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Orio Canavese: storia del borgo tra castelli, viticoltura, guerre ed emigrazione

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Da Alessandro Maldera

Maggio 06, 2026

La storia di Orio Canavese è quella di un piccolo centro che nei secoli ha attraversato cambiamenti profondi, senza perdere il legame con il proprio territorio. Il paese affonda le sue radici nel Medioevo, ma il suo nome potrebbe richiamare un’origine ancora più antica, legata al latino Horreoum, cioè casolare rustico o granaio.

Da qui in avanti il percorso di Orio si intreccia con signorie feudali, castelli, famiglie nobili, lavoro agricolo, emigrazione e trasformazioni del Novecento. Proprio per questo il passato del paese non si limita a poche date, ma racconta una lunga evoluzione sociale ed economica.

Focus sulle tappe storiche di Orio Canavese

1003: Arduino cede Orio al diacono di Ivrea
Medioevo: il borgo resta in area eporediese, con diritti feudali esercitati anche da Biandrate e Monferrato
Età medievale: viene costruito il Castelvecchio
1631: dopo il trattato di Cherasco, Orio passa definitivamente ai Savoia
1833: i Compans di Brichanteau cedono i loro diritti alla famiglia Sallier de la Tour
1845: viene istituita una scuola femminile per volontà del conte de la Tour
Anni Venti del Novecento: il castello passa all’INPS
1928-1949: la residenza viene trasformata in ospedale militare
1954: il paese viene colpito da una grave epidemia di tifo
1955-1960: Orio vive una fase di ammodernamento con acquedotto, fognature, asfaltature e nuove tecnologie

Le origini di Orio Canavese e le prime notizie documentate

Si pensa che il nome Orio derivi dal latino Horreoum, termine che può essere tradotto come casolare rustico o granaio. Questa interpretazione richiama subito una vocazione agricola e rurale che ha accompagnato il paese per gran parte della sua storia.

Le prime notizie certe risalgono al 1003, quando Arduino cedeva Orio al diacono di Ivrea. È un passaggio importante, perché inserisce fin da subito il borgo dentro l’orbita eporediese, con un legame che sarebbe rimasto forte anche nei secoli successivi.

Orio nel Medioevo tra dominio eporediese, Biandrate e Monferrato

Durante il Medioevo Orio rimase in prevalenza sotto il dominio di Ivrea, ma sul territorio esercitarono diritti feudali anche i Biandrate e il marchese di Monferrato. Questo significa che il borgo non fu mai del tutto isolato, ma entrò in una rete di poteri locali che si sovrapponevano e si contendevano influenza.

Presumibilmente proprio in epoca medievale venne costruito il cosiddetto Castelvecchio, uno dei due castelli che dominano la collina. Si trovava verso sud-est e oggi ne restano soltanto ruderi immersi nella vegetazione. Il secondo castello, invece, risale alla fine del Settecento e si colloca sulla diagonale verso nord-ovest. Anche questa doppia presenza dice molto della lunga funzione strategica della collina di Orio.

Il passaggio ai Savoia e le famiglie nobili di Orio

Un momento decisivo nella storia di Orio Canavese arriva nel 1631. In seguito al trattato di Cherasco, infatti, il paese passa definitivamente ai Savoia. Da quel momento cambia il quadro politico generale, ma la gestione locale continua a intrecciarsi con famiglie nobili di rilievo.

Anni dopo i Savoia riconobbero infatti una parte della signoria al conte Compans di Brichanteau, appartenente a una distinta casata di origine francese. Nel 1833 questa famiglia cedette i propri diritti ai Sallier de la Tour, che acquistarono la residenza di Orio, nota come il Castello, insieme al relativo tenimento.

Ottocento: il castello, la vite e la trasformazione del paese

Nel corso dell’Ottocento il conte Vittorio si impegnò a migliorare la coltura della vite e, allo stesso tempo, a trasformare il castello. L’edificio venne ampliato con una nuova ala che costituì la facciata principale. Inoltre furono realizzate la cappella di San Silvestro in stile neoclassico, arricchita da affreschi ed eleganti stucchi, e la galleria che un tempo custodiva quadri di pregio.

Fu il marchese De la Tour a impiantare a Orio vigneti pregiati come il Borgogna e il Bordolese, perfezionandone la coltivazione e avviando una produzione vinicola destinata a lasciare un segno duraturo. La passione per il vino, infatti, è rimasta viva fino a oggi nei vignaioli del paese.

Nel 1845, inoltre, grazie alla beneficenza del conte de la Tour, governatore di Torino, venne istituita una scuola femminile, che si aggiunse a quella maschile già esistente. Anche questo passaggio racconta bene l’evoluzione sociale del borgo nell’Ottocento.

Dal castello all’ospedale: il Novecento e i cambi di funzione della residenza

Negli anni Venti del Novecento la famiglia de la Tour cedette il castello all’INPS. Da quel momento la residenza cambiò completamente funzione. Dal 1928 al 1949 l’edificio venne trasformato in ospedale militare, per poi diventare in seguito un preventorio per malattie polmonari.

Circa trent’anni dopo, l’amministrazione decise di cessare l’attività e di destinare la costruzione ad archivio dell’U.S.L., prima del definitivo abbandono. Questa lunga sequenza di usi diversi mostra come il castello, da residenza nobiliare, sia diventato progressivamente un luogo al servizio di funzioni pubbliche e sanitarie.

Emigrazione, povertà e ricerca di fortuna all’estero

Fin dall’inizio del Novecento Orio visse una forte emigrazione. Intere famiglie partirono verso l’America, mentre altri, soprattutto donne, si spostarono in Francia per lavorare nelle industrie tessili. Il motivo era semplice e duro allo stesso tempo: la vita in paese era difficile, i soldi erano pochi e il lavoro agricolo rendeva sempre meno.

Per molte persone cercare fortuna all’estero sembrò la scelta più ragionevole. Tuttavia non tutti trovarono le condizioni sperate. Alcuni, infatti, decisero di tornare e di ristabilirsi a Orio, riportando con sé un’esperienza segnata da sacrifici e aspettative deluse.

La Prima guerra mondiale e il ricordo dei caduti

Con gli anni Venti il mondo era ancora sconvolto dalle conseguenze del primo conflitto mondiale. Anche Orio, come tanti paesi italiani, vide partire uomini e ragazzi verso il fronte del Nord-Est. In particolare parteciparono anche i giovani della classe 1899, l’ultima classe richiamata, duramente colpita dalla guerra.

Per ricordare i caduti venne costruito l’asilo Maria Ausiliatrice, inaugurato nel 1926. Sulla facciata dell’edificio fu collocata una lapide con i nomi dei morti. Fino a qualche decennio fa, inoltre, il 4 novembre si svolgeva una celebrazione pubblica per ricordare la vittoria italiana contro l’Impero austroungarico e i caduti della Grande Guerra.

La commemorazione si sviluppava lungo il viale della Rimembranza, chiamato così perché vi erano tanti pini quanti erano i caduti, ciascuno con una targhetta alla base che riportava un nome. Oggi i pini sono stati sostituiti da tigli e la processione con la deposizione della corona d’alloro sotto la lapide non si celebra più. Tuttavia il significato memoriale di quel luogo resta molto forte.

La Seconda guerra mondiale, i partigiani e la repressione

La Seconda guerra mondiale fu avvertita in modo ancora più diretto dalla popolazione. Molta gente venne inviata al fronte e i soldati tedeschi occuparono e controllarono la vita quotidiana del paese. In questo clima si organizzarono anche squadre partigiane per contrastare gli occupatori.

Il culmine di quella lotta fu la fucilazione di Giuseppe Ponzetto, avvenuta nella piazza che oggi porta il suo nome. Si tratta di uno degli episodi più drammatici della memoria locale. Nello stesso contesto si distinse anche l’alpino Ernesto Blanchietti, che perse la vita nella lotta e ricevette una medaglia d’argento.

Il dopoguerra tra Torino, tessili e trasformazione dell’agricoltura

Nell’immediato dopoguerra la popolazione cominciò a spostarsi sempre più verso Torino, alla ricerca di lavoro. Di conseguenza il vigneto venne progressivamente sostituito dai seminativi. Era un cambiamento concreto, visibile, che segnava la fine di un equilibrio precedente.

Le ragazze, invece, trovavano spesso impiego nelle industrie tessili di Strambino e Ivrea. Anche in questo caso il paese cambiava non solo nel paesaggio, ma nella struttura sociale e nelle abitudini quotidiane.

L’epidemia di tifo del 1954

Tra gli episodi più duri del Novecento a Orio c’è l’epidemia di tifo del 1954. Più di 50 famiglie vennero colpite. Il bilancio fu gravissimo: 80 ricoverati e 6 morti, in prevalenza anziani e bambini.

L’epidemia fu causata dall’inquinamento delle acque, dovuto a infiltrazioni in una sorgente utilizzata per rifornire la parte bassa del paese, che già soffriva di scarsità idrica. È uno di quei fatti che mostrano in modo brutale quanto fossero ancora fragili le condizioni di vita in un piccolo centro di campagna nel secondo dopoguerra.

Gli anni del boom: acquedotto, fognature, scuole e centro sportivo

Tra il 1955 e il 1960 lo sviluppo economico toccò anche un piccolo centro come Orio. Arrivarono prima le televisioni, poi le automobili e le macchine agricole. Allo stesso tempo il paese venne modernizzato con opere concrete: la rete fognaria, un nuovo acquedotto, l’asfaltatura delle strade e la distribuzione dell’acqua potabile in tutte le case.

Negli anni Sessanta furono inaugurate anche le nuove scuole elementari, spostate dalla parte alta del paese verso il centro. Nel 1970 venne scavato un nuovo pozzo profondo 132 metri. La vecchia parrocchiale della Natività di Maria Vergine fu poi sostituita da quella eretta negli anni Settanta nella parte bassa dell’abitato.

Nel 1979 nacque infine il Centro Sportivo, dotato di campi da calcio, tennis, pallavolo e bocce, con annesso parco giochi per i bambini. Nello stesso periodo anche il municipio fu trasferito al centro del paese, vicino a piazza Tapparo e alle scuole elementari. In sostanza, il paese cambiò volto, spostando il proprio baricentro verso la parte bassa e più moderna dell’abitato.

FAQ – Orio Canavese: risposte rapide sulla sua storia

Da dove deriva il nome Orio Canavese?

Si ritiene che il nome derivi dal latino Horreoum, termine che significa casolare rustico o granaio. L’origine del toponimo richiama quindi una vocazione agricola molto antica del paese.

Quali sono le prime notizie storiche su Orio?

Le prime notizie documentate risalgono al 1003, quando Arduino cedette Orio al diacono di Ivrea. Da quel momento il paese entrò stabilmente nell’orbita eporediese.

Quando Orio passò ai Savoia?

Orio passò definitivamente ai Savoia nel 1631, in seguito al trattato di Cherasco. In seguito una parte della signoria fu riconosciuta anche al conte Compans di Brichanteau.

Quale ruolo ebbe la viticoltura nella storia del paese?

Nell’Ottocento il marchese De la Tour perfezionò la coltura della vite, impiantando anche vigneti pregiati come il Borgogna e il Bordolese. Da lì prese avvio una tradizione vinicola rimasta viva nel tempo.

Quali furono gli episodi più duri del Novecento a Orio Canavese?

Tra i momenti più difficili ci furono la forte emigrazione, la Seconda guerra mondiale con l’occupazione tedesca e la lotta partigiana, oltre alla grave epidemia di tifo del 1954, che causò ricoveri e vittime.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende