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Storia di Carema: borgo di confine tra Via delle Gallie, Savoia e cultura del vino

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Da Alessandro Maldera

Maggio 04, 2026

La storia di Carema nasce in un luogo che per secoli è stato terra di passaggio e di frontiera. Ultimo paese del Canavese verso nord, Carema si trova infatti in un’area che, a seconda delle epoche, è stata confine tra Italia e Gallia, tra regno d’Italia e area borgognona, e in tempi più recenti tra Piemonte e Valle d’Aosta.

Proprio questa posizione ha segnato il destino del borgo. Carema, infatti, affonda le sue radici nell’età romana, si sviluppa come centro legato al transito e ai pedaggi, attraversa la lunga stagione feudale e conserva ancora oggi una forte identità agricola e vitivinicola. Per questo il suo passato non si separa mai dal territorio.

Carema, i passaggi storici principali

Età romana: Carema nasce lungo la Via delle Gallie, importante asse tra Pianura Padana e Gallia
Epoca romana: il borgo è anche mansio, sede di guarnigione militare e piccolo sito minerario
Medioevo: Carema viene assegnata al vescovo d’Ivrea, che investe del feudo gli Ugoni da Brescia
1171: i marchesi del Monferrato estendono la loro influenza sul borgo e sul diritto di pedaggio
1313: i Savoia ampliano il controllo su Ivrea e parte del Canavese
1357: Amedeo VI riceve in feudo perpetuo Carema e Castruzzone
Seconda metà del Cinquecento: il territorio viene reinglobato nel Canavese dopo il passaggio nel ducato di Aosta
1797: Carlo Emanuele IV abolisce i diritti feudali
Periodo fascista: Carema viene reinserita nella provincia d’Aosta
Con la Repubblica: il comune torna definitivamente al Piemonte
18-19 marzo 2007: referendum per il passaggio alla Valle d’Aosta, approvato dal 76,18% dei votanti ma senza effetti sui confini regionali

Le origini romane di Carema e il legame con la Via delle Gallie

L’origine di Carema viene collegata all’epoca romana. Da qui, infatti, passava la Via delle Gallie, la grande strada consolare fatta costruire da Augusto per mettere in comunicazione la Pianura Padana con la Gallia.

Anche il nome del paese sembra richiamare proprio questa funzione strategica. Secondo la spiegazione più diffusa, il toponimo deriverebbe dall’espressione latina ad quadragesimum lapidem ab Augusta Praetoria, cioè “al quarantesimo miglio da Aosta”. In questa lettura, il borgo sarebbe nato dopo la fondazione romana di Augusta Praetoria, l’attuale Aosta. Nel tempo la formula avrebbe subito diverse trasformazioni linguistiche, passando da quadragesima o quaresima a quaresme, poi caresme e infine Carème.

Esiste però anche un’altra interpretazione. Secondo questa ipotesi, il nome deriverebbe da Cameram, cioè “dogana”. L’idea si lega al fatto che qui si sarebbe pagato un pedaggio del 2,5% sul valore delle merci in transito tra le Gallie e l’Italia. In entrambi i casi, comunque, il significato del nome rimanda a una funzione di confine e di controllo dei passaggi.

Un borgo romano di transito, presidio militare e attività mineraria

In età romana Carema non era soltanto una località lungo una strada importante. Il borgo era infatti anche una mansio, cioè una stazione di sosta e supporto al traffico lungo il percorso, oltre che sede di una guarnigione militare.

Inoltre il territorio aveva anche una piccola funzione produttiva. Le fonti ricordano infatti una miniera di rame e un magazzino appartenenti a Caio Sallustio Crispo, nipote dello storico Sallustio. Questo dettaglio conferma che Carema, già in età antica, non era un luogo marginale, ma un punto inserito in una rete economica e militare più ampia.

Carema nel Medioevo tra vescovo d’Ivrea, Ugoni da Brescia e Monferrato

Nel Medioevo Carema fu assegnato con diploma imperiale al vescovo d’Ivrea. Quest’ultimo investì del feudo gli Ugoni da Brescia, signori anche del castello di Castruzzone, indicato nelle fonti come Castrum Ugonis.

Il loro potere si fondò soprattutto sul diritto di esigere il pedaggio. Tuttavia le fonti ricordano anche il lato più duro di questa signoria, segnata da spoliazioni e vessazioni. Carema, dunque, continuò a essere un luogo in cui il transito delle merci produceva ricchezza, ma anche conflitti e abusi.

Nel 1171 i marchesi del Monferrato riuscirono a estendere la loro influenza sul borgo e ad amministrare il diritto di pedaggio, nonostante l’opposizione del vescovo eporediese. Già in questa fase si vede bene quanto Carema fosse un punto piccolo nelle dimensioni, ma importante negli equilibri politici dell’area.

L’arrivo dei Savoia e la lunga stagione feudale

Un altro passaggio decisivo nella storia di Carema si verificò nel Trecento. Nel 1313 i Savoia ampliarono infatti il loro controllo su Ivrea e su parte del Canavese. Poco dopo, nel 1357, Amedeo VI ricevette in feudo perpetuo dal vescovo d’Ivrea le terre e i castelli della Valle Dora Baltea, tra cui Carema e Castruzzone.

Da quel momento il destino del borgo si legò stabilmente alla dinastia sabauda. Nei secoli successivi, però, i Savoia non mantennero sempre una gestione diretta del territorio. La proprietà venne infatti ceduta a diverse famiglie nobili locali, tra cui i De Jordanis di Montalto, i Vallesa e i conti di Challant.

La stagione feudale si concluse nel 1797, quando Carlo Emanuele IV abolì i diritti feudali. Questo passaggio segnò la fine di un sistema durato per secoli e aprì una nuova fase nella storia amministrativa del borgo.

Tra ducato di Aosta, Canavese e Piemonte: una storia di confine

La posizione di Carema ha inciso profondamente anche sulla sua appartenenza territoriale. I Savoia, infatti, incorporarono il paese nel ducato di Aosta e solo nella seconda metà del Cinquecento lo reinglobarono nel Canavese.

Questo carattere di terra di confine riemerse anche in epoca contemporanea. Durante il fascismo, Carema venne reinserita nella provincia d’Aosta. Solo con la Repubblica il comune tornò definitivamente al Piemonte.

Questa oscillazione amministrativa non fu un dettaglio secondario. Al contrario, racconta bene la natura particolare del paese, sempre collocato in una zona di passaggio e di incontro tra aree diverse, più esposto di altri ai cambiamenti di confine.

La cultura del vino come eredità storica del territorio

La storia di Carema non si spiega solo con i poteri politici. Si capisce anche guardando il rapporto millenario tra comunità, montagna e agricoltura. Tra le peculiarità del paese spiccano infatti la produzione vinicola e una pregevole architettura rurale, entrambe strettamente legate alla sua identità.

Nella conca morenica, segnata da una fitta rete di terrazzamenti strappati alla montagna, si sviluppa da secoli una viticoltura di grande valore. Il simbolo di questa tradizione è il D.O.C. Carema, vino ottenuto dai vigneti di nebbiolo coltivati in un ambiente davvero unico.

Le viti vengono allevate a pergola, ma con una forma particolare che caratterizza soprattutto questa zona e pochi comuni limitrofi. A sorreggere i tralci sono infatti vere e proprie colonne in pietra con capitello, note in piemontese come Pilun. A monte, invece, i muretti a secco hanno una doppia funzione: creare i terrazzamenti e mitigare il freddo notturno del primo autunno. In sostanza, il paesaggio storico di Carema coincide con il lavoro umano sul versante.

Il borgo storico e la specificità dell’architettura rurale

Accanto ai vigneti, anche il centro abitato racconta una lunga continuità storica. Il vecchio borgo, di origine medievale, conserva infatti una fisionomia che resta difficile da trovare altrove. Le viuzze strette e tortuose, le case in pietra addossate tra loro, i portali, i balconi lignei e le antiche fontane restituiscono ancora oggi il carattere di una comunità plasmata dal lavoro agricolo e dalla necessità di adattarsi allo spazio.

Proprio per questo Carema non è soltanto un paese con una tradizione vinicola. È un luogo in cui la storia è leggibile anche nella forma del paesaggio e nell’impianto del centro storico. Il borgo e i terrazzamenti, infatti, fanno parte dello stesso racconto.

Il referendum del 2007 per il passaggio alla Valle d’Aosta

Il rapporto storico con la Valle d’Aosta è riemerso con forza anche in tempi recenti. Il 18 e 19 marzo 2007 a Carema si tenne infatti un referendum, previsto dall’articolo 132, secondo comma, della Costituzione, per proporre il distacco del comune dal Piemonte e la sua aggregazione alla Valle d’Aosta.

Il 76,18% dei votanti si espresse a favore della proposta. Tuttavia, nonostante questo esito, il cambiamento dei confini regionali non avvenne. Dopo il parere dei due consigli regionali interessati, il processo si fermò e Carema rimase in Piemonte.

Tra gli argomenti usati da chi sosteneva l’unificazione alla Valle d’Aosta c’era anche una ragione storica. In passato, infatti, Carema era stata una dipendenza del ducato di Aosta. Non a caso lo storico valdostano Jean-Baptiste de Tillier, nella sua opera Nobiliaire du Duché d’Aoste, inseriva i Carstrusson o Castruchon, antichi signori di Carema, tra le famiglie nobili valdostane, richiamando proprio questo antico legame.

Lo stemma di Carema e il significato dei suoi simboli

Anche lo stemma comunale racconta qualcosa della storia locale. Lo stemma del Comune di Carema è stato concesso con regio decreto del 7 settembre 1933.

La descrizione araldica lo definisce “semitroncato partito”. Nel primo campo, d’oro, compare il fascio di picche arduiniche di rosso legate d’azzurro; nel secondo, d’argento, appaiono le lettere capitali romane XL; nel terzo, d’azzurro, figurano tre fasce ondate d’argento.

Anche senza entrare in una lettura araldica troppo tecnica, si capisce che lo stemma condensa alcuni richiami forti alla storia del paese: il passato politico locale, il riferimento al quarantesimo miglio da Aosta e il rapporto con l’acqua e il territorio.

FAQ – risposte essenziali su Carema e il suo passato

Da dove deriva il nome Carema?

Secondo l’ipotesi più diffusa, il nome deriverebbe da ad quadragesimum lapidem ab Augusta Praetoria, cioè “al quarantesimo miglio da Aosta”. Esiste però anche una seconda interpretazione che lo collega a Cameram, cioè “dogana”.

Perché Carema è considerato un borgo di confine?

Carema si trova in una zona storicamente di passaggio. In epoca romana era sul collegamento tra Italia e Gallia, nel Medioevo stava in un’area di frontiera e in età moderna e contemporanea ha oscillato più volte tra Canavese, ducato di Aosta, provincia d’Aosta e Piemonte.

Quale ruolo aveva Carema in epoca romana?

Il borgo era attraversato dalla Via delle Gallie ed era anche una mansio, cioè una stazione di sosta con funzione militare e logistica. Inoltre il territorio ospitava una piccola miniera di rame e un magazzino legato a Caio Sallustio Crispo.

Quando Carema passò sotto i Savoia?

I Savoia ampliarono il loro controllo sull’area nel 1313. Poi, nel 1357, Amedeo VI ricevette in feudo perpetuo Carema e Castruzzone dal vescovo d’Ivrea.

Perché il vino è così importante nella storia di Carema?

Perché la viticoltura è parte integrante dell’identità storica del paese. I terrazzamenti, i Pilun, i muretti a secco e la produzione del D.O.C. Carema raccontano una tradizione agricola secolare che ha modellato sia il paesaggio sia il borgo.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende