Tempio Valdese di Roccapiatta a Prarostino: la borgata “autorizzata”, il 1686 e la memoria che resiste

Da Alessandro Maldera
Gennaio 31, 2026

Il Tempio Valdese di Roccapiatta non è solo un luogo di culto: è una chiave per leggere Prarostino e il suo territorio tra Seicento e Novecento. Infatti qui si incrociano gli accordi del 1561, la tradizione della grotta “Rocca Gheisa”, la scelta di resistere nel 1686 e, più tardi, il lento spostamento della vita comunitaria verso San Bartolomeo. Oggi resta un luogo isolato e fragile, però densissimo di storia.
Dettagli rendono il tempio unico nelle Valli Pinerolesi
– Tradizione locale: grotta “Rocca Gheisa”, culti in segreto dagli anni 1530
– Primo tempio: probabile costruzione 1592–1594 (fase francese del Lesdiguières)
– 1686: nel tempio si decide la resistenza armata con Enrico Arnaud; poi attacco tra 22–23 aprile
– 1744: tetto sfondato dalla neve, quindi ricostruzione totale; furti ripetuti dal 1976
Dove si trova e perché conta nel “cosa vedere a Prarostino”
Il tempio sorge nell’area di Roccapiatta, collegato alla rotabile da una strada sterrata. È un punto appartato, e proprio per questo parla chiaro: qui, per secoli, la comunità ha tenuto insieme culto, pastore e organizzazione. Inoltre, fino alla fine del XVII secolo, Roccapiatta fu il centro della vasta chiesa valdese locale, con tempio e residenza pastorale in borgata Rostagni.
1561: gli accordi di Cavour e la borgata “permessa”
La ragione della centralità di Roccapiatta nasce, con ogni probabilità, dall’accordo di Cavour del 1561. Quell’intesa consentiva la predicazione solo in questa località e, più precisamente, nella regione Godini. È un dettaglio tecnico, però cambia tutto: se il culto è ammesso solo lì, allora lì si organizza la comunità.
Secondo la tradizione, ai Godini esisteva anche una grotta detta “Rocca Gheisa”, dove i culti sarebbero stati celebrati in segreto già dagli anni Trenta del XVI secolo. Non sappiamo con certezza se ci fosse un vero tempio, tuttavia il racconto serve a capire un punto: prima dell’edificio, viene la necessità di “stare insieme” senza farsi spegnere.
Il primo tempio (1592–1594) e la scelta dei Rostagni
La costruzione di un vero tempio va probabilmente collocata tra 1592 e 1594. In quel periodo l’area era controllata dalle truppe francesi del Lesdiguières, ugonotto e quindi più incline a tollerare le esigenze valdesi. Di conseguenza, la comunità avrebbe avuto lo spazio politico per passare dalla precarietà a un edificio stabile.
Il primo tempio sarebbe sorto in borgata Rostagni. Da lì, e per decenni, Roccapiatta fu l’unica sede della chiesa valdese di Prarostino e Roccapiatta, perché lì si trovavano sia il tempio sia la casa del pastore.
1632: la “scoperta” sabauda e una tolleranza di fatto
Nel 1632 le autorità sabaude si accorsero dell’esistenza del tempio, e lo considerarono esterno ai limiti ammessi. Tuttavia non c’erano cattolici tra la popolazione. Quindi, invece di demolirlo, finirono per tollerarlo. È un passaggio cruciale: a volte la storia non cambia per leggi nuove, ma per una realtà locale che rende impraticabile la repressione totale.
12 aprile 1686: il tempio e la decisione di resistere
Il 12 aprile 1686, venerdì santo, il tempio ospitò un avvenimento decisivo nella storia valdese. Qui, spronati da Enrico Arnaud, i delegati delle Valli scelsero di resistere con le armi al decreto di espulsione del duca Vittorio Amedeo II. Da quel momento, a Roccapiatta si tennero riunioni quasi permanenti per organizzare la difesa.
Poi arriva l’urto: tra il 22 e 23 aprile, la zona fu attaccata dalle truppe ducali guidate da Gabriele di Savoia, salite da Bricherasio. La resistenza venne travolta e il tempio, ovviamente, non fu risparmiato.
Dopo la distruzione: ricostruzioni, comunioni e la neve del 1744
Solo al termine della guerra della Lega d’Augusta (1690–1697) si poté ragionare sulla ricostruzione del tempio dei Rostagni. Nel frattempo, però, il culto venne celebrato di preferenza a Prarostino, per la paura di perdere il diritto di predicarvi. Di conseguenza, Roccapiatta finì per essere usato quasi esclusivamente per le comunioni.
Nel 1744 una forte nevicata sfondò il tetto e il locale restò esposto alle intemperie per anni. Sembra quindi che, più che ripararlo, lo si sia ricostruito integralmente. È una ricorrenza tipica dei luoghi di valle: non sempre “restauri”, spesso ripartenze.
Furti dal 1976: quando la memoria diventa vulnerabile
A partire dal 1976 il tempio ha subito vari furti. Sono stati rubati la tavola della Santa Cena e molti banchi del Settecento. Inoltre il pulpito è stato manomesso e gravemente danneggiato. Un furto più recente lo ha privato degli ultimi oggetti asportabili.
Qui non c’è romanticismo: quando mancano custodia e presenza, il patrimonio si svuota. Eppure, proprio per questo, il luogo resta importante come traccia viva di una comunità e delle sue ferite.
Tombe “straniere” dentro il tempio: ufficiali protestanti al servizio sabaudo
Nel tempio sono custodite diverse tombe di personaggi stranieri, per lo più ufficiali protestanti al servizio del duca di Savoia e del re di Sardegna. È un dettaglio che sorprende, perché apre un’altra lettura: il valdismo locale non è solo “vicenda di borgata”, ma incrocia anche reti militari e politiche più ampie.
“Prarustin et Rocheplatte”: una chiesa di territorio (e non solo di paese)
Anticamente “Prarustin et Rocheplatte” formavano una grande chiesa su un territorio vasto e quasi interamente protestante. Nel 1844 si contavano 2.407 valdesi e 63 cattolici, ripartiti in 10 quartieri. A Roccapiatta, luogo d’origine della maggior parte delle famiglie, c’erano il tempio e il pastore, e si celebrava il culto principale.
Poi, però, cresce l’importanza di Prarostino: prosperano i quartieri più popolosi e, insieme, l’economia legata alla vite. Nel 1828 si ingrandì il tempio di San Bartolomeo, fino ad allora una modesta “capanna”, e si iniziò a costruire il presbiterio. Quando il pastore si trasferì definitivamente, il centro delle attività si spostò a Prarostino. E, con il tempo, il nome Rocheplatte venne abbandonato anche nei documenti ufficiali.
Scuole, iniziative, guerra: il Novecento che cambia tutto
Fino all’inizio del Novecento la chiesa gestiva anche l’attività scolastica. Nel 1887 si costruì la scuola “Umberto I”, usata anche come sala di attività dagli abitanti valdesi di San Secondo. In quegli anni la rete scolastica era fitta: operavano 15 maestri.
Nel periodo fra le due guerre nascono diverse iniziative: i giovani costruiscono una sala per le recite; la Casa Estiva, piccola pensione accanto al presbiterio, funziona bene e porta qualche entrata; nel 1940 si inaugura la cappella del Roc.
Poi arriva la violenza: i rastrellamenti nazifascisti del 1943–1944 lasciano vittime, torture, incendi e saccheggi. Brucia la scuola-cappella di Pralarossa. Il pastore viene preso in ostaggio e rischia di essere fucilato.
Nel secondo dopoguerra la popolazione scende verso il piano: una tendenza già presente nell’Ottocento, però accelerata dallo sviluppo industriale. Inoltre nel 1958 nasce la chiesa di San Secondo, con il distacco di 91 famiglie e 215 membri comunicanti: anche questo contribuisce a “svuotare” la comunità. Oggi, mentre Prarostino diventa zona residenziale e la popolazione complessiva aumenta, la chiesa resta riferimento per 388 membri (1° gennaio 2020), circa un terzo del totale. Non è più l’istituzione principale; può però continuare a portare il messaggio evangelico e cooperare al bene del territorio.
FAQ – Tempio Valdese di Roccapiatta: curiosità storiche
Perché gli accordi di Cavour del 1561 consentivano la predicazione solo qui, e più precisamente nella regione Godini
Secondo la tradizione è una grotta ai Godini dove si sarebbero tenuti culti in segreto già dagli anni Trenta del XVI secolo
Probabilmente tra 1592 e 1594, quando l’area era controllata dalle truppe francesi del Lesdiguières, più favorevoli alle esigenze valdesi
Il 12 aprile 1686 (venerdì santo) i delegati delle Valli, con Enrico Arnaud, scelgono la resistenza armata al decreto di espulsione del duca Vittorio Amedeo II
Sì: dopo l’attacco delle truppe ducali tra 22–23 aprile 1686, e poi ancora nel 1744 quando una nevicata sfonda il tetto; in seguito sembra sia stato ricostruito più che semplicemente restaurato
Perché dal 1976 sono stati rubati arredi importanti, tra cui la tavola della Santa Cena e molti banchi del ’700, oltre a danni al pulpito

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



