Storia di Cafasse: dalle cascine medievali alla comunità autonoma alle porte delle Valli di Lanzo

Da Alessandro Maldera
Aprile 07, 2026

Cafasse è un comune all’imbocco delle Valli di Lanzo, dove la storia nasce “bassa” e concreta: cascine, bealere e terreni strappati alla Stura di Lanzo. Nel tempo, però, tra alluvioni, ricostruzioni e dipendenze amministrative, la comunità ha cercato (e poi ottenuto) una propria identità. La svolta arriva nel Settecento con l’autonomia, mentre tra Ottocento e Novecento cambiano lavoro, paesaggio e ritmo del paese.
Scheda rapida: nascita del cantone, parrocchia e Novecento
- ca. anno 1000 — Il toponimo compare in forme antiche, tra cui Leocaffis
- 1660 — La comunità avanza le prime richieste per ottenere autonomia amministrativa
- 1767 — Arrivano le Regie Patenti: nasce la Comunità del Cantone di Cafasse
- 1768 — Istituzione della parrocchia di San Grato
- 1 maggio 1970 — Consacrazione della nuova chiesa di San Giuseppe Lavoratore
Origini e nome: dalle “Cafaxie” a Leocaffis
Le origini di Cafasse si leggono nel suo stesso nome. Secondo la tradizione locale, “Cafaxie” rimanderebbe a case sparse e piccoli nuclei rurali, quindi a un abitare diffuso, non a un borgo compatto. Inoltre, in alcune fonti compare la variante Leocaffis, segno che il toponimo circolava già in epoca medievale, anche se con confini e riferimenti territoriali diversi da oggi.
E proprio perché l’insediamento nasce vicino all’alveo, la vita del paese resta da subito legata a una regola semplice: quando il fiume cambia, anche le case devono adattarsi.
Un paese “di fiume”: piene, epidemie e spostamenti
La Stura di Lanzo è stata risorsa, ma anche problema. Le cronache ricordano infatti periodi difficili, con alluvioni ricorrenti e distruzioni, oltre a crisi come la peste e le scorrerie che colpiscono molti centri piemontesi nel Medioevo.
Di conseguenza, in uno degli episodi più significativi, una parte della popolazione avrebbe attraversato la Stura e fondato un nuovo abitato: Villanova. Non è una “leggenda da cartolina”: è la logica pratica di chi vive in fascia fluviale e, quando serve, ricomincia dall’altra parte.
Mathi, Balangero e giurisdizioni locali: la lunga attesa dell’autonomia
Per secoli Cafasse non è un comune autonomo nel senso pieno. Al contrario, il territorio segue le vicende dei centri vicini, soprattutto Mathi e Balangero, e risente anche di giurisdizioni signorili e valligiane.
Eppure la comunità si muove: già dal 1660 compaiono richieste per ottenere un proprio riconoscimento amministrativo. Tuttavia l’autonomia non arriva “subito”, perché gli equilibri locali pesano e le separazioni non sono mai indolori. Alla fine, però, la perseveranza vince.
1767–1768: Regie Patenti e nascita della parrocchia di San Grato
Il passaggio chiave è il 1767, quando gli abitanti delle “Cascine delle Cafasse” ottengono le Regie Patenti per l’erezione in Comunità del loro cantone. È uno spartiacque: da aggregato rurale dipendente, Cafasse diventa soggetto istituzionale riconosciuto.
Subito dopo, nel 1768, si consolida anche la dimensione religiosa con l’istituzione della parrocchia dedicata a San Grato vescovo. Così, mentre cambia la carta amministrativa, cambia anche il centro della vita comunitaria: perché in paese, allora come oggi, Comune e parrocchia camminano spesso insieme.
Chiese e cappelle: il Settecento, il Novecento e la devozione delle borgate
La prima parrocchiale (con campanile) risale all’inizio del ’700, anche se è probabile che esistessero strutture precedenti. Poi, quando il paese cresce, la chiesa storica diventa insufficiente: così negli anni ’60 del Novecento si avvia la costruzione di un nuovo edificio accanto al precedente, consacrato il 1° maggio 1970 e intitolato a San Giuseppe Lavoratore.
Inoltre, sul territorio restano segni religiosi “di borgata”, come la cappella di Sant’Antonio Abate in borgata Paschero (inizi XVIII secolo, restaurata negli anni ’70). E a sud, in area legata a San Firmino, la devozione popolare si è mantenuta forte, anche se il patrono ufficiale resta San Grato.
Dall’agricoltura alle fabbriche: la svolta tra fine ’800 e inizio ’900
Quando arriva la rivoluzione industriale, Cafasse non resta a guardare. Tra fine Ottocento e inizio Novecento si insediano attività tessili e cartarie, che cambiano economia e società di una comunità fino ad allora soprattutto agricola. Tra i nomi più citati compaiono la Cartiera De Medici e la Magnoni & Tedeschi, che per anni attirano manodopera anche dai paesi vicini.
Da quel momento, quindi, Cafasse diventa un posto diverso: non solo campagna “di valle”, ma anche lavoro organizzato, turni, officine e artigianato a supporto.
Storia di Cafasse tra Stura, parrocchia e industria
Cafasse è un comune all’imbocco delle Valli di Lanzo, modellato dalla Stura di Lanzo e dalla vita di cascine e borgate. Le prime attestazioni medievali richiamano forme del nome come Leocaffis e l’idea di “case sparse”, cioè un insediamento diffuso nato su terreni strappati al fiume. Proprio per questo, nel tempo, il paese ha conosciuto alluvioni, crisi e ricostruzioni, fino a episodi di spostamento dell’abitato e alla fondazione di Villanova sull’altra sponda. Per secoli Cafasse rimane legata alle giurisdizioni di centri vicini, ma insiste per ottenere autonomia: dopo richieste già dal 1660, la svolta arriva nel 1767 con le Regie Patenti che erigono la comunità, seguite nel 1768 dalla parrocchia di San Grato. Nel Novecento, inoltre, il paese cambia passo: cresce, amplia i servizi e affianca alla base agricola una fase industriale tra fine ’800 e inizio ’900 (tessile e cartaria), mentre la nuova chiesa di San Giuseppe Lavoratore viene consacrata il 1° maggio 1970.
Curiosità e risposte rapide su Cafasse
Il nome è collegato, secondo la tradizione, a “Cafaxie”, cioè un insieme di case sparse e cascine, mentre alcune fonti riportano anche la forma Leocaffis
Molto: le piene e gli allagamenti hanno condizionato insediamenti, coltivi e scelte della comunità, fino a spingere a ricollocazioni e fondazioni come Villanova
Nel 1767, con le Regie Patenti che istituiscono la Comunità del Cantone di Cafasse
La parrocchia è dedicata a San Grato ed è istituita nel 1768; la nuova chiesa di San Giuseppe Lavoratore viene poi consacrata nel 1970
Tra fine ’800 e inizio ’900, con industrie tessili e cartarie che trasformano l’economia locale

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



