Cappella del Santissimo Sacramento di Novalesa: un gioiello discreto nel borgo tra affreschi del 1719 e altare seicentesco

Da Alessandro Maldera
Marzo 09, 2026

La Cappella del Santissimo Sacramento di Novalesa è una di quelle presenze che non si impongono: sta addossata alle case dell’abitato e si raggiunge passando sotto un sottoportico voltato a crociera. Fuori è semplice, però dentro concentra architettura compatta, decorazioni e un altare che vale la visita. Inoltre, la sua storia è lunga: era già attiva nel Cinquecento e ha attraversato restauri e trasformazioni fino ai primi anni Duemila. Oggi, quindi, non è solo una cappella “da foto”, ma un pezzo vivo della memoria religiosa alpina.
Riassunto utile prima di entrare
- Posizione: addossata alle case dell’abitato, accesso da sottoportico a crociera
- Pianta: navata unica con due campate a crociera, abside piatta e sacrestia rettangolare a sinistra
- Struttura: muratura portante in pietrame intonacato, stato di conservazione indicato come ottimo
- Decorazioni esterne: ciclo affrescato del 1719 su Vizi, Virtù e Pene Infernali
- Arredo principale: retable seicentesco (scuola dell’Alta Maurienne) con colonne tortili e timpano spezzato
- Storia: attestata nel 1597; dipinto per l’altare maggiore di Garin nel 1661; restauri 1780–1783, 1987–1990, 2000–2002
- Uso recente: adeguata (2000–2002) per ospitare le collezioni del Museo di Arte Religiosa Alpina
Dove si trova e come si entra: la cappella nel cuore dell’abitato
La cappella sorge a ridosso delle case di Novalesa. L’accesso avviene tramite un sottoportico coperto da una volta a crociera: è un ingresso quasi domestico, che ti porta nel cortile e poi davanti alla facciata. Proprio per questo l’arrivo è graduale: prima il passaggio sotto la volta, poi la cappella che si rivela.
- Indirizzo: Abitato di Novalesa, accesso da sottoportico verso la casa canonica
La facciata: essenziale, senza teatralità
La facciata è volutamente sobria: è riconoscibile soprattutto per la porta e per due piccole finestre ai lati. Non ci sono elementi scenografici, eppure questa semplicità funziona: ti prepara a un interno più ricco, senza “spoiler”.
Com’è fatta dentro: navata unica, campate a crociera e abside piatta
L’interno segue uno schema lineare e chiaro: navata unica, coperta da due campate a crociera, e chiusura con abside piatta. A sinistra della navata si apre il vano della sacrestia, di forma rettangolare.
Quindi la pianta è compatta, ma non povera: la struttura delle volte dà ritmo allo spazio e accompagna naturalmente lo sguardo verso l’area dell’altare.
Murature e conservazione: pietrame intonacato in ottimo stato
Dal punto di vista costruttivo, la cappella è realizzata con muratura portante in pietrame, poi intonacata e tinteggiata sia all’esterno sia all’interno. È indicata in ottimo stato di conservazione, e questo si percepisce: non hai l’idea di un luogo “tenuto su”, ma di un ambiente stabile e curato.
La cantoria: un elemento “di passaggio” tra cappella e parrocchiale
Un dettaglio particolare è la cantoria, che risulta addossata alla parete laterale sinistra della chiesa parrocchiale. Inoltre, la sua struttura ha anche una funzione pratica: costituisce l’arco di ingresso al cortile della casa canonica. In altre parole, qui architettura religiosa e vita quotidiana del borgo si incastrano davvero, senza separazioni nette.
Gli affreschi esterni del 1719: vizi, virtù e pene infernali
All’esterno, sulla facciata settentrionale della cantoria, è presente un ciclo di affreschi datato 1719. Il tema è potente e diretto: Vizi, Virtù e Pene Infernali. È una scelta tipica della comunicazione religiosa di montagna: immagini leggibili, quasi “catechismo in scena”, pensate per parlare a tutti.
L’altare e il retable seicentesco: l’opera che cambia il tono della visita
Nell’area absidale si trova il cuore artistico della cappella: il retable dell’altare maggiore, con colonne tortili riccamente intagliate, dorate e dipinte, che sorreggono una trabeazione complessa con timpano spezzato. È attribuito alla scuola dell’Alta Maurienne e si colloca nella seconda metà del Seicento.
Qui il contrasto è evidente: fuori sobrietà, dentro un altare che alza subito l’intensità visiva. Inoltre, nel 1661 il pittore Garin realizzò il dipinto per l’altare maggiore, aggiungendo un tassello importante alla decorazione.
Pavimento in pietra: materiali locali, atmosfera asciutta
La pavimentazione è in lastre di pietra. È un elemento semplice, però coerente: in un edificio alpino, la pietra a terra “tiene” l’ambiente, lo rende asciutto e concreto. E quindi accompagna bene la sensazione complessiva della cappella, che è raccolta ma non fragile.
Una storia lunga: dalla confraternita del 1597 ai restauri moderni e al museo
La cappella era già esistente nel 1597, quando la confraternita del Santissimo Sacramento insediata qui ricevette legati destinati alle messe. Nel Seicento arrivarono importanti arricchimenti, tra cui il dipinto per l’altare maggiore realizzato da Garin nel 1661, mentre nel 1719 venne affrescato all’esterno il ciclo dedicato a vizi e virtù.
In seguito la cappella fu oggetto di restauri tra 1780 e 1783, poi ancora tra 1987 e 1990. Infine, tra 2000 e 2002, venne interamente restaurata e, in quell’occasione, adeguata per ospitare le collezioni del Museo di Arte Religiosa Alpina. Quindi oggi il luogo conserva la sua identità, però dialoga anche con una funzione culturale più ampia.
Cappella del Santissimo Sacramento di Novalesa: sintesi e elementi da vedere
La Cappella del Santissimo Sacramento di Novalesa è addossata alle case del borgo e si raggiunge passando sotto un sottoportico voltato a crociera; la facciata è essenziale, con porta e due piccole finestre laterali. L’interno è a navata unica, coperta da due campate a crociera e chiusa da un’abside piatta, con sacrestia rettangolare sul lato sinistro; la struttura è in pietrame intonacato ed è indicata in ottimo stato di conservazione, mentre il pavimento è in lastre di pietra. All’esterno, sulla facciata settentrionale della cantoria, si conserva un ciclo di affreschi del 1719 dedicato a Vizi, Virtù e Pene Infernali. Nell’area absidale spicca il retable seicentesco dell’altare maggiore, con colonne tortili intagliate, dorate e dipinte, attribuito alla scuola dell’Alta Maurienne; nel 1661 il pittore Garin realizzò il dipinto per l’altare maggiore. La cappella risulta già esistente nel 1597 e fu restaurata più volte (1780–1783, 1987–1990, 2000–2002). E proprio tra 2000 e 2002 venne interamente restaurata e adeguata per ospitare le collezioni del Museo di Arte Religiosa Alpina.
Risposte utili su affreschi e altare
Sì, però è discreta: è addossata alle case e la facciata è semplice, con porta e due finestrelle. Di conseguenza conviene cercare l’accesso dal sottoportico.
È a navata unica, coperta da due campate a crociera e chiusa da un’abside piatta. Inoltre, a sinistra si apre la sacrestia rettangolare.
Il retable seicentesco dell’altare maggiore, con colonne tortili riccamente intagliate e dorate, attribuito alla scuola dell’Alta Maurienne.
All’esterno, sulla facciata settentrionale della cantoria: rappresentano vizi, virtù e pene infernali.
La cappella è stata restaurata integralmente e adeguata per ospitare le collezioni del Museo di Arte Religiosa Alpina, quindi ha assunto anche un ruolo espositivo-culturale.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



