Chiesa dell’Assunzione di Maria Vergine di Cafasse: interno a tre navate e cupola del presbiterio

Da Alessandro Maldera
Marzo 28, 2026

La Chiesa dell’Assunzione di Maria Vergine di Cafasse ha un aspetto eclettico, ma leggibile, costruito per fasi e guidato da un gusto neoclassico. La pianta è quasi quadrata e l’interno è organizzato in tre navate. Inoltre, la navata centrale si innesta sulle preesistenze di una chiesa primitiva di S. Maria documentata fin dall’XI secolo.
L’identikit della chiesa, in breve
– Navata centrale su preesistenze di S. Maria (notizie dall’XI secolo)
– Presbiterio con cupola e tela ovale dell’Assunta (XVIII sec., attribuita a C.F. Beaumont)
– Facciata completata nel 1941, tre porte e statua marmorea della Madonna
– Decorazioni del 1926 di Rodolfo Gardino, con trompe-l’oeil di cielo e balconata dipinta
Una chiesa “a fasi”: perché lo stile è eclettico ma neoclassico
L’edificio che vedi oggi non nasce in un solo momento. Al contrario, si compone per aggiunte e completamenti successivi. Di conseguenza lo stile risulta eclettico, però mantiene canoni neoclassici riconoscibili, soprattutto nella lettura della facciata e delle proporzioni interne.
La struttura generale resta compatta. Tuttavia, i tempi diversi di costruzione spiegano bene perché alcune parti siano più “antiche” nell’impianto e altre più tarde nelle soluzioni.
Pianta e organizzazione interna: tre navate su base quasi quadrata
La chiesa presenta una pianta pressoché quadrata. Lo spazio è diviso in una navata centrale e due laterali. La cosa interessante, però, è che la navata centrale sorge sulle preesistenze della chiesa primitiva di Santa Maria, attestata fin dall’XI secolo.
Le navate laterali, invece, sono state costruite in modo speculare tra loro. Eppure non sono nate in un colpo solo: vengono realizzate a più riprese nella seconda metà dell’Ottocento, con ampliamenti e cappelle che “fissano” l’attuale volumetria.
Navata centrale: volta a botte unghiata e accesso al presbiterio
La navata centrale è coperta da una volta a botte unghiata. La sequenza è ordinata: due campate principali e, poi, una campata più piccola. Dopo questa parte, infatti, si apre l’arcone trionfale, che introduce al presbiterio.
Il presbiterio, a sua volta, è sormontato da una cupola. Quindi, anche senza alzare troppo la voce con decorazioni eccessive, l’architettura crea un punto focale chiaro: ingresso – navata – arcone – cupola.
Navata sinistra: vestibolo, cappella e San Sebastiano
La navata sinistra è articolata in tre vani. Si entra da un piccolo vestibolo con volta a botte ribassata. Da qui, inoltre, si accede alla prima cappella, coperta da un’arcata che poggia su piccoli pilastri decorati a finto marmo, con specchiature piane filettate.
Accanto al presbiterio, poi, c’è un vano più grande. È illuminato da un finestrone semicircolare ed è dedicato a San Sebastiano, raffigurato sulla parete di fondo. Quindi, in questa zona, luce e dedicazione lavorano insieme per rendere riconoscibile lo spazio.
Presbiterio: l’Assunta ovale del XVIII secolo
La parete di fondo del presbiterio ospita una grande tela ovale con l’Assunta, datata al XVIII secolo e tradizionalmente attribuita a Beaumont. È uno dei punti che “reggono” l’interno.
E proprio perché il presbiterio è più raccolto rispetto alla navata, questa tela diventa un riferimento immediato: la vedi, la capisci, ti orienta.
Facciata: tre porte e statua marmorea della Madonna
L’aspetto definitivo della chiesa arriva nel 1941, con il completamento della facciata. La facciata è piuttosto lunga rispetto all’altezza, ma mette bene in evidenza la parte centrale, che corrisponde alla primitiva cappella.
Si aprono tre porte, una per ciascuna navata. Inoltre, sopra la porta centrale — più grande delle altre — è collocata una piccola statua in marmo della Madonna. È un dettaglio semplice, però funziona: ti dice subito qual è l’asse principale.
Le decorazioni del 1926: Rodolfo Gardino e l’effetto “cielo aperto”
La decorazione della navata centrale è del 1926 ed è firmata da Rodolfo Gardino. Il gusto è eclettico e gioca su contrasti netti. Da una parte ci sono fregi e modanature monocrome; dall’altra campiture piane in giallo ocra e giallo chiaro, filettate e arricchite da cartigli, tralci e motivi vegetali stilizzati.
Il cambio cromatico più evidente, però, arriva sugli archetti e sui pilastri e torna, in modo molto simile, sulla cupola del presbiterio. Qui domina una campitura rosa profondo, con riccioli, foglie e filetti a effetto oro alternati a elementi colorati.
Le lunette della volta, inoltre, propongono un trompe-l’oeil: finestre dipinte su un cielo azzurro mosso da nuvole. Lo stesso effetto torna nella cupola del presbiterio, dove una falsa balconata si “apre” sul cielo. In pratica, è un interno che prova a respirare verso l’alto.
Storia in breve, raccontata bene
La navata centrale si colloca sul sito della chiesa primitiva di S. Maria, nota fin dall’XI secolo. Nei secoli, quella cappella viene rifatta e riadattata più volte. L’ultima grande revisione della parte primitiva avviene nel 1713-1714, per iniziativa del parroco don Giovan Battista Casassa di Monastero di Lanzo.
Nel 1783, dietro il presbiterio, viene costruito il coro, poi riutilizzato come sacrestia. Oggi, però, l’uso è cambiato: con accesso dalle navate laterali, lo spazio è impiegato come cappella feriale.
Nel 1807 si realizza l’altare maggiore con porticine laterali, disegnato dall’architetto Bosati di Mathi ed eseguito in marmi preziosi.
Poi arriva l’Ottocento “operativo”. Le navate laterali si costruiscono a più riprese: la navata sinistra nasce nel 1867 e viene ampliata nel 1897, quando si aggiunge il vano grande (il cappellone) accanto al presbiterio. Sul lato destro, invece, il vano di accesso e la prima cappella dedicata al Sacro Cuore di Gesù vengono realizzati nel 1875. Nel 1893 i lavori proseguono con la costruzione della cappella di San Rocco, sul lato destro del presbiterio.
Nel 1919 viene costruito un altare in marmo bianco come ringraziamento per la vittoria nella guerra del 1915-1918. Infine, nel 1941, si completa la facciata, fissando l’immagine esterna definitiva.
Tra 2014 e 2016, infine, vengono eseguiti lavori di consolidamento e restauro del manto di copertura sia della chiesa sia della casa canonica attigua.
Piccola guida finale in forma di FAQ
Perché l’edificio è stato completato per fasi: base antica, ampliamenti ottocenteschi e facciata definita nel 1941, con scelte coerenti con canoni neoclassici
La navata centrale, che insiste sulle preesistenze della primitiva chiesa di S. Maria, documentata fin dall’XI secolo
La grande tela ovale dell’Assunta, del XVIII secolo, tradizionalmente attribuita a C.F. Beaumont
Le tre porte allineate alle tre navate e, sopra la porta centrale, una piccola statua in marmo della Madonna
La decorazione del 1926 di Rodolfo Gardino alterna campiture gialle, motivi vegetali e un trompe-l’oeil di finestre su cielo; inoltre, nella cupola compare una falsa balconata che si apre verso l’alto

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



