Fontana Romana di Cavour: dalla piscina romana alla fontana pubblica voluta dal paese nel 1829

Da Alessandro Maldera
Gennaio 16, 2026

La Fontana Romana di Cavour è uno di quei posti che sembrano “semplici”, però hanno una storia lunga e precisa. Qui, in piazza San Lorenzo, l’acqua scorre ancora da una sorgente antica, incanalata nella Rocca tramite una galleria scavata in epoca romana. Inoltre il legame con l’età imperiale è sostenuto da un ritrovamento concreto: la Lapide di ATTIA, trovata in loco nel 1552.
La sorgente “antica” spiegata bene
- Indizio antico: la Lapide di ATTIA, rinvenuta nel 1552, rimanda al I secolo d.C.
- Cosa racconta: dono pubblico di balneum e piscina sul suolo di Attia
- Fontana visibile oggi: ricostruita nel 1829 grazie a una sottoscrizione cittadina
- Acqua “di rocca”: arriva da una galleria di circa 20–30 metri scavata nella Rocca, attribuita a epoca romana
- Dove si trovano i reperti: originale al Museo di Antichità di Torino, copia al Museo di Caburrum
Dove si trova e perché non è una fontana qualunque
La fontana si trova ai piedi della Rocca, in un punto dove l’acqua “nasce” letteralmente dalla montagna. Proprio per questo, non racconta solo un servizio pubblico ottocentesco: racconta anche una sorgente antichissima che, di conseguenza, è rimasta centrale per secoli nella vita del paese.
La Lapide di ATTIA: il dettaglio che spinge indietro nel I secolo d.C.
Il motivo per cui si parla di origine romana probabile è legato alla cosiddetta “Lapide di ATTIA”, rinvenuta nel 1552 proprio qui. L’iscrizione ricorda Attia M.F. Secunda Aspri, indicata come sacerdotessa della diva Drusilla (I secolo d.C.), e cita un dono alla comunità: un balneum e una piscina realizzati sul suo suolo e concessi ai concittadini.
Testo latino riportato dalla tradizione:
“ATTIA M.F. SECUNDA ASPRI / FLAMINICA DIVAE DRUSILLAE / BALINEUM ET PISCINAM SOLO SUO / MUNICIPIBUS SUIS DEDIT”
In altre parole: Attia Seconda, figlia di Marco, moglie di Aspro, sacerdotessa di Drusilla, fece costruire e donò bagno e piscina ai suoi concittadini, sul proprio terreno. Ed è proprio qui che nasce l’ipotesi: la fontana moderna sarebbe stata ricostruita nel punto dove si pensa si trovassero quel bagno o quella piscina.
Dov’è oggi la lapide (e com’è “messa”)
La lapide è un pezzo importante anche per dimensioni: 0,62 m x 2,75 m. Nel tempo, inoltre, è stata esposta in luoghi diversi: si ricorda una lunga permanenza nei fossi del castello a Torino (nel Seicento) e poi sotto i portici dell’Università in via Po.
Oggi:
- l’originale è esposto al Museo di Antichità di Torino
- una copia in grandezza naturale, molto fedele, è visibile al Museo Archeologico di Caburrum (nel complesso dell’Abbazia di Santa Maria)
In più, viene ricordato che il testo della lapide fu ricostruito e integrato (secondo la tradizione locale) da Carlo Promis.
Il 1829: la fontana pubblica “moderna” e l’iscrizione di Boucheron
La fontana che vedi oggi è una ricostruzione del 1829. E qui entra un altro elemento chiave: l’iscrizione “moderna” sotto lo zampillo, attribuita al latinista torinese Carlo Boucheron, condiscepolo dell’abate Amedeo Peyron.
L’iscrizione (in traduzione) dice questo: l’acqua che sgorga ai piedi della Rocca, che un tempo portavano verso una piscina legata alla sacerdotessa, nel 1829 la comunità la riportò all’uso pubblico e la convogliò in modo più comodo grazie a una sottoscrizione pubblica. Inoltre l’iscrizione ricorda anche le autorità del tempo: il prefetto barone Novellis e il sindaco cavaliere Buffa del Perrero, citato anche come Buffa Perré nelle varianti.
Da dove arriva l’acqua: la galleria romana dentro la Rocca
Il cuore “fisico” della Fontana Romana di Cavour è la sorgente. L’acqua arriva ancora oggi attraverso una galleria scavata nella Rocca in epoca romana, descritta come oltre 20 metri e, in altre ricostruzioni, come una trentina di metri.
C’è anche un’indicazione pratica importante: l’ingresso della galleria viene collocato a fianco della Scala Santa, dietro il campanile della parrocchiale, a circa 80 metri.
Acqua “leggera”, memoria popolare e un episodio del 1960
Secondo la tradizione, l’acqua della fontana è considerata particolarmente leggera e, perciò, associata a benefici per la salute. Nel 1960 la comunità inviò l’acqua in una boccetta al rettore del Santuario di Oropa: durante la consacrazione, la usarono (insieme ad acque arrivate da tutto il mondo) per l’abluzione delle mura.
E poi c’è un dettaglio identitario: dal 1986 la Fontana “romana” è diventata il simbolo adottato dalla Pro Loco di Cavour, come omaggio ufficiale.
Un’ipotesi etimologica: “Kab–ur” e la sorgente nel nome antico
Nelle tradizioni locali compare anche una lettura etimologica più “profonda”: il toponimo KAB–UR, interpretato (secondo gli studi attribuiti a Giovanni Peyron) come “altura e sorgente d’acqua”, cioè un nome celto-ligure che, quindi, metterebbe l’acqua al centro dell’identità del luogo già prima dei Romani.
FAQ – Tutto quello che si chiede sulla Fontana Romana di Cavour
È definita “di probabile origine romana” perché la sorgente e il suo uso antico sono collegati alla Lapide di ATTIA (I secolo d.C.), trovata qui nel 1552; tuttavia la fontana visibile oggi è una ricostruzione del 1829
Ricorda Attia Seconda, sacerdotessa della diva Drusilla, e riferisce il dono alla comunità di un balneum e di una piscina costruiti sul suo terreno e concessi ai concittadini
Arriva da una sorgente incanalata tramite una galleria scavata nella Rocca, attribuita all’epoca romana; la lunghezza è indicata come oltre 20 metri e anche come circa 30 metri
Viene collocato a fianco della Scala Santa, dietro il campanile della parrocchiale, a circa 80 metri dalla fontana
L’originale è esposto al Museo di Antichità di Torino, mentre una copia in grandezza naturale è visibile al Museo Archeologico di Caburrum presso l’Abbazia di Santa Maria a Cavour

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



