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Palazzo Baudi di Selve di Vigone: la storia del Teatro Selve, dal 1855 alla riapertura del 2007

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Da Alessandro Maldera

Febbraio 17, 2026

Il Palazzo Baudi di Selve di Vigone sembra “normale” finché non scopri la sua particolarità: dentro ospita un teatro privato costruito nell’Ottocento, il Teatro Selve. E proprio questa sorpresa racconta bene Vigone nel suo momento di crescita: ambizione, vita sociale, spettacolo. Poi, però, arrivano crisi, imposte, cinema, televisioni, norme di sicurezza e restauri. Quindi, se lo vuoi capire davvero, devi seguirne la linea del tempo.

Il Selve in numeri e date chiave

– Cuore della storia: palazzo ottocentesco con teatro privato interno voluto dal conte Giovanni Baudi di Selve
– Architettura teatrale: teatro all’italiana neoclassico, pianta a ferro di cavallo, platea + due ordini di palchi + loggione
– Date chiave: inaugurazione 8 settembre 1855 • passaggio al Comune 1884 • sonoro 1936 • chiusura 1958 • restauro 2004–2007 • riapertura 15 dicembre 2007
– Dettaglio da non perdere: macchine lignee sceniche, fondamentali per mantenere l’identità del Selve

Dove nasce il Palazzo Baudi di Selve e perché conta per la Vigone ottocentesca

Il palazzo sorge a metà strada tra il Palazzo Civico e la chiesa di Santa Maria del Borgo, nel cuore dell’abitato. Fu voluto dal conte Giovanni Baudi di Selve, notabile locale, e costruito in tempi rapidissimi: meno di quattordici mesi.
Questo dato non è folclore: racconta un’epoca in cui Vigone vive un picco di sviluppo e vuole assomigliare, anche simbolicamente, a una “città”. Di conseguenza, l’edificio diventa un emblema di status e di modernità, anche se dall’esterno non “svela” subito ciò che custodisce.

Il Teatro Selve: un “teatro all’italiana” nascosto dentro un palazzo

Se fuori il palazzo non lascia trapelare granché, dentro si trova un classico teatro all’italiana ottocentesco, pensato soprattutto per il melodramma. Il progetto è dell’architetto torinese Domenico Berutto. Inoltre, nel concepirlo, Berutto tiene presente un modello torinese: la sala del Teatro Sutera, già ripensata nel 1828 da Giuseppe Maria Talucchi (un teatro di fondazione settecentesca, poi distrutto nel dicembre 1941).
Lo stile è neoclassico, sobrio e pulito: pianta a ferro di cavallo, spazi del pubblico organizzati in platea, due ordini di palchi e loggione. Insomma: è un impianto “da grande tradizione”, però incastonato nella scala di un centro pinerolese.

L’inaugurazione del 1855 e i primi anni tra opera e società

Il Selve viene inaugurato l’8 settembre 1855, in coincidenza con la festa patronale di San Nicola. L’apertura avviene con un titolo oggi poco noto al grande pubblico, ma allora popolarissimo in Europa: l’opera buffa “Chi dura vince” del maestro napoletano Luigi Ricci.
Poi, alla morte del conte Giovanni Baudi di Selve (1860), il teatro entra in una fase complicata. Tuttavia non è solo una questione “di soldi”: pesano soprattutto il cambio di scenario dopo l’Unità d’Italia e l’introduzione di nuove imposte sulla gestione dei luoghi di spettacolo. Quindi il problema diventa strutturale: mantenere vivo un teatro richiede un equilibrio diverso rispetto al passato.

Dal passaggio al Comune (1884) al sorpasso della prosa sul melodramma

Il passaggio di proprietà al municipio arriva nel 1884, dopo almeno due decenni di trattative. Nel frattempo cambia anche il gusto: la prosa inizia a prevalere sul melodramma.
A Vigone transitano compagnie teatrali di buona fama, e alcune restano per settimane. Inoltre passano attori destinati a una carriera importante: il nome più rappresentativo, qui, è Ermete Zacconi. Di conseguenza il Selve non è solo “un teatro di paese”: è una tappa dentro un circuito culturale più ampio.

Gli anni del cinematografo e il sonoro dal 1936

Negli anni Venti entra in scena il cinematografo. Le serate alternano film e rappresentazioni: da una parte compagnie professionistiche, dall’altra filodrammatiche locali (spesso attive anche nel teatrino parrocchiale di Santa Maria del Borgo).
Il film, di solito, viene accompagnato dal cinegiornale Luce e da una comica finale. Poi, dal 1936, il cinema diventa anche qui sonoro. Quindi il Selve si trasforma in un luogo ibrido, a metà tra palco e schermo, seguendo l’evoluzione nazionale dello spettacolo popolare.

Ventennio, dopoguerra e declino: perché si arriva alla chiusura del 1958

Durante il Ventennio il teatro ospita anche eventi non teatrali: saggi ginnici e cerimonie fasciste. Dopo la guerra nasce, in area adiacente, il cinema Nuovo: il Selve torna alla sua vocazione, però rimane anche un luogo per veglioni e trattenimenti danzanti.
Poi, però, arriva la stretta: nel 1950 apre un secondo cinema, l’Excelsior, e in seguito la televisione cambia le abitudini. Di conseguenza il Selve entra in un declino rapido fino alla chiusura per inagibilità nel 1958.

Tentativi di rilancio, sicurezza e “chiusura definitiva”

Dopo cinque lustri di fortune alterne, tra gennaio e febbraio 1983 il teatro, in regime di parziale agibilità, diventa il centro di un esperimento di animazione teatrale sul territorio, con coordinamento del Teatro Stabile di Torino e direzione di Renzo Giovampietro.
Tuttavia, proprio in quei giorni, l’incendio del Cinema Statuto di Torino e le conseguenti restrizioni sull’agibilità dei luoghi di spettacolo cambiano le regole del gioco. Perciò il Selve, come molti altri teatri italiani, viene trascinato verso una chiusura definitiva.

Cosa resta “autentico” e perché le macchine lignee contano

In mezzo a queste trasformazioni c’è un passaggio spinoso: nel 1962 viene effettuata una ristrutturazione pesante, con la sostituzione delle tavole del palcoscenico con un piano in cemento armato (una scelta che, già allora, veniva vista come eccessiva).
Eppure il teatro è arrivato fino a noi mantenendo in buona parte le linee originarie di Berutto. Inoltre conserva un elemento prezioso: le macchine lignee scenotecniche, in buon stato. Di conseguenza la loro salvaguardia è decisiva, perché è lì che si difende l’identità del Selve come vero teatro all’italiana.

Il restauro dal 2004 e la riapertura del 2007

Rimasto chiuso al pubblico per più di vent’anni, il Teatro Selve entra finalmente in restauro a partire da agosto 2004, su progetto dell’architetto e professore Pier Luigi Cervellati (Bologna). Con la posa degli arredi si conclude nel 2007 la prima fase dei lavori.
Infine, il teatro riapre il 15 dicembre 2007. Quindi oggi il Selve non è soltanto un ricordo: è un pezzo recuperato di storia culturale locale.

Perché il Selve è un caso unico nel Pinerolese

Dopo l’incendio che ha segnato irreversibilmente il Teatro Sociale di Pinerolo (1972), il Selve di Vigone resta l’unico teatro all’italiana superstite del Pinerolese e uno dei pochi teatri storici rimasti nella provincia di Torino.

FAQ – Chiarimenti storici su Palazzo Baudi di Selve

Il Teatro Selve è un vero “teatro all’italiana”?

Sì: è concepito come teatro all’italiana ottocentesco, con impianto neoclassico, pianta a ferro di cavallo e distribuzione in platea, palchi e loggione

Quando è stato inaugurato e con quale spettacolo?

L’inaugurazione è dell’8 settembre 1855, durante la festa patronale di San Nicola, con l’opera buffa “Chi dura vince” di Luigi Ricci

Perché il teatro entra in crisi dopo il 1860?

Dopo la morte del conte Giovanni Baudi di Selve (1860) pesano soprattutto il nuovo contesto dell’Unità d’Italia e le imposte sulla gestione dei luoghi di spettacolo, quindi cambia l’equilibrio economico e amministrativo

Quando passa al Comune?

Il passaggio al municipio avviene nel 1884, dopo un periodo lungo di trattative

Che ruolo ha avuto il cinema nel Selve?

Negli anni Venti il cinematografo diventa protagonista; inoltre dal 1936 il cinema diventa sonoro, spesso affiancato da cinegiornali e programmazioni miste

Quando chiude e quando riapre?

Chiude per inagibilità nel 1958; poi, dopo un restauro avviato nel 2004, riapre il 15 dicembre 2007

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende