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Storia di Cantoira: Canturia, Castellania di Lanzo, feudi storici e Santuario di Santa Cristina

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Aprile 08, 2026

Cantoira è uno dei comuni simbolo della Val Grande di Lanzo, costruito nel tempo come un mosaico di borgate tra fondovalle e versanti. Il paese era noto anticamente come “Canturia”, e già dall’inizio del XIV secolo compare nei documenti legati alla Castellania di Lanzo. Da allora, infatti, la sua storia segue passaggi di potere, feudi e devozioni di montagna. E oggi, quindi, si legge ancora nei luoghi e nelle tradizioni.

Cantoira, la Val Grande e i suoi snodi storici

  • Nome antico: “Canturia” (con richiamo locale a Tchantouéri)
  • Ipotesi sull’etimologia: centuria romana oppure cantoria/monaci
  • Popolazioni antiche: gruppi di stirpe ligure poi fusi con celti
  • Prime fonti scritte: inizio XIV secolo
  • 1350: dominio dei Visconti di Baratonia
  • 1724: feudo a Carlo Emanuele Ripa di Giaglione
  • 1769: passaggio ai Bigliani e legame crescente col Regno Sabaudo
  • Santuario di Santa Cristina: quota circa 1350 m, cappella già nel XIV secolo, ampliamenti nel XVII

Canturia: origine del nome e prime tracce della comunità

Cantoira in passato era chiamata “Canturia”. L’etimologia, però, resta discussa: secondo una prima ipotesi deriverebbe da una possibile centuria romana; secondo un’altra, invece, dal termine cantoria, perché in zona avrebbe operato un convento di monaci. A rafforzare la prima lettura c’è anche il nome “Tchantouéri”, usato dai cantoiresi per indicare il centro del paese.

Quanto alle origini umane della valle, i primi gruppi sarebbero stati di stirpe ligure, poi fusi con popolazioni celtiche. Le fonti scritte, tuttavia, diventano solide solo all’inizio del XIV secolo, quando Cantoira entra con chiarezza nel quadro della Castellania di Lanzo.

La Castellania di Lanzo e i passaggi feudali: Baratonia, Ripa di Giaglione, Bigliani

Come molti comuni delle Valli di Lanzo, Cantoira seguì le vicende della Castellania di Lanzo, passando dentro il sistema feudale che ha segnato l’area per secoli. Una data ricorrente è il 1350, quando il territorio risulta sotto il dominio dei Visconti di Baratonia.

Più tardi, nel Settecento, arrivano nuovi passaggi:

  • 1724: Cantoira viene data in feudo a Carlo Emanuele Ripa di Giaglione
  • 1769: il feudo passa ai Bigliani

Da quel momento, inoltre, le vicende politiche e sociali risultano sempre più legate al Regno Sabaudo e ai Savoia che influenza l’assetto dell’intera area.

Santa Cristina: il santuario di quota tra Val Grande e Val d’Ala

Tra i luoghi identitari di Cantoira spicca il Santuario di Santa Cristina, collocato a circa 1.350 metri su un punto panoramico “di confine” tra Val Grande e Val d’Ala. Una prima cappella sarebbe già presente nel XIV secolo, mentre l’ampliamento principale avviene nel XVII secolo.

Il santuario, inoltre, è stato anche oggetto di contese territoriali: oggi la situazione viene raccontata in modo “diviso ma funzionale”, perché la roccia risulta nel territorio di Ceres, mentre chiesa e festa restano di Cantoira.

Economia di montagna, borgate e cultura materiale: zoccoli, toma e tradizioni locali

Cantoira è un comune “a costellazione”: non un solo nucleo compatto, ma più borgate legate tra loro da relazioni di valle e di quota. Per secoli, quindi, la base è stata quella tipica alpina:

  • agricoltura e piccoli campi di montagna
  • pastorizia e alpeggi
  • uso integrato di boschi e pascoli

In passato Cantoira era nota anche per la produzione di zoccoli in legno. Oggi, invece, restano centrali le tracce architettoniche (cappelle, parrocchiale) e la filiera dei prodotti locali, tra cui la toma e specialità tradizionali come le paste di meliga.

Vrù e il presepe meccanico: una firma artigiana che racconta la comunità

Tra le frazioni, Vrù è ricordata per un elemento distintivo: un presepe meccanico realizzato in legno e pietra, legato al nome di Francesco Berta. È un dettaglio piccolo, ma parla chiaro: a Cantoira la cultura materiale non è “decorazione”, bensì memoria di comunità.

1350: Cantoira sotto i Visconti di Baratonia

Cantoira è un comune della Val Grande di Lanzo (provincia di Torino) con origini antiche: il paese era chiamato “Canturia” e il nome viene spiegato o con una possibile centuria romana oppure con la cantoria di un presunto convento di monaci; nel parlato locale ricorre anche “Tchantouéri” per indicare il centro abitato. I primi insediamenti della valle sarebbero stati di stirpe ligure, poi fusi con gruppi celtici, mentre i primi documenti scritti su Cantoira risalgono all’inizio del XIV secolo, nel quadro della Castellania di Lanzo.

Nel 1350 il territorio risulta sotto i Visconti di Baratonia; nel 1724 viene infeudato a Carlo Emanuele Ripa di Giaglione e nel 1769 passa ai Bigliani, con vicende sempre più legate al Regno Sabaudo. Tra i luoghi simbolo spicca il Santuario di Santa Cristina a circa 1.350 m, tra Val Grande e Val d’Ala, con una cappella già nel XIV secolo e ampliamenti nel XVII, in passato conteso tra Cantoira e Ceres. La storia locale include anche tradizioni artigiane e rurali (in passato gli zoccoli in legno, oggi la toma e le paste di meliga) e la frazione Vrù, nota per il presepe meccanico in legno e pietra di Francesco Berta.

Dubbi comuni su Canturia e sulla Val Grande di Lanzo

Cantoira si chiamava davvero Canturia?

Sì: nelle fonti e nella tradizione locale ricorre il nome Canturia, con l’uso di Tchantouéri per indicare il centro del paese

Da cosa potrebbe derivare il nome Cantoira/Canturia?

Le ipotesi principali sono due: una centuria romana oppure una cantoria legata a un possibile convento di monaci

Quando compaiono i primi documenti su Cantoira?

Le attestazioni scritte vengono collocate all’inizio del XIV secolo, nel contesto della Castellania di Lanzo

Quali famiglie feudali hanno segnato Cantoira?

Tra i passaggi ricordati: Visconti di Baratonia (1350), Ripa di Giaglione (1724) e Bigliani (1769)

Dove si trova il Santuario di Santa Cristina e perché è importante?

È a circa 1.350 m, su un punto dominante tra Val Grande e Val d’Ala: è un simbolo locale, con una cappella già nel XIV secolo e ampliamenti nel XVII

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende