Il pesce siluro arriva al Museo di Scienze Naturali con la mostra PREDATOR

Da Alessandro Maldera
Agosto 09, 2026

La mostra PREDATOR al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino racconta la diffusione del pesce siluro e le conseguenze sulle acque dolci europee.
L’esposizione è aperta dal 5 agosto al 14 settembre 2026 negli spazi museali di via Accademia Albertina. Pannelli e contenuti scientifici spiegano come una specie invasiva possa alterare gli equilibri di laghi e fiumi.
Il percorso presenta inoltre le strategie adottate per individuare, monitorare e contenere il grande predatore d’acqua dolce.
Mostra PREDATOR a Torino: scheda rapida
Dove: Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino
Sede: via Accademia Albertina
Apertura: 5 agosto 2026
Chiusura: 14 settembre 2026
Tema: diffusione del pesce siluro e tutela della biodiversità
Progetto: LIFE PREDATOR
Mostra Predator Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino: le date
La mostra è visitabile dal 5 agosto al 14 settembre 2026.
L’allestimento occupa gli spazi del Museo Regionale di Scienze Naturali, nel centro di Torino.
L’iniziativa fa parte delle attività dedicate ai progetti europei promosse dalla Città metropolitana di Torino.
Il materiale disponibile non indica eventuali variazioni rispetto agli orari ordinari del museo o un biglietto separato per visitare l’esposizione.
Il titolo racconta un’invasione silenziosa
Il titolo completo dell’esposizione è “PREDATOR, il pirata d’acqua dolce: storia di un’invasione silenziosa”.
Il termine “pirata” richiama la capacità del pesce siluro di occupare nuovi ambienti e modificare gli equilibri già presenti.
La diffusione può infatti avvenire senza essere immediatamente visibile al pubblico. Le conseguenze emergono nel tempo, quando la presenza della specie diventa stabile e inizia a esercitare una pressione crescente sulla fauna locale.
La mostra vuole rendere comprensibile questo processo anche ai visitatori privi di una preparazione scientifica.
Il protagonista è il pesce siluro
Al centro del percorso si trova il Silurus glanis, comunemente conosciuto come pesce siluro.
È un grande pesce d’acqua dolce originario dell’Europa centro-orientale. La sua presenza si è progressivamente estesa a numerosi laghi e corsi d’acqua del Sud Europa.
La specie possiede una notevole capacità di adattamento. Può vivere a lungo, raggiungere dimensioni considerevoli e alimentarsi utilizzando risorse molto diverse.
Queste caratteristiche favoriscono la sua espansione negli ambienti nei quali viene introdotto.
Perché viene considerato una specie invasiva
Una specie viene definita alloctona quando viene introdotta in un territorio esterno alla propria area naturale di origine.
Non tutte le specie alloctone diventano automaticamente invasive. Il problema nasce quando riescono a riprodursi, espandersi e produrre effetti negativi sull’ecosistema ospitante.
Il pesce siluro può esercitare una forte pressione sulle popolazioni ittiche locali.
La sua dieta generalista e la capacità di colonizzare ambienti differenti possono modificare le reti alimentari e alterare i normali processi ecologici delle acque dolci.
Perché il pesce siluro può diventare un problema
– Può raggiungere grandi dimensioni
– Si alimenta con numerose specie differenti
– Esercita pressione sulle popolazioni ittiche autoctone
– Può alterare le reti alimentari degli ambienti acquatici
– Riesce a colonizzare laghi, fiumi e bacini artificiali
I rischi per la biodiversità di fiumi e laghi
La diffusione del pesce siluro può ridurre la capacità degli ecosistemi di mantenere un equilibrio tra predatori, prede e risorse disponibili.
Le specie autoctone devono confrontarsi con un nuovo competitore e con una pressione predatoria alla quale non erano abituate.
L’effetto non riguarda soltanto i singoli pesci catturati.
Quando cambia la composizione della fauna, possono modificarsi anche la catena alimentare, il comportamento delle altre specie e il funzionamento complessivo dell’ambiente acquatico.
La mostra presenta il pesce siluro come un caso concreto attraverso il quale comprendere il problema più generale delle invasioni biologiche.
Un percorso costruito con pannelli e contenuti scientifici
L’esposizione utilizza pannelli informativi, materiali divulgativi e contenuti scientifici.
Il percorso parte dalla descrizione del pesce siluro e dalla sua area geografica di origine.
Prosegue raccontando il modo in cui la specie si è diffusa in nuovi ambienti e le conseguenze osservate nei laghi del Sud Europa.
Una parte della mostra è dedicata alle tecniche utilizzate per prevenire nuove invasioni, riconoscere tempestivamente la presenza del pesce e ridurne la popolazione nei bacini già colonizzati.
Come iniziano le invasioni biologiche
Le invasioni biologiche possono iniziare con l’introduzione di pochi esemplari al di fuori del loro ambiente originario.
Le cause possono essere differenti. Una specie può essere trasportata accidentalmente oppure liberata intenzionalmente in un lago o in un corso d’acqua.
Quando trova condizioni favorevoli, può cominciare a riprodursi.
La popolazione cresce e si espande verso nuovi ambienti, soprattutto quando mancano predatori naturali capaci di limitarla.
Intervenire nelle prime fasi è quindi più semplice rispetto al tentativo di contenere una popolazione già numerosa e distribuita su un territorio molto ampio.
Prevenzione, monitoraggio e contenimento
Il progetto presentato nella mostra utilizza una strategia articolata.
La prevenzione serve a evitare che il pesce siluro raggiunga bacini nei quali non è ancora presente.
Il monitoraggio permette invece di conoscere la distribuzione della specie e individuare rapidamente nuove popolazioni.
Le attività di contenimento vengono realizzate nei laghi già colonizzati, utilizzando protocolli di cattura studiati per ridurre l’impatto sulle altre specie.
L’obiettivo non è applicare un unico metodo ovunque, ma adattare gli interventi alle caratteristiche dei diversi ambienti acquatici.
Il controllo attraverso il DNA ambientale
Tra gli strumenti utilizzati dal progetto figura il DNA ambientale, indicato con la sigla eDNA.
Ogni organismo lascia nell’ambiente piccole tracce biologiche. Questi frammenti possono essere raccolti attraverso campioni d’acqua e analizzati in laboratorio.
La tecnica consente di rilevare la presenza del pesce siluro anche quando gli esemplari sono pochi e difficili da osservare direttamente.
Una scoperta precoce permette di intervenire prima che la popolazione riesca a stabilizzarsi e diffondersi ulteriormente.
Le campagne di cattura selettiva
Nei bacini nei quali il pesce siluro è già presente vengono sperimentati differenti sistemi di cattura.
Le tecniche devono essere efficaci ma anche selettive, in modo da limitare il coinvolgimento involontario delle specie autoctone.
Il metodo può cambiare in base alla profondità, alle dimensioni e alla conformazione del lago.
Le attività vengono inoltre programmate considerando gli spostamenti stagionali e il comportamento degli esemplari.
I risultati permettono di definire protocolli replicabili anche in altri ambienti colpiti dalla stessa invasione.
La mostra nasce dal progetto europeo LIFE PREDATOR
L’allestimento torinese è stato realizzato nell’ambito di LIFE PREDATOR.
Il nome completo del progetto richiama le tre azioni principali: prevenire, individuare e contrastare la diffusione del Silurus glanis nei laghi dell’Europa meridionale.
L’iniziativa è finanziata dal programma LIFE dell’Unione europea, dedicato all’ambiente e all’azione per il clima.
Il progetto coinvolge Italia, Portogallo e Repubblica Ceca, creando uno scambio di conoscenze tra territori nei quali il pesce siluro è invasivo e aree comprese nella sua distribuzione originaria.
Una collaborazione scientifica internazionale
Il coordinamento è affidato al Consiglio Nazionale delle Ricerche attraverso l’istituto specializzato nello studio delle acque.
La rete comprende la Città metropolitana di Torino, le Aree Protette delle Alpi Cozie e una società attiva nella consulenza ambientale e ittica.
Partecipano anche la Facoltà di Scienze dell’Università di Lisbona e il Centro Biologico dell’Accademia delle Scienze della Repubblica Ceca.
La collaborazione permette di confrontare dati, metodi di monitoraggio e strategie di contenimento sviluppate in contesti geografici differenti.
Il ruolo della Città metropolitana di Torino
La Città metropolitana partecipa alle attività del progetto europeo e alla diffusione dei suoi risultati.
La mostra al Museo Regionale di Scienze Naturali rientra in questo lavoro di sensibilizzazione.
Presentare il progetto in un museo permette di raggiungere famiglie, studenti, appassionati di natura e visitatori interessati ai temi ambientali.
La comunicazione diventa così una parte delle strategie di contrasto alle specie invasive, perché permette di riconoscere il problema e comprendere le ragioni degli interventi scientifici.
Il progetto riguarda anche i laghi piemontesi
Le attività di LIFE PREDATOR coinvolgono diversi laghi italiani.
Tra le aree studiate compaiono anche bacini piemontesi, utilizzati per raccogliere dati sulla distribuzione del pesce siluro e sperimentare tecniche di monitoraggio e cattura.
Le ricerche comprendono rilievi ambientali, osservazione degli spostamenti e analisi delle comunità ittiche.
I dati ottenuti aiutano a individuare le zone più sensibili e a scegliere gli interventi più adatti alle caratteristiche di ciascun lago.
Non soltanto una mostra su un grande pesce
Il percorso non si limita a presentare le dimensioni o le abitudini del pesce siluro.
Il vero tema è il rapporto tra attività umane, diffusione delle specie e conservazione della biodiversità.
Il caso del Silurus glanis permette di osservare come l’introduzione di un organismo possa produrre conseguenze lontane nel tempo e difficili da invertire.
La mostra invita quindi a considerare fiumi e laghi come ecosistemi complessi, nei quali ogni specie occupa una posizione collegata alle altre.
FAQ –
L’esposizione è aperta dal 5 agosto 2026.
La mostra rimarrà al Museo Regionale di Scienze Naturali fino al 14 settembre 2026.
Il percorso è ospitato dal Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, negli spazi di via Accademia Albertina.
La mostra racconta il caso del pesce siluro, il cui nome scientifico è Silurus glanis.
La specie può esercitare una forte pressione sui pesci autoctoni, modificare le reti alimentari e alterare gli equilibri degli ecosistemi acquatici.
Il percorso comprende pannelli, materiali divulgativi e contenuti scientifici dedicati alle invasioni biologiche e alle strategie di prevenzione, monitoraggio e contenimento.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



