La Certosa di Banda a Villar Focchiardo: storia del complesso certosino e cosa si riconosce ancora oggi

Da Alessandro Maldera
Aprile 01, 2026

La Certosa di Banda è uno dei luoghi più particolari di Villar Focchiardo, anche se oggi si presenta in condizioni fragili e poco valorizzate. Nata come dipendenza di Montebenedetto, acquistò importanza grazie alla posizione più comoda verso il fondovalle e, soprattutto, dopo la piena del 1473 divenne la nuova sede della comunità certosina. Inoltre conserva ancora elementi che contano davvero: la chiesa romanica, tracce del chiostro, alcune celle e un coro ligneo di grande interesse. Quindi non è una rovina qualunque, ma un pezzo serio di storia monastica della Val di Susa.
Colpo d’occhio sulla Certosa di Banda
Come nasce Banda e perché diventa importanteLa storia di Banda inizia nel 1205, quando il sito entra tra i possedimenti della Certosa di Montebenedetto. In origine è una grangia, cioè una struttura agricola e di supporto, però nel tempo acquista un peso sempre maggiore. La ragione è semplice: rispetto a Montebenedetto si trova più vicina al fondovalle, quindi è più accessibile e più comoda da gestire.
Inoltre, il contesto agricolo la rende particolarmente utile. Qui, infatti, trovano spazio attività legate alla vite e al castagno, e il complesso diventa anche un luogo dove si curano i monaci provenienti dalla certosa superiore e si accolgono le personalità che desiderano raggiungerla. Di conseguenza, Banda smette presto di essere una semplice dipendenza marginale.
La svolta dopo il disastro del 1473
Il momento decisivo arriva dopo l’alluvione del 1473, che colpisce duramente Montebenedetto. Da quel momento Banda cambia ruolo: non è più soltanto un supporto agricolo e logistico, ma si avvia a diventare il nuovo centro della vita monastica certosina della zona.
Il trasferimento ufficiale della comunità avviene nel 1498. Da allora quella che era una grangia assume lo status di Certosa. È un passaggio fondamentale, perché segna il trasferimento del cuore operativo e spirituale della comunità da una sede più isolata e difficile a una struttura meglio collegata con il fondovalle.
Da Avigliana al ritorno a Banda, fino a Collegno
Nel 1598 i monaci si spostano ad Avigliana, cercando una collocazione più stabile. Tuttavia questa fase dura poco. Nel 1630, infatti, Carlo Emanuele I fa distruggere il loro convento per costruire bastioni difensivi destinati alla città, e quindi i certosini sono costretti a tornare a Banda.
Il passaggio finale arriva nel pieno Seicento. Nel 1647 la comunità si trasferisce in modo definitivo presso la Certosa Reale di Collegno, mentre Banda perde progressivamente centralità. Da quel momento il complesso entra in una lenta fase di decadenza, che nei secoli successivi lo porta all’abbandono e alla frammentazione.
Cosa resta oggi della Certosa di Banda
Oggi l’ex Certosa di Banda si presenta come un complesso fortemente compromesso, ma ancora leggibile in alcune sue parti essenziali. I resti si distribuiscono in tre nuclei disposti a semicerchio: la chiesa, ciò che sopravvive del chiostro e alcune celle.
Arrivando dalla mulattiera che sale da Villar Focchiardo si incontra un cortile rurale circondato da fabbricati. Il più antico è quello sul lato nord, riconoscibile per una grande finestra con montanti e architrave in pietra, databile al XIII secolo, e per gli spigoli murari rinforzati con grossi elementi lapidei. A ovest si vede un portico, sotto al quale si sviluppa un primo livello sopraelevato raggiungibile tramite una scala in pietra.
Dal lato sud del portico un arco a tutto sesto introduce a un’ala di chiostro ormai dissestata, con archi sostenuti da pilastri impostati su un muro continuo. Quel che resta del porticato continua poi fino alla chiesa. Verso ovest, un’altra ala prova a chiudere il quadrilatero del chiostro, ma oggi ne restano soprattutto pilastri isolati. Infine, il percorso gira verso est e diventa un corridoio chiuso e oscuro, che corre accanto alla parete della chiesa fino alla porta del coro dei Padri, preceduta da un breve tratto voltato.
La chiesa romanica: il nucleo più forte del complesso
L’elemento più importante della Certosa di Banda è senza dubbio la chiesa, costruita tra 1200 e 1250. È una chiesa romanica, orientata, realizzata su un roccione strapiombante. L’impianto è a navata unica con abside piatta, soluzione sobria ma molto efficace.
L’interno è coperto da una volta a crociera gotica, con costoloni che poggiano su colonne addossate. Uno dei dettagli più interessanti è la finestra trilobata, mentre i capitelli mostrano decorazioni antropomorfe fortemente espressive. Si tratta di un elemento insolito per un contesto certosino, dove in teoria le immagini troppo curiose o decorative non erano ben viste.
La facciata della chiesa è aperta da una finestra molto rimaneggiata e non presenta un vero portale d’ingresso. Questa mancanza, insieme alla posizione dell’edificio e alla sobrietà dell’insieme, rafforza il carattere appartato e severo del luogo.
Il coro ligneo e gli arredi che non ci sono più
All’interno della navata si conserva il dettaglio artistico più notevole del complesso: un coro ligneo molto semplice, con stalli chiusi da baldacchini profondi e disposti lungo le pareti. È stato interpretato come opera di un intagliatore franco-piemontese della seconda metà del Quattrocento, e in alcuni casi è stata ipotizzata una provenienza da Montebenedetto.
La chiesa, però, in passato era più ricca di oggi. Diversi arredi furono infatti trasferiti in altre sedi. Tra questi spiccava il trittico della Madonna con Bambino e i santi Ugo di Lincoln e Ugo di Grenoble, databile alla fine del XV secolo e oggi conservato altrove. Quindi l’interno attuale va letto per quello che è rimasto, ma anche per ciò che un tempo custodiva.
Le celle e l’impianto monastico
Alcune celle si trovano in fondo al corridoio e sembrano disposte sfruttando ogni possibilità di spazio. Più che allargarsi in superficie, si sviluppano in altezza, con un primo piano come previsto dalla struttura tipica delle celle certosine. È probabile che altre celle si trovassero dietro l’abside della chiesa, rivolte verso valle.
Questa distribuzione irregolare racconta bene una cosa: Banda non è un complesso monastico perfettamente conservato e leggibile in ogni dettaglio, ma un sistema frammentato che va ricostruito con pazienza. Tuttavia, proprio questa lettura “a pezzi” rende il luogo ancora più interessante per chi vuole capirlo davvero.
Perché la Certosa di Banda merita di essere salvata
La Certosa di Banda è importante perché racconta un momento preciso e delicato della storia monastica della Val di Susa. Qui si vede il passaggio da Montebenedetto a una sede più bassa e funzionale, più vicina ai terreni coltivati, ai rapporti con il territorio e alle esigenze pratiche della comunità.
Inoltre, nonostante l’abbandono, il sito conserva ancora tracce abbastanza forti per essere compreso. La chiesa, il chiostro frammentario, le celle superstiti e il coro ligneo bastano per dire una cosa senza girarci intorno: questo è un luogo che meriterebbe tutela vera, non semplice nostalgia.
FAQ – Banda: chiesa, chiostro e storia del complesso
Era un complesso certosino di Villar Focchiardo nato come grangia dipendente da Montebenedetto e diventato poi sede della comunità monastica.
La comunità si trasferì stabilmente a Banda nel 1498, dopo il disastro del 1473 che aveva colpito Montebenedetto.
Oggi si leggono ancora la chiesa, resti del chiostro e alcune celle, anche se molte parti sono inglobate o rovinate.
L’elemento più notevole è il coro ligneo tardo-medievale conservato nella chiesa.
Il complesso è in stato di abbandono e presenta condizioni di conservazione molto fragili.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



