Antonio Carloni, scultore rinascimentale tra Torino e il Piemonte

Da Alessandro Maldera
Gennaio 21, 2026

Antonio Carloni fu uno scultore e architetto svizzero-italiano attivo tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento. Dopo una lunga esperienza a Genova, la sua carriera si legò in modo significativo al Piemonte, in particolare a Torino e Alba, dove realizzò opere documentate in importanti contesti ecclesiastici.
Antonio Carloni e il contesto artistico torinese
• Attività nel Duomo di Torino: qui realizzò il rilievo di Amedeo di Romagnano, inserito nel monumento funerario della famiglia Romagnano, una delle testimonianze più rilevanti della scultura rinascimentale torinese
• Specializzazione nella scultura funeraria: l’opera torinese rivela una solida competenza nel rilievo marmoreo e nell’apparato celebrativo, tipico delle committenze aristocratiche dell’epoca
• Inserimento nei cantieri ecclesiastici piemontesi: l’esperienza torinese favorì il suo coinvolgimento in altri contesti religiosi del Piemonte, confermandone il ruolo di scultore affidabile e riconosciuto
• Contesto artistico del primo Cinquecento: l’attività di Carloni a Torino si colloca in una fase di transizione verso il linguaggio rinascimentale, contribuendo alla diffusione di modelli formali aggiornati in ambito sabaudo
Origini familiari e formazione artistica
Antonio Carloni nacque a Rovio nel 1470 in una famiglia fortemente inserita nel mondo delle arti. Il padre Giovan Battista era scultore, mentre il fratello Michele operava come scultore e architetto.
Grazie a questo contesto, Carloni maturò una formazione solida, orientata sia alla scultura sia all’architettura, competenze che caratterizzeranno tutta la sua attività.
Gli anni genovesi e le prime opere documentate
A partire dal 1489, Carloni lavorò a Genova, collaborando con Michele D’Aria e successivamente nella Galleria dei marmi di Raffaele de’ Fornari.
Le prime opere certe risalgono al periodo 1501-1504 e comprendono alcune sculture per la cattedrale di San Lorenzo, realizzate insieme al fratello Michele.
Tra i lavori più noti di questa fase si colloca anche il portale della residenza di Cipriano Pallavicini, oggi conservato al Victoria and Albert Museum, testimonianza del livello qualitativo raggiunto dall’artista.
Il passaggio in Piemonte e l’arrivo a Torino
Nel 1509, Carloni si trasferì a Torino, segnando l’inizio della sua fase piemontese.
Nel Duomo di Torino scolpì il rilievo di Amedeo di Romagnano, parte del monumento funerario della famiglia Romagnano. Quest’opera rappresenta una delle testimonianze più significative della sua attività in ambito sabaudo.
Le opere ad Alba e i cantieri religiosi
L’attività piemontese di Carloni proseguì anche ad Alba.
Nel Duomo della città gli viene attribuita la lapide di Andrea Novelli. Inoltre, tra il 1515 e il 1517, realizzò l’altare-reliquiario di Teobaldo Roggeri e di altri santi, lavorando insieme a Paolo da Milano, Bernardino da Bergamo e Francesco Viladeati.
Questa collaborazione testimonia l’inserimento di Carloni in cantieri complessi e strutturati, tipici della scultura rinascimentale piemontese.
L’incarico spagnolo e le ultime opere
Nel 1518, Carloni ottenne un prestigioso incarico in Spagna, quando don Rodrigo de Vivar y Mendoza gli affidò la modifica e l’arricchimento scultoreo del castello di La Calahorra.
Nello stesso anno, seppur in un momento successivo, qui realizzò anche alcune sculture nel cimitero di Savona, segno di una carriera ancora attiva e richiesta in diversi contesti geografici.
Gli ultimi anni e la morte
Antonio Carloni morì intorno al 1525, probabilmente a Genova.
La sua figura rappresenta un ponte artistico tra Liguria e Piemonte, capace di trasferire modelli rinascimentali in un contesto piemontese ancora in fase di definizione, soprattutto nei grandi cantieri ecclesiastici di Torino e Alba.
FAQ – Approfondimenti rapidi su Antonio Carloni
Uno scultore e architetto svizzero-italiano attivo tra Quattrocento e Cinquecento
Lavorò nel Duomo di Torino realizzando il rilievo di Amedeo di Romagnano
Sì, fu attivo ad Alba con lapidi e altari reliquiario
No, operò anche a Genova, Savona e in Spagna
Perché contribuì alla diffusione del linguaggio rinascimentale nei cantieri religiosi del Piemonte

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



