Chiesa di Santa Maria Assunta di Cantalupa: il monastero, il campanile romanico e la parrocchiale barocca

Da Alessandro Maldera
Gennaio 07, 2026

La Chiesa di Santa Maria Assunta di Cantalupa non è “solo” una parrocchiale: nasce in un luogo che, già nell’XI secolo, ruotava attorno a un monastero benedettino. E infatti, ancora oggi, il paese porta addosso quella storia. Inoltre, il campanile romanico è la traccia più evidente del complesso antico, mentre l’aula interna racconta il barocco piemontese del Settecento, pieno di luce, stucchi e pitture.
Parrocchiale di Cantalupa: : date, stile e dettagli da notare
Dove si trova e perché questo luogo è diverso
La chiesa si trova in Via Chiesa 1, poco fuori dal concentrico storico di Cantalupa. L’edificio è libero su tre lati; tuttavia, sul lato est si addossa un fabbricato massiccio che, con ogni probabilità, apparteneva all’antico complesso monastico ed è oggi casa parrocchiale.
Di conseguenza, qui si percepisce subito una cosa: non è una chiesa “nata da sola”, ma l’erede di un sistema religioso più ampio.
Origini medievali: 1038 e il monastero benedettino
Le prime notizie considerate sicure risalgono al 1038, quando la chiesa risulta legata alla diocesi di Torino. Nello stesso anno è attestata l’esistenza di un monastero benedettino, dipendente da San Giusto di Susa.
Poi, nel 1200, la dipendenza dall’abate di San Giusto viene ribadita, mentre dal 1248 emerge un dato significativo: il complesso non pagava il cattedratico al vescovo di Torino perché esente in quanto ordine monastico. In altre parole, la sua posizione non era marginale: era riconosciuta e protetta da regole precise.
Quando il monastero contava anche “nel mondo”: potere e giurisdizione
Per secoli il legame tra parrocchia e monastero non fu solo spirituale. Infatti, fino alla metà del XVII secolo, i prepositi locali erano spesso monaci regolari, frequentemente originari di Piossasco.
Nei consegnamenti catastali del XV secolo gli stessi prevosti risultano addirittura signori del luogo. Inoltre, i conti di Mombello, consignori di Frossasco, riconoscevano varie terre di Cantalupa soggette al diretto dominio dei Benedettini.
E non finisce lì: ancora a inizio XVII secolo i prevosti pretendevano giuramenti di fedeltà dai proprietari nelle consegne dei beni, insieme a diritti collegati. Allo stesso tempo, a fine Seicento questa supremazia si avvertiva ancora perché il Comune non figurava nel mandamento di Frossasco; e fino al 1712 il giudice di Frossasco non poteva nemmeno arrestare un omicida nel “Monastero”, considerato terra di Chiesa, cioè feudo ecclesiastico.
Dall’antica chiesa alla fabbrica barocca: 1738–1745
L’antica chiesa era parte integrante del monastero e doveva sorgere accanto a ciò che oggi è la casa parrocchiale. Tuttavia, nel Settecento si cambia passo: la chiesa viene demolita e ricostruita nel nuovo assetto.
Una planimetria redatta dal prevosto Prato (6 febbraio 1738) descrive l’edificio antico: superficie rettangolare di 23,5 metri per 10,60 metri, con due altari (il maggiore dedicato all’Assunta, con riferimenti a San Biagio e San Stefano; il secondo con un crocifisso). Inoltre, la nuova chiesa fu costruita a lato della fabbrica precedente, dove si trovava anche il cimitero.
La forma attuale viene collocata tra 1738 e 1745; e infatti nel 1745 risulta ancora la dipendenza dall’abate di San Giusto per le chiese del Monastero e di Frossasco.
Il campanile romanico: la traccia più antica rimasta
Se oggi vuoi vedere “cosa resta” del complesso medievale, guarda il campanile romanico. È in aderenza alla chiesa, vicino alla regione absidale e alla casa canonica, ed è costruito in pietra a spacco con tessitura curata.
La torre è articolata in più registri (tradizionalmente descritti come sei-sette livelli), separati da archetti pensili in laterizio. In alto compaiono bifore, più sotto monofore, e nei livelli inferiori feritoie. È un elemento sobrio, ma proprio per questo leggibile: fa capire subito che qui la storia comincia molto prima del barocco.
Esterni: facciata in laterizio e dettagli “da cantiere”
L’attuale facciata, in laterizio a vista, è dominata da un frontone a timpano. Sotto corre una trabeazione interrotta al centro da una finestra sormontata da un timpano ad arco. Inoltre, i tronchi di trabeazione poggiano su una coppia di lesene binate impostate su un basamento importante.
Al centro si apre il portale con portone ligneo scolpito, incorniciato da una struttura che culmina in un timpano triangolare. E poi c’è un dettaglio “vero”: sono visibili le buche pontaie, presenti anche su altri fronti, segno del cantiere e della tecnica costruttiva.
Le facciate secondarie, invece, sono trattate con un intonaco rustico a base calce; e nei distacchi si intravede la muratura in pietra.
Dentro la chiesa: navata unica, transetti e volte
L’interno è organizzato in navata unica, scandita da lesene che sorreggono la trabeazione. Sopra, la volta è a crociera nella parte centrale, mentre prosegue a botte sui transetti. Nel presbiterio, inoltre, si inseriscono unghie che permettono l’apertura di finestre, così la luce entra “dentro” la struttura, non solo da fuori.
L’abside è coperta da una volta emisferica. E, dettaglio tecnico da ricordare, volte e arconi sono privi di catene.
Stucchi, pitture e luce: il barocco che cambia con le stagioni
Qui il barocco non è solo decorazione: è scena. Gli interni mostrano forme plastiche curvilinee e, di conseguenza, gli stucchi danno ritmo e profondità. Tuttavia, la protagonista resta la luce, che modella le superfici durante l’anno e cambia la percezione dell’aula a seconda dell’inclinazione del sole.
Lungo la navata si susseguono stucchi e pitture legate alla vita di Gesù e alla Via Crucis, con un crescendo verso l’abside dove si trova un grande dipinto dell’Ascensione della Vergine. Inoltre, il soffitto è arricchito dalle figure dei quattro evangelisti.
Presbiterio, altari e un simbolo fortissimo: il pellicano
La chiesa presenta due altari laterali dedicati all’Immacolata Concezione (cornu epistolae) e al Sacro Cuore (cornu evangelii). Il presbiterio è sopraelevato rispetto alla navata e ospita sia il nuovo sia l’antico altare.
L’elemento più particolare è il tabernacolo dell’altare antico: la porticina dorata reca un bassorilievo con un pellicano che nutre i piccoli con la propria carne, simbolo eucaristico potente e immediato.
L’abside è separata dal presbiterio con un recinto ligneo, dove trova posto l’antico coro.
Pavimenti e pianta: dettagli che raccontano l’uso degli spazi
La pavimentazione dell’aula è in bargioline quadrate (circa 29×29 cm) posate a scacchiera diagonale in bianco ferroso e nero fumo. Il presbiterio, invece, ha pavimento in parquet. Nei transetti compaiono cementine con stelle purpuree su fondo grigio tenue e bordi neri.
La pianta viene descritta come una sorta di croce greca con transetti laterali ridotti, allungata verso il presbiterio e conclusa da un’abside emiciclica: in pratica, una navata unica “allungata”, ma con accenti trasversali che si fanno sentire.
Cappelle legate alla parrocchia
Alla giurisdizione parrocchiale risultano appartenere:
- la cappella di Sant’Antonio in Cantalupa
- le cappelle rurali di Santa Maria Maddalena (riedificata nel 1727, segnalata come architettura originale) e di San Martino
Diocesi e restauri: cosa cambia tra Ottocento e oggi
Nel 1817 la parrocchia passa alla diocesi di Pinerolo (ricostituita), dopo la fase napoleonica in cui l’assetto diocesano era stato alterato. Inoltre, una relazione di visita pastorale del vescovo Bigex è attestata nel 1818, e un’altra relazione risulta nel 1883.
Nel tardo Novecento la chiesa viene riconsolidata e la struttura del campanile rinforzata. Infine, nel 2014 si registrano lavori di rifacimento del tetto e restauro della facciata.
FAQ – Dubbi pratici su Santa Maria Assunta a Cantalupa
In Via Chiesa 1, poco fuori dal concentrico storico di Cantalupa.
Perché la presenza del complesso monastico benedettino ha segnato per secoli l’identità del luogo e la sua giurisdizione.
Soprattutto il campanile romanico, mentre l’area dell’antico complesso è oggi in parte occupata dalla casa parrocchiale.
Nella forma attuale viene collocata tra 1738 e 1745, dopo la demolizione della fabbrica precedente.
Il tabernacolo dell’altare antico con il pellicano in bassorilievo, simbolo legato all’Eucaristia.
La cappella di Sant’Antonio in Cantalupa e le cappelle rurali di Santa Maria Maddalena (riedificata nel 1727) e San Martino.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



