Il caldo record accelera la fusione del ghiacciaio del Rocciamelone

Da Alessandro Maldera
Agosto 05, 2026

Lo scioglimento del ghiacciaio del Rocciamelone mostra in modo evidente gli effetti delle temperature eccezionali registrate nell’estate 2026. Dalla zona glaciale fuoriescono flussi continui d’acqua, visibili nelle immagini diffuse all’inizio di agosto.
Il Rocciamelone si trova nelle Alpi Graie, tra la Val di Susa e la Valle di Viù. Le prime ondate di calore della primavera hanno consumato rapidamente la neve invernale, lasciando il ghiaccio esposto alla radiazione solare.
Focus sullo scioglimento dei ghiacciai del Rocciamelone in Val di Susa
Quota della vetta: 3.538 metri
Territori interessati: Val di Susa e Valle di Viù
Comuni: Mompantero, Novalesa e Usseglio
Temperatura media di luglio 2026: 22,30 °C in Piemonte
Posizione storica: secondo luglio più caldo dal 1958
Zero termico: spesso superiore ai 4 mila metri da giugno
Scioglimento del ghiacciaio del Rocciamelone nell’estate 2026
Le immagini provenienti dalla montagna mostrano acqua di fusione che scorre con intensità dalla zona glaciale.
Il fenomeno interessa il versante compreso tra la Val di Susa e la Valle di Viù. Il ghiacciaio si trova a una quota che, in condizioni normali, dovrebbe garantire temperature più basse rispetto alla pianura.
Durante l’estate 2026, però, anche l’alta montagna è rimasta per lunghi periodi sopra lo zero.
Il ghiaccio ha quindi continuato a fondere sia durante il giorno sia nelle fasi in cui le temperature notturne non sono scese abbastanza da rallentare il processo. Le immagini diffuse il 3 agosto hanno documentato la presenza di veri e propri torrenti d’acqua.
Il Rocciamelone raggiunge i 3.538 metri
Il Rocciamelone è una delle montagne più riconoscibili delle Alpi Graie.
La vetta raggiunge 3.538 metri di altitudine e si trova tra la Valle di Susa e la Valle di Viù. Sulla sommità convergono i territori di Mompantero, Novalesa e Usseglio.
La quota elevata non è stata sufficiente a proteggere il ghiacciaio dalle temperature dell’estate 2026.
Le condizioni registrate in atmosfera hanno infatti portato lo zero termico ben al di sopra della cima per periodi prolungati.
Luglio 2026 è stato il secondo più caldo di sempre
Il mese di luglio 2026 ha registrato in Piemonte una temperatura media di 22,30 °C.
Il valore colloca il mese al secondo posto tra i mesi di luglio più caldi della serie storica regionale iniziata nel 1958.
Il record rimane quello del luglio 2015, quando la temperatura media raggiunse 22,55 °C.
Luglio 2026 è stato inoltre il terzo mese più caldo in assoluto mai rilevato in Piemonte, appena un centesimo di grado sotto l’agosto 2003.
Quasi tutto il mese sopra la media climatica
Il caldo non si è concentrato in pochi giorni isolati.
Secondo i dati regionali, 28 giorni su 31 hanno registrato temperature superiori alla media del periodo climatico 1991-2020.
L’anomalia media è stata di circa 3 °C. Nei momenti più intensi delle ondate di calore, gli scostamenti locali sono stati ancora più elevati.
Il 30 luglio è stato registrato il giorno con la temperatura media più alta mai osservata in Piemonte durante questo mese. Nella stessa giornata, in alcune località della pianura sono stati raggiunti i 40 °C.
Giugno e luglio formano il bimestre più caldo
Anche il mese precedente aveva già fatto registrare condizioni eccezionali.
Giugno 2026 è risultato il secondo giugno più caldo della serie storica piemontese, dietro soltanto al 2003.
Nel complesso, il bimestre giugno-luglio 2026 è stato il più caldo mai rilevato dalla rete regionale, con una temperatura media di 21,4 °C.
Il precedente valore più elevato apparteneva al 2022, con 20,8 °C. Questa lunga continuità del caldo ha aumentato la pressione sulla neve residua e sulle superfici glaciali.
I numeri del caldo Piemontese
– Secondo luglio più caldo dal 1958
– Terzo mese più caldo dell’intera serie regionale
– 28 giorni su 31 sopra la media climatica
– Giugno-luglio 2026: bimestre più caldo mai registrato
– Due ondate di calore nel solo mese di luglio
Lo zero termico sopra la cima del Rocciamelone
Lo zero termico indica la quota alla quale la temperatura dell’atmosfera raggiunge 0 °C.
Quando questo livello si trova sopra una montagna, anche le aree vicine alla vetta possono registrare temperature positive.
Dal 10 giugno 2026 lo zero termico si è mantenuto quasi costantemente oltre i 4 mila metri. Negli ultimi giorni di luglio ha raggiunto temporaneamente anche i 5 mila metri.
Il Rocciamelone, alto 3.538 metri, è quindi rimasto al di sotto dello zero termico per lunghi periodi.
Queste condizioni hanno favorito una fusione continua della neve e del ghiaccio, senza sufficienti pause notturne o fasi fresche capaci di rallentarla.
La neve invernale era già scomparsa in primavera
Il ghiacciaio aveva perso in anticipo anche la protezione offerta dalla neve stagionale.
Le ondate di caldo registrate tra aprile e maggio hanno accelerato la fusione delle nevicate invernali.
La superficie glaciale è rimasta così esposta direttamente al sole già all’inizio dell’estate meteorologica.
La neve fresca riflette una parte importante della radiazione solare. Il ghiaccio più scuro e le superfici circostanti assorbono invece una quantità maggiore di calore.
Una volta scomparsa la copertura nevosa, il processo di fusione può quindi accelerare ulteriormente.
La primavera 2026 era già stata molto calda e asciutta
Le condizioni anomale non sono iniziate con luglio.
La primavera 2026 è stata la quarta più calda registrata in Piemonte negli ultimi 69 anni, con una temperatura media di 10,6 °C.
L’anomalia positiva rispetto al periodo 1991-2020 è stata di 1,5 °C.
Anche le precipitazioni sono risultate inferiori alla norma. In tutta la regione sono caduti mediamente 210 millimetri di pioggia, con un deficit del 29%.
Il 26 e il 27 maggio sono stati inoltre i due giorni primaverili più caldi della serie storica regionale.
Poca pioggia anche nell’area del ghiacciaio
La carenza di precipitazioni ha aggravato gli effetti delle alte temperature.
Nell’area del Rocciamelone, l’anomalia pluviometrica dell’ultimo trimestre ha sfiorato il 70% secondo l’analisi meteorologica riportata insieme alle immagini.
La scarsità di nuove nevicate in quota e di precipitazioni ha impedito la formazione di una copertura capace di proteggere il ghiaccio.
Il ghiacciaio è rimasto quindi esposto al sole durante una sequenza prolungata di giornate calde.
La combinazione tra poca neve, temperature elevate e zero termico molto alto ha creato condizioni particolarmente favorevoli alla fusione.
Perché si parla di fusione e non di semplice scioglimento
Nel linguaggio comune si utilizza spesso l’espressione “scioglimento del ghiacciaio”.
Dal punto di vista fisico, il termine più preciso è però fusione. Il ghiaccio passa infatti dallo stato solido a quello liquido a causa dell’aumento della temperatura.
Lo scioglimento viene usato più propriamente quando una sostanza si disperde all’interno di un liquido, come avviene per lo zucchero nell’acqua.
Entrambe le espressioni sono comprensibili. Nel caso di un ghiacciaio, tuttavia, “fusione” descrive in modo più accurato il processo osservato.
I torrenti d’acqua non indicano la scomparsa immediata del ghiacciaio
La presenza di grandi quantità d’acqua mostra che la fusione è intensa, ma non consente da sola di calcolare quanta massa glaciale sia stata persa.
Per misurare l’arretramento di un ghiacciaio servono confronti nel tempo, rilievi della superficie, misurazioni dello spessore e analisi del bilancio di massa.
Le immagini rappresentano comunque un segnale evidente delle condizioni termiche presenti sulla montagna.
Il ghiacciaio del Rocciamelone risulta già considerevolmente ridotto rispetto al passato. La sua regressione ha anche portato alla comparsa di un lago glaciale, osservato e studiato negli ultimi decenni.
Il caldo è proseguito anche all’inizio di agosto
L’ondata di calore non si è conclusa con la fine di luglio.
Nell’aggiornamento del 3 agosto, le previsioni indicavano ancora temperature massime diffusamente superiori ai 34 °C in pianura, con punte comprese tra 37 e 38 °C.
Solo temporali locali sulle Alpi potevano provocare brevi attenuazioni.
Un calo più generale era previsto durante il fine settimana successivo, con l’ingresso di aria più fresca.
Lo scioglimento del Rocciamelone mostra il cambiamento delle Alpi
La fusione osservata nell’estate 2026 non riguarda soltanto l’aspetto del ghiacciaio.
La perdita di ghiaccio può modificare la disponibilità stagionale dell’acqua, la stabilità dei versanti e le condizioni dei percorsi in alta montagna.
Con meno neve e ghiaccio, una maggiore quantità d’acqua raggiunge rapidamente valle durante le fasi più calde.
Nei mesi successivi, invece, può diminuire la riserva disponibile per alimentare torrenti e corsi d’acqua.
Le immagini del Rocciamelone rendono quindi visibile una trasformazione che interessa l’intero ambiente alpino.
FAQ – Scioglimento del ghiacciaio del Rocciamelone: domande e risposte
Si trova nelle Alpi Graie, tra la Val di Susa e la Valle di Viù, nel territorio della Città Metropolitana di Torino.
La vetta raggiunge i 3.538 metri di altitudine.
Le alte temperature e lo zero termico sopra i 4 mila metri favoriscono la trasformazione continua del ghiaccio in acqua.
La temperatura media regionale è stata di 22,30 °C. È stato il secondo luglio più caldo registrato in Piemonte dal 1958.
È la quota dell’atmosfera alla quale la temperatura raggiunge 0 °C. Sopra quel livello le temperature sono generalmente negative, mentre sotto possono essere positive.
No. Le immagini documentano una fusione molto intensa, ma non indicano la scomparsa completa del ghiacciaio.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



