Museo diocesano d’arte sacra di Novalesa: opere, percorso e cosa vedere

Da Alessandro Maldera
Marzo 08, 2026

Il Museo diocesano d’arte sacra di Novalesa è un museo raccolto, ma sorprendentemente ricco. È stato allestito dal 2003 nella Cappella del Sacramento, accanto alla parrocchiale di Santo Stefano (XVII secolo). Qui, infatti, confluiscono opere e oggetti liturgici legati a una conca alpina che, da secoli, vive di passaggi e collegamenti lungo il Moncenisio. Inoltre, il museo è parte del Sistema museale diocesano della Valle di Susa, come sezione distaccata del Museo diocesano di Susa.
Punti chiave del Museo diocesano di Novalesa
- Dove: Cappella del SS. Sacramento, accanto a Santo Stefano, Via Maestra 19, Novalesa
- Dal 2003: allestimento museale nella cappella della Confraternita
- Collezione: opere e suppellettili dal VI al XVIII secolo
- Da cercare: cofanetto longobardo, pissidi carolingie e ottoniane
- Capolavoro: urna reliquiario di Sant’Eldrado (seconda metà XII secolo, ambito renano-mosano)
- Seconda tappa: parrocchiale di Santo Stefano con tele trasferite via Ospizio del Moncenisio in età napoleonica
- All’esterno: affreschi con Vizi e Virtù sul muro della canonica
Dove si trova e perché è un museo “di passaggio” tra Alpi e Piemonte
Il museo nasce nel cuore del borgo, addossato alla parrocchiale, e non è un dettaglio: Novalesa è storicamente una soglia alpina. Perciò la raccolta racconta un territorio che ha incrociato viandanti, devozioni e scambi culturali. Di conseguenza, la visita funziona bene anche se hai poco tempo, perché i pezzi forti sono pochi ma molto riconoscibili.
La Cappella del Sacramento: il nucleo della collezione (VI–XVIII secolo)
Il percorso principale è nella Cappella del Sacramento, dove trovi opere databili dal VI al XVIII secolo. In particolare spiccano tre nuclei che danno subito “peso” al museo: un cofanetto longobardo, le pissidi carolingie e ottoniane e, soprattutto, l’urna reliquiario di Sant’Eldrado (seconda metà del XII secolo), attribuita a un anonimo argentiere di area renano-mosana. Inoltre, molte opere sono legate alla storia locale e anche alla vicina Abbazia della Novalesa, da cui provengono oggetti preziosi dopo la soppressione.
La parrocchiale di Santo Stefano: dipinti trasferiti in età napoleonica
La visita, però, non si chiude nella cappella: comprende anche l’adiacente chiesa di Santo Stefano. Qui sono conservati dipinti arrivati tramite un passaggio particolare: trasferiti da Parigi all’Ospizio del Moncenisio per volontà di Napoleone e poi giunti a Novalesa. Tra le opere citate, vale la pena cercare la Deposizione di Gesù Cristo (metà XVI secolo) di Daniele da Volterra, una Crocifissione di san Pietro e una Deposizione (XVII secolo) della scuola del Caravaggio, l’Adorazione dei Magi (prima metà XVII secolo) di Peter Paul Rubens e l’Adorazione dei pastori (1721) di François Lemoyne.
Fuori dalla cappella: gli affreschi dei Vizi e delle Virtù
Infine, guarda anche all’esterno: sul muro della canonica, fuori dalla Cappella della Confraternita, sono visibili gli affreschi con Vizi e Virtù, indicati come recentemente restaurati. È un dettaglio che completa bene l’itinerario, perché aggiunge un livello “di strada”, leggibile anche senza entrare subito.
Un museo piccolo, ma con pezzi “da grande”
Il Museo diocesano d’arte sacra di Novalesa è una tappa rapida ma densa, ospitata nella Cappella del SS. Sacramento accanto alla parrocchiale di Santo Stefano. Qui trovi opere e oggetti liturgici dal VI al XVIII secolo, legati a un territorio di frontiera dove per secoli sono passati pellegrini e viaggiatori diretti al Moncenisio. Il percorso punta su pochi capisaldi, e proprio per questo funziona: il cofanetto longobardo, le pissidi carolingie e ottoniane e l’urna reliquiario di Sant’Eldrado (XII secolo) sono i pezzi che danno il senso della visita. Inoltre, l’itinerario continua nella chiesa di Santo Stefano, dove sono conservate tele arrivate tramite l’asse Parigi – Ospizio del Moncenisio – Novalesa in età napoleonica. Infine, fuori dalla cappella, vale la pena guardare gli affreschi con Vizi e Virtù sul muro della canonica, perché chiudono il cerchio tra devozione locale e storia alpina.
Dubbi rapidi prima della visita
No: il percorso parte dalla Cappella del Sacramento, però include anche la visita all’adiacente chiesa di Santo Stefano
I più citati sono il cofanetto longobardo, le pissidi carolingie e ottoniane e l’urna reliquiario di Sant’Eldrado (XII secolo)
Perché alcune tele furono trasferite per volontà di Napoleone da Parigi all’Ospizio del Moncenisio e poi portarono a Novalesa, dove oggi sono conservate nella parrocchiale
Sì: sul muro della canonica sono visibili affreschi con Vizi e Virtù, segnalati come restaurati
Sì: è inserito nel Sistema museale diocesano della Valle di Susa come sezione distaccata del Museo diocesano d’arte sacra di Susa

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



