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Arsenale della Pace di Torino, la trasformazione iniziata il 2 agosto 1983

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Da Alessandro Maldera

Agosto 02, 2026

L’inaugurazione dell’Arsenale della Pace Sermig di Torino viene fatta coincidere con il 2 agosto 1983. Quel giorno un primo edificio dell’ex complesso militare di Borgo Dora fu affidato al gruppo che avrebbe avviato la sua riconversione.

Dove per decenni erano state costruite armi nacque progressivamente una cittadella dedicata all’accoglienza, al volontariato e alla formazione. Una trasformazione urbana e sociale realizzata attraverso il lavoro gratuito di centinaia di migliaia di persone.

L’ex arsenale militare di Borgo Dora

L’Arsenale della Pace occupa gli spazi dell’antica fabbrica militare situata a Borgo Dora, nella zona di Porta Palazzo.

Lo sviluppo industriale del complesso iniziò nella seconda metà dell’Ottocento e proseguì durante il secolo successivo. L’impianto divenne una delle principali fabbriche italiane di armamenti durante la Prima guerra mondiale.

Dai suoi stabilimenti partirono migliaia di pezzi di artiglieria destinati ai fronti alpino e orientale. La produzione comprendeva cannoni di diverso calibro, avantreni, rimorchi d’artiglieria, carri e altre attrezzature militari.

Dietro questa attività si trovava il lavoro di migliaia di operai. L’arsenale rappresentava quindi un importante polo produttivo torinese, strettamente legato alle necessità militari del Paese.

Dopo aver prodotto armamenti per le guerre del Risorgimento e per i due conflitti mondiali, la struttura venne progressivamente abbandonata. Negli anni successivi rimase un grande complesso industriale in rovina, segnato dal degrado e dal proprio passato bellico.

Il 2 agosto 1983 nasce l’Arsenale della Pace

La data decisiva arrivò il 2 agosto 1983, quando l’amministrazione comunale affidò al Sermig il primo padiglione dell’ex arsenale militare.

Non si trattava ancora dell’inaugurazione di una struttura restaurata. Il gruppo entrò in un edificio annerito, deteriorato e in larga parte inutilizzabile. Fu però l’inizio concreto della trasformazione.

L’ingresso ebbe anche un forte valore simbolico. Nel rudere vennero portati una Bibbia, un crocifisso realizzato da alcuni detenuti e i libri appartenuti a una partigiana non credente.

Questi oggetti rappresentavano mondi ed esperienze differenti. Esprimevano l’idea di costruire un luogo aperto al dialogo tra credenti, non credenti e persone accomunate dalla volontà di lavorare per la pace.

Focus sul 2 agosto 1983

Luogo: ex arsenale militare di Borgo Dora
Evento: consegna del primo padiglione al Sermig
Condizioni iniziali: edificio abbandonato e profondamente degradato
Obiettivo: trasformare una fabbrica di armi in un luogo di pace
Strumenti: volontariato, lavoro gratuito e restituzione di risorse

La riconversione dei 45 mila metri quadrati

Il primo padiglione rappresentò soltanto l’inizio. Negli anni successivi la trasformazione interessò progressivamente un’area di circa 45 mila metri quadrati.

Il recupero non fu realizzato come un normale intervento immobiliare. Una parte fondamentale dei lavori venne svolta gratuitamente da volontari, artigiani, professionisti, tecnici, studenti e semplici cittadini.

Centinaia di migliaia di giovani e adulti arrivarono da diverse regioni italiane e dall’estero. Ognuno contribuì secondo le proprie possibilità, mettendo a disposizione tempo, capacità professionali, materiali o risorse economiche.

Il lavoro interessò gli edifici, gli spazi comuni e i servizi necessari per rendere abitabile il complesso. La vecchia fabbrica venne così trasformata, un ambiente dopo l’altro, in una vera cittadella della solidarietà.

Dalla produzione di armi all’accoglienza

Il cambiamento dell’arsenale possiede un significato che supera il semplice recupero architettonico.

La struttura che aveva prodotto strumenti destinati alla guerra è diventata una casa aperta alle persone in difficoltà. Il passato militare non è stato cancellato, ma trasformato in una memoria capace di interrogare il presente.

L’Arsenale della Pace offre accoglienza a persone senza dimora, migranti, donne sole, madri in difficoltà e a chi non riesce a trovare un posto dove dormire.

I servizi riguardano anche la distribuzione dei pasti, l’ascolto, l’assistenza sanitaria e l’accompagnamento verso un percorso di maggiore autonomia.

La struttura è attiva ogni giorno e rappresenta uno dei principali punti torinesi dedicati all’accoglienza delle fragilità sociali.

Un centro di solidarietà internazionale

L’attività nata a Borgo Dora non si limita alla città di Torino. L’Arsenale della Pace è diventato il centro di una rete impegnata in diversi Paesi del mondo.

Il profilo ufficiale del Sermig riporta 3.420 interventi e progetti di sviluppo nei cinque continenti, oltre a spedizioni umanitarie e più di 70 missioni di pace nei territori colpiti da guerre e crisi.

Gli interventi comprendono la distribuzione di medicinali, alimenti, vestiti e attrezzature. A questi si aggiungono progetti di cooperazione, percorsi educativi e attività destinate a comunità in difficoltà.

Nel tempo sono nate anche cooperative di produzione e lavoro in Italia e all’estero, insieme a iniziative dedicate all’integrazione, all’educazione, alla musica e al restauro.

Una casa dedicata anche ai giovani

Fin dall’inizio i giovani hanno partecipato alla ricostruzione dell’ex arsenale. Non sono stati considerati soltanto destinatari delle attività, ma protagonisti diretti della trasformazione.

L’Arsenale è diventato uno spazio nel quale svolgere volontariato, mettersi al servizio degli altri e confrontarsi con le grandi questioni del presente.

La proposta educativa parte dall’idea che molti giovani siano colpiti da forme di povertà meno visibili. Tra queste rientrano la sfiducia verso se stessi e gli altri, il disinteresse, l’isolamento e la difficoltà a immaginare il futuro.

L’obiettivo è favorire la responsabilità personale, la capacità di costruire progetti e il senso di appartenenza a una comunità più ampia: dal quartiere fino alla dimensione internazionale.

Il percorso educativo proposto dall’Arsenale

Le attività educative si sviluppano attraverso tre direzioni principali.

La prima riguarda il lavoro sulla propria persona. I partecipanti vengono aiutati a riconoscere il proprio valore, le capacità personali e la possibilità di contribuire al cambiamento della realtà.

La seconda propone un impegno concreto nei luoghi della vita quotidiana. Il servizio può essere svolto nella scuola, nelle associazioni, nelle parrocchie, nel quartiere o in altri spazi comunitari.

La terza invita ad ampliare lo sguardo sul mondo. Le differenze culturali e religiose vengono affrontate come una possibile ricchezza, purché siano accompagnate da conoscenza e rispetto reciproco.

L’Arsenale funziona quindi come un laboratorio nel quale sperimentare stili di vita solidali che possono essere successivamente applicati nei territori di provenienza.

Le attività rivolte alle scuole

Il Sermig propone percorsi destinati alle classi delle scuole primarie e secondarie. Linguaggi, durata e intensità delle attività vengono adattati all’età e alle caratteristiche dei gruppi.

La struttura è priva di barriere architettoniche. I progetti possono quindi coinvolgere anche studenti con disabilità e gruppi scolastici numerosi.

Gli incontri permettono di conoscere i valori che hanno guidato la trasformazione dell’ex fabbrica: accoglienza, restituzione, reciprocità, dialogo, apertura al mondo e pace.

Gli studenti vengono invitati a collegare questi principi alla propria vita, trasformandoli in scelte e impegni personali.

Gli obiettivi delle attività scolastiche

– Comprendere come una fabbrica di armi sia diventata un luogo di accoglienza
– Sviluppare responsabilità personale e partecipazione attiva
– Superare il senso di impotenza davanti ai problemi contemporanei
– Imparare a riconoscere emozioni, bisogni e punti di vista degli altri
– Considerare le differenze culturali e religiose come una ricchezza
– Riscoprire il valore della giovinezza e della ricerca di senso

Responsabilità, emozioni e partecipazione

Uno degli obiettivi dei percorsi è mostrare che la storia non dipende soltanto dalle grandi decisioni politiche. Anche le azioni individuali possono produrre conseguenze concrete.

La trasformazione dell’Arsenale ne rappresenta un esempio. Un gruppo relativamente piccolo avviò un processo che coinvolse nel tempo centinaia di migliaia di persone.

Le attività aiutano inoltre gli studenti a riconoscere e gestire le proprie emozioni. Le storie di chi ha costruito, frequentato o trovato accoglienza nell’Arsenale permettono di confrontarsi con esperienze differenti.

Mettersi nei panni dell’altro diventa uno strumento per comprenderne bisogni, difficoltà e punti di vista. La partecipazione non rimane così un principio astratto, ma assume la forma di un aiuto concreto.

Un luogo della memoria ancora vivo

L’Arsenale della Pace conserva la memoria della funzione originaria degli edifici. La sua storia permette di osservare come un luogo possa cambiare significato senza cancellare ciò che è stato.

La fabbrica militare racconta la produzione destinata ai conflitti del passato. Gli spazi recuperati mostrano invece la possibilità di utilizzare lavoro, capacità e risorse per l’accoglienza e la cooperazione.

Per questo l’Arsenale non è soltanto una struttura assistenziale o un centro culturale. È un monumento vivo alla trasformazione delle armi in solidarietà

FAQ –

Quando nacque l’Arsenale della Pace di Torino?

La nascita viene fatta coincidere con il 2 agosto 1983, giorno in cui il primo padiglione dell’ex arsenale militare venne affidato al Sermig.

Il 2 agosto 1983 si svolse una vera inaugurazione?

Non ancora. In quella data cominciò l’ingresso e il lavoro di recupero del complesso. L’Arsenale venne restaurato e reso operativo progressivamente.

Dove si trova l’Arsenale della Pace?

Si trova in piazza Borgo Dora 61, nella zona di Porta Palazzo a Torino.

Che cosa si produceva nell’ex arsenale militare?

La fabbrica realizzava cannoni, pezzi di artiglieria, avantreni, rimorchi e altro materiale militare utilizzato anche durante le guerre mondiali.

Quanto è grande l’Arsenale della Pace?

Il complesso recuperato si estende su una superficie di circa 45 mila metri quadrati.

Quali attività vengono svolte oggi?

La struttura si occupa di accoglienza, pasti, assistenza sanitaria, volontariato, educazione, formazione, musica, restauro e progetti di solidarietà internazionale.

L’Arsenale della Pace è accessibile alle persone con disabilità?

Sì. Gli spazi destinati alle attività formative sono privi di barriere architettoniche e possono ospitare anche gruppi scolastici numerosi.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende