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Forte Jafferau di Bardonecchia: la batteria militare più alta d’Italia tra storia, cannoni e ruderi in quota

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Da Alessandro Maldera

Febbraio 18, 2026

Il Forte Jafferau di Bardonecchia (detto anche Batteria dello Jafferau) è un posto che non sembra vero: sei in vetta, l’aria è sottile e la valle sotto è un plastico.
È un’opera militare costruita alla fine dell’Ottocento e piazzata a quota record, proprio per controllare la conca di Bardonecchia e i valichi di confine. Oggi, invece, resta un grande scenario di archeologia militare alpina, fatto di piazzole, muri spezzati e memoria.

Le date chiave della Batteria dello Jafferau

  • 1896–1898 – Costruzione della Batteria/Forte Jafferau in quota sopra Bardonecchia
  • 1915 – Il forte viene disarmato (armamento rimosso)
  • 1939–1940 – Riarmo alla vigilia della guerra con 8 cannoni 149/35 Mod. 1901
  • 16–17 giugno 1940 – Azione contro il Fort de l’Olive, con supporto dell’artiglieria dello Chaberton (ricostruzione riportata)
  • DopoguerraDistruzione della fortificazione in base alle clausole del Trattato di pace (Trattato di Parigi, art. 47 citato)

Dove si trova e perché è un “record” sulle Alpi

Il forte sorge sulla cima del Monte Jafferau, nel territorio comunale di Bardonecchia, in Alta Val di Susa. La quota viene riportata in modo non sempre identico (circa 2.775 m oppure 2.805 m s.l.m.), ma il senso non cambia: è altissimo.
Infatti viene considerata la batteria militare più alta d’Italia e la seconda più alta delle Alpi dopo la Batteria dello Chaberton (circa 3.130 m), oggi in territorio francese dopo il Trattato di Parigi del 1947.

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Perché nasce il Forte Jafferau: difesa e tiro “in profondità”

Tra 1896 e 1898 il Genio militare realizzò la batteria come opera di frontiera. Non era un fortino “da trincea”: era definita un’opera d’azione lontana, perché con le artiglierie poteva colpire in profondità oltre confine.
Inoltre la posizione dominante serviva a coprire aree sensibili della zona, come la conca di Bardonecchia, il Colle della Rho e la valle di Rochemolles. In alcune ricostruzioni viene citata anche la funzione di controllo del settore legato al valico del Frejus.

Com’era fatto: mura, ponte levatoio e locali interni

Il complesso era organizzato in modo pratico, anche se in quota estrema:

  • Fortificazione principale con piazzuole di tiro in sommità
  • Polveriera interrata e posta molto più in basso rispetto al corpo del forte
  • Locale di spolettamento adiacente, separato e compartimentato

La polveriera era descritta come una stanza unica e molto lunga, scavata nella roccia. Il locale di spolettamento, invece, era fatto da quattro stanze, con muri rivestiti in legno; tra un ambiente e l’altro c’erano passaggi stretti (si parla di corridoi larghi circa 50 cm).
Il tutto era protetto da un muro di cinta con un accesso principale: si entrava passando un fossato e un ponte levatoio (oggi non più presente). Sul portale era presente lo stemma della 137ª Batteria G.a.F., il reparto indicato come presidio della posizione.

Artiglierie e dotazioni: i cannoni da 149 mm e le riserve

All’origine il forte era armato con 8 cannoni 149/23 sistemati “in barbetta”, cioè in postazioni aperte, con angolature di tiro differenziate.
Inoltre, nei magazzini, erano indicate altre dotazioni disponibili per comporre batterie aggiuntive: cannoni da 12 ARC Ret e pezzi 87B (citati come utili a formare ulteriori batterie).
Così, se necessario, la zona poteva rafforzare la copertura del settore in modo flessibile.

Strada militare e teleferica: come arrivavano uomini e rifornimenti

Qui sta il dettaglio che fa capire quanto fosse “seria” la logistica, nonostante l’altitudine. Il forte aveva un certo grado di autonomia perché, oltre alla strada militare di accesso, viene citata una teleferica militare che partiva da Costans (frazione di Oulx) e seguiva un percorso articolato: Costans – Forte Föens – Batteria dello Jafferau.
Quindi, anche quando il meteo non era gentile, la montagna non doveva “spegnere” del tutto il forte.

Dal 1915 al 1940: disarmo, riarmo e battaglia di confine

Nel 1915 il Forte Jafferau venne privato dell’armamento. Tuttavia, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, venne riarmato con 8 cannoni 149/35 Mod. 1901.
E infatti, tra il 16 e il 17 giugno 1940, questi pezzi ingaggiarono un combattimento duro contro il Fort de l’Olive, in area oltre il Colle della Scala (Val Clarea, secondo la ricostruzione riportata). La battaglia viene indicata come conclusa favorevolmente grazie anche all’intervento dell’artiglieria della Batteria dello Chaberton.

La distruzione nel dopoguerra e cosa resta oggi

Alla fine della Seconda guerra mondiale il forte fu distrutto in applicazione delle clausole del Trattato di pace con la Francia (viene citato l’Art. 47 del Trattato di Parigi).
Oggi, quindi, del “forte completo” resta poco. Però si vedono ancora elementi molto riconoscibili:

  • le postazioni dei cannoni in vetta, con indicazioni sugli angoli di puntamento
  • le riservette e strutture collegate sotto le piazzole
  • la polveriera e i locali di spolettamento, che risultano ancora individuabili al termine della strada militare
  • il portale d’ingresso, visibile solo in parte, mentre il muro di cinta è in gran parte scomparso
  • della stazione terminale della teleferica restano soprattutto ruderi

In alcune descrizioni viene sottolineato anche il valore del portale: uno stile neo-medievale, con accenni di torrette merlate. Inoltre, in un’altra ricostruzione, si cita una merlatura con la data 1900, la scritta “Batteria dello Jafferau” e lo stemma sabaudo sull’architrave.

Come arrivare al Forte Jafferau

Il Forte Jafferau si raggiunge con logiche diverse, e quindi conviene scegliere in base a stagione e allenamento.

  • A piedi o in MTB: spesso si sale dai Bacini di Frejusia seguendo la carrareccia in direzione della vetta, con dislivelli importanti (si parla di circa 900+ metri di salita in alcune descrizioni). In alternativa, viene citata anche la possibilità di salire dal Forte Foens con un tratto di cammino più breve su traccia segnalata
  • Con impianti di risalita (quando operativi) + cammino: in alcune guide viene indicata la combinazione “impianti + ultimo tratto a piedi” come soluzione pratica da Bardonecchia
  • Lungo ex strade militari: viene citato anche l’accesso lungo la strada militare da Savoulx, oppure un itinerario più lungo che passa per Pramand e incrocia la Galleria dei Saraceni, arrivando poi in quota verso Jafferau

Accesso e viabilità: cosa sapere (senza farsi fregare dal calendario)

La montagna non è un parcheggio, e infatti la viabilità può essere stagionale e regolata da ordinanze.
In particolare, viene riportato che, tra giugno e settembre, il transito motorizzato sulla strada militare (spesso citata come Strada 79) è in genere consentito solo in alcuni giorni, spesso mercoledì e sabato. Tuttavia le regole possono cambiare, quindi è sempre sensato controllare prima di salire.
In inverno, invece, la strada risulta normalmente chiusa per neve e, in alcune ricostruzioni, viene anche indicata come integrata nel contesto del comprensorio sciistico.

FAQ – Risposte utili sul forte più alto d’Italia

A che quota si trova il Forte Jafferau?

Le fonti lo indicano tra circa 2.775 e 2.805 metri s.l.m. In ogni caso è una salita d’alta quota e richiede meteo buono e passo calmo.

Perché viene chiamato anche “batteria”?

Perché nasce come installazione di artiglieria in posizione dominante, pensata per il tiro a distanza e per la copertura dei colli e della conca di Bardonecchia.

Che armamento aveva?

All’origine sono indicati 8 cannoni 149/23; poi, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, viene riportato il riarmo con 8 cannoni 149/35 Mod. 1901.

Cosa resta davvero oggi?

Soprattutto le piazzole dei cannoni e strutture collegate, più polveriera e locali di spolettamento ancora individuabili; il portale d’ingresso è solo parzialmente visibile.

Perché il forte è stato distrutto?

Perché, nel dopoguerra, viene indicata la distruzione in base alle clausole del Trattato di pace con la Francia (Trattato di Parigi, con riferimento all’Art. 47).

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende