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Luciano Jona: il torinese “di sostanza” tra Provincia, Comune e San Paolo

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Da Alessandro Maldera

Gennaio 15, 2026

Luciano Jona (Chieri, 24 marzo 1897 – Torino, 11 febbraio 1979) è una figura che non fa rumore, però lascia tracce concrete. Non è il politico da frase a effetto: è l’uomo dei bilanci, degli incarichi tecnici e delle istituzioni che tengono insieme una città. Inoltre la sua storia è tipicamente piemontese: formazione economica, università, stop brutale con le leggi razziali e ripartenza nel dopoguerra, quando servono teste fredde. Quindi, se vuoi capire un pezzo di Torino che si rimette in piedi, Jona è un nome da segnare.

Torino negli anni di Jona: incarichi e responsabilità

  • Nascita e morte: Chieri 1897 → Torino 1979
  • Formazione: laurea in economia (1920) + esperienza con Valletta
  • Università: docente a Torino in ambito bancario-finanziario
  • 1938: incarico su SATTI, poi stop per leggi razziali
  • 1945–1956: finanze in Provincia di Torino, bilancio risanato
  • 1964–1965: sindaco facente funzioni per 4 mesi
  • 1959–1978: presidenza San Paolo, infrastrutture e modernizzazione

Chieri, alpini e numeri: la base prima della politica

Jona arriva da una famiglia ebraica di imprenditori tessili dell’area chierese. Poi fa la Prima guerra mondiale come ufficiale degli alpini e, nel 1920, si laurea in economia e commercio. Da lì passa anche dallo studio di Vittorio Valletta: un contatto che conta, perché Torino, in quegli anni, è una città dove industria e amministrazione si guardano negli occhi. Inoltre lui stesso sintetizza i suoi riferimenti in una frase asciutta, quasi da appunto: «Ho avuto nella mia vita tre grandi Maestri: Luigi Einaudi, Vittorio Valletta, Giuseppe Broglia».

L’Università di Torino: banca, tecnica e “metodo”

Dal 1931 entra all’Università di Torino come libero docente e poi come docente di Tecnica bancaria (successore di Broglia). Non è un dettaglio: significa stare dove si forma la classe dirigente economica, e quindi incidere anche senza comizi. Inoltre la sua autorevolezza resta nel tempo, al punto che l’ateneo gli dedica l’aula magna della Facoltà di Economia e Commercio.

1938: SATTI, incarico pubblico e freno imposto

Nel 1938 riceve un incarico dal podestà di Torino Ugo Sartirana: unificare le linee tranviarie intercomunali nella SATTI. Tuttavia arriva la frattura: le leggi razziali lo costringono a mollare gli incarichi pubblici e a nascondersi fuori Torino. Di conseguenza la sua traiettoria si interrompe nel modo più sporco: non per scelta, ma per esclusione.

1945: il ritorno e la ricostruzione “a conti aperti”

Nel 1945 il CLN lo chiama a rappresentare il Partito Liberale Italiano nella Deputazione provinciale. E qui si vede il suo stile: dal 1945 al 1956 è assessore alle finanze della Provincia di Torino. Non fa poesia: fa amministrazione. Inoltre promuove scuole e infrastrutture e chiude la gestione con un bilancio risanato, portando i conti in pareggio e lasciando una riserva di cassa significativa. Quindi, nel suo caso, la politica è soprattutto manutenzione della realtà.

Dal Palazzo Civico: assessore, prosindaco e quattro mesi da “reggente”

Dopo la Provincia, Jona passa per il Comune: consigliere provinciale, poi assessore comunale e prosindaco. E, tra 1964 e 1965, fa il sindaco facente funzioni per quattro mesi. È poco, certo, però è rivelatore: quando serve una figura di garanzia, dopo Giovanni Carlo Anselmetti, Torino tira fuori un profilo come il suo. Poi, con il cambio degli equilibri, finisce all’opposizione: niente drammi, semplicemente la macchina politica gira. Al suo posto verrà eletto come Primo Cittadino Giuseppe Grosso.

Il cuore economico: la lunga stagione al San Paolo (1959–1978)

La parte più “pesante” del suo impatto arriva con l’Istituto Bancario San Paolo di Torino, che presiede per un ventennio. In quel periodo, infatti, la banca diventa uno strumento di modernizzazione: finanziamenti a infrastrutture, sostegno a grandi progetti e supporto ai processi che cambiano il Nord-Ovest. Inoltre si parla di autostrade, trafori alpini e grandi eventi (come Italia ’61): non perché facciano scena, ma perché spostano davvero la vita quotidiana di una regione. Quindi Jona non è solo un politico locale: è un amministratore che lavora sulla cerniera tra finanza e trasformazione urbana.

Cosa resta oggi: una lezione poco glamour, ma utile

Se cerchi un “eroe”, non è lui. Però, se ti interessa come Torino si è rimessa in piedi senza cadere a pezzi, Jona è un caso scuola. Inoltre la sua parabola ricorda una cosa semplice: in certe fasi storiche non vincono i più rumorosi, ma i più affidabili. E questo, a volte, vale più di mille slogan.

FAQ – Dettagli chiave sulla figura Luciano Jona

Luciano Jona era “torinese” o chierese?

Nasce a Chieri, però la sua traiettoria pubblica e istituzionale si compie soprattutto a Torino: università, Provincia, Comune e San Paolo.

Perché il 1938 è un anno chiave nella sua biografia?

Perché passa da un incarico pubblico importante (SATTI) alla perdita forzata degli incarichi a causa delle leggi razziali: è lo spartiacque.

Qual è il suo contributo più misurabile nel dopoguerra?

La gestione delle finanze provinciali (1945–1956) con risanamento dei conti e investimenti su scuole e infrastrutture.

È vero che è stato sindaco per pochissimo?

Sì: quattro mesi come sindaco facente funzioni tra 1964 e 1965, più ruolo di continuità che “mandato politico”.

Perché si collega il suo nome al San Paolo e alle infrastrutture?

Perché la presidenza lunga (1959–1978) coincide con una fase di modernizzazione del Nord-Ovest, sostenuta anche tramite finanziamenti bancari a opere e progetti.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende