Chiesa del Santissimo Nome di Gesù di Coazze: la “Confraternita” tra Piazza Gramsci, storia e dettagli architettonici

Da Alessandro Maldera
Marzo 03, 2026

Nel centro storico di Coazze, affacciata sul lato breve di Piazza Gramsci, la Chiesa del Santissimo Nome di Gesù è conosciuta da tutti come “la Confraternita”. È un edificio compatto ma ricco di particolari: facciata seicentesca, navata unica luminosa e un campanile a bulbo inglobato nel perimetro. Inoltre la sua storia parte da una cappella cinquecentesca e passa per ristrutturazioni che hanno cambiato l’uso degli spazi.
Colpo d’occhio: facciata, campanile e interni
• Nome comune: “la Confraternita”
• Origini: cappella della Maddalena (1526–1527) + ampliamento dal 1689
• Dentro: navata unica, volta a botte unghiata, grottesche rosse, due tele seicentesche
• Da notare: campanile a bulbo inglobato, intercapedine anti-umidità, crepa sulla prima campata
Dove si trova e come si presenta oggi
La chiesa è orientata sud–nord e non ha un vero sagrato. Tuttavia un rialzo pavimentale in sampietrini, con fioriere, crea una piccola separazione dal parcheggio davanti. Il lato ovest confina con un edificio civile, mentre gli altri lati restano liberi: quindi l’impianto si legge bene anche dall’esterno.
Origini e trasformazioni: dalla Maddalena al Santo Nome di Gesù
Le origini risalgono a una cappella dedicata a Santa Maria Maddalena, costruita tra 1526 e 1527: la comunità ne registrò le spese con resoconti molto dettagliati.
Alla fine del Seicento, invece, l’edificio viene ampliato verso sud e, a partire dal 1689, assume dimensioni e aspetto sostanzialmente attuali. In questa fase la decorazione cinquecentesca viene riproposta sulle nuove murature, l’altare originario viene sostituito e, inoltre, vengono realizzati facciata e campanile. La proprietà passa alla Confraternita dei Flagellanti e la dedicazione diventa quella al Santissimo Nome di Gesù.
Facciata: ordine unico, cornici mistilinee e segni “da confraternita”
La facciata, rivolta a sud, è in muratura intonacata bianco calce e organizzata su ordine unico con paraste angolari che sostengono un timpano triangolare. Al centro si apre il portone in legno con architrave; sopra, una mensola su peducci regge un timpano curvo spezzato, che dà movimento alla composizione.
In asse con l’ingresso si trova una finestra rettangolare strombata, incorniciata da una cornice mistilinea; ai lati, invece, si aprono due nicchie. Nel timpano, al centro, dentro una corona ellittica in rilievo, è dipinta una piccola croce bianca: un segno minimo, ma molto intenzionale.
Interni: navata unica e volta a botte unghiata
Dentro, l’aula è a navata unica con presbiterio rettangolare. La copertura è una volta a botte unghiata, impostata su una cornice marcapiano a doppia modanatura con lesene aggettanti. Inoltre le finestre rettangolari si concentrano sulla parete di levante, sopra il cornicione: così la luce entra in modo controllato, ma efficace.
Sono presenti catene metalliche e lungo le pareti si nota anche un rivestimento in plastica, dettaglio pratico che racconta interventi successivi e una gestione “di uso” quotidiano.
Decorazioni e opere: grottesche e due tele seicentesche
Le volte sono decorate con intrecci vegetali ed elementi a grottesche rosse su fondo bianco: un apparato leggero che accompagna lo sguardo senza appesantire lo spazio.
Tra gli arredi trovi banchi disposti longitudinalmente, un confessionale, il crocifisso e, soprattutto, due preziose tele seicentesche: sono tra i motivi più solidi per fermarsi qualche minuto in più.
Campanile “interno”: tre ordini e copertura a bulbo
Il campanile, a base quadrata, è inscritto nel perimetro dell’edificio: non è un corpo staccato, e perciò si percepisce come parte dell’insieme. Il fusto si alza dalla muratura laterale destra, leggermente arretrato rispetto alla facciata, ed è articolato in tre ordini con lesene angolari aggettanti.
La cella campanaria è aperta da una monofora su ogni lato e la copertura è a bulbo, rivestita in lamiera: un dettaglio che spicca nel profilo del centro storico.
Presbiterio e altare: cosa è cambiato con i lavori del Novecento
Il presbiterio storico occupa l’ultima campata, rialzata di un gradino. Oggi l’altare maggiore è in legno dipinto a finto marmo ed è isolato al centro; tuttavia la balaustra non è stata recuperata dopo lo spostamento dell’altare, che in passato era collocato a metà navata.
Tra i primi anni Sessanta e metà anni Sessanta, infatti, un intervento strutturale ha eliminato la separazione tra lo spazio dei fedeli e il coro riservato ai confratelli: la chiesa è diventata un’aula unica e il coro è stato convertito in presbiterio. Inoltre sono state rimosse suppellettili e murato l’ingresso laterale, segni netti di una riorganizzazione funzionale.
Restaurazioni e stato di conservazione: buono, ma con segnali da leggere
Tra 1976 e 1980 viene realizzato il nuovo altare maggiore e, inoltre, si interviene sulla copertura in lose con il rifacimento del tetto. Per combattere l’umidità si scava un’intercapedine esterna, poi seguono tinteggiature e manutenzioni ordinarie.
Questi lavori mantengono un buono stato di conservazione, anche se restano visibili tracce di deterioramento degli intonaci e una crepa evidente sulla volta della prima campata: dettaglio da notare, perché racconta la vita reale dell’edificio, non una cartolina.
Informazioni pratiche: quando si celebra la messa
La messa viene celebrata una volta a settimana. Quindi, se vuoi incrociare l’edificio “vivo”, vale la pena orientarsi sul calendario locale; altrimenti la visita resta comunque interessante per architettura e dettagli.
FAQ – Dubbi sulla “Confraternita” di Coazze
Sì: il nome popolare “Confraternita” indica la Chiesa del Santissimo Nome di Gesù, legata alla Confraternita dei Flagellanti dal tardo Seicento.
All’inizio era una cappella dedicata a Santa Maria Maddalena, costruita tra 1526 e 1527. In seguito, dal 1689, viene ampliata e assume l’aspetto attuale.
La facciata bianco calce con cornici mistilinee, la finestra strombata in asse e il campanile con copertura a bulbo.
La volta a botte unghiata con decorazioni a grottesche e, soprattutto, le due tele seicentesche.
In generale buono grazie ai restauri e all’intercapedine anti-umidità. Tuttavia si notano intonaci degradati e una crepa evidente sulla prima campata.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



