Storia di Viù: dalle prime tracce preistoriche alla villeggiatura torinese e alla Resistenza

Da Alessandro Maldera
Aprile 17, 2026

La storia del Comune di Viù è molto più antica di quanto si possa pensare guardando oggi questo centro montano delle Valli di Lanzo. Il territorio, infatti, era già frequentato in epoca preistorica e ha continuato a essere abitato nei secoli, tra passaggi, attività minerarie, feudi, turismo e trasformazioni economiche.
Per capire davvero Viù bisogna tenere insieme montagna, collegamenti alpini, potere feudale, villeggiatura e memoria partigiana. Proprio per questo la sua storia non è lineare, ma ricca di passaggi che spiegano bene l’identità del paese.
Passaggi chiave della storia di Viù
▸ Il territorio conserva tracce di presenza neolitica, celto-ligure e romana
▸ Dal Medioevo la sua storia si intreccia con Baratonia, Giusti, Provana e Savoia
▸ Tra Ottocento e primo Novecento diventa località di villeggiatura torinese
▸ Nel Novecento vive spopolamento, ampliamento comunale e i duri anni della Resistenza
Dove si trova Viù e perché la sua posizione conta
Viù è un piccolo comune di montagna posto a 775 metri di altitudine, nella valle omonima, la più meridionale delle tre Valli di Lanzo. Questa posizione non è un dettaglio secondario. Al contrario, ha inciso profondamente sulla storia del paese, perché per secoli la valle ha funzionato come spazio di passaggio, di insediamento e di relazione tra pianura e montagne.
Anche il nome del paese sembra riflettere questa funzione. Secondo una delle ipotesi più note, Viù potrebbe derivare da vicus, cioè villaggio. Tuttavia esiste anche una lettura legata all’idea di via o passaggio verso le Alpi, cosa che in effetti avveniva in epoca romana risalendo la valle fino a Usseglio e al Colle dell’Autaret.
Le origini più antiche: preistoria, incisioni rupestri e prime tracce umane
Il territorio di Viù era abitato già in età molto antica. Lo confermano alcuni reperti neolitici, come selci lavorate rinvenute durante scavi effettuati attorno al 1920 nei pressi del castello di Viù. Questi ritrovamenti indicano con chiarezza che nella valle esisteva un insediamento umano già in epoca preistorica.
A questo quadro si aggiungono anche incisioni rupestri e alcune asce neolitiche, purtroppo andate perdute in un incendio durante la guerra. Tuttavia la loro esistenza resta importante, perché conferma una frequentazione molto antica della valle.
Inoltre, sembra che anche le miniere di ferro presenti nel territorio siano state sfruttate sin dai tempi antichi. Non a caso il nome della frazione Fucine rimanda proprio a questa attività metallurgica, che rappresenta uno degli indizi più concreti del rapporto antico tra Viù e le risorse della montagna.
Dalle popolazioni celto-liguri ai Romani
Tra il VI e il V secolo a.C., alle popolazioni di stirpe ligure che vivevano nelle Alpi occidentali si sovrapposero i Celti. Da questa fusione nacquero comunità celto-liguri, che lasciarono tracce anche nell’area di Viù. La testimonianza archeologica più nota legata a questo periodo è la cosiddetta Pietra delle Madri, oggi visibile sul piazzale parcheggio.
Successivamente arrivò la presenza romana. Anche in questo caso le prove non mancano: gli scavi effettuati nei pressi del castello hanno riportato alla luce diverse monete romane, segno che la valle era conosciuta e frequentata. I Romani, del resto, utilizzavano questi territori sia per i pascoli sia per i collegamenti commerciali verso i valichi alpini.
Il Medioevo: tra signorie, feudi e controllo della valle
A causa delle difficoltà di collegamento, la valle non fu teatro diretto delle grandi incursioni barbariche. Tuttavia ciò non significa che sia rimasta fuori dai passaggi di potere. Al contrario, Viù fu sottoposta a diversi signori nel corso dei secoli.
In una prima fase il territorio fu legato ai Burgundi, poi ai Franchi. Il dato più chiaro arriva però nel 1159, anno a cui risale la prima investitura del feudo di Viù, assegnato ai signori di Baratonia. In epoca medievale, inoltre, il luogo era proprietà del vescovo di Torino, come accadeva per l’insieme delle Valli di Lanzo.
Successivamente la signoria passò ai Visconti di Baratonia, che controllarono ampie porzioni delle valli ed estesero i propri possessi fino a Vallo e Varisella. Nel 1333 cedettero un quarto del feudo ai Giusti di Susa, ai quali andarono anche altri due quarti nel 1335. A loro volta, i Giusti trasferirono gran parte della proprietà ai Provana di Carignano nel 1350.
Il rapporto con i Savoia e la nascita della contea di Viù
Dalla prima metà del XIV secolo, le vicende di Viù si intrecciarono sempre più con quelle dei Savoia. Quando questa dinastia riuscì a prevalere sulle altre casate, Viù e la sua valle furono attribuite al ramo degli Acaia. Da quel momento, infatti, i feudatari che amministravano il territorio divennero strettamente dipendenti dai Savoia.
Nel 1538 e nel 1551, il territorio subì anche le invasioni francesi, che attribuirono la signoria al conte Andrea Provana di Leinì, stretto consigliere di Emanuele Filiberto. Il passaggio decisivo arrivò però nel Seicento. Nel 1633, o secondo altre ricostruzioni nel 1634, il territorio passò sotto la guida di Ottavio Provana, che acquistò l’ultimo quarto del feudo dagli Arcour e riuscì così a unificare il territorio. Fu quindi nominato da Vittorio Amedeo I primo conte di Viù.
Spopolamento, emigrazione e trasformazioni della valle
Come molte realtà alpine, anche Viù ha conosciuto un lungo processo di spopolamento. Questo fenomeno iniziò già dal Seicento, dapprima in forma stagionale e poi in modo sempre più stabile.
Il processo si accentuò soprattutto con la grande emigrazione di fine Ottocento e poi durante gli anni del boom industriale, quando molte persone lasciarono la valle in cerca di lavoro e opportunità altrove. Questo cambiamento modificò in profondità l’equilibrio del territorio, il rapporto tra borgate e fondovalle e la stessa struttura economica locale.
Viù come luogo di villeggiatura tra Ottocento e primo Novecento
A partire dall’Ottocento, però, Viù conobbe anche una fase molto diversa. Grazie alla maggiore facilità di accesso, ormai possibile in carrozza, molte famiglie benestanti torinesi iniziarono a scegliere il paese come località di vacanza estiva.
Fu così che prese forma la vocazione turistica di Viù. Proprio alla metà dell’Ottocento risalgono la costruzione e la ristrutturazione di numerose ville storiche sparse sul territorio comunale. Tra queste spicca la celebre Villa Franchetti, simbolo della stagione in cui la nobiltà torinese trasformò Viù in una sede di villeggiatura apprezzata.
All’inizio del Novecento, questa frequentazione si consolidò ulteriormente, rafforzando il legame tra il paese e il turismo. Si trattava, però, di un turismo molto diverso da quello attuale, più legato a lunghi soggiorni stagionali che a permanenze brevi.
L’ampliamento del comune e l’unione con Col San Giovanni
Un passaggio amministrativo importante arrivò nel 1927, quando il comune di Viù si ampliò assorbendo quello di Col San Giovanni, che fino a quel momento era rimasto autonomo. Questo cambiamento contribuì a ridefinire i confini amministrativi del territorio e a consolidare il ruolo di Viù come centro di riferimento della valle.
La seconda guerra mondiale e la Resistenza
Dopo secoli senza eventi storici particolarmente traumatici di scala locale, Viù fu coinvolta duramente durante la seconda guerra mondiale. Nel corso della Resistenza, infatti, il territorio comunale fu teatro di scontri molto duri tra i partigiani e le forze nazifasciste.
Le montagne circostanti offrivano rifugio e protezione ai gruppi partigiani, ma proprio per questo la repressione fu dura e costò numerose vittime. Un monumento al Colle del Lys ricorda i caduti di quella stagione, che ha lasciato un segno profondo nella memoria collettiva della valle.
La cultura locale: canto spontaneo e courenta
Accanto alla storia politica e sociale, a Viù resta molto viva anche una dimensione culturale più profonda e quotidiana. Musica e danza, infatti, sono radicate nel patrimonio locale.
Il canto spontaneo continua a essere una pratica viva e diffusa, mentre la courenta, danza tradizionale tipica dell’area alpina, accompagna ancora oggi feste e celebrazioni. A sostenerla sono spesso i gruppi di ottoni, che contribuiscono a mantenere vivo un pezzo importante dell’identità comunitaria. <div style=”background:#eef7ff;border:1px solid #cfe7ff;border-left:6px solid #3b9be5;padding:14px 16px;margin:18px 0;border-radius:10px;”> <strong>Un passaggio chiave</strong><br> La storia di Viù non si legge bene come una semplice successione di date. Prima è stata valle di insediamento e passaggio, poi feudo legato a Baratonia, Provana e Savoia, quindi località di villeggiatura torinese e infine territorio segnato da spopolamento, Resistenza e nuova vocazione turistica </div>
L’economia di oggi e il cambio di vocazione del territorio
Nel tempo l’economia valligiana è cambiata profondamente. Le aziende agricole sopravvissute hanno assunto dimensioni più consistenti, sia per numero di capi sia per superfici coltivate. Allo stesso tempo sono cresciute le imprese artigiane, anche di piccole dimensioni.
Inoltre, si è trasformato anche il turismo. Non è più quello della lunga villeggiatura ottocentesca o novecentesca, ma un turismo fatto di permanenze brevi, spesso legate a eventi, attività sportive, iniziative culturali o semplicemente a momenti di immersione nella natura della valle, ancora percepita come poco compromessa.
FAQ – Prima di approfondire: le cose da sapere su Viù
Il territorio di Viù era abitato già in epoca preistorica, come dimostrano reperti neolitici, selci lavorate e incisioni rupestri rinvenuti nella valle.
Secondo una delle ipotesi più diffuse, il nome potrebbe derivare da vicus, cioè villaggio. Tuttavia viene anche collegato all’idea di via di passaggio verso le Alpi.
Le vicende di Viù si intrecciarono con i Savoia dalla prima metà del Trecento, e dal 1345 i feudatari del territorio divennero strettamente dipendenti da questa dinastia.
Dall’Ottocento molte famiglie ricche torinesi iniziarono a scegliere Viù come sede delle vacanze estive, grazie anche a una migliore accessibilità e alla bellezza del contesto montano.
Durante la seconda guerra mondiale, il territorio comunale fu teatro di scontri molto duri tra partigiani e forze nazifasciste. Le montagne circostanti offrirono rifugio alla resistenza, ma il prezzo fu alto in termini di vittime.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



