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Il Piemonte crea una rete regionale di unità cinofile: cani specializzati al servizio dei Comuni

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Da Alessandro Maldera

Agosto 13, 2026

La creazione del gruppo cinofilo della Regione Piemonte cambia il modello con cui le unità specializzate della Polizia locale potranno essere utilizzate sul territorio.

Il progetto non prevede la nascita di un unico reparto centralizzato. La Regione vuole invece collegare i nuclei cinofili già operativi, trasformandoli in una rete regionale a disposizione anche dei Comuni che non possiedono proprie unità.

La sperimentazione parte nel 2026 con uno stanziamento massimo di 30 mila euro e con una prima fase che coinvolge i Comandi di Oleggio, Alessandria, Asti, Biella e Novara.

I cani potranno essere impiegati soprattutto nel contrasto allo spaccio, nella ricerca di persone scomparse, durante gli eventi pubblici e negli interventi che richiedono competenze operative specifiche.

Gruppo cinofilo regionale del Piemonte: il progetto in breve

Avvio: 2026
Tipologia: progetto sperimentale della Polizia locale
Risorse 2026: fino a 30 mila euro
Modello: rete tra unità cinofile già operative
Prima fase: Oleggio, Alessandria, Asti, Biella e Novara
Principali attività: antidroga, ricerca di persone scomparse, grandi eventi e supporto operativo
Contributi: fino a tre unità cinofile per ciascun ente ammesso
Obiettivo: rendere le unità specializzate disponibili anche ai Comuni che non possiedono un proprio nucleo

Creazione gruppo cinofilo Regione Piemonte: come funzionerà

L’idea alla base del progetto è differente dalla creazione di un nuovo reparto regionale concentrato in una sola città.

Il Piemonte vuole utilizzare le professionalità già presenti nei diversi Comandi di Polizia locale e collegarle attraverso un sistema coordinato.

I nuclei aderenti diventeranno presidi territoriali di riferimento.

In questo modo un Comune privo di un proprio cane specializzato potrà, secondo le modalità che saranno definite dal progetto, beneficiare del supporto di un’unità presente in un altro territorio.

Il modello punta quindi a superare la frammentazione attuale senza obbligare ogni amministrazione comunale a creare autonomamente un reparto cinofilo.

Cinque Comandi coinvolti nella prima fase

Il progetto ha già compiuto un passo avanti rispetto all’annuncio iniziale di fine luglio.

All’inizio di agosto sono state presentate le unità cinofile dei Comandi di:

  • Oleggio
  • Alessandria
  • Asti
  • Biella
  • Novara

Questi cinque territori partecipano alla fase iniziale della sperimentazione.

Oleggio è stato indicato come il primo Comune ad aderire formalmente all’iniziativa.

La rete potrà successivamente essere ampliata attraverso la procedura prevista dalla Regione.

Arriverà un avviso per i Comandi già dotati di cani

Il progetto non finanzia, almeno nella sua impostazione iniziale, la costituzione indiscriminata di nuove unità in tutti i Comuni.

La Regione prevede invece la pubblicazione di una manifestazione di interesse rivolta ai Comandi che dispongono già di unità cinofile operative.

Gli enti potranno chiedere di entrare nella rete come presidi territoriali.

Successivamente dovrà essere sottoscritto un protocollo tra la Regione e gli enti aderenti.

Il documento servirà a definire l’organizzazione della rete, i presidi di riferimento e modalità di intervento il più possibile uniformi.

Stanziati fino a 30 mila euro per il 2026

Per la fase sperimentale è prevista una spesa complessiva massima di 30 mila euro per il 2026.

Le risorse serviranno a sostenere le spese ordinarie delle unità che entreranno nel sistema.

Il contributo potrà riguardare fino a tre unità cinofile per ciascun ente ammesso, nei limiti delle disponibilità finanziarie.

Si tratta quindi di un finanziamento iniziale destinato soprattutto a verificare il funzionamento del modello.

Il numero delle adesioni e la frequenza degli interventi permetteranno successivamente di capire quali risorse saranno necessarie per rendere stabile la rete.

Dopo la sperimentazione previsti contributi per almeno tre anni

L’obiettivo non è però limitare l’esperienza al solo 2026.

La Regione ha indicato che, una volta conclusa la fase sperimentale, le unità aderenti dovrebbero essere sostenute attraverso contributi specifici per almeno un triennio.

Il primo anno diventa quindi una fase di prova.

Se il sistema funzionerà, la rete potrà trasformarsi in un servizio regionale più strutturato e continuativo.

Non sarà un reparto unico
Il Piemonte non sta creando una sola sede regionale piena di cani e conduttori. Il progetto punta a mettere in rete i nuclei già esistenti nei Comandi locali, consentendo di concentrare le competenze dove servono e di metterle progressivamente a disposizione di altri territori.

Cani antidroga contro lo spaccio

Una delle funzioni principali sarà il contrasto alla diffusione delle sostanze stupefacenti.

Le unità cinofile possono affiancare gli agenti nei servizi di controllo del territorio e nelle operazioni nelle quali è necessario individuare la presenza di droga.

In prospettiva, il sistema regionale potrebbe rendere queste capacità disponibili anche nei centri che non possiedono un proprio cane antidroga.

Per i Comuni più piccoli rappresenta un cambiamento significativo.

Mantenere un’unità cinofila autonoma significa infatti disporre non soltanto del cane, ma anche di un agente conduttore formato, addestramento continuativo, assistenza veterinaria e organizzazione dedicata.

La rete punta a condividere almeno in parte queste professionalità.

Possibili interventi nei luoghi più sensibili allo spaccio

Le unità antidroga potranno essere utilizzate nell’ambito dei servizi predisposti dai Comandi.

Tra i contesti nei quali questo tipo di capacità operativa può risultare particolarmente utile rientrano aree pubbliche, stazioni, terminal, parchi e luoghi interessati da specifici controlli.

L’impiego concreto dipenderà comunque dai singoli servizi e dal coordinamento delle autorità competenti.

Il cane non sostituisce l’attività degli agenti.

Rappresenta uno strumento specialistico che può contribuire a individuare rapidamente la presenza di sostanze o elementi che richiedono ulteriori accertamenti.

Le unità saranno utilizzate anche per cercare persone scomparse

Il secondo grande ambito riguarda la ricerca delle persone scomparse, espressamente indicata tra le funzioni del nuovo sistema regionale.

In Piemonte questa capacità può assumere un’importanza particolare.

Il territorio comprende aree urbane, campagne, boschi, vallate alpine e zone difficili da raggiungere.

In caso di scomparsa, poter disporre rapidamente di unità addestrate alla ricerca può rappresentare un supporto prezioso all’interno del dispositivo complessivo dei soccorsi.

L’impiego avverrebbe naturalmente nel quadro delle operazioni coordinate dalle autorità competenti e insieme agli altri soggetti coinvolti nelle ricerche.

Una rete utile anche per i grandi eventi

Concerti, manifestazioni sportive, fiere e appuntamenti con migliaia di partecipanti richiedono spesso un rafforzamento temporaneo dei controlli.

La gestione dei grandi eventi è infatti un altro dei compiti previsti per le unità della futura rete regionale.

La logica del progetto permetterebbe di concentrare più risorse specializzate in una determinata zona quando l’afflusso di pubblico lo rende necessario.

Terminato l’evento, le unità tornerebbero ai rispettivi Comandi.

È proprio la possibilità di condividere temporaneamente risorse specialistiche uno dei principali vantaggi di una struttura distribuita sul territorio.

Saranno possibili interventi fuori dal proprio Comune?

È uno degli aspetti più importanti ancora da definire completamente.

L’obiettivo regionale è consentire alle unità della rete di offrire supporto anche oltre il territorio del proprio Comando.

Per farlo, però, sono necessari i corretti strumenti amministrativi e operativi.

La Regione ha annunciato l’avvio di interlocuzioni con le autorità statali competenti per permettere, quando necessario, l’impiego delle unità cinofile anche oltre i limiti territoriali di appartenenza.

Non bisogna quindi interpretare la nascita della rete come una libertà immediata e generalizzata di spostare i nuclei in qualsiasi Comune.

Il modello deve essere regolamentato.

Servirà un protocollo regionale comune

La fase successiva sarà proprio quella organizzativa.

Dopo la manifestazione di interesse verrà definito un protocollo condiviso tra Regione ed enti aderenti.

Tra gli obiettivi figurano:

  • individuare i presidi territoriali
  • uniformare le modalità di intervento
  • organizzare il sistema regionale
  • disciplinare la collaborazione tra i Comandi
  • rendere più semplice l’attivazione delle unità

Una rete regionale può infatti funzionare soltanto se ogni amministrazione conosce procedure, disponibilità e competenze delle unità alle quali può rivolgersi.

Serviranno standard omogenei per cani e conduttori

Un altro elemento fondamentale riguarda la formazione.

Un sistema regionale richiede livelli operativi il più possibile omogenei.

Cani e conduttori devono essere preparati per le attività alle quali vengono destinati e mantenere nel tempo le capacità acquisite.

Il progetto dovrà quindi coordinare esperienze nate in Comandi differenti, trasformandole in un servizio capace di lavorare secondo modalità condivise.

È uno degli aspetti più delicati della sperimentazione.

I piccoli Comuni potrebbero essere i principali beneficiari

Per un grande Comune può essere più semplice sostenere il costo di una propria unità cinofila.

Per un centro di dimensioni ridotte la situazione cambia.

La creazione di un nucleo richiede personale dedicato, formazione, addestramento, cure veterinarie, gestione dell’animale e continuità del servizio.

Una rete sovracomunale permette invece di condividere una risorsa specialistica.

Il vantaggio potenziale è proprio questo: permettere anche ai territori meno strutturati di richiedere un supporto che altrimenti sarebbe difficilmente disponibile.

Il modello punta a superare i confini comunali

La novità più rilevante non è quindi la presenza dei cani.

Diverse Polizie locali piemontesi possiedono già unità cinofile.

A cambiare è il modello organizzativo.

La deliberazione regionale parla espressamente della necessità di superare la frammentazione degli interventi e ottimizzare l’utilizzo delle risorse già esistenti.

Una competenza nata per servire un singolo Comune potrebbe progressivamente diventare parte di una capacità operativa utilizzabile su scala più ampia.

Il primo anno servirà a testare la rete

Il 2026 rappresenta quindi soprattutto l’anno della sperimentazione.

Bisognerà capire:

  • quanti Comandi aderiranno
  • quante unità saranno effettivamente disponibili
  • quante richieste arriveranno dai territori
  • come organizzare gli spostamenti
  • quali costi comporterà il servizio
  • come evitare di indebolire i Comandi che mettono a disposizione le proprie unità
  • quali procedure saranno necessarie per gli interventi fuori territorio

Solo dopo questa fase sarà possibile valutare la dimensione reale della rete.

Lo stanziamento iniziale di 30 mila euro va letto proprio in questa prospettiva.

Un progetto regionale che parte dalle competenze già esistenti

La creazione del gruppo cinofilo della Regione Piemonte non parte quindi da zero.

La base è costituita dalle unità che già lavorano nei territori.

La prima fase coinvolge cinque Comandi, mentre la futura manifestazione di interesse consentirà di individuare ulteriori presidi disponibili a entrare nel sistema.

L’obiettivo finale è trasformare una serie di esperienze locali separate in una rete coordinata.

Se la sperimentazione funzionerà, un Comune che non dispone di un cane antidroga o da ricerca potrà contare più facilmente sul supporto delle unità presenti altrove.

FAQ – Nuova rete cinofila regionale: come sarà organizzata

Che cos’è il nuovo gruppo cinofilo regionale?

È un progetto sperimentale che punta a mettere in rete le unità cinofile già presenti nei Comandi di Polizia locale piemontesi, rendendo le loro competenze disponibili in maniera coordinata sul territorio.

Verrà creato un nuovo reparto unico?

No. Il modello prevede una rete distribuita composta da unità già operative nei Comandi locali.

Quali Comandi partecipano alla prima fase?

Nella fase iniziale sono coinvolti Oleggio, Alessandria, Asti, Biella e Novara.

Quanto finanzia la Regione?

Per il 2026 è prevista una spesa complessiva massima di 30 mila euro.

A cosa serviranno i cani?

Le principali attività previste riguardano contrasto allo spaccio, ricerca di persone scomparse, grandi eventi e supporto operativo.

Potranno intervenire anche nei Comuni senza unità cinofile?

È uno degli obiettivi della rete. Le modalità concrete verranno definite attraverso l’avviso, il protocollo regionale e gli ulteriori passaggi necessari per gli interventi oltre i territori di appartenenza.

Quante unità può finanziare la Regione per ogni ente?

Il contributo può sostenere le spese ordinarie di un massimo di tre unità cinofile per ciascun ente ammesso, nei limiti delle risorse disponibili.

Il progetto terminerà nel 2026?

L’intenzione è andare oltre la fase sperimentale. La Regione ha indicato la prospettiva di sostenere le unità aderenti attraverso contributi per almeno tre anni dopo la sperimentazione.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende