Chiesa e Torre di San Giacomo di Cumiana: storia, facciate e campanile romanico di Tavernette

Da Alessandro Maldera
Gennaio 12, 2026

La Chiesa e Torre di San Giacomo di Cumiana, in frazione Tavernette, non colpisce per “ricchezza” attuale: oggi è soprattutto essenziale. Però, proprio per questo, funziona come documento vivo. Infatti sotto l’aspetto semplice si leggono origini molto antiche, trasformazioni forti e un campanile romanico che regge da solo la visita.
Chiesa e Torre di San Giacomo: segni “antichi” da cercare subito
Dalle origini di San Nazario di “Cerretum” alla ricostruzione medievale
L’edificio è ricordato come antichissimo e legato alla chiesa di San Nazario di “Cerretum”. La ricostruzione viene spesso collocata attorno al 1040, e per secoli, inoltre, il sito risultò più importante di San Pietro in Vincoli.
In origine la chiesa aveva l’altare maggiore e due altari laterali; non aveva una vera sacrestia e, attaccato all’edificio, c’era anche il cimitero. Poi, con il passare del tempo, la dotazione si ridusse: nel Settecento rimase sostanzialmente il solo altare maggiore, mentre l’impianto esterno cambiò poco.
Cosa è andato perso nell’Ottocento (e cosa resta)
Nel 1868 arrivano rifacimenti drastici: nuova volta, nuovo altare e una nuova facciata. Di conseguenza vengono sacrificate molte “bellezze” precedenti, e per realizzare la facciata si abbatte anche il vecchio coro (che era piccolo e semicircolare).
Eppure qualcosa sopravvive: l’antica facciata è ancora visibile sul lato occidentale (oggi, di fatto, sul retro), e conserva tracce di un affresco con San Cristoforo, attribuito alla metà del Trecento.
Orientamento medievale e segni romanici sulle murature
C’è un dettaglio che chiarisce subito l’impianto medievale: la chiesa aveva l’ingresso a monte e l’abside verso valle, secondo una logica antica legata anche all’orientamento liturgico.
Sul fronte occidentale la facciata storica è divisa da lesene in cinque scomparti; nella parte alta, inoltre, compaiono archetti pensili. Anche i fianchi ripetono un linguaggio coerente: lesene e una serie di archetti con cornice in laterizio. Questi elementi, messi insieme, spingono l’attribuzione del complesso all’XI secolo.
Dentro: da decorazioni ricche a interno spoglio
Per molto tempo l’interno fu descritto come ricco: soffitto ben dipinto, coro decorato e persino memoria di pitture e mosaici antichi. Tuttavia le trasformazioni ottocentesche cancellarono gran parte del patrimonio visibile.
Negli anni Trenta del Novecento, inoltre, si ricordava la possibilità di vedere una muratura “a spina di pesce” e tracce di affreschi quattrocenteschi (tra cui Madonna col Bambino, due angeli e una Pietà), con motivi decorativi sottostanti ancora più antichi.
Oggi, invece, la chiesa appare spoglia e disadorna: resta l’altare maggiore e, alle spalle, un dipinto recente dell’Ultima Cena realizzato dal pittore cumianese Riccardo Gontero.
La Torre di San Giacomo: un campanile romanico “di scuola piemontese”
La torre è un vero campanile romanico locale: pianta quadrata, muratura in pietrame abbastanza curato e lesene angolari in blocchi squadrati. Nel tessuto murario, poi, compaiono qua e là pochi elementi in laterizio, interpretati come materiali di recupero compatibili con laterizi antichi presenti in zona.
L’altezza è scandita in cinque piani, evidenziati da cornici orizzontali a piccolo sbalzo sostenute da beccatelli in pietra. Al terzo piano spicca una cornice in pietra e mattoni a dente di sega, che crea un contrasto chiaroscurale molto riconoscibile.
Feritoie, monofora e bifore “ferite”
Le finestre dei primi piani sono feritoie rettangolari con strombature interne; inoltre una è simile a una monofora, con archetto ricavato in un solo blocco di pietra.
Più in alto compaiono resti di bifore grandi: una conserva ancora la colonnina centrale con capitello a stampella, mentre le altre mostrano sostegni più grossolani, probabilmente aggiunti quando iniziarono i primi crolli, nel tentativo di salvare ciò che restava.
L’interno della torre e le scale scomparse
All’interno le murature ripetono la stessa irregolarità dell’esterno. Si notavano inoltre riseghe utili all’appoggio dei pianerottoli e ad alleggerire gli spessori. Oggi, però, non ci sono sistemi di collegamento verticale: verosimilmente c’erano scale e pianerottoli, e con buona probabilità erano in legno, non in pietra.
Cronologia rapida: documenti, calo d’uso e recupero
- I documenti legati al sito compaiono almeno dal 13 aprile 1319, con la nomina di un sacerdote per San Nazario e San Pietro
- Visite e descrizioni del 1386 e del 1508 riportano informazioni su stato e arredi
- Dal XVII secolo la chiesa viene usata meno, anche per la scomodità delle strade, a favore di San Pietro in Vincoli
- Nel 1668 gli altari diminuiscono; a metà Settecento resta di fatto il solo altare principale
- Nell’Ottocento si susseguono interventi fino alle modifiche del 1868, con perdita del coro e di molte decorazioni
- Nel 1889 la chiesa viene utilizzata pochissime volte l’anno
- Nel 1930 risulta senza tetto e in abbandono; in seguito viene ristrutturata
Com’è oggi la chiesa: pianta semplice e facciate “doppie”
Attualmente San Giacomo è un edificio a pianta rettangolare e un’unica navata. La facciata verso la strada statale è impostata con lesene e timpano; ai lati dell’ingresso, inoltre, ci sono due piccole finestre.
Il lato occidentale, invece, è quello che conserva il DNA medievale: cinque scomparti, archetti pensili e, soprattutto, la traccia di San Cristoforo.
Informazioni utili (senza fronzoli)
La Chiesa e Torre di San Giacomo si trovano in frazione Tavernette. L’accesso alla torre campanaria, inoltre, è possibile solo dall’interno della chiesa, e oggi non sono presenti scale interne per salire ai piani.
FAQ – Aspetti che tutti chiedono
Sì: è ricordata come l’antica chiesa di San Nazario di “Cerretum”, da cui deriva la storia più antica del sito
Perché l’edificio viene collegato a una ricostruzione attorno a quell’anno, e inoltre vari elementi romanici spingono verso l’XI secolo
Soprattutto sulla facciata a ponente (oggi sul retro), con lesene in cinque scomparti e archetti pensili, e con la traccia dell’affresco di San Cristoforo
È a pianta quadrata, in pietrame, con cinque piani segnati da cornici; in alto compaiono resti di bifore, e una conserva la colonnina con capitello a stampella
Oggi l’interno è molto sobrio: rimane l’altare maggiore e, dietro, un dipinto recente dell’Ultima Cena di Riccardo Gontero; le decorazioni antiche sono in gran parte perdute o ridotte a tracce

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



