Chiesa di San Martino di Perrero: guida alla parrocchiale barocca tra cupola affrescata e altare maggiore

Da Alessandro Maldera
Gennaio 26, 2026

La Chiesa di San Martino di Perrero è la parrocchiale della borgata omonima e, già da fuori, si capisce che qui il barocco è misurato ma deciso. Tuttavia, appena entri, la chiesa cambia registro: volte, cupola dipinta e cappelle affrescate rendono la visita sorprendentemente ricca. Inoltre, la cronologia è chiara e documentata: dal cantiere avviato nel 1743 fino alla consacrazione entro il 1767, con interventi e restauri che arrivano al Novecento.
Checklist visita: 8 angeli e altare maggiore
• Date chiave: 1742 (ordine regio e progetto), 1743 (avvio cantiere e data in facciata), 1767 (consacrazione), 1927 (decorazioni), 1968 (rinnovo decorazioni)
• Cosa non perdere: cupola con 8 angeli, cappelle affrescate (anche 1967), altare maggiore con legami juvarriani, campanile con orologi, coperture in lose
Dove si trova e com’è inserita nella borgata
La chiesa parrocchiale è in Borgata San Martino, nel comune di Perrero. L’edificio è libero su tre lati; però il lato sud risulta in parte “chiuso” dalla casa canonica. Quindi il complesso va letto come chiesa + spazi parrocchiali, non come volume isolato.
La facciata barocca: lesene, timpano e data 1743
La facciata, in stile barocco, è rifinita con arriccio a calce e presenta una scansione molto regolare. In particolare, quattro lesene equidistanti, impostate su piedistalli, sostengono una trabeazione con cornice pensile. Inoltre, le lesene proseguono in un secondo registro che culmina in un timpano triangolare: qui compare la data 1743, un riferimento prezioso per orientarsi nel cantiere.
Al centro si apre l’ingresso con porta in legno a specchiature. Davanti, però, c’è un dettaglio che si nota subito: una scalinata in pietra dal profilo convesso. Nel registro superiore, invece, trovi una finestra “alla francese” con arco, chiusa da vetri colorati che raffigurano la croce.
Dentro la chiesa: volte, arco trionfale e cupola con otto angeli
L’aula liturgica è coperta da una sequenza articolata di volte. All’inizio trovi una volta a vela; poi segue una volta a botte dove si innestano le unghie che ospitano le finestre. Inoltre, una seconda volta a vela si raccorda alla botte nelle navate laterali, creando un ritmo interno leggibile.
Prima del presbiterio compare un grande arcone: qui, di conseguenza, entrano in gioco i pennacchi su cui imposta la cupola affrescata. La decorazione mostra otto angeli che reggono cartigli di lode: un punto “obbligatorio” da alzare gli occhi e guardare.
Lesene e colori: il “marmorino” e le decorazioni del Novecento
Lo spazio interno è scandito da lesene angolari con specchiature pittate a marmorino rosa. Le basi poggiano su una zoccolatura continua intonacata con effetto pietra bocciardata, mentre sopra corre una trabeazione con fregio dipinto a marmorino verde-grigio.
Queste decorazioni risalgono al 1927. Successivamente, però, vengono rinnovate nel 1968 da M. Borgna, a testimonianza di una manutenzione “viva” e non solo conservativa.
Don Giulio Richiardone: altari, intagli e interventi “da prevosto”
Tra le figure ricordate per la storia recente della chiesa c’è il prevosto Don Giulio Richiardone, indicato come abile intagliatore. Secondo le notizie, infatti, ricostruì l’altare maggiore, rifece gli altari laterali, scolpì una scena evangelica e adornò l’aula con alcuni dipinti. Inoltre, viene ricordato come benefattore anche per lavori pratici: pavimento, campana e orologio del campanile.
Presbiterio e altare maggiore: quadro di San Martino e arredi lignei
Nel presbiterio, in alto al centro della lunetta, è presente un quadro raffigurante San Martino. L’antico altare, che contiene il tabernacolo, è impreziosito da decorazioni dorate e candelieri; inoltre, al centro si nota un ciborio sormontato dal crocefisso.
Qui entra un punto interessante: l’altare è collegato a un gusto di scuola juvarriana, e si ipotizza che Don Giulio Richiardone abbia rimaneggiato l’opera. Tuttavia, alcune osservazioni stilistiche mettono in dubbio che la parte più raffinata sia “solo” frutto del sacerdote-falegname: quindi potrebbe aver modificato soprattutto il dossale, mentre l’impianto principale avrebbe un’origine più alta.
Completano l’arredo liturgico la mensa in stile barocco dipinta a marmorino rosa, l’ambone, il seggio, i banchi, un fonte battesimale in marmo e due confessionali in legno intagliato con baldacchino, davvero notevoli.
Cappelle laterali: Pietà e Rosario, con putti e panneggi
Gli altari laterali sono simili tra loro. Alla base presentano una struttura di fattura novecentesca; poi salgono con due paraste e un arco, arricchiti da un panneggio che scende dalla corona sommitale e viene sostenuto da due putti.
- L’altare di sinistra è dedicato alla Pietà, con ai piedi San Martino e San Francesco di Sales
- Quello di destra è dedicato alla Madonna del Rosario
Inoltre, i fianchi delle cappelle laterali e quelli del presbiterio sono affrescati con scene bibliche, tra cui lavori attribuiti a Munciguerra e Borgna del 1967.
Pavimenti: cementine e marmo nel presbiterio
La prima parte dell’aula è pavimentata con cementine nero fumo e grigio chiaro disposte in diagonale. Il presbiterio, invece, è rialzato di un gradino e rivestito in marmo bianco-grigio. Così, anche a terra, la chiesa crea un passaggio netto tra navata e area presbiteriale.
Struttura, catene e coperture in lose
La chiesa ha una pianta a croce greca con un’unica navata e termina con abside piatta. Inoltre, viene segnalato un sepolcro sotterraneo riservato ai parroci, oggi abbandonato. Il corpo centrale ha sezione regolare a capanna, mentre ai lati si aggiungono i volumi delle cappelle, di uguale altezza.
Le murature sono in pietra a spacco naturale mista a laterizi, legata con malta di calce. All’esterno, però, si vedono chiaramente le chiavi delle catene, installate come rinforzo in corrispondenza degli arconi dopo danni sismici attribuiti al terremoto del 1816 (con una nota critica: potrebbe riferirsi a un evento del 2 aprile 1808).
Le coperture, infine, sono in lose su travature lignee: una scelta coerente con la valle.
Il campanile: rustico in basso, orologi e monofore in alto
Il campanile sorge nell’angolo sud-est. I prospetti nella parte bassa hanno un rinzaffo a calce dall’effetto volutamente rustico, come i fronti secondari della chiesa. La sommità è organizzata su due livelli separati da fascia marcapiano: quello inferiore ha oculi (alcuni occlusi), mentre sopra compaiono lesene angolari, cornice aggettante e monofore delle campane. Sotto le aperture, inoltre, trovi i quadranti degli orologi.
Cronologia essenziale: dal progetto settecentesco ai restauri
Prima del 1688, la valle Germanasca (indicata anche come Val S. Marino) era descritta come un’unica parrocchia cattolica. Nei primi mesi del 1742, con l’ingresso in guerra contro la Francia, il Re ordinò la costruzione di nuove chiese e case parrocchiali (tra cui San Martino), finanziate con i Benefici Vacanti. Il progetto viene attribuito a Giuseppe Gerolamo Buniva, che apre i cantieri nello stesso anno.
Nel 1743 inizia la costruzione dell’attuale chiesa e casa parrocchiale, promossa dal prevosto Don Fabrizio Antonio Boeris. I lavori risultano conclusi prima del 1767, anno in cui il vescovo Mons. Orliè consacra solennemente la chiesa.
Tra 1808 e 1816 viene segnalato un danno sismico (con incertezza sulla data) e, di conseguenza, il vescovo Mons. Ferrero della Marmora di Saluzzo ordina un rinforzo con chiavi di ferro. Poi arrivano manutenzioni e aggiornamenti: altari laterali documentati nel 1835 e nel 1846, manutenzioni strutturali nel 1845, decorazioni nel 1927 e rinnovo nel 1968 sotto Don Silvio Bertrand. In tempi recenti, inoltre, si citano lavori su tetto di sacrestia/laboratorio e riprese d’intonaco.
FAQ – San Martino: chiarimenti su date e dettagli
È nella Borgata San Martino (Perrero); la chiesa è libera su tre lati, mentre a sud è in parte affiancata dalla casa canonica
1743 (data in facciata e avvio dei lavori), completamento entro il 1767 (consacrazione), 1927 (decorazioni) e 1968 (rinnovo decorativo)
La cupola affrescata con otto angeli che reggono cartigli di lode, subito prima del presbiterio
È legato a un gusto di scuola juvarriana e potrebbe essere stato rimaneggiato da Don Giulio Richiardone; inoltre presenta ciborio e decorazioni dorate con tabernacolo
Le coperture in lose, le cementine della navata e il marmo bianco-grigio del presbiterio, oltre alle catene visibili all’esterno come rinforzo strutturale

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



