Fossa Comune di Forno di Coazze: il luogo dell’eccidio del 16 maggio 1944 e il percorso memoriale verso il Sangone

Da Alessandro Maldera
Febbraio 28, 2026

La Fossa Comune di Forno di Coazze è un sito di memoria a breve distanza dall’Ossario, lungo viale Resistenza. Qui, nel pieno del cosiddetto “Maggio di sangue” del 1944, si consumò l’eccidio più grave della Resistenza in Val Sangone. Oggi il luogo si raggiunge con un breve tratto a piedi e si legge attraverso lapidi, cippi e segni pensati per non far scivolare tutto nel silenzio.
Segni della memoria: viale, cippi e lapidi
• Data chiave: 16 maggio 1944, durante il “Maggio di sangue” in Val Sangone
• Percorso: area accoglienza intitolata a Luigi Milano + sentiero lastricato con cippi
• Segni finali: pietre del Sangone, grande lapide incisa e targa con elenco diverso rispetto alla lapide del 1948
Dove si trova la Fossa Comune e come si raggiunge
La Fossa Comune è collocata poco lontano dall’Ossario di Forno, lungo viale Resistenza, e si trova a qualche centinaio di metri dalla strada carrozzabile. Per questo la visita è semplice dal punto di vista logistico, anche se emotivamente non lo è.
Prima di imboccare il percorso a piedi, inoltre, si incontra un’area di accoglienza che prepara alla discesa verso il sito. Da lì parte un sentiero lastricato in pietra che conduce fino alla Fossa Comune, accompagnato da elementi memoriali distribuiti lungo il cammino.
Il “Maggio di sangue” 1944: perché questo luogo pesa ancora
Nel maggio 1944, dopo azioni partigiane, i nazifascisti misero in atto un rastrellamento vasto nelle valli del Piemonte occidentale, coinvolgendo anche la Val Sangone. Forno divenne uno dei punti in cui la repressione si trasformò in strage. E proprio qui, nel pomeriggio del 16 maggio 1944, si consumò l’eccidio che la memoria locale ricorda come il più grave della Resistenza in valle.
Il 16 maggio 1944: cosa accadde a Forno, passo dopo passo
Nel pomeriggio del 16 maggio un gruppo di circa trentuno prigionieri (il numero resta discusso) venne prelevato dal carcere improvvisato nella scuola elementare di Coazze. Tra loro c’erano numerosi partigiani delle formazioni della valle e, probabilmente, anche alcuni civili.
I prigionieri furono caricati su un camion e condotti nella zona di Forno. Poco oltre il cimitero della borgata vennero fatti scendere e divisi in due gruppi: il primo prese la mulattiera verso la riva destra del Sangone, mentre l’altro proseguì verso Garida. Una volta vicini al fiume, furono costretti a scavare una fossa (su questa fase, e su altri dettagli, esistono ricostruzioni non sempre coincidenti perché mancano testimonianze dirette).
Verso le 17:00, i prigionieri vennero organizzati in otto gruppi da tre persone, allineati sul bordo della fossa e colpiti alle gambe con raffiche di mitra. Caddero nella buca ammassandosi uno sull’altro: pochi morirono subito, molti rimasero agonizzanti e furono lasciati morire dissanguati. Intanto, gli abitanti di Forno che cercavano di capire cosa stesse accadendo furono tenuti lontani con le armi, senza possibilità di intervento.
L’area di accoglienza dedicata a Luigi Milano e l’accesso al sentiero
Prima del sentiero lastricato si trova un’area di accoglienza, creata con i lavori di sistemazione svolti tra 1989 e 1991, e intitolata al maggiore Luigi Milano. Qui sono collocati due cippi e due targhe, che introducono il contesto e segnano l’ingresso nel percorso di memoria.
Nel 2011, inoltre, l’area è stata trasformata con la realizzazione della “Finestra sulla Resistenza”, un intervento che ridefinisce l’allestimento e il modo in cui il visitatore viene “accompagnato” verso il luogo dell’eccidio.
I segni lungo il percorso: cippi, pietre del Sangone e lapide incisa
Il cammino verso la Fossa Comune non è neutro: viene costruito per farti arrivare con attenzione. Lungo il sentiero, infatti, sono sistemati tre cippi. Nella parte finale compaiono poi due pietre prelevate dal greto del Sangone, usate come segni concreti e non decorativi.
La prima pietra è collocata al termine del sentiero, sulla sinistra. La seconda è posta ai margini della Fossa Comune, accanto a una grande lapide in pietra incisa con il profilo di un caduto. Qui i morti sono ricordati sia da una lapide sia da una targa, che però non coincidono perfettamente.
Lapide del 1948 e targa successiva: nomi, differenze e dettagli da conoscere
La prima grande memoria “scritta” del sito è la lapide del 1948: è posata su un’ampia roccia piatta e poggia su un basamento in cemento sul quale si eleva una grande croce. Su questa lapide compaiono 26 caduti, di cui sette ignoti.
Tra quei nomi, inoltre, non risulta indicato alcun valligiano. Sono presenti undici piemontesi, fra cui due valsusini: Pierino Armando di Avigliana e Pasquale Nicola di Susa. Armando è ricordato come il più giovane, con sedici anni, mentre Nicola come il più anziano. Otto caduti provengono da altre regioni italiane, anche se alcuni risiedevano in Piemonte.
Per quanto riguarda le appartenenze, tra i diciannove identificati dieci sono collegati alla banda “Nicoletta”, sette alla banda “Sergio”, uno alla “Nino-Carlo” e uno alla “Genio”. In questa lapide, inoltre, il cognome di Giuseppe Berutti risulta riportato in modo corretto.
Davanti alla lapide e alla croce, però, c’è anche una targa inserita in una nicchia in cemento, posata in occasione dei lavori di ammodernamento tra 1989 e 1991. Qui l’elenco cambia leggermente: compaiono 25 nomi e non 26. Viene incluso erroneamente Ottavio Mossa, caduto altrove, mentre non compare Luigi Zelioli, la cui presenza risulta invece attestata e poi confermata da ricerche successive. Inoltre in questa targa non viene più indicato l’ignoto n° 35 e il cognome di Giuseppe Berutti viene travisato in Berruti. L’ordine dei nomi, infine, segue l’alfabeto, e quindi differisce dalla disposizione della lapide del 1948.
Perché visitarla: un luogo che non chiede consenso, ma attenzione
La Fossa Comune di Forno di Coazze è un punto in cui la storia smette di essere “racconto” e diventa geografia. Ci arrivi a piedi, e quindi il tempo della salita o della discesa ti prepara. Inoltre, tra lapide e targa, noti che anche la memoria ha stratificazioni, correzioni e persino errori. Proprio per questo, il luogo non è una scena ferma: è un confronto con ciò che è successo e con il modo in cui lo si ricorda.
FAQ – Delucidazioni per capire la memoria del luogo
Si trova a poca distanza dall’Ossario, lungo viale Resistenza. Inoltre è collocata a qualche centinaio di metri dalla strada carrozzabile, quindi l’ultimo tratto si fa a piedi.
Perché nel pomeriggio del 16 maggio 1944, durante il “Maggio di sangue”, avvenne qui l’eccidio più grave della Resistenza in Val Sangone, con prigionieri condotti a Forno e uccisi presso il Sangone.
Prima del sentiero c’è un’area di accoglienza intitolata al maggiore Luigi Milano, con cippi e targhe. Da lì parte un sentiero lastricato e, lungo il percorso, sono sistemati anche tre cippi.
La lapide del 1948 elenca 26 caduti (con sette ignoti). La targa successiva, posata durante i lavori tra 1989 e 1991, riporta 25 nomi, include un nominativo indicato come errato e ne omette un altro, oltre a cambiare l’ordine (alfabetico) e a riportare una grafia diversa per un cognome.
Nella parte finale trovi due pietre prelevate dal greto del Sangone, una grande lapide in pietra incisa con il profilo di un caduto e, inoltre, la targa collocata davanti alla lapide e alla croce.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



