Chiesa di San Giovanni Battista a Foresto di Bussoleno: perché nasce vicino all’Orrido e com’è fatta oggi

Da Alessandro Maldera
Marzo 10, 2026

La Chiesa di San Giovanni Battista si trova a Foresto di Bussoleno, a poca distanza dall’imbocco dell’Orrido scavato dal Rio Rocciamelone. È una chiesa che nasce da una necessità concreta: sostituire un edificio più antico danneggiato dalle alluvioni. Inoltre, nel tempo, si è ampliata fino a diventare un impianto a tre navate. Qui trovi una lettura chiara di storia, facciata e interni, senza giri di parole.
Scheda rapida sulla Chiesa a Foresto
- Dove: Foresto di Bussoleno, vicino all’imbocco dell’Orrido del Rio Rocciamelone
- Costruzione: 1721, in sostituzione della chiesa antica danneggiata dalle alluvioni
- Consacrazione: 1749 (Carlo Vittorio Amedeo Ignazio Delle Lanze)
- Ampliamento: navate laterali aggiunte tra 1864–1894
- Facciata: capanna con timpano triangolare e portale ligneo con cornice in pietra + timpano curvilineo spezzato
- Dettagli: due nicchie con due meridiane sovrastanti
- Interno: tre navate, pilastri con lesene, volte a crociera, profonda abside rettilinea
- Tetto: manto in lose • Pavimento: marmo policromo
- Conservazione: esterno buono, interno mediocre con scrostamenti in controfacciata
Dove si trova: Foresto, a due passi dall’Orrido del Rio Rocciamelone
La chiesa sorge nella frazione Foresto, nel comune di Bussoleno. È vicina all’imbocco dell’Orrido modellato dal Rio Rocciamelone e, proprio per questo, il paesaggio “spiega” già parte della sua storia. Inoltre la posizione aiuta a inserirla in un itinerario a piedi tra borgata, gola e architetture religiose locali.
Una chiesa costruita nel 1721 per sostituire quella danneggiata dalle alluvioni
L’attuale parrocchiale viene edificata nel 1721. Non è un dato neutro: nasce in sostituzione della chiesa più antica, che era stata danneggiata dalle alluvioni del Rio Rocciamelone. Quindi qui l’acqua non è solo scenario, ma causa diretta di una ricostruzione.
Pochi decenni dopo, nel 1749, l’edificio viene consacrato dall’abate commendatario di San Giusto di Susa, Carlo Vittorio Amedeo Ignazio Delle Lanze. Inoltre questa consacrazione fissa la chiesa in modo ufficiale nella vita religiosa della comunità.
L’ampliamento tra 1864 e 1894: l’arrivo delle navate laterali
La chiesa che vedi oggi non è identica a quella del primo Settecento. Infatti tra 1864 e 1894 vengono costruite le navate laterali, aggiunte al corpo originario. Di conseguenza l’interno assume un impianto più ampio e “parrocchiale” nel senso pieno del termine, pur restando legato alla scala del Foresto.
La facciata: capanna, timpano triangolare, portale ligneo e due meridiane
La facciata ha un profilo semplice a capanna, coronato da un timpano triangolare. Tuttavia i dettagli fanno la differenza.
Il portale ligneo è incorniciato da una cornice lapidea e, sopra, compare un timpano curvilineo spezzato: un segno dinamico, ma controllato. Inoltre in facciata ci sono due nicchie, e sopra ciascuna è collocata una meridiana: un dettaglio raro e molto “di comunità”, perché lega il sacro al tempo quotidiano.
Campanile inglobato: dove sta e perché si nota meno di quanto pensi
La torre campanaria è inglobata nel perimetro della chiesa. Si colloca a cornu Epistolae, cioè sul lato tradizionalmente legato alla “parte dell’Epistola” nell’orientamento liturgico. Quindi il campanile non si stacca come un elemento autonomo: resta parte dell’organismo edilizio.
Interno a tre navate: pilastri, lesene e volte a crociera
L’interno è organizzato su tre navate, separate da pilastri con lesene addossate. Le lesene scandiscono lo spazio in campate e, inoltre, sono sormontate da una semplice trabeazione.
Da qui si imposta la copertura, conclusa da una sequenza di volte a crociera a tutto sesto. Il presbiterio termina con una profonda abside rettilinea, quindi non curva: un finale netto, che guida lo sguardo in avanti.
Struttura e materiali: pietrame, intonaci e uno stato di conservazione “a due velocità”
La muratura portante è in pietrame. La facciata della navata principale è intonacata, mentre sugli altri lati la muratura è lasciata a vista. All’interno, invece, le superfici sono intonacate e tinteggiate.
Lo stato di conservazione è particolare: buono all’esterno, però mediocre all’interno, con scrostamenti in controfacciata. Quindi fuori l’edificio regge bene, mentre dentro mostra segni più evidenti del tempo.
Tetti in lose e pavimenti in marmo policromo
Le coperture sono a due falde su navata e presbiterio. Sulle navate laterali, invece, il tetto è sempre a due falde ma con teste di padiglione. Il manto di copertura è in lose, quindi in pietra, coerente con le tradizioni locali.
Il pavimento è realizzato con lastroni e piastrelle di marmo policromo sia nella navata sia nel presbiterio. Inoltre questo elemento dà colore e ritmo anche quando l’interno appare più sobrio.
Arredi: pietra e legno intagliato
Tra gli arredi sono segnalati altare e tabernacolo in pietra. C’è anche un ambone in legno, decorato con intagli: un dettaglio che, pur semplice, racconta cura e lavoro artigianale.
FAQ – Delucidazioni brevi per capire la visita
Per sostituire la chiesa più antica, danneggiata dalle alluvioni del Rio Rocciamelone
Tra 1864 e 1894, ampliando l’impianto fino alle tre navate
Le due meridiane sopra le nicchie, oltre al portale con timpano curvilineo spezzato
Tre navate con pilastri e lesene, sequenza di volte a crociera e una profonda abside rettilinea

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



