Forte Santa Maria di Torre Pellice: storia, rovine e memoria di una fortezza valdese non visitabile

Da Alessandro Maldera
Febbraio 11, 2026

Il Forte Santa Maria di Torre Pellice è uno di quei luoghi che “parlano” anche quando restano in silenzio. Oggi, infatti, non è un sito aperto al pubblico: i ruderi si trovano in proprietà privata e si accede solo con permesso. Eppure, proprio per questo, le rovine conservano un’aura ruvida e autentica. Inoltre, la sua storia è intrecciata a controllo militare, persecuzioni e grandi guerre europee.
Snodi storici del Forte Santa Maria
Dove si trova e perché oggi non è visitabile
Il Forte Santa Maria sorge su una collina che domina l’ingresso della valle. Proprio per questo, un tempo serviva a “guardare” e controllare l’accesso alla Val Pellice. Oggi, però, il punto chiave è semplice: i resti sono all’interno di una proprietà privata, quindi non si entra come in un museo. Tuttavia, con autorizzazione del proprietario (in alcuni racconti citato come signor Decker) è stato possibile accedere e osservare da vicino le strutture.
Cosa resta del Forte Santa Maria: rovine, bastioni e fossato
Non aspettarti mura integre: del forte restano soprattutto spalti, tratti di muratura e il disegno generale dell’opera. Eppure, se sai cosa cercare, la forma emerge ancora. Dal basso, infatti, si leggono i cinque bastioni della fortificazione pentagonale, circondata da un fossato che oggi è un’area erbosa.
All’interno, inoltre, c’è un dettaglio che torna spesso nei racconti: un sotterraneo murato. E qui entra anche la leggenda: secondo alcune voci, un tempo un cunicolo avrebbe collegato il forte alla chiesa di San Martino. Sarà vero? Non lo sappiamo con certezza, però il fatto che se ne parli indica quanto il luogo sia rimasto “incollato” all’immaginario locale.
Dal “Castrum Turris” a Torre Pellice: l’ipotesi di Domenico Garola
Secondo lo storico ottocentesco Domenico Garola, questo sito avrebbe avuto un ruolo persino nell’origine del nome del paese. L’idea è questa: all’inizio ci sarebbe stato un castrum con una torre d’osservazione centrale (un modello attribuito alla tradizione romana), da cui il nome latino Castrum Turris.
Poi, nel tempo, il centro venne indicato come Torre di Luserna, perché l’intera area era nota come Val Luserna. Infine, dopo la Rivoluzione Francese, sarebbe arrivato il nome Torre Pellice, secondo l’uso “alla francese” di legare il toponimo al corso d’acqua. È una lettura affascinante e, soprattutto, coerente con la funzione strategica del poggio.
Dal castello dei signori di Luserna alla nuova fortificazione: 1549–1655
Qui la storia diventa una sequenza di demolizioni e ritorni, quindi conviene tenerla dritta.
- Nel 1549 il castrum medievale dei signori di Luserna viene smantellato dai francesi
- Nel 1560, per difendere un territorio vicino a domini francesi (Val Chisone e Valle Po) e per controllare la valle, si procede a una nuova fortificazione del sito
- Nel 1593 i francesi del Lesdiguières disarmano e demoliscono nuovamente l’opera (dopo lavori e valutazioni che la giudicavano poco difendibile contro l’artiglieria perché dominata da alture vicine)
- Nel 1655, durante le persecuzioni di Carlo Emanuele II contro i valdesi, il sito torna a essere fortificato e prende forma la cittadella conosciuta come Santa Maria
Inoltre, alcune tradizioni ricordano che, anticamente, in zona ci fosse anche una cappella oggi scomparsa: resta la visuale, non l’edificio.
Com’era fatto il forte: pentagono, bastioni, ponte levatoio e servizi
Il Forte Santa Maria era pensato come macchina di controllo, quindi aveva una struttura “da manuale” per un presidio di fondovalle.
- Pianta pentagonale con cinque bastioni ai vertici
- Fossato lungo il perimetro
- Accesso tramite ponte levatoio, con passaggio verso una palizzata interna
- All’interno: due quartieri/caserme, sede del comando, cisterna e cappella
Sono citati anche i nomi dei bastioni: Livorno, San Michele, Torre, Pianezza, Senantes. E, poiché serviva a imporsi sul territorio, venne dotato anche di artiglieria per la difesa.
Un luogo di controllo (e di paura): la memoria valdese e il 1686
C’è un motivo se oggi il forte è ricordato senza nostalgia. Infatti, nella memoria valdese, questo posto richiama soprattutto coercizione e soprusi. Proprio qui vennero imprigionati coloro che nel 1686 rifiutarono di convertirsi al cattolicesimo. È una pagina dura, però è parte della storia del sito: Santa Maria non nasce come “belvedere”, nasce come strumento di dominio.
1690: la distruzione durante la guerra della Lega di Augusta
La fine arriva nella guerra della Lega di Augusta. Nel 1690 i sabaudi, attaccati dai francesi, ripiegano verso il più sicuro Forte San Michele di Luserna. Prima, però, minano e danneggiano parte del Santa Maria. I francesi occupano il forte, ma poi — prima di ritirarsi su Pinerolo — usano altre mine, completando la demolizione.
La data che resta come chiodo è precisa: 7 agosto 1690.
Eppure, nonostante tutto, l’opera non scompare del tutto. Oggi, infatti, sono ancora riconoscibili i possenti spalti, la geometria del pentagono, un posto di vedetta e l’uscita dell’originario accesso sotterraneo. Inoltre, sul lato verso la Val d’Angrogna, viene segnalato anche un casotto in calcestruzzo addossato a un muro: una possibile aggiunta novecentesca attribuita a mano nazifascista.
Indirizzo e nota pratica
Via al Forte, 10066 Torre Pellice (TO), Italia.
Ricordatelo: il Forte Santa Maria di Torre Pellice non è una meta “da ingresso libero”. Quindi, se vuoi avvicinarti, fallo con rispetto e senza forzare accessi: è un luogo storico, sì, ma anche una proprietà privata.
FAQ – Questioni sul Forte: proprietà privata, bastioni, date
No: si trova in proprietà privata e non è aperto liberamente al pubblico, quindi si entra solo con permesso
Perché venne usato per controllare la Val Pellice e, inoltre, nel 1686 ospitò prigionieri che rifiutarono la conversione al cattolicesimo
Aveva una pianta pentagonale con cinque bastioni, fossato e ponte levatoio; all’interno c’erano caserme/quartieri, comando, cisterna e cappella
Nel 1690, durante la guerra della Lega di Augusta, con demolizioni a mine; la data indicata per la distruzione finale è 7 agosto 1690
Si riconoscono gli spalti, il fossato erboso, la forma pentagonale e alcune tracce di strutture/accessi, inclusa l’uscita di un accesso sotterraneo
Secondo Domenico Garola, il nome deriverebbe da un antico Castrum Turris con torre d’osservazione; poi “Torre di Luserna” e infine “Torre Pellice” dopo l’uso post-rivoluzionario di legare i nomi ai corsi d’acqua

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



