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Piccioni a Torino, torna la polemica sul Piano di controllo: oltre 6 mila firme contro gli abbattimenti

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Da Alessandro Maldera

Agosto 23, 2026

La Raccolta firme contro abbattimento piccioni 2026 riporta al centro del dibattito torinese il Piano di controllo del colombo valido fino al 2029. La petizione contro le soppressioni ha superato le 6 mila adesioni e la questione è diventata nuovamente politica.

Il consigliere comunale di Forza Italia Domenico Garcea ha presentato un’interpellanza per chiedere chiarimenti al sindaco Stefano Lo Russo. Al centro ci sono i numeri degli animali, i costi degli interventi e soprattutto una domanda: gli abbattimenti rappresentano davvero l’ultima soluzione oppure stanno diventando una modalità ordinaria di gestione?

Piano di controllo dei colombi: i dati principali

Periodo: 2024-2029
Ente: Città Metropolitana di Torino
Approvazione: 15 febbraio 2024
Petizione: oltre 6 mila firme verificate
Misure preventive: riduzione del cibo, chiusura dei siti di nidificazione e dissuasori
Contenimento diretto: gabbie-trappola in città e, in determinate condizioni, abbattimenti nelle aree rurali

Raccolta firme contro abbattimento piccioni 2026: perché torna il caso

Il Piano di controllo dei colombi non nasce nel 2026.

Il documento è stato approvato dalla Città Metropolitana di Torino nel 2024 e rimarrà valido fino al 2029.

L’obiettivo è intervenire sulle situazioni in cui la presenza degli animali raggiunge concentrazioni considerate problematiche.

Le criticità riguardano soprattutto l’accumulo di deiezioni, il deterioramento di edifici e monumenti, i possibili danni alle coltivazioni e alcuni problemi igienico-sanitari quando grandi quantità di animali si concentrano negli stessi spazi.

La parte più discussa del Piano riguarda però i sistemi utilizzabili per diminuire il numero dei colombi.

Garcea chiede chiarimenti al sindaco Lo Russo

A riportare la vicenda nel dibattito comunale è stato Domenico Garcea.

Il consigliere di Forza Italia ha depositato un’interpellanza chiedendo al sindaco Stefano Lo Russo di chiarire come venga applicato il Piano e quale sia la posizione della Città rispetto agli abbattimenti.

Garcea richiama anche il doppio ruolo istituzionale del primo cittadino.

Lo Russo è infatti contemporaneamente sindaco di Torino e sindaco della Città Metropolitana.

Per l’opposizione, quindi, la questione non può essere presentata come una decisione presa esclusivamente da un ente esterno al Comune.

La petizione ha superato le 6 mila firme

Parallelamente alla discussione politica continua la mobilitazione contro le soppressioni.

La raccolta firme avviata nel 2024 ha superato le 6 mila adesioni.

I promotori chiedono di privilegiare metodi alternativi e meno invasivi per gestire la popolazione dei colombi.

La richiesta principale è quella di ridurre il ricorso alle soppressioni, puntando maggiormente sulla prevenzione e sul controllo delle nascite.

Il Piano non stabilisce l’abbattimento di un milione di piccioni

Un punto richiede particolare attenzione.

La petizione utilizza nel proprio titolo il riferimento all’abbattimento di un milione di colombi.

Questa cifra, però, non rappresenta una quota indicata nel Piano ufficiale.

Il documento non stabilisce un numero complessivo di animali da eliminare durante i cinque anni.

Il criterio utilizzato riguarda invece la densità delle popolazioni e la necessità di intervenire nelle zone dove il numero degli animali viene considerato eccessivo.

È quindi importante distinguere il messaggio utilizzato dalla raccolta firme dal contenuto tecnico del provvedimento.

Il piano quinquennale per contenere i piccioni a Torino
La Città Metropolitana ha approvato un programma 2024-2029 con misure preventive e interventi di controllo della popolazione dei colombi. Scopri cosa prevede il piano per il contenimento dei piccioni.

Quanti colombi sono presenti nel territorio torinese

Negli anni precedenti all’approvazione del Piano sono stati effettuati alcuni censimenti in diversi Comuni dell’area metropolitana.

Le rilevazioni hanno interessato località come Andezeno, Cambiano, Carignano, Carmagnola, Chieri, Marentino, Poirino, Santena e Villastellone.

In queste aree era stata rilevata una densità media di circa 620 colombi per chilometro quadrato.

Il Piano utilizza come riferimento una fascia compresa indicativamente tra 300 e 400 esemplari per chilometro quadrato.

I dati, però, non possono essere automaticamente applicati alla città di Torino.

Per questo una delle richieste dell’interpellanza riguarda proprio la disponibilità di numeri aggiornati e specifici sul capoluogo.

Prima degli abbattimenti sono previste misure preventive

Il Piano stabilisce che il controllo diretto degli animali debba essere accompagnato da sistemi di prevenzione.

Uno dei primi strumenti è la riduzione delle fonti alimentari.

La disponibilità continua di cibo favorisce infatti la crescita delle colonie.

I Comuni possono quindi intervenire attraverso divieti di somministrazione di alimenti negli spazi pubblici e campagne informative rivolte ai cittadini.

Dissuasori e protezione degli edifici

Un altro strumento riguarda la limitazione dei luoghi utilizzati dai colombi per riposarsi e nidificare.

Possono essere installate reti, fili e altri sistemi anti-intrusione.

Gli interventi vengono utilizzati soprattutto su edifici pubblici, sottotetti, strutture architettoniche e zone particolarmente frequentate dagli animali.

Devono però essere progettati con attenzione per evitare di danneggiare altre specie.

In molti edifici urbani possono infatti trovare rifugio anche uccelli selvatici protetti e pipistrelli.

Le colombaie controllate tra le alternative

Tra le possibilità previste compare anche la sperimentazione di colombaie urbane controllate.

L’obiettivo è attirare parte degli animali in strutture gestite, dove sia possibile monitorare la riproduzione.

In questi spazi le uova possono essere rimosse e sostituite con elementi artificiali.

In questo modo si cerca di limitare progressivamente le nuove nascite senza intervenire direttamente sugli esemplari adulti.

È uno dei sistemi indicati da chi sostiene la necessità di privilegiare metodi incruenti.

Quando vengono utilizzate le gabbie

Il Piano prevede anche forme di contenimento numerico diretto.

Nei centri abitati possono essere utilizzate gabbie-trappola selettive, attivate attraverso esche alimentari.

Le strutture devono essere controllate regolarmente.

Eventuali animali appartenenti ad altre specie entrati accidentalmente devono essere liberati.

La questione più controversa riguarda però ciò che accade ai colombi catturati.

I colombi catturati possono essere soppressi

Le catture previste dal Piano non hanno come finalità lo spostamento degli animali in un’altra zona.

Gli esemplari destinati agli interventi di contenimento possono essere successivamente soppressi attraverso le procedure previste.

È questo uno dei punti che alimenta maggiormente le proteste delle associazioni e dei cittadini.

La soppressione, quindi, non è soltanto un’ipotesi teorica: rappresenta uno degli strumenti previsti dal programma.

Nelle aree rurali sono possibili anche abbattimenti diretti

La situazione cambia nelle campagne e nelle zone produttive.

In presenza di danni alle coltivazioni, agli allevamenti o ai depositi di granaglie possono essere autorizzati interventi più diretti.

In determinate condizioni personale formato e autorizzato può utilizzare anche armi da fuoco.

Gli interventi devono avvenire nell’ambito delle procedure previste e sotto il coordinamento degli enti competenti.

Quando non è possibile utilizzare questo sistema per motivi di sicurezza possono essere adottate gabbie o altri strumenti di cattura.

Nel 2026 il tema è tornato concreto

La discussione non riguarda soltanto ciò che il Piano consente sulla carta.

Nel corso del 2026 alcuni interventi effettuati nell’area metropolitana hanno riportato il tema degli abbattimenti al centro dell’attenzione.

Le associazioni animaliste hanno contestato alcune operazioni e chiesto chiarimenti sulle modalità utilizzate.

Sono state avanzate richieste di accesso agli atti e sollevati interrogativi relativi alle autorizzazioni, alla sicurezza e al benessere degli animali.

Le contestazioni rappresentano la posizione delle associazioni coinvolte e devono essere distinte da eventuali accertamenti formali di irregolarità.

Il tema è arrivato anche in Regione

La vicenda ha superato i confini comunali.

Gli interventi effettuati sul territorio metropolitano sono stati oggetto anche di iniziative politiche in Consiglio regionale.

Le richieste riguardano soprattutto la necessità di verificare le procedure adottate, la sicurezza degli interventi e il rispetto delle norme sul benessere animale.

La discussione dimostra come la gestione dei colombi sia ormai diventata un tema che coinvolge diversi livelli istituzionali.

Quanto costa il controllo dei colombi

Un altro punto sollevato da Garcea riguarda i costi.

La gestione delle popolazioni urbane richiede infatti risorse economiche.

Servono operatori, controlli, censimenti, strumenti di cattura, interventi sugli edifici e sistemi di smaltimento.

Anche le soluzioni alternative hanno un costo.

Dissuasori, reti, colombaie controllate e programmi per limitare la riproduzione richiedono investimenti e manutenzione.

Il confronto dovrebbe quindi tenere conto non soltanto del costo immediato, ma anche dell’efficacia e della durata dei risultati ottenuti.

Gli abbattimenti sono davvero l’ultima soluzione?

È probabilmente la domanda centrale della polemica.

Il problema della presenza eccessiva dei colombi non viene negato.

Garcea chiede però di sapere quali metodi alternativi siano stati realmente applicati prima di arrivare agli abbattimenti.

Il Piano prevede infatti che il contenimento diretto sia affiancato da misure preventive.

Per comprendere come venga applicato realmente servono quindi dati concreti.

Bisogna sapere quanti interventi siano stati effettuati, quanti animali siano stati catturati e quali sistemi incruenti siano stati utilizzati.

Servono dati aggiornati

Il Piano prevede attività di monitoraggio e rendicontazione.

Gli interventi devono essere documentati e i Comuni coinvolti devono comunicare informazioni sul numero degli animali catturati e sulle attività effettuate.

La disponibilità pubblica di questi numeri permetterebbe di valutare in maniera più precisa l’efficacia della strategia.

Il punto non è soltanto stabilire quanti colombi siano stati rimossi.

È necessario capire anche se, dopo gli interventi, le popolazioni siano realmente diminuite e per quanto tempo.

Il doppio ruolo istituzionale di Lo Russo

La questione politica ruota inevitabilmente anche intorno al ruolo di Stefano Lo Russo.

Il sindaco di Torino guida contemporaneamente la Città Metropolitana, ente responsabile del Piano.

Garcea sostiene quindi che il primo cittadino debba chiarire direttamente quale posizione intenda assumere.

La richiesta è sapere se Torino considera gli abbattimenti uno strumento da utilizzare soltanto in casi eccezionali oppure una componente ordinaria della gestione dei colombi.

Una questione tra tutela degli animali e gestione urbana

La Raccolta firme contro abbattimento piccioni 2026 mette in evidenza un problema complesso.

Da una parte ci sono le esigenze di tutela degli edifici, delle coltivazioni, del decoro urbano e della salute pubblica.

Dall’altra ci sono il benessere animale e la richiesta di utilizzare sistemi meno invasivi.

Il Piano prova a combinare entrambe le esigenze prevedendo strumenti preventivi e interventi di contenimento.

Il vero punto di confronto riguarda però il modo in cui queste misure vengono applicate nella pratica.

La trasparenza diventa il punto decisivo

Per superare la contrapposizione servono soprattutto dati.

  • Quanti colombi sono presenti a Torino?
  • E quanti sono stati catturati dal 2024?
  • Quanti sono stati soppressi?
  • Quali sistemi preventivi sono stati installati?
  • Quanto sono costati gli interventi?
  • E soprattutto, quali risultati hanno prodotto?

Sono queste le informazioni che possono permettere di capire se gli abbattimenti rappresentino davvero una misura residuale oppure uno strumento utilizzato con maggiore frequenza.

La raccolta firme dimostra che il tema continua a essere molto sentito.

Il confronto del 2026 potrebbe quindi diventare l’occasione per valutare non soltanto la legittimità del Piano, ma soprattutto come venga applicato concretamente sul territorio.

FAQ – Abbattimenti dei colombi: regole e metodi alternativi

Quante firme sono state raccolte contro gli abbattimenti?

La petizione ha superato le 6 mila adesioni ed è attiva dal 2024.

Il Piano prevede l’abbattimento di un milione di piccioni?

No. Questa cifra viene utilizzata nella petizione, ma non compare nel Piano come numero complessivo di animali da eliminare.

Il Piano permette la soppressione dei colombi?

Sì. In determinate situazioni sono previste catture finalizzate al contenimento numerico e la successiva soppressione degli animali.

Esistono sistemi alternativi?

Sì. Sono previsti dissuasori, riduzione delle fonti alimentari, limitazione dei siti di nidificazione e colombaie controllate.

Sono possibili abbattimenti con armi?

Sì, in determinate condizioni e soprattutto nelle aree rurali, attraverso personale autorizzato.

Quanto dura il Piano?

Il programma della Città Metropolitana di Torino riguarda il periodo 2024-2029.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende