Cappella di San Rocco di Giaglione: riedificata nel 1641 per un voto contro la peste, con facciata in pietra a vista

Da Alessandro Maldera
Marzo 15, 2026

La Cappella di San Rocco di Giaglione è una di quelle presenze che non fanno rumore, ma restano impresse. Si trova tra le case della località regione Cresto e si riconosce subito per la pietra a vista e per il campanile a vela slanciato. Inoltre, la sua storia è legata a una memoria collettiva potente: la peste e il bisogno di “mettere un segno” nel territorio.
Scheda lampo per orientarti subito
Dove si trova: tra le case di regione Cresto
La cappella sorge tra le abitazioni della regione Cresto. Quindi è dentro il paesaggio vissuto, non in un punto isolato. E proprio per questo la visita funziona: ci arrivi camminando nel tessuto del borgo e, poi, la cappella ti compare davanti con un carattere molto netto.
Storia: dalle prime citazioni alla riedificazione dopo l’epidemia
Le prime tracce storiche della cappella compaiono all’inizio del XVI secolo. In particolare, viene citata in un atto di ricognizione dei beni dell’abbazia di Novalesa, segno che il luogo era già considerato e registrato.
Tuttavia, il passaggio decisivo arriva nel Seicento. La cappella fu infatti riedificata nel 1641 per adempiere a un voto della Comunità. Quel voto era stato pronunciato durante l’epidemia di peste del 1629–1631, con l’obiettivo di ringraziare per la liberazione dal contagio e, allo stesso tempo, fissare una memoria concreta dell’evento.
Molto più tardi, inoltre, la cappella è stata oggetto di un restauro nel 1972, intervento che rientra nella storia recente della sua conservazione.
Facciata: capanna, arcone e un campanile a vela che domina l’asse
La facciata è profilata a capanna, ma non è “anonima”. A incorniciare l’ingresso, infatti, c’è un arcone di scarico che fa da cornice architettonica alla porta e dà subito profondità al prospetto.
In asse con la facciata, inoltre, si alza un alto campanile a vela: un elemento semplice, però molto evidente. E proprio questa verticalità crea un contrasto efficace con la compattezza della cappella.
Esterno in pietra a spacco: la materia come identità
Uno dei tratti più caratteristici è l’esterno: la cappella è realizzata in pietra a spacco lasciata a vista. Quindi l’edificio non “nasconde” il materiale, anzi lo espone e lo rende linguaggio. Di conseguenza, anche con poca decorazione, l’insieme risulta forte e coerente.
Pianta e interno: navata unica, crociera e abside piatta
All’interno lo schema è essenziale: una navata unica. Tuttavia la copertura non è banale, perché è una volta a crociera impostata su una modesta cornice. In fondo, poi, la navata si conclude con un’abside piatta, scelta che cambia la percezione finale dello spazio rispetto alle absidi semicircolari più comuni.
Struttura, coperture e pavimenti: pietra, lose e lastre
L’impianto strutturale è in muratura portante in pietrame. Esternamente il materiale è lasciato a vista, mentre internamente le superfici sono intonacate e tinteggiate: quindi fuori prevale la materia, dentro prevale la leggibilità.
Il tetto è a due falde con manto di copertura in lose. Inoltre, anche i pavimenti seguono la logica della solidità: la pavimentazione è in lastre di pietra.
Arredi: un altare ligneo, senza effetti speciali
Gli arredi segnalati sono essenziali. In particolare, è presente un altare ligneo: un elemento semplice, ma coerente con l’identità del luogo e con l’impostazione complessiva della cappella.
Stato di conservazione
La cappella è indicata in discreto stato di conservazione. Quindi non tutto è perfetto, ma l’edificio è ancora leggibile e riconoscibile nei suoi caratteri principali.
FAQ – risposte che chiariscono tutto in due minuti
Perché fu riedificata nel 1641 per adempiere a un voto della Comunità pronunciato durante la peste del 1629–1631, legato alla liberazione dall’epidemia.
È citata all’inizio del XVI secolo in un atto di ricognizione dei beni dell’abbazia di Novalesa
La pietra a spacco a vista, l’arcone di scarico che incornicia l’ingresso e l’alto campanile a vela in asse.
Ha una navata unica coperta da volta a crociera e termina con abside piatta.
Sì, la cappella è stata restaurata nel 1972.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



