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Cappella dei Santi Giacomo e Maria Maddalena di Balme: la cappella pedonale delle Molette tra vicoli, pala storica e restauri

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Da Alessandro Maldera

Aprile 03, 2026

La Cappella dei Santi Giacomo e Maria Maddalena di Balme si trova nella frazione Molette, lungo la vecchia strada comunale che un tempo collegava Ala di Stura con Balme. È visibile dalla provinciale, però si raggiunge solo a piedi, infilando i vicoli del nucleo abitato. Inoltre, nonostante le dimensioni contenute, conserva una pala importante (1717) e un assetto interno semplice ma coerente, oggi in buone condizioni grazie ai lavori di restauro più recenti.

Una lettura rapida della cappella

– Frazione Molette, visibile dalla provinciale ma raggiungibile solo a piedi tra i vicoli
– Aula unica in tre campate: prime due con soffitto piano, presbiterio con volta a botte unghiata
– Facciata bianca a capanna con apertura polilobata e due sedute in muratura ai lati dell’ingresso
– Tetto in lose e piccolo campaniletto a vela in pietra sopra la facciata
– Interni sobri: rivestimento ligneo, Via Crucis ed ex voto
– Pala del 1717: Deposizione di Cristo sullo sfondo del Golgota

Dove è la cappella e come si arriva

La cappella sorge nell’abitato delle Molette, in posizione riconoscibile perché è sul lato destro per chi sale verso Balme dalla valle. Tuttavia, il punto chiave è questo: non ci arrivi in auto davanti alla porta. Devi entrare nel borgo e proseguire a piedi, seguendo i passaggi tra le case.

Un dettaglio utile per orientarsi: l’edificio è in continuità, sul lato nord-est, con una costruzione in cemento armato a terrazzo. Quindi, quando la individui, capisci subito quale lato “tocca” il costruito più recente.

Come riconoscerla al volo

La facciata principale è rivolta a sud-est e ha un fronte a capanna molto pulito. La superficie è intonacata e tinteggiata di bianco, con cornici dipinte grigio chiaro attorno alle aperture. Al centro, inoltre, c’è un elemento che la rende immediatamente diversa dalle altre cappelle di borgata: l’apertura polilobata.

Sotto, ai lati della porta, compaiono anche due sedute in muratura intonacata: un dettaglio piccolo, però tipico delle cappelle “di comunità”, pensate anche per fermarsi.

La facciata nei dettagli

Sull’asse centrale c’è la porta in legno a un battente, affiancata da due finestre rettangolari (anch’esse con serramenti lignei e grate in ferro). Al centro del prospetto, poi, si apre l’oculo polilobato, con infisso in legno e grata metallica.

La scelta cromatica è semplice e, proprio per questo, funziona: bianco pieno per la superficie, grigio chiaro per incorniciare le aperture. Così la facciata resta leggibile anche a distanza.

Prospetti laterali: i due “occhi” circolari

I fianchi sono rifiniti ad intonaco grezzo. Su entrambi i lati, inoltre, compare un’apertura circolare con grata metallica; all’interno, però, la chiusura vera è un serramento ligneo rettangolare posato sul filo interno della muratura. È un sistema pratico e tipico, che lascia la grata come protezione esterna e la finestra come vero elemento di chiusura.

Struttura e coperture: pietra e lose

La struttura portante è in muratura di pietra intonacata. Il tetto è a due falde simmetriche con orditura lignea e manto in lose. Non si rilevano dissesti o lesioni strutturali: di conseguenza la cappella oggi appare stabile e “in ordine”.

In più, in corrispondenza dell’arco d’imposta della volta del presbiterio, è presente un tirante metallico: elemento tecnico, però importante per la tenuta delle spinte.

Interni: sobrietà, legno e devozione “visibile”

Dentro, le superfici sono intonacate al civile e tinteggiate di bianco. Tuttavia, lungo le pareti laterali compare un rivestimento a perline/pannelli di legno, inserito come manutenzione e poi mantenuto come carattere dell’ambiente.

Lungo i lati, inoltre, sono collocate le stazioni della Via Crucis e alcuni quadretti ex voto. Qui la devozione non è teorica: la vedi, perché è appesa ai muri.

La pavimentazione è in legno, con listoni trasversali: scelta coerente con una cappella alpina, e anche con i lavori di risanamento più recenti.

Presbiterio: un gradino, una pala forte e una sacrestia “dietro”

Il presbiterio occupa la terza campata ed è rialzato di un gradino rispetto all’assemblea. La campata del presbiterio è coperta da una volta a botte unghiata, mentre le prime due campate hanno un soffitto piano, in parte intonacato e in parte con assi lignee a vista.

Sulla parete di fondo è collocata la pala d’altare: sullo sfondo c’è il Golgota, mentre in primo piano è rappresentata la Deposizione di Cristo. L’altare maggiore è a gradini, rivestito da pannelli lignei, con una pedana antistante; inoltre è staccato dalla parete, creando uno spazio retrostante adibito a sacrestia, accessibile da un passaggio laterale.

Il campaniletto a vela

Sopra il muro di facciata, in asse centrale, si alza un piccolo campaniletto a vela. È in pietra, parzialmente rifinito ad intonaco grezzo, e ha un tetto a due falde con manto in lastre di pietra. È un elemento minimale, però chiude bene la sagoma dell’edificio.

Stato di conservazione e uso della cappella

La cappella presenta un buono stato di conservazione, frutto degli interventi di restauro. Inoltre, viene officiata in occasione della festa dell’intitolazione, quindi mantiene una funzione viva e non solo “storica”.

Storia: dal XVII secolo ai restauri contemporanei

Per impianto e materiali, la cappella rientra tra le cappelle alpine costruite nelle Valli di Lanzo nel XVII secolo: pianta semplice, muratura in pietra, fronte a capanna e tetto in lose.

Nel 1674, durante la visita pastorale dell’arcivescovo Beggiamo, la cappella viene citata come “S. Maria Maddalena” e descritta con un altare “sprovvisto di tutto”. Di conseguenza, viene ordinato ai frazionisti delle Molette e agli abitanti di Chialambertetto di provvedere il necessario.

Nel 1717 viene realizzata la pala d’altare: Deposizione di Cristo, con la Madonna Addolorata, Santa Maria Maddalena e una figura maschile riconducibile a Giuseppe di Arimatea. Poi, nel 1769, l’arcivescovo Luserna Rorengo di Rorà descrive la cappella come abbastanza decente e provveduta, aggiungendo un dettaglio molto concreto: a destra dell’altare c’era “una finestra coperta da una pelle di pecora”.

Nel 1861 il Catasto Rabbini raffigura l’edificio nella conformazione attuale, poco a est rispetto al nucleo abitato della frazione. Nel 1960 le pareti laterali vengono rivestite con pannelli di legno.

Infine, tra 2012 e 2015, vengono eseguiti importanti lavori di restauro: copertura, superfici esterne e interni. In particolare viene risanato il solaio piano delle prime due campate, lasciando a vista le assi lignee, e viene rifatto il pavimento in legno con sottostante vespaio. I lavori sono stati possibili grazie al contributo del parroco don Bruno Giavazzi e delle famiglie delle Molette.

FAQ pratiche su accesso, storia e restauri

Dove si trova la Cappella dei Santi Giacomo e Maria Maddalena di Balme?

Si trova nella frazione Molette, lungo la vecchia strada comunale che collegava Ala di Stura con Balme. È visibile dalla provinciale, ma si raggiunge solo a piedi.

Perché si dice che è “pedonale”?

Perché l’ultimo tratto passa tra i vicoli dell’abitato e non arriva direttamente un accesso carrabile davanti alla facciata.

Qual è l’opera principale da vedere all’interno?

La pala del 1717 con la Deposizione di Cristo sullo sfondo del Golgota, con Madonna Addolorata e Santa Maria Maddalena (e una figura riconducibile a Giuseppe di Arimatea).

Com’è fatta la cappella dentro?

È un’aula unica in tre campate: le prime due hanno soffitto piano (anche con legno a vista), mentre il presbiterio ha volta a botte unghiata ed è rialzato di un gradino.

Quando è stata restaurata di recente?

Tra 2012 e 2015: sono stati fatti lavori su copertura, esterni e interni, con risanamento dei solai e rifacimento del pavimento in legno con vespaio.

C’è qualche curiosità storica documentata?

Sì: nel 1769 viene ricordata una finestra a destra dell’altare “coperta da una pelle di pecora”, dettaglio che dice molto sulla vita pratica di una cappella di valle.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende