Ecomuseo Feltrificio Crumiére di Villar Pellice: fabbrica, museo e visite tra feltro e archeologia industriale

Da Alessandro Maldera
Febbraio 12, 2026

L’Ecomuseo Feltrificio Crumiére di Villar Pellice è uno di quei posti che funzionano su due binari: museo, però anche memoria concreta di una valle manifatturiera. Qui entri tra macchinari enormi e spesso ancora integri, quindi capisci subito come nasceva il feltro e perché serviva alle cartiere. Inoltre, il sito mantiene un rapporto vivo con la produzione e con la comunità, trasformando la visita in qualcosa di più “reale” del solito.
Coordinate essenziali della visita
– Riconoscimento: Ecomuseo riconosciuto dalla Regione Piemonte dal 6 novembre 2012
– Apertura stagionale: 15 aprile – 30 settembre
– Orario standard: domenica 15:00–18:00
– Altri giorni: su prenotazione per gruppi minimo 10 persone (visite 10:00–12:00 e 15:00–18:00)
– Biglietto: €5 con visita guidata inclusa
Un imprenditore, una valle industriale e la scelta di Villar Pellice
Alla base del feltrificio c’è Eugenio Crumière, tecnico tessile nato ad Annonay e formato soprattutto in Alsazia. A fine Ottocento si sposta in Val Pellice per avviare un’attività produttiva in un territorio che, già allora, era tutt’altro che “solo montagna”. In valle, infatti, erano presenti diversi insediamenti: nel 1833 nasce la manifattura Mazzonis di Pralafera (Luserna San Giovanni), nel 1855 la Mazzonis di Torre Pellice, nel 1892 la Società Fratelli Turati a Luserna S.G. e nel 1901 la Vaciago sempre a Luserna S.G.
Il Pinerolese, inoltre, era storicamente ricco di cartiere grazie ad acqua e legname: all’inizio del Novecento se ne contavano ancora cinque. Quindi Crumière si muove in un ecosistema già pronto, non in un vuoto.
1904: nasce il feltrificio, dal vecchio mulino a una fabbrica “necessaria”
Prima di Villar Pellice, Crumière fonda con un socio una piccola filatura alla Ciambone (Torre Pellice) che produce per la Mazzonis. Poi, nel 1904, sceglie Villar Pellice e rileva un sito che in passato era stato anche mulino, trasformandolo in feltrificio.
La scelta non è casuale: il feltro è indispensabile per le cartiere e, inoltre, per altre lavorazioni industriali. Perciò, in una valle manifatturiera, il prodotto “gira” e trova mercato.
L’età d’oro della manifattura e la crisi degli anni ’60
Dall’ultimo Ottocento fino a circa il 1960, la Val Pellice resta una valle ricca di attività industriali. Tuttavia, verso la metà degli anni ’60, la grave crisi della Mazzonis trascina a catena anche altri nomi importanti come Riv, Beloit e Talco e Grafite. Di conseguenza l’economia locale viene colpita in modo pesante, perché la filiera era collegata e fragile.
Il feltrificio, nel frattempo, alterna fasi di espansione e riduzione. Però arriva a dare lavoro a 150 dipendenti, in certi periodi anche su due turni: un numero che, per la valle, pesava eccome.
Dal disimpegno al fallimento del 1986, poi la ripartenza
All’inizio degli anni ’80 lo stabilimento di Villar Pellice non rientra più nelle strategie del gruppo. Quindi parte un disimpegno progressivo che porta al fallimento della Crumière S.p.A. nel 1986.
E qui succede la cosa interessante: nello stesso 1986, 19 soci lavoratori costituiscono la Società Cooperativa Nuova Crumière, rilevando attrezzature, fabbricato, attività residue, portafoglio clienti e ordini. Oggi la Nuova Crumière conta 41 dipendenti tra soci e maestranze e produce articoli di alto livello qualitativo e tecnologico: soprattutto nastri in tessuto per l’industria alimentare (in particolare i biscottifici) e feltri per cartiere, anche per usi artistici e di qualità elevata. Inoltre il portafoglio clienti si estende in tutto il mondo, soprattutto in Europa, Asia, Sud America e Africa.
Quando la fabbrica diventa Ecomuseo
Resta la struttura imponente dell’ex feltrificio, che nel tempo assume anche un ruolo museale. Dal 6 novembre 2012 è riconosciuto come ecomuseo dalla Regione Piemonte con il nome di Ecomuseo Feltrificio Crumière.
Come realtà di spicco della rete, ha partecipato a quattro edizioni della rassegna Eco e Narciso (dal 2005/6 al 2011), ospitando artisti emergenti come la fotografa Marzia Migliora, la regista Elisabetta Benassi e gruppi universitari come gli allievi del corso di perfezionamento in design della Konstfack di Stoccolma. Dal 2013, inoltre, la gestione è affidata all’associazione culturale Amici dell’Ecomuseo Crumiere, che porta avanti la missione come centro di aggregazione culturale.
Cosa trovi dentro: macchinari, percorso permanente e “fabbrica che respira”
Entrando negli spazi dell’ecomuseo ti trovi davanti a macchinari grandi, intatti e, in alcuni casi, ancora funzionanti. Questa è la forza del luogo: è preservato nel tempo, però non sembra un oggetto imbalsamato. Il percorso permanente è costruito attorno ai macchinari della filiera produttiva del feltro; poi, di volta in volta, si affiancano allestimenti tematici, esposizioni temporanee ed eventi culturali.
Qui l’idea è chiara: archeologia industriale, sì, tuttavia anche continuità con il presente, perché il sito viene letto come organismo “in evoluzione”.
Laboratori e didattica: dalla materia prima all’esperienza pratica
L’ecomuseo propone esperienze educative e formative pensate per trasformare il visitatore in parte attiva. Il primo filone scelto è quello della Materia Prima: ciò che per l’industria (Nuova Crumière) è scarto, per il museo diventa materiale prezioso per allestimenti e laboratori.
I materiali citati sono molti e diversi: lana greggia e lana cardata, filati di lana, cotone e canapa, lucignoli di mescole sintetiche, tessuti di lana, pezze di canapa e cotone, tessuti sintetici di vario spessore, semilavorati di scarto e altro ancora. Quindi il laboratorio non è “decorativo”: è un modo per capire davvero la trasformazione, dalla fibra al prodotto.
Inoltre, i laboratori sono personalizzati per età e capacità manuale e si rivolgono a singoli, gruppi, scuole primarie e secondarie, associazioni, persone con disabilità e famiglie. Per bambini e ragazzi, la visita può essere adattata per raccontare il processo dalla tosatura della pecora fino al feltro e alle applicazioni contemporanee.
Spazi e attività: aule, sala conferenze e programmazione culturale
Oltre agli spazi espositivi, la struttura comprende due aule didattiche e una sala conferenze adatta a spettacoli teatrali, convegni e concerti. Negli anni sono stati ospitati eventi e incontri su alimentazione e agricoltura biologica in collaborazione con Auser Valpellice e Scuola Malva-Arnaldi, oltre a mostre come “Il Verismo e le Scuole Piemontesi”.
Nel 2016, ad esempio, sono citate una mostra fotografica e pittorica “Il linguaggio della natura, dalla visione dell’arte alla scienza”, una mostra-convegno di micologia “Un tris di funghi alla Crumiere” e una collettiva di pittura “Distanze verticali”. Quindi l’ecomuseo non è solo “da vedere”: è anche un contenitore che si presta a tornare più volte.
Il recupero dell’edificio: dal progetto 1995 al “nuovo corso” del 2006
Nel 1995 una collaborazione tra Comune di Villar Pellice, Comunità Montana Val Pellice e Cooperativa Nuova Crumière avvia il progetto di trasformazione dell’antico fabbricato in museo di archeologia industriale della valle. L’intervento, finanziato ai sensi del Regolamento U.E. 2081, permette il recupero integrale della parte storica: una costruzione in pietra di fine Ottocento su tre piani, prima mulino e poi feltrificio.
La trasformazione evita il degrado e consente di recuperare macchinari tessili d’epoca e archivio storico di fabbrica, che ricostruiscono la vita socio-economica dell’azienda. Il “nuovo corso” viene inaugurato il 14 luglio 2006; la gestione vede il coinvolgimento del Comune, di un comitato scientifico di tecnici ed esperti, della Comunità Montana e di cittadini volontari.
Origini e passaggi industriali: turbina, gruppo alsaziano e reparto del 1951
La società Crumière nasce nel 1904 per produrre feltri per cartiere e trova sede nella struttura di un vecchio mulino. Nel 1920, inoltre, con l’installazione di una turbina, si sfrutta l’acqua per elettrificare il macchinario. Mentre, nel 1928, non avendo eredi pronti a proseguire, l’azienda viene assorbita dal gruppo alsaziano Dollfus & Noack, che ne sviluppa l’attività e consolida iniziative sociali, soprattutto nel periodo pre-bellico. Nel 1951 viene realizzato un nuovo reparto di filatura di 1600 mq, descritto come una delle prime opere in cemento armato nel Pinerolese con campate oltre i 20 metri.
Infine, la Nuova Crumière dispone di 4.000 mq coperti e di un macchinario completo per la produzione di tessuti e feltri. In vent’anni di attività la cooperativa si posiziona come leader europeo nel settore dei nastri per biscottifici; contemporaneamente consolida i feltri in lana tradizionali per cartiere, risultando l’unica azienda in Italia con una produzione completa per tipologia e grammatura.
Orari, ingresso e prenotazioni: come organizzare la visita
L’ecomuseo è aperto tutte le domeniche dalle 15 alle 18 e, inoltre, in altri giorni su prenotazione per gruppi di almeno 10 persone, con visite guidate tra le 10 –12 e le 15 –18. L’apertura annuale indicata è dal 15 aprile al 30 settembre. Il biglietto costa €5, con visita guidata inclusa.
Contatti e indirizzo
Indirizzo: Piazza Jervis, 1 – 10060 Villar Pellice (TO)
FAQ – Delucidazioni sull’Ecomuseo Feltrificio Crumiére
È indicata un’apertura stagionale dal 15 aprile al 30 settembre (con apertura la domenica 15 – 18)
Sì, però serve prenotazione per gruppi di almeno 10 persone, con visite guidate 10 – 12: e 15 – 18
€5, con visita guidata inclusa
Il racconto del sito è legato alla produzione e ai macchinari: la forza del luogo è proprio l’idea di fabbrica preservata ma ancora “necessaria”
Sì, sono previsti laboratori sull’uso creativo di lana e feltro, modulati per età e per gruppi, scuole e famiglie

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



