Chiesa della Santissima Trinità di Balme: decorazioni, Evangelisti e altare della Trinità

Da Alessandro Maldera
Marzo 29, 2026

La Chiesa della Santissima Trinità di Balme non è “solo” una parrocchiale: è un punto fermo del paese, piantato su uno sperone roccioso lungo la provinciale tra Ala di Stura e Balme. Inoltre, la sua pianta a croce greca e la facciata ordinata la rendono riconoscibile subito. Dentro, però, la chiesa sorprende ancora di più: decorazioni complete, cappelle laterali e un campanile con orologio che racconta secoli di vita comunitaria.
Cosa osservare senza perdersi i pezzi
– Pianta a croce greca con abside semicircolare e volumi aggiunti agli angoli
– Facciata a due registri con cornice a dentelli, portone centrale e finestra rettangolare
– Lapide con data 1772 e riferimento al benefattore Luserna Rorengo di Rorà
– Campanile a cinque livelli con quadranti d’orologio e cella aperta a monofore
– Interni decorati con Spirito Santo, angeli e quattro Evangelisti in iconografia tetramorfa
Posizione della Chiesa della Santissima Trinità di Balme
La chiesa sorge all’inizio dell’abitato di Balme, lungo la strada provinciale che collega Ala di Stura a Balme. È costruita su uno sperone roccioso, quindi domina il tratto stradale e affaccia su un piccolo piazzale. La facciata è rivolta a mezzogiorno (sud) e, di conseguenza, riceve una luce piena nelle ore centrali.
Com’è fatta: pianta a croce greca e volumi “incastrati”
L’impianto è a croce greca con abside semicircolare. Nei quattro angoli, all’intersezione dei bracci, si “incastrano” altri volumi che completano il complesso: verso sud, ai lati della facciata, si trovano battistero e campanile; verso nord, vicino al presbiterio, ci sono sacrestia e cappella invernale.
È una scelta chiara: lo spazio centrale è il cuore, però tutto intorno ruotano funzioni pratiche e liturgiche. Così la chiesa resta compatta e leggibile, anche dall’esterno.
La facciata: simmetria, due registri e dettagli “di firma”
La facciata è simmetrica e divisa in due registri da una cornice modanata sorretta da dentelli. Ai lati dell’ingresso compaiono coppie di lesene, sovrapposte sui due livelli. Sul centro ci sono il portone ligneo (in basso) e una grande finestra rettangolare (in alto). Infine, la facciata si chiude con un timpano triangolare che ospita al centro un’apertura circolare.
Il portone è a doppio battente e ha una bussola interna. Sopra, inoltre, si trova lo stemma di Mons. Francesco Luserna Rorengo di Rorà e una lapide marmorea con iscrizione latina che ricorda la data di edificazione (1772) e il nome dell’arcivescovo benefattore. Nel registro superiore, invece, la finestra ha telaio metallico e vetrata artistica con lo stemma di Balme e la Bessanese.
Dal punto di vista cromatico, i rilievi sono tinteggiati in giallo e beige (capitelli e basi), mentre i fondi virano su cromie rosate. Sotto, la zoccolatura ha una finitura “a spruzzo”, più resistente e pratica.
Prospetti laterali e copertura: intonaco grezzo, vetrate e lose
I prospetti laterali sono in muratura di pietra e hanno un intonaco grezzo che lascia intravedere la tessitura sottostante. C’è una finestra per lato, rettangolare, con telaio metallico e vetrata artistica, posizionata in corrispondenza degli altari delle cappelle laterali.
Un dettaglio curioso: la parete di fondo è ortogonale come le altre, quindi l’abside semicircolare non “si legge” bene dall’esterno. Tuttavia, dall’interno la semicupola dell’abside è chiarissima.
La copertura è in legno e il manto è in lose. Inoltre, il tetto è a doppia falda, coerente con l’impianto compatto della chiesa.
Struttura: archi, cupola e tiranti
La struttura portante è in muratura di pietra, intonacata sia dentro sia fuori. All’interno, i quattro bracci della croce sono coperti da fascioni ad arco. Al centro, invece, lo spazio principale è chiuso da una volta cupoliforme su pennacchi, che dà verticalità all’insieme.
L’abside è coperta da una semicupola divisa in cinque spicchi. In corrispondenza dei fascioni ad arco, inoltre, si trovano tiranti metallici: un elemento tecnico, però importante per la stabilità.
Interni: battistero, cantoria e decorazioni
Appena entri, a sinistra trovi il battistero: è a base quadrata, coperto da volta a crociera, con decorazioni naturalistiche nei toni del giallo e del grigio. La pavimentazione è in cementine e al centro c’è il fonte battesimale su piedistallo in marmo, con struttura lignea.
A destra dell’ingresso, invece, una porta conduce alla scala lignea per raggiungere la cantoria e la torre campanaria. Sopra la bussola d’ingresso si trova la cantoria: è un soppalco in legno con parapetto decorato da strumenti musicali.
Le superfici dell’aula sono intonacate e completamente decorate. Le paraste e le cornici sono a finto marmo, mentre le pareti hanno fondi rosati con riquadri beige a motivi naturalistici. Inoltre, corre una zoccolatura in lastre di pietra lungo tutto il perimetro.
La cupola e i quattro Evangelisti: il cuore iconografico
La volta cupoliforme al centro della croce ha un tondo con lo Spirito Santo, accompagnato da una teoria di angeli e ghirlande floreali. Da lì partono costolonature con motivi geometrici che dividono lo spazio in otto spicchi, con lunette dipinte da angioletti.
Nei quattro pennacchi compaiono i quattro Evangelisti, opera dei pittori Cubito di San Maurizio Canavese. L’iconografia è tetramorfa:
- San Marco con il leone
- San Matteo con il toro
- San Giovanni con l’aquila
- San Luca con l’angelo
La pavimentazione dell’aula è in parquet a spina di pesce. E, a metà strada tra devozione e praticità, nei quattro pilastri all’intersezione dei bracci trovi anche le statue di San Giuseppe, Sant’Anna, Maria Ausiliatrice e il pulpito ligneo.
Le cappelle laterali: Sant’Antonio Abate e Madonna del Rosario
Nel braccio sinistro della croce c’è la cappella con altare ligneo a gradini e edicola sorretta da colonne tortili, decorata a finto marmo e intitolata a Sant’Antonio Abate. Nell’ovale centrale è collocata la pala del santo. A destra, inoltre, c’è la statua di Santa Rita. La cappella ha pavimento in assi di legno ed è separata dall’aula da una balaustra in legno a colonnine, anch’essa a finto marmo. Alle pareti compaiono alcune stazioni della Via Crucis.
Nel braccio destro trovi la cappella della Madonna del Rosario. L’altare è simile nella struttura (gradini + edicola) e la pala ovale raffigura la Vergine col Bambino con San Domenico e Santa Caterina da Siena. Intorno, inoltre, ci sono tondi con i quindici misteri del Rosario. Anche qui il pavimento è in legno, la balaustra è a colonnine e sulle pareti compaiono stazioni della Via Crucis. Entrambe le cappelle sono rialzate di un gradino rispetto all’assemblea.
Cappella invernale: la Lourdes “domestica” di Balme
La cappella invernale è a sinistra del presbiterio. È uno spazio pensato per i mesi freddi, quindi più semplice e funzionale. La volta è a fascioni, il pavimento è in grès simil cotto e le pareti sono bianche.
Sulla parete di fondo è riprodotta la grotta di Lourdes con la statua dell’Immacolata. A lato c’è una mensa in legno di rovere e, inoltre, sono presenti panche lignee disposte a battaglione.
Presbiterio e altare maggiore: tre gradini e pala della Trinità
Il presbiterio occupa il capocroce e l’abside ed è rialzato di tre gradini. La pavimentazione è in piastrelle di cotto. L’antica balaustra in legno dipinto a finto marmo è stata spostata nell’abside, ai lati dell’altare maggiore storico.
L’altare maggiore è addossato alla parete di fondo: è a gradini, in muratura rivestita da marmi policromi. Sopra campeggia la pala con la Santissima Trinità, inserita in una cornice ovale dorata. Al centro del presbiterio, invece, è collocata una nuova mensa in legno; accanto si trova l’ambone, anch’esso in legno, realizzato recuperando l’antico pannello centrale del pulpito originario. Sul lato destro del presbiterio si accede alla sacrestia.
Campanile e orologio: cinque livelli e quadranti
Il campanile è a pianta quadrata e si sviluppa su cinque livelli. È in muratura di pietra, in parte intonacata e dipinta in tonalità rosata; al quarto livello, invece, appare un intonaco grezzo che lascia intravedere la tessitura. In sommità c’è la cella campanaria aperta con monofore sui quattro lati. Nel penultimo livello sono inseriti i quadranti dell’orologio. La copertura è a quattro falde, con manto in lose.
Stato di conservazione e vita liturgica
La chiesa non presenta dissesti o fessurazioni. Tuttavia, si notano alcuni fenomeni puntuali di umidità parietale, cosa abbastanza “normale” in un contesto alpino esposto. In ogni caso, la chiesa è officiata regolarmente, quindi resta un luogo vivo e non solo storico.
Storia della parrocchia: dall’autonomia di Balme alla vecchia chiesa
Quando Balme ottiene l’autonomia amministrativa (1610), di conseguenza arriva anche lo smembramento dalla parrocchia di Ala: il distacco viene sancito il 12 gennaio 1612 con decreto dell’arcivescovo Carlo Broglia.
Subito dopo nasce la prima chiesa, già dedicata alla Santissima Trinità: viene edificata nel 1612 per cura del balmese Giovanni Castagneri-Ljnch e consacrata nel settembre 1613. Sorgeva in alto, all’inizio del villaggio, quando ancora non c’erano case; accanto c’era la casa del curato e, a destra, sul bordo del dirupo, il nuovo cimitero.
Nel 1653 arriva la prima visita pastorale documentata (arcivescovo Bergera), che registra già altari e devozioni. Nel 1674, invece, l’arcivescovo Beggiamo descrive una chiesa a navata unica, con soffitto di tavole e un tavolato sopra la porta per i confratelli del SS. Nome di Gesù. Non si cita un campanile vero e proprio, e i paramenti risultano conservati in casse vicino all’altare.
Nel 1752 l’arcivescovo Roero di Pralormo trova una situazione più ordinata: c’è una sacrestia piccola ma decente e un campanile a sinistra dell’ingresso con tre campane della comunità. Tuttavia, qualche decennio dopo, la situazione precipita.
Il 1769: “troppo vecchia”, umida e insufficiente
Nel 1769 le relazioni raccontano una chiesa povera e inadeguata. Il parroco don Stefano Alasonatti parla di un edificio piccolo, con una sacrestia sofferente per l’umidità e un campanile poco alto e mal coperto, senza scala. Poi arriva la visita dell’arcivescovo Francesco Luserna Rorengo di Rorà (22 agosto 1769), che è durissima: la chiesa è descritta come troppo vecchia, incapace di contenere il popolo e quasi “da antro” per deformità e degrado.
Inoltre, l’arcivescovo nota un problema pratico: rupi altissime a nord e a ovest rendono la via pubblica quasi parallela al tetto, e chiunque può salire facilmente sul tetto stesso. Di conseguenza aumenta l’umidità, peggiorando la conservazione. Perciò viene emanato un decreto: la chiesa va sostituita con un edificio almeno decoroso.
La nuova parrocchiale: cantiere 1769–1773 e consacrazione 1775
Nonostante le scarse risorse degli abitanti, l’arcivescovo decide di sostenere la costruzione della nuova chiesa. Manda architetto, capomastro e muratori; la popolazione, inoltre, spiana il terreno, porta materiali, cava pietre e lavora grandi tronchi di larice. Per cuocere la calcina viene bruciata un’intera selva in località Aguiéri.
La nuova chiesa nasce sotto la Barma, la rupe che protegge Balme dalla valanga (e da cui deriva anche il nome del paese). Il progetto è a croce greca, con cappelle voltate e volta centrale a vela cupoliforme. Nel 1772 la costruzione è finita; l’anno successivo viene aperta al pubblico. Nello stesso corpo di fabbrica trovavano spazio anche funzioni pratiche, tra cui l’abitazione del parroco collegata alla chiesa, oltre a casa comunale e scuola.
Il 13 agosto 1775 l’arcivescovo consacra la nuova chiesa. Nello stesso momento stabilisce anche che la vecchia chiesa venga riservata a sepolture e funerali, essendo vicina al cimitero, e vieta tumuli nella nuova per preservarne decoro e onore.
Dall’incendio del 1789 ai restauri contemporanei
Il 18 ottobre 1789 un incendio distrugge il tetto della nuova chiesa. Poi, nel tempo, arrivano altri passaggi chiave: nel 1820 viene dipinta l’icona dell’altare maggiore; nel 1825 viene collocato l’orologio sul campanile (acquistato in un convento sul Cenisio).
Nel 1843 la chiesa viene decorata da Giachino Cubito e suo figlio, con il ciclo degli Evangelisti in iconografia tetramorfa. Nello stesso periodo si segnala che esistevano ancora entrambe le chiese, con la nuova pienamente funzionante e la vecchia usata come oratorio. Nel 1861 le mappe mostrano ancora graficamente i due edifici.
Nel 1869 viene realizzato un livello aggiuntivo del campanile, finanziato con una colletta popolare. Tra 1896 e 1897 si acquistano nuovi elementi per l’orologio (ditta Granaglia di Torino) e si restaura il campanile.
Nel Novecento il complesso continua a evolversi: tra 1942 e 1943 vengono realizzati altari laterali e balaustre (laboratorio Mussner di Ortisei), mentre nel 1945 si aggiunge un nuovo quadrante dell’orologio rivolto alla parte bassa del paese. Nel 1957, inoltre, lavori stradali modificano l’intorno, allargando curve e passaggi.
Poi arrivano restauri e manutenzioni più recenti: nel 1984 vengono restaurati gli affreschi e viene donato un nuovo altare in legno; nel 1996 si restaura il portone; nel 1999 si rifà la pavimentazione lignea dell’aula e si ritinteggia la facciata; nel 2000 viene restaurato e ridipinto il campanile. Infine, tra 2005 e 2008 si modernizzano suoneria e orologio con sistemi elettronici ed automatizzati.
Chiarimenti per orientarsi
È all’inizio dell’abitato, su uno sperone roccioso lungo la provinciale tra Ala di Stura e Balme, con facciata rivolta a sud.
Ha pianta a croce greca con abside semicircolare e volumi aggiunti agli angoli (battistero, campanile, sacrestia e cappella invernale).
La cupola con lo Spirito Santo, i quattro Evangelisti nei pennacchi, le cappelle di Sant’Antonio Abate e della Madonna del Rosario, oltre al presbiterio con la pala della Santissima Trinità.
Perché la chiesa precedente, giudicata troppo vecchia e umida nel 1769, venne sostituita: il nuovo edificio fu completato nel 1772, aperto nel 1773 e consacrato nel 1775.
L’orologio viene collocato nel 1825; poi, nel tempo, i quadranti aumentano e vengono restaurati, fino agli automatismi introdotti tra 2005 e 2008.
Sì, la chiesa è officiata regolarmente e non presenta dissesti strutturali, anche se compaiono alcune tracce puntuali di umidità.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



