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Storia di Gravere: il paese di borgate dell’alta Val di Susa tra confine, Gelassa e memoria partigiana

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Da Alessandro Maldera

Marzo 25, 2026

La storia di Gravere è una storia di frontiera, e si sente subito. Per secoli, infatti, questo tratto di valle è stato il primo territorio sabaudo venendo da ovest, quindi ha vissuto guerre, pestilenze e controlli di confine. Inoltre qui non c’è un “capoluogo unico”: Gravere nasce e resta un paese a borgate, legato al torrente Gelassa e alla grande presenza religiosa della Losa.

Gravere: confine, borgate e memoria

Nome: da gravier (“ghiaia”), legato alle piene del Gelassa; abitanti ricordati anche come gelassani

Confine: ribadito nel 1244; resta fino a Utrecht (1713); pilone di confine ricostruito sul punto dell’originale del 1607

Refornetto: chiesa nata da voto dopo la peste (1598), consacrata nel 1610; autonomia comunale nel 1621

Difesa: Bastita de Peladruco → borgata Bastia; Forte di San Francesco (1592)

Opere sul Gelassa: “La Mura” avviata nel 1728 e completata nel 1730, deviazione verso la Dora

Resistenza: sabotaggio del viadotto dell’Arnodera il 29 dicembre 1943 (62 m distrutti)

Un comune “diffuso” tra Susa e Chiomonte

Gravere si trova in alta Val di Susa, tra Susa e Chiomonte, in un territorio che si legge come una costellazione di frazioni. Di conseguenza il paese non si concentra in un solo punto, ma si distribuisce tra strada valliva, mezza costa e valloni. Inoltre la vita locale, per secoli, è stata modellata dalla vicinanza alla via del Monginevro e dal rapporto continuo con il Gelassa, che non è solo un torrente: è un capitolo di storia.

Il nome “Gravere”: ghiaia, acqua e identità

L’origine del nome è spiegata con chiarezza: deriva da gravier, cioè “ghiaia” in francese, e richiama le inondazioni del Gelassa che depositavano enormi quantità di pietrame sul terreno. Perciò, in un certo senso, il paese porta addosso il suo paesaggio.
In patois il nome è Graviere; invece, in lingua d’oc, gli abitanti vengono ricordati anche come Jéraso o Piera Plata (“pietra piatta”), cioè i residui delle pietre trascinate a valle dal rio. Inoltre, in passato, gli stessi abitanti erano conosciuti come gelassani, proprio per il legame con il torrente.
Un dettaglio curioso, ma rivelatore: il Comune è fatto di molte frazioni, ma nessuna porta il nome “Gravere”. Quindi l’identità non è un singolo nucleo: è la somma delle borgate.

Tracce romane e primo Medioevo: l’acqua come indizio

La storia locale viene descritta come antica, e una prova forte riguarda l’acqua. Tra il II e il IV secolo d.C., infatti, esisteva un acquedotto che forniva acqua potabile alle case del territorio e alle terme di Susa.
Poi, secondo la tradizione, l’area rientra nel regno di Adelaide di Susa; successivamente, però, il controllo passa a due famiglie nobili che segnano il destino di confine: i conti di Morana-Savoia e i conti d’Albon, Delfini di Francia. Di conseguenza Gravere si ritrova schiacciata, spesso suo malgrado, dentro la geopolitica della valle.

Il confine Savoia–Delfinato: 1244 e una frontiera che dura secoli

Nel 1244 il Delfino Guigo VII ribadisce che il confine orientale del suo dominio in Val di Susa si trova proprio nella zona di Gravere. Da qui nasce un fatto pesantissimo: il confine tra Savoia e Delfinato resta sostanzialmente immutato fino al 1713, quando il Trattato di Utrecht sancisce il passaggio definitivo dell’alta valle a Vittorio Amedeo II di Savoia.
L’esistenza concreta della frontiera è ricordata anche da un pilone sulla Statale 24, ricostruito nel punto dove sorgeva l’originale del 1607. Quindi non è un confine “da libro”: è un confine che si è visto, toccato e attraversato.

Fortificazioni e difesa: Bastia e Forte di San Francesco

Se un territorio è di confine, prima o poi si riempie di opere militari. Infatti a Gravere esistono resti di numerose costruzioni difensive. La prima fortificazione ricordata è la Bastita de Peladruco, da cui prende origine l’attuale borgata Bastia: il nome richiama proprio una “bastita”, cioè un caposaldo.
Poi, nel 1592, viene edificato il Forte di San Francesco, pensato per fermare — con scarso successo — le truppe francesi legate al cardinale Richelieu. È un tassello che spiega bene la valle: qui si costruisce, si perde, si ricostruisce.

Peste, voto e nascita della parrocchia: 1598–1621

Nel 1598 Gravere viene colpita da una terribile pestilenza. In quel momento la comunità fa un voto: costruire una grande chiesa se l’epidemia si fosse esaurita. Da questa promessa nasce la chiesa parrocchiale nella borgata Refornetto, consacrata nel 1610.
Inoltre, già nel 1609, per iniziativa degli abitanti, viene eretta la nuova chiesa e si crea la parrocchia proprio a Refornetto, che è piccola ma centrale.
Pochi anni dopo arriva un passaggio decisivo: nel 1621 Gravere diventa municipalità indipendente da Susa, e il duca Carlo Emanuele I sancisce l’evento con un’ordinanza. Quindi Refornetto diventa centro istituzionale, e lo è ancora oggi: anche il municipio resta lì.

Il Seicento “di guerra” e la valle che paga il prezzo

Il confine, nel Seicento, brucia davvero. Nel 1629 il territorio è coinvolto nella cosiddetta battaglia del Passo di Susa, quando l’esercito francese guidato da Luigi XIII e da Richelieu supera le difese sabaude.
E poi arriva il colpo più duro: nel 1630, tra guerra e nuova peste, Gravere attraversa anni devastanti. La tradizione ricorda un dato che fa male: due terzi dei circa 1.500 abitanti vengono decimati. Di conseguenza, in poche stagioni, il paese cambia volto.

1690 e il voto alla Losa: la paura diventa rito

Nel 1690 si combatte ancora, in particolare all’Arnodera e alla Bastia: le truppe di Vittorio Amedeo II hanno la peggio contro i francesi. E, come spesso succede, la guerra si accompagna a un’altra durissima epidemia.
In quel contesto nasce un voto collettivo: digiunare alla vigilia dell’Epifania e andare ogni anno, scalzi e penitenti, al Santuario della Losa per la festa di Sant’Anna. Oggi la processione è rimasta come consuetudine, anche se il percorso viene coperto in auto. Tuttavia il senso resta: è una memoria viva, non un reperto.

1728–1730: “La Mura” e la scelta di deviare il Gelassa

Dopo l’ennesima alluvione, nel 1728 Gravere avvia un’opera idraulica decisiva: la costruzione di una barriera che devia il corso del Gelassa e riversa le acque direttamente nella Dora. L’opera, chiamata “La Mura”, viene completata nel 1730.
Quindi la storia non è solo guerra: è anche ingegneria di sopravvivenza.

Novecento: strade e turismo in quota verso Pian Gelassa

Nel XX secolo arrivano viabilità moderna e nuove funzioni legate al tempo libero alpino. Un passaggio preciso è il 27 luglio 1966, data dell’inaugurazione della strada Susa–Pian Gelassa.
Pochi anni dopo, tra 1969 e 1970, si completa l’installazione degli impianti (funivia/cabinovia) nell’area. È una scelta tipica di molte comunità alpine: affiancare l’economia tradizionale a un tentativo di turismo invernale.

29 dicembre 1943: il sabotaggio del viadotto dell’Arnodera

Durante la Resistenza, la Val di Susa torna a essere un corridoio strategico. Dopo l’8 settembre, infatti, la ferrovia Torino–Modane diventa per i tedeschi la via più rapida e sicura tra Italia e Francia.
Gli atti di sabotaggio in media e bassa valle danno risultati limitati, quindi il comando partigiano punta sull’alta valle, dove il terreno più impervio permette un colpo più incisivo. Per questo viene scelto il viadotto dell’Arnodera, all’uscita di una galleria poco a monte di Meana.
All’una del 29 dicembre 1943, restano quattro uomini sul posto: don Foglia detto “don Dinamite”, l’ingegner Bellone e i partigiani “Remo” e “Vittorio”. Le mine esplodono: il ponte viene distrutto per 62 metri e il boato si sente fino a 15 km. Inoltre si lascia passare l’ultimo treno proveniente dalla Francia, evitando vittime innocenti. Il comando tedesco di Torino definisce l’azione “opera d’arte” e gli Alleati ne riconoscono pienamente l’importanza.

Borgate e geografia umana: dove stanno i pezzi di Gravere

Alcune borgate (come Morelli, Olmo, Saretto, Mollare e la moderna Valdisogno) si dispongono lungo la strada del Monginevro e oggi formano quasi un abitato continuo. Altre (come Grande e Piccolo Essimonte, Refornetto, Bastia) stanno vicino al Gelassa.
Arnodera e Armona sono più isolate, a mezza costa a est del capoluogo amministrativo. La Losa si trova a 1.201 metri in direzione del Frais. Inoltre esistono frazioni minori e la borgata abbandonata di Alteretto, che un tempo era tra le località principali: un’altra prova di quanto la valle abbia spostato nel tempo i suoi centri vitali.

Simboli comunali: aquila, fulmine e gonfalone bicolore

Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del Presidente della Repubblica del 30 giugno 1976.
Lo stemma è d’azzurro con un’aquila al naturale ad ali spiegate su una montagna di tre vette innevate, con gli artigli stretti a un fulmine serpeggiante d’oro.
Il gonfalone è un drappo troncato di giallo e azzurro, ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma con la scritta “Comune di Gravere”.

Tra Savoia e Delfinato: la frontiera storica di Gravere

La storia di Gravere è quella di un comune “a borgate” dell’alta Val di Susa, segnato per secoli dal confine tra Savoia e Delfinato e dal rapporto difficile con il torrente Gelassa. Il nome stesso deriva da gravier (“ghiaia”), perché le piene lasciavano grandi depositi sul terreno; in passato gli abitanti erano ricordati anche come gelassani. In età romana (II–IV secolo d.C.) è attestata l’esistenza di un acquedotto che portava acqua alle case e alle terme di Susa. Nel Medioevo il territorio diventa frontiera: nel 1244 il Delfino Guigo VII ribadisce che qui corre il limite orientale del suo dominio, un confine rimasto sostanzialmente stabile fino al 1713, quando il Trattato di Utrecht riporta l’alta valle in modo definitivo nell’orbita sabauda; un pilone sulla Statale 24 ricorda ancora il punto del confine (ricostruito dove sorgeva l’originale del 1607).

La vita locale è segnata da difese e crisi: la borgata Bastia nasce da una “bastita” e nel 1592 viene costruito il Forte di San Francesco. Dopo la peste del 1598, la comunità fa voto e nasce la parrocchiale di Refornetto, consacrata nel 1610; nel 1621 Gravere diventa autonoma da Susa. Tra guerre ed epidemie, il 1630 è un anno devastante. Dopo alluvioni ripetute, nel 1728–1730 viene realizzata La Mura per deviare il Gelassa nella Dora. Nel Novecento resta la memoria della Resistenza: il 29 dicembre 1943 il viadotto dell’Arnodera viene sabotato, interrompendo la linea Torino–Modane.

Gravere e il Gelassa: FAQ essenziali

Perché Gravere si chiama così se nessuna frazione porta questo nome?

Perché il nome è legato alla “ghiaia” lasciata dalle piene del Gelassa e identifica l’insieme delle borgate, non un singolo nucleo

Quando Gravere diventa autonoma da Susa?

Nel 1621, con un’ordinanza del duca Carlo Emanuele I

Cosa cambia nel 1713 per Gravere e l’alta valle?

Con Utrecht (1713) la frontiera arretra e l’alta valle passa stabilmente in area sabauda, riducendo il ruolo di “paese sul bordo”

Che cos’è “La Mura”?

È l’opera (1728–1730) che devia il Gelassa verso la Dora dopo alluvioni ripetute

Cosa accade al viadotto dell’Arnodera nel 1943?

Viene sabotato il 29 dicembre 1943 da un gruppo partigiano, distruggendo 62 metri di ponte sulla linea Torino–Modane

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende