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Ricerca Unito sui Pinguini e i suoni: gli animali collegano ciò che ascoltano a ciò che vedono

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Agosto 20, 2026

La Ricerca Unito sui Pinguini e i suoni rivela una capacità cognitiva finora poco documentata negli animali. I pinguini africani riescono infatti ad associare un suono grave a un oggetto grande e un suono acuto a uno più piccolo.

Lo studio, pubblicato su Annals of the New York Academy of Sciences, nasce dalla collaborazione tra l’Università di Torino, un ateneo francese e Zoomarine. Nei test, l’associazione prevista è stata osservata nell’80% delle prove.

Ricerca Unito sui Pinguini e i suoni: i dati principali

Specie studiata: pinguino africano (Spheniscus demersus)
Fenomeno analizzato: associazione tra frequenza del suono e dimensione degli oggetti
Esperimento: scelta tra un cubo grande e uno piccolo dopo un suono grave o acuto
Risultato: scelta coerente nell’80% delle prove
Indicatore aggiuntivo: anche la direzione dello sguardo ha mostrato la stessa tendenza
Pubblicazione: Annals of the New York Academy of Sciences
Sede dei test: colonia di pinguini africani di Zoomarine

Cosa ha scoperto la ricerca Unito sui pinguini e i suoni

I pinguini africani sembrano essere capaci di mettere in relazione informazioni provenienti da sensi differenti.

Quando ascoltano un suono grave tendono ad associarlo a un oggetto più grande. Al contrario, un suono acuto viene collegato più frequentemente a un oggetto di dimensioni inferiori.

La ricerca mostra quindi che gli animali non reagiscono soltanto separatamente a ciò che vedono e a ciò che sentono.

Il loro cervello sembra riuscire a costruire una relazione tra queste due caratteristiche.

Cosa sono le corrispondenze cross-modali

Ogni animale riceve continuamente informazioni attraverso vista, udito, tatto e altri sistemi sensoriali.

Il cervello deve combinare questi segnali per costruire una rappresentazione coerente dell’ambiente.

In alcuni casi, però, accade qualcosa di più complesso: vengono create relazioni sistematiche tra caratteristiche percepite attraverso sensi diversi.

Queste associazioni vengono definite corrispondenze cross-modali.

Suoni gravi e oggetti grandi

Una delle corrispondenze più studiate nell’essere umano riguarda proprio il rapporto tra suono e dimensione.

Le persone tendono normalmente ad associare i suoni più gravi a corpi grandi e quelli più acuti a elementi piccoli.

Negli animali non umani questa capacità è stata invece documentata molto meno frequentemente.

Finora era stata dimostrata chiaramente soltanto in un numero limitato di specie.

Perché sono stati studiati i pinguini africani

Il pinguino africano rappresenta un soggetto particolarmente interessante per comprendere l’origine di queste capacità.

La specie appartiene infatti a un antico gruppo evolutivo di uccelli.

Inoltre, le vocalizzazioni dei pinguini trasmettono già informazioni importanti sugli individui.

Attraverso i suoni possono emergere caratteristiche biologiche come età e dimensione corporea.

Come si è svolto l’esperimento

Gli esperimenti sono stati effettuati sulla colonia di pinguini africani ospitata da Zoomarine, parco zoologico alle porte di Roma.

Ogni animale veniva posto davanti a due cubi neri mai osservati prima.

Uno era grande, l’altro piccolo.

Contemporaneamente veniva riprodotto un unico stimolo acustico, che poteva essere grave oppure acuto.

I ricercatori hanno osservato scelta e sguardo

Durante il test sono stati registrati due comportamenti.

Il primo riguardava quale cubo venisse avvicinato per primo.

Il secondo prendeva in considerazione la direzione dello sguardo.

Questo ha permesso di verificare l’associazione non soltanto attraverso lo spostamento fisico dell’animale, ma anche attraverso la sua attenzione visiva.

Nell’80% dei test la scelta è stata quella prevista

Il risultato è stato netto.

Nell’80% delle prove, i pinguini hanno scelto l’oggetto coerente con la relazione attesa.

Dopo un suono grave tendevano quindi ad avvicinarsi al cubo più grande.

Dopo un suono acuto sceglievano invece più frequentemente quello piccolo.

Anche lo sguardo conferma l’associazione

Lo stesso schema è comparso analizzando la direzione nella quale guardavano gli animali.

Il dato rafforza quindi l’ipotesi che non si trattasse semplicemente di uno spostamento casuale verso uno dei due oggetti.

I pinguini sembravano orientare la propria attenzione in maniera coerente con l’associazione tra tono e dimensione.

La relazione funziona anche con stimoli mai incontrati prima

Uno degli aspetti più interessanti riguarda la novità degli stimoli.

Gli animali erano davanti a oggetti che non avevano mai visto prima e ascoltavano segnali utilizzati appositamente per il test.

Non si trattava quindi soltanto di riconoscere una combinazione precedentemente appresa.

La ricerca indica la capacità di applicare la relazione anche in una situazione nuova.

Perché un animale può collegare grandezza e tono

Una possibile spiegazione deriva direttamente dalle regolarità presenti in natura.

Corpi e animali di dimensioni maggiori tendono generalmente a produrre frequenze più basse.

Elementi più piccoli sono invece più frequentemente associati a suoni acuti.

Riconoscere questa relazione potrebbe quindi essere utile per interpretare rapidamente ciò che accade nell’ambiente.

Un vantaggio nelle grandi colonie di pinguini

Per il pinguino africano questa capacità potrebbe avere un’importanza particolare.

La specie vive infatti in contesti sociali complessi, nei quali numerosi individui si trovano contemporaneamente nello stesso spazio.

Usare le informazioni acustiche per ottenere indicazioni sulle caratteristiche di un altro animale potrebbe facilitare orientamento e riconoscimento all’interno della colonia.

Riconoscere partner e pulcini anche senza vederli bene

Il collegamento tra suono e dimensione potrebbe essere utile soprattutto quando la visibilità è limitata.

Le vocalizzazioni possono aiutare a ottenere informazioni su partner, pulcini e altri membri della colonia anche prima di avere una visione completa dell’individuo.

La capacità scoperta potrebbe quindi avere una funzione concreta nella vita sociale della specie.

Una capacità cognitiva più complessa della semplice risposta a uno stimolo

I risultati suggeriscono che i pinguini africani non si limitino a reagire automaticamente a uno stimolo visivo oppure acustico.

Gli animali sembrano mettere in relazione due differenti dimensioni dell’esperienza.

Da una parte c’è il tono del suono.

Dall’altra la grandezza dell’oggetto.

Il collegamento tra i due elementi apre nuove domande sulla flessibilità cognitiva degli uccelli.

Cosa può raccontare lo studio sull’evoluzione dei sensi

La ricerca può contribuire anche a comprendere quando sia comparsa, durante l’evoluzione, la capacità di integrare informazioni provenienti da sensi differenti.

Il fenomeno è presente nell’essere umano, ma studiarlo in specie evolutivamente lontane permette di capire quanto sia antica e diffusa questa forma di elaborazione cognitiva.

Il pinguino africano assume quindi un valore particolare anche per gli studi comparativi.

Lo studio coinvolge Torino, Francia e Zoomarine

La ricerca nasce dalla collaborazione tra il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino, l’Università Jean-Monnet di Saint-Étienne e Zoomarine.

Nel gruppo torinese sono coinvolte competenze legate alla zoologia, alla psicologia comparata, alla biologia marina e allo studio dell’evoluzione del comportamento animale.

La combinazione di discipline differenti ha permesso di analizzare il fenomeno sia dal punto di vista comportamentale sia da quello evolutivo.

Dalla ricerca cognitiva al benessere animale

Lo studio può avere conseguenze anche sul modo in cui vengono gestiti gli animali ospitati nelle strutture zoologiche.

Comprendere come una specie interpreta gli stimoli visivi e sonori permette infatti di conoscere meglio la sua percezione dell’ambiente.

Queste informazioni possono essere utilizzate anche per studiare attività e stimoli più adatti alle caratteristiche cognitive dei pinguini.

Nuovi stimoli per comprendere meglio la specie

Conoscere il funzionamento della percezione può aiutare a progettare ambienti e attività capaci di offrire agli animali esperienze differenti.

Lo studio delle risposte a suoni, forme e dimensioni diventa quindi utile anche per approfondire il comportamento della specie.

Ricerca cognitiva e benessere animale possono così procedere insieme.

La ricerca Unito apre nuove domande sulla mente degli uccelli

La Ricerca Unito sui Pinguini e i suoni aggiunge un nuovo tassello allo studio dell’intelligenza animale.

Il dato più importante non è soltanto che i pinguini preferiscano un cubo grande dopo un suono grave.

La scoperta suggerisce che siano capaci di riconoscere una relazione tra informazioni diverse e trasferirla a situazioni nuove.

Una capacità che potrà ora essere confrontata con quella di altre specie per capire quanto questo modo di interpretare il mondo sia diffuso nel regno animale.

FAQ –

Che cosa hanno scoperto i ricercatori?

I pinguini africani associano i suoni gravi agli oggetti grandi e quelli acuti agli oggetti piccoli.

Quanto è stata frequente l’associazione corretta?

La scelta coerente è stata osservata nell’80% delle prove effettuate.

Come è stato realizzato il test?

Ogni pinguino sceglieva tra due cubi, uno grande e uno piccolo, dopo aver ascoltato un suono grave oppure acuto.

Che cosa sono le corrispondenze cross-modali?

Sono associazioni create dal cervello tra caratteristiche percepite attraverso sensi differenti, in questo caso udito e vista.

Perché questa capacità potrebbe essere utile ai pinguini?

Potrebbe facilitare il riconoscimento di partner, pulcini e altri individui nelle colonie, soprattutto quando la visibilità è ridotta.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende