in passato di tensioni durante i controlli sulla movida e l’impiego di getti d’acqua in presenza di molte persone richiederebbe quindi valutazioni specifiche.
Per questo l’ipotesi appare al momento tutt’altro che definita.
Tra le possibilità ci sono anche i droni
I getti d’acqua non rappresentano l’unica strada considerata.
Tra le ipotesi discusse c’è anche l’utilizzo di droni per monitorare e contare gli assembramenti nelle zone maggiormente interessate.
Lo strumento potrebbe permettere di osservare dall’alto la concentrazione delle persone e capire in quali momenti e punti della zona intervenire.
Anche in questo caso non risulta però una decisione definitiva.
Il tema è stato affrontato durante le riunioni tra tecnici comunali, Polizia Municipale e rappresentanti dell’amministrazione.
Si valuta anche l’ampliamento dei dehors contingentati
Un’altra possibilità riguarda i locali.
Tra le soluzioni esaminate compare l’ampliamento dei dehors con ingresso contingentato, con l’obiettivo di rendere più controllabile il numero delle persone presenti e aumentare la responsabilizzazione dei gestori rispetto ai comportamenti dei clienti.
La discussione coinvolge quindi diversi livelli di intervento.
Da una parte il monitoraggio dello spazio pubblico, dall’altra l’organizzazione delle attività dei locali e la gestione delle persone presenti nelle ore notturne.
Dal Torino Care Team a controlli più stringenti
Negli ultimi anni la Città ha già sperimentato strumenti differenti per affrontare le criticità della movida.
Tra questi figura il Torino Care Team, con le cosiddette “sentinelle gentili” incaricate di svolgere attività di mediazione e prevenzione nelle zone maggiormente frequentate.
La nuova situazione giudiziaria impone però alla Città di valutare strumenti capaci di incidere anche sui livelli di rumore.
La stessa amministrazione comunale riconosce da tempo Vanchiglia tra le aree torinesi maggiormente interessate dal fenomeno della movida e dal superamento dei limiti acustici nelle ore serali e notturne.
Il Comune può scegliere come intervenire
Un punto importante riguarda ciò che la sentenza effettivamente impone.
Il Tribunale non ha stabilito una singola misura obbligatoria, come la chiusura anticipata di determinati locali.
Alla Città resta quindi la possibilità di individuare gli strumenti ritenuti più adatti per raggiungere il risultato richiesto: ridurre il rumore e riportarlo entro i limiti.
È proprio all’interno di questo margine di scelta che sono entrate nel dibattito ipotesi molto diverse tra loro, dai droni ai dehors contingentati fino al lavaggio delle strade.
Una vicenda iniziata dopo anni di proteste dei residenti
Il caso giudiziario nasce dalle condizioni denunciate per anni da una parte degli abitanti della zona di piazza Santa Giulia.
Il problema riguarda soprattutto le ore notturne, quando la concentrazione di persone all’esterno dei locali produce rumore che si aggiunge a musica, urla e altri episodi segnalati dai residenti.
Il Tribunale ha riconosciuto in primo grado il diritto al risarcimento.
Il Comune ha però deciso di impugnare la sentenza, quindi il procedimento giudiziario non può ancora essere considerato definitivamente concluso.
No. Al momento non esiste una decisione definitiva sull’utilizzo di getti d’acqua.
La possibilità di utilizzare operazioni di lavaggio ad ampio raggio viene richiamata nella sentenza del Tribunale sulla malamovida di Vanchiglia.
L’obiettivo sarebbe favorire lo sgombero progressivo dei marciapiedi al termine della serata.
Tra i problemi indicati ci sono la mancanza di mezzi Amiat specificamente dotati di idranti e le valutazioni sulla sicurezza degli operatori.
Sì. Tra le possibilità esaminate c’è l’utilizzo di droni per monitorare gli assembramenti.
La sentenza di primo grado prevede un risarcimento complessivo di circa 1,2 milioni di euro per i residenti coinvolti.
Sì. Palazzo Civico ha deciso di impugnare la sentenza e chiederne la sospensione degli effetti.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



