Il Santuario di Loreto a Groscavallo: il luogo di pellegrinaggio sopra Forno Alpi Graie tra storia, arte e devozione

Da Alessandro Maldera
Maggio 02, 2026

Il Santuario della Beata Vergine di Loreto di Groscavallo si trova a 1340 metri di altitudine, su un terrazzo naturale che domina il versante orientale del Vallone di Sea, fuori dall’abitato di Forno Alpi Graie. Si raggiunge attraverso una lunga scalinata di 444 gradini, che già da sola trasforma la visita in un piccolo pellegrinaggio. Inoltre, il santuario non è importante solo per la sua posizione panoramica, ma anche per le sue origini miracolose, per la ricchezza degli arredi interni e per il forte legame con la fede popolare locale.
Un santuario tra montagna, pellegrinaggi e memoria
- Posizione: il Santuario della Beata Vergine di Loreto di Groscavallo si trova a 1340 metri, su un terrazzo naturale sopra Forno Alpi Graie, sul versante orientale del Vallone di Sea
- Accesso: si raggiunge attraverso una scalinata di 444 gradini, completata negli anni Cinquanta e arricchita nel 1976 con le stazioni della Via Crucis
- Origine del culto: il santuario nasce dalla devozione legata a Pietro Garino e ai due quadretti votivi connessi agli eventi miracolosi del 1629-1630, ancora conservati sul posto
- Facciata: è bianca, a ordini sovrapposti, con quattro paraste lisce, timpano curvilineo, nicchie vuote e iscrizioni tra cui “eretta 1758 restaurata 1873”
- Interno: presenta una navata unica con due cappelle laterali, abside semicircolare, volta a botte lunettata e finestre reniformi e ovali che illuminano l’aula
- Elemento prezioso: il presbiterio conserva un altare maggiore settecentesco attribuito a Luigi Prinotto, con intarsi in ebano, palissandro e avorio
- Arredi e devozione: all’interno si trovano confessionali settecenteschi, lampadari in cristallo, statue, tele e numerosi ex voto, mentre accanto al santuario si trova il Museo della Fede
- Apertura: il santuario è aperto tutti i giorni da giugno a settembre e vi si celebra la messa ogni domenica
Dove si trova il santuario e com’è inserito nel paesaggio
Il santuario sorge su un terrazzo naturale a mezza costa della montagna che chiude a est il Vallone di Sea. La sua posizione è esterna rispetto all’abitato di Forno Alpi Graie, ma resta profondamente connessa alla vita religiosa della frazione. L’edificio ha orientamento nord-sud ed è preceduto da un piccolo sagrato erboso.
A ovest confina con la casa dei pellegrini e con il Museo della Fede, un’esposizione permanente di tavolette votive che completa il valore spirituale del complesso. A nord, invece, il santuario incontra direttamente il bosco. Tutto questo gli dà un carattere molto preciso: non è una semplice chiesa di montagna, ma un luogo di devozione immerso in un contesto naturale forte e riconoscibile.
La scalinata di 444 gradini e il percorso di salita
Uno degli elementi più caratteristici del santuario è la scalinata di 444 gradini che permette di raggiungerlo. I lavori per questa nuova salita iniziarono nel 1954 e furono completati nel 1955. In seguito, nel 1976, lungo il percorso vennero aggiunte anche le stazioni della Via Crucis.
Per questo motivo, l’arrivo al santuario non è soltanto uno spostamento fisico. È anche un avvicinamento simbolico, che rafforza il valore del luogo come meta di pellegrinaggio.
La facciata del Santuario della Beata Vergine di Loreto di Groscavallo
La facciata è in pietra e muratura intonacata, tinteggiata di bianco, e si sviluppa su ordini sovrapposti. La composizione è scandita da quattro paraste lisce e si conclude con un timpano curvilineo, che dà all’insieme un’impronta elegante e solenne.
I due registri sono separati da una doppia trabeazione modanata e raccordati da volute impostate su paraste leggermente arretrate. Nel livello inferiore si apre il portale d’ingresso, con porta lignea a due battenti, incorniciato e sormontato da un piccolo timpano triangolare. Ai suoi lati si trovano due nicchie vuote. Nel registro superiore, invece, si apre una finestra rettangolare in asse con il portale, anch’essa incorniciata e coronata da un timpano curvilineo spezzato. Anche qui compaiono due nicchie vuote laterali.
Sulla trabeazione inferiore si legge la scritta D.O.M., mentre nel timpano sommitale compare l’iscrizione “eretta 1758 restaurata 1873”. La facciata venne completata tra il 1869 e il 1873 su progetto di Luigi Baretta.
Pianta, struttura e organizzazione dello spazio interno
L’interno del santuario ha una pianta longitudinale a navata unica, con una cappella laterale rettangolare per lato, presbiterio quadrato e abside semicircolare. La navata è articolata in sette campate, alternate tra rettangolari e quadrate, e questo rende lo spazio più mosso e ritmato.
La struttura è in muratura intonacata. L’aula è coperta da una volta a botte lunettata, scandita dagli archivolti e impostata su un cornicione continuo aggettante. Le cappelle laterali e l’abside sono invece coperte da un catino suddiviso in tre spicchi. Sopra il cornicione si aprono finestre reniformi e ovali, una per campata su entrambi i lati, che portano luce all’interno in modo diffuso e regolare.
Anche la copertura segue un linguaggio tradizionale: è a doppia falda, con struttura lignea e manto in lose.
I prospetti laterali e il campaniletto
I prospetti laterali sono in muratura rinzaffata e sono scanditi da lesene a tutta altezza. Sul lato destro si aprono due portali architravati, entrambi sormontati da timpani curvilinei. Sopra il portale mediano si innalza un piccolo campaniletto a base quadrata, con cella campanaria aperta su ogni lato e sommità conica in pietra.
Questo dettaglio aiuta a leggere il santuario non solo frontalmente, ma come organismo architettonico completo, costruito per essere percepito lungo tutto il suo sviluppo.
Arredi, decorazioni ed ex voto
L’interno conserva numerosi elementi di grande interesse. La pavimentazione è in lastre di marmo grigio disposte a scacchiera. Sono presenti una fila di banchi collocata longitudinalmente, sedie, una cantoria lignea in controfacciata, quattro confessionali lignei settecenteschi, lampadari in cristallo, tele, statue e numerosi ex voto.
Anche l’apparato decorativo è ricco. Le superfici voltate sono tinteggiate a riquadri rosa e ocra chiaro con profili dorati. Nelle volte delle due campate quadrate sono affrescati l’Assunzione e il Santissimo Calice in Gloria, inseriti entro cornici curvilinee in stucco. L’insieme è luminoso, ordinato e coerente con il carattere devozionale del santuario.
Il presbiterio e l’altare maggiore
Uno degli elementi più preziosi dell’intero edificio è il presbiterio storico, collocato nella quinta campata, quindi a metà navata. È rialzato di due gradini ed è racchiuso entro una balaustra ellittica in legno verniciato, che lo separa sia dall’aula liturgica sia dall’abside.
Qui si trova il monumentale altare maggiore settecentesco, attribuito a Luigi Prinotto. Al centro si sviluppa il tabernacolo entro una tripla alzata, sormontato da un tempietto esagonale balaustrato. L’altare è arricchito da intarsi preziosi in ebano, palissandro e avorio, che ne fanno uno dei dettagli più raffinati del santuario.
Dalle apparizioni di Pietro Garino alla nascita del santuario
La storia del luogo parte tra 1629 e 1630 e ha al centro la figura di Pietro Garino, originario di Forno Alpi Graie. Nel 1629, durante un pellegrinaggio al Rocciamelone, trovò presso la cappella che custodiva il trittico mariano due quadretti ovali consunti, raffiguranti la Madonna di Loreto e San Carlo Borromeo. Decise di portarli a Torino per farli restaurare, con l’intenzione di riportarli al Rocciamelone l’anno successivo.
Nel 1630, mentre la peste colpiva il territorio e Garino si trovava rifugiato a Forno, avvenne l’episodio decisivo. I due quadretti restaurati furono ritrovati miracolosamente sulla cima di un albero. Nello stesso luogo Garino ebbe anche un’apparizione della Vergine Maria, che gli chiese di riferire al parroco di invitare i fedeli a essere più timorati di Dio per ottenere la fine della peste. Il parroco allora celebrò la messa sul luogo dell’apparizione, dove nel frattempo i due quadretti erano ricomparsi su una roccia sottostante e i fedeli erano saliti in processione.
Dalla prima cappella al grande santuario settecentesco
Nel 1631 Pietro Garino fece costruire a proprie spese una prima cappella, destinata a custodire i quadretti del miracolo. Tuttavia, già nel 1632, quella struttura risultava troppo piccola rispetto all’afflusso dei pellegrini.
Per questo, a partire dal 1750, si diede avvio alla costruzione del santuario attuale su progetto degli architetti luganesi Francesco Brilli e Giovanni Battista Gagliardi. Dalla visita pastorale del 1752 risulta già ultimata la casa canonica. Nel 1757 i lavori sull’edificio principale ripresero con decisione e il santuario risultava completato, nelle sue linee essenziali, nel 1770.
Gli ampliamenti dell’Ottocento e le pertinenze del Novecento
Tra il 1843 e il 1873 il santuario venne ampliato di una campata verso sud. Nello stesso periodo furono realizzati anche il nuovo abside semicircolare e il campanile. Sempre tra 1869 e 1873 venne completata la facciata.
Nel Novecento il complesso continuò a crescere. Tra il 1938 e il 1940 furono costruite le pertinenze della Casa di accoglienza e i portici in pietra per i pellegrini. Molto più tardi, tra il 1990 e il 1992, vennero eseguiti lavori di restauro e reintonacatura dell’interno, insieme alla tinteggiatura uniforme della facciata. Nel 2016, invece, è stata restaurata la settecentesca casa del cappellano, situata di fronte al santuario, sullo sperone roccioso che domina la scalinata.
Apertura, funzioni religiose e stato di conservazione
Il santuario è aperto tutti i giorni da giugno a settembre e durante questo periodo viene celebrata la messa tutte le domeniche. Questo conferma che il luogo non ha solo un valore storico o artistico, ma continua ad avere una funzione viva all’interno della comunità.
Durante l’inverno le condizioni atmosferiche causano una diffusa umidità, come spesso accade negli edifici di montagna. Tuttavia, non si segnalano criticità conservative particolari. In sostanza, il complesso mantiene un quadro generale stabile.
Perché il Santuario di Loreto è una tappa fondamentale a Groscavallo
Il Santuario della Beata Vergine di Loreto di Groscavallo è molto più di una chiesa panoramica. È un luogo dove si intrecciano miracolo, pellegrinaggio, architettura settecentesca, memoria popolare e paesaggio alpino. Inoltre, la presenza del Museo della Fede, degli ex voto e della lunga scalinata rende l’esperienza ancora più completa.
Dentro il cluster Cosa vedere a Groscavallo, questo articolo satellite è centrale perché racconta uno dei luoghi identitari del territorio. Non è una tappa accessoria. È uno dei posti che spiegano davvero come si è formata, nei secoli, la devozione di questa valle.
Guida rapida al santuario sopra Forno Alpi Graie
Si trova a 1340 metri di altitudine, su un terrazzo naturale a mezza costa della montagna che chiude a est il Vallone di Sea, fuori dall’abitato di Forno Alpi Graie.
Il santuario si raggiunge attraverso una scalinata di 444 gradini, realizzata negli anni Cinquanta e poi completata con le stazioni della Via Crucis.
L’origine del culto è legata agli eventi miracolosi che coinvolsero Pietro Garino tra il 1629 e il 1630. In seguito fu costruita una prima cappella e, dal 1750, il santuario attuale.
All’interno si trovano una navata unica con cappelle laterali, confessionali settecenteschi, lampadari in cristallo, tele, statue, numerosi ex voto e soprattutto un importante altare maggiore settecentesco attribuito a Luigi Prinotto.
Il Santuario della Beata Vergine di Loreto di Groscavallo è aperto tutti i giorni da giugno a settembre e vi si celebra la messa ogni domenica.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



