Valperga: storia del borgo tra toponimo medievale, castello dei conti e Santuario di Belmonte

Da Alessandro Maldera
Aprile 30, 2026

La storia di Valperga è fatta di strati. Prima arrivano le tracce antiche, poi la lunga presenza della famiglia Valperga e la costruzione di un centro fortificato. Inoltre, il paese conserva monumenti che raccontano bene il Medioevo canavesano: il castello, la chiesa di San Giorgio e il Santuario di Belmonte. Tuttavia, accanto alla storia “ufficiale”, sopravvivono anche cronache e racconti più leggendari, che vale la pena distinguere con chiarezza.
Le date che raccontano Valperga
– XI secolo: il territorio risulta legato alla famiglia dei Valperga; il testo segnala anche ritrovamenti di reperti romani in zona
– 1100: la tradizione ricorda la costruzione del primo nucleo del castello da parte dei nobili Silvesco e Droenghi di Corniava
– 1309: un decreto del principe di Acaia Filippo di Savoia investe i conti di Valperga del castello e della castellania di Valperga e Valpergato, con giurisdizioni e pertinenze su vari territori canavesani
– XIV secolo: Valperga non prende parte al Tuchinaggio, secondo la ricostruzione locale, per l’assenza di forti tensioni sociali grazie a nuove norme statutarie
– 1535: la cronaca locale colloca un episodio di scontro con disertori spagnoli e la successiva tragedia della famiglia Cinigiani fuori dalle mura del borgo
– 1600: il castello risulta diviso tra i rami Valperga di Valperga e Valperga di Masino
– 1749: viene realizzata la parrocchiale della Santissima Trinità
– 1776: il castello passa, con beni e titoli, alla contessa Anna Vittoria San Giorgio di Balangero e al conte Paolo Coardi di Carpenetto (marchese di Bagnasco), secondo la successione riportata nel testo
– 28 marzo 2013: un decreto del Presidente della Repubblica concede ufficialmente stemma e gonfalone del Comune
Origine del nome e prime attestazioni
I documenti registrano il toponimo Valperga già nel 1197. La ricostruzione più diffusa collega il nome al germanico “Walberga”, con il significato di “montagna boscosa”.
Allo stesso tempo, alcune narrazioni locali propongono una linea etimologica più “antica” e simbolica: da Waldberg (selva + monte) a Walderg/Walderga fino a Valperga. Conviene trattarla come tradizione, non come prova definitiva.
Il territorio, inoltre, restituisce tracce di frequentazione antica: il testo richiama reperti romani trovati in zona.
Dalla romanizzazione al Canavese medievale
La ricostruzione locale inserisce Valperga dentro un Canavese che, tra preistoria e Medioevo, attraversa una fase di forte romanizzazione. Inoltre, il testo collega il quadro generale alla realtà di Canava (identificata con l’odierna Cuorgnè), descritta come presidio militare fisso.
Qui entra anche un punto “di metodo”: i nomi dei luoghi conservano memoria di popoli, passaggi e contatti. Quindi, quando la tradizione insiste su radici remote, spesso prova almeno a spiegare perché un nome resta.
Il castello e la nascita della signoria dei Valperga
Il paese appartiene alla famiglia dei Valperga fin dall’XI secolo, secondo la sintesi iniziale del testo. Una narrazione più dettagliata aggiunge un passaggio: nel 1100 i nobili Silvesco e Droenghi di Corniava costruiscono il primo nucleo del castello di Valperga.
Poi entra in scena la genealogia “madre” del Canavese: i Conti del Canavese. Il racconto attribuisce il possesso ad Ardicione e ai figli Wildo de Canavise e Ardicino, collegati (nella tradizione) a re Arduino. Inoltre, il testo definisce così la biforcazione:
- Wildo si insedia nel castello e prende titolo di conte di Valperga, dando origine ai rami dei Valperga
- Ardicino diventa capostipite dei San Martino
Nel frattempo, la descrizione architettonica sottolinea la stratificazione: il castello nasce come impianto medievale, poi cresce con aggiunte successive, fino a includere anche una villa neoclassica.
Investiture e passaggi di proprietà tra Seicento e Settecento
Qui la storia diventa “tecnica”, ma resta importante:
- 1309: un decreto di Filippo di Savoia, principe di Acaia, investe i conti di Valperga del castello e della castellania di Valperga e Valpergato, con giurisdizioni e pertinenze che includono Cuorgnè, una quota di Rivarolo, metà del castello di Pont e altri feudi
- 1600: il castello si divide tra i rami Valperga di Valperga e Valperga di Masino
- Alla morte del conte Gerolamo Valperga di Masino, senza eredi maschi, la sua parte passa alla figlia Marianna, che sposa il conte Arduino Valperga di Rivara
- La figlia Francesca porta poi il castello in dote al marchese Federico di San Giorgio
- 1776: alla morte del marchese Guido Francesco Aldobrandino del Carretto di Castellargento, il castello passa ad Anna Vittoria San Giorgio di Balangero, sposata con il conte Paolo Coardi di Carpenetto, marchese di Bagnasco
In seguito, il testo ricorda che il castello ospita un Istituto con le Suore Figlie della Sapienza.
Mura e porte: la Valperga fortificata
Il testo richiama una stampa francese dei primi del Seicento: il castello domina la collina; sotto si vede la chiesa di San Giorgio e una cinta che scende e sfrutta il rio Marquera come fossato naturale. Inoltre, molte case appoggiano sul basamento a scarpa del muro.
La tradizione locale ricorda anche alcune porte:
- Porta Ardicina, con ponte verso Valgrande e strada per Rivara
- Porta Dodone, in prossimità dell’attuale chiesa
- Porta Curgniava, sulla strada vecchia di Cuorgnè, ancora riconoscibile nonostante rifacimenti e incorporazioni
Valperga e il Tuchinaggio: un caso “anomalo” nel Canavese
Il testo sostiene che Valperga non partecipò ai moti del Tuchinaggio nel XIV secolo. La spiegazione punta sull’assenza di forti tensioni tra nobili e comunità, perché nuove norme statutarie avrebbero ridotto il conflitto sociale.
Dalla metà del Trecento, inoltre, Valperga lega la propria storia alla Casa Savoia, dopo il giuramento di fedeltà dei conti canavesani.
Chiesa di San Giorgio, parrocchiale e Santuario di Belmonte
Il paese conserva tre riferimenti centrali:
- il castello (con fasi medievali e aggiunte di epoche diverse)
- la chiesa di San Giorgio, completata nel Trecento e nota per la decorazione quattrocentesca ancora evidente; il testo cita il ciclo della Passione di Cristo e l’affresco di San Michele
- la parrocchiale della Santissima Trinità, che il testo data al 1749
Sul colle di Belmonte, inoltre, sorge il Santuario, che la tradizione collega ai primi anni dell’anno Mille e alla volontà del marchese d’Ivrea Arduino.
Milizia locale e l’episodio del 1535
Il racconto ricorda una milizia valpergana chiamata “Vulpot”, descritta come coraggiosa e astuta, dotata di macchine e strumenti da guerra. In quel quadro entrano anche le occupazioni straniere che impoveriscono il Canavese.
Nel 1535 il testo colloca un episodio preciso: gruppi di disertori spagnoli arrivano in paese, taglieggiano e rubano; gli abitanti reagiscono con attrezzi agricoli e li respingono fuori dalle mura. Gli spagnoli tornano poi a vendicarsi contro la famiglia Cinigiani, che vive in una casaforte lungo la strada per Cuorgnè: torturano e uccidono padroni e servi, poi incendiano la casa. Sopravvive la figlia Simona, sedicenne, che fugge nei boschi.
La cronaca “nera” del castello: astrologo, alchimia e sotterranei
Questa parte ha natura chiaramente cronachistica. Il testo la attribuisce al diario di Guido Esnard e la racconta come memoria interna al castello: Esnard introduce un astrologo/alchimista, lo ospita in una torre, consulta responsi e talismani, e innesca poi una vicenda di tradimento e cacciata.
Il racconto include anche presunte trasmutazioni (piombo in oro, stagno in argento) osservate dallo scudiero Roberto Mondragone, oltre a riferimenti a stanze con segni “oroscopici”, libri donati a Belmonte e sotterranei che collegherebbero altri castelli. Qui conviene presentare tutto come tradizione di cronaca, non come fatto dimostrato.
Stemma e gonfalone: dal “Ferme toi” al decreto del 2013
Lo Stato riconosce ufficialmente stemma e gonfalone con decreto del Presidente della Repubblica del 28 marzo 2013.
Tuttavia, il testo ricostruisce una storia precedente:
- 1418: la tradizione collega il motto “Ferme toi” e l’onorificenza della staffa ai meriti in battaglia di Giorgio, conte di Mazzè, al servizio dell’imperatore Sigismondo
- 1613: Carlo Emanuele I promuove il consegnamento degli stemmi; qui compaiono le insegne della Comunitas di Valperga con staffe e motto
- Nell’Ottocento lo stemma cambia più volte e aggiunge le fasce rosso-oro; inoltre il testo ricorda una piantina di canapa d’argento come elemento araldico (qui la canapa entra come simbolo, non come etimologia)
Il gonfalone risulta un drappo giallo con bordatura rossa.
FAQ – Dubbi e curiosità sul passato di Valperga
I documenti lo attestano dal 1197. La ricostruzione lo collega al germanico Walberga, con senso di “montagna boscosa”; inoltre, la tradizione locale propone la forma Waldberg come radice simbolica.
Il testo spiega che Valperga evitò il Tuchinaggio perché non aveva forti tensioni tra nobili e comunità, grazie a norme statutarie che ridussero lo scontro sociale.
Il castello, la chiesa di San Giorgio (con decorazione quattrocentesca e ciclo della Passione) e il Santuario di Belmonte. Inoltre, la parrocchiale della Santissima Trinità risale al 1749.
La tradizione collega il Santuario di Belmonte ai primi anni dell’anno Mille e alla volontà del marchese d’Ivrea Arduino.
La tradizione lega il motto a un’onorificenza concessa nel 1418 e poi riconosciuta anche nella memoria civica (consegnamento del 1613); lo Stato ha poi concesso lo stemma ufficiale nel 2013.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



