Mole24 Logo Mole24
Mole24 » Territorio » Villa Silvio Pellico di Moncalieri: la Vigna Barolo e il giardino di Russell Page

Villa Silvio Pellico di Moncalieri: la Vigna Barolo e il giardino di Russell Page

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Dicembre 26, 2025

Villa Silvio Pellico di Moncalieri: la Vigna Barolo e il giardino di Russell Page

Villa Silvio Pellico di Moncalieri è una residenza collinare legata a due nomi pesanti: i marchesi Falletti di Barolo e Silvio Pellico.
Dopo l’Ottocento, la villa cambia volto più volte, mentre il giardino vive la sua svolta nel 1948, quando arriva il paesaggista inglese Russell Page.
Il risultato è un parco terrazzato, geometrico e “classico”, pieno di acqua e simboli mitologici.
C’è però un dettaglio pratico: oggi non è accessibile al pubblico.

Villa Pellico: fatti e date da ricordare

  • Epoca chiave 1948
  • Progettista Russell Page (Tattershall 1906 – Londra 1985)
  • Committenza famiglia Ajmone Marsan
  • Impianto terrazze su più livelli, forte simmetria e assi prospettici
  • Elementi bossi, tassi, vasche d’acqua, statue e richiami mitologici
  • Nota pratica villa e giardino non accessibili al pubblico

Cos’è davvero una “vigna” torinese

Nel Torinese, una “vigna” non è solo un terreno coltivato. È una villa di collina dove le famiglie nobili trascorrevano l’estate e, spesso, seguivano anche una piccola produzione vinicola.
Villa Pellico rientra in questa tradizione: residenza panoramica, villeggiatura e campagna organizzata.

Dallo Spielberg alle colline di Moncalieri: il legame con Silvio Pellico

La villa entra nel racconto di Silvio Pellico dopo la prigionia nello Spielberg, la fortezza asburgica a Brno.
A Moncalieri viene ospitato dai Barolo e diventa una presenza abituale grazie alla marchesa Giulia di Barolo. Qui lavora come segretario e bibliotecario dei marchesi.
La tradizione locale lega proprio a questa dimora la scrittura di “Le mie prigioni”.

Dal Settecento all’Ottocento: ampliamenti e trasformazioni

La villa nasce nel XVIII secolo per volontà dei marchesi di Barolo.
Nel XIX secolo viene progressivamente ampliata e trasformata, anche con richiami neomedievali.
Intorno cresce un parco paesaggistico “all’inglese”, con grandi alberature e un impianto più libero.

Il contesto conta: Moncalieri, con il castello reale, attira l’aristocrazia torinese. E la collina diventa un indirizzo ambito.

1948: Russell Page e la svolta “formale”

Quando Page arriva, il giardino è in condizioni difficili. I proprietari di allora, la famiglia Ajmone Marsan, gli chiedono un intervento deciso.
Page lavora sulle pendenze e imposta un giardino a terrazze in asse con la villa. Non fa solo “bello”. Rimette ordine.

Il punto chiave è questo: reintroduce una componente classica e geometrica, che si era persa con le precedenti trasformazioni paesaggistiche.

Com’è fatto il giardino: simmetria, terrazze e “stanze” verdi

Il giardino di Page è una macchina precisa, ma non fredda.
Davanti alla villa organizza un grande prato diviso da un sentiero in mattoni. Poi usa bordure di bosso per delimitare aree dedicate a rose e camelie.

Dal livello della casa si scende con una sequenza di terrazze. Qui trovi:

  • aiuole di bosso con forme geometriche diverse
  • vasche d’acqua alternate alle siepi
  • percorsi che seguono un asse centrale, ma aprono anche direttrici trasversali

Le due “ali” laterali: Pan e Nettuno

Sull’asse laterale sinistro si arriva a un piano sopraelevato con bacini d’acqua, alberi di tasso e una scultura di Pan.
Sull’asse laterale destro compare una terrazza con un laghetto a ferro di cavallo che contiene la statua di Nettuno.

Nel disegno non mancano anche figure come sfingi e altra statuaria allegorica: il richiamo alla classicità è voluto.

Perché Page colpì l’Italia del dopoguerra

Quando Russell Page si trasferisce in Italia dopo la Seconda guerra mondiale, trova un Paese dove molti giardini sono considerati “fuori moda”.
La manodopera è costosa. Si diffonde un gusto romantico ottocentesco con piantagioni stagionali.
Le conoscenze botaniche sono spesso limitate e decide quasi tutto il giardiniere di casa. La figura del paesaggista è poco riconosciuta.

In questo contesto, Page diventa determinante per chi può permettersi progetti di alto livello. A Moncalieri realizza il parco della Vigna Barolo, oggi considerato una sintesi riuscita tra tradizione italiana e scuola anglosassone.

Italianate Style e labirinti: un dettaglio che spiega la “fama”

Tra 1820 e 1850 in Gran Bretagna diventa popolare l’Italianate Style: un ritorno di interesse per le ville italiane del Cinquecento e per un gusto neorinascimentale che influenza anche l’arte dei giardini.
Questo movimento porta con sé anche la riscoperta del labirinto come elemento distintivo.

Esempi citati come simbolo di questa tendenza:

  • Chevening House (1820)
  • Woburn Abbey (1831)
  • Shrubland Hall (1848)

Il tema viene ripreso in epoca moderna anche con il Capel Manor Maze (1989), legato a un revival di gusto vittoriano che rafforza l’idea del Regno Unito come “culla” dei labirinti.

I passaggi di proprietà: dalla Fondazione Barolo ai privati

La storia della villa è fatta anche di cambi di funzione. Dopo la scomparsa della marchesa Julie Colbert (moglie di Carlo Tancredi Falletti di Barolo e figura centrale nel legame con Pellico), la residenza diventa un orfanotrofio gestito dalla Fondazione Barolo.
In seguito viene venduta al barone Milius, che la chiama “Villa Silvio Pellico”, restaura i giardini e la abita per un periodo.
Poi la villa torna alla Fondazione Barolo e, ancora, passa a proprietari privati.

Nel 1948 una giovane ereditiera acquista la residenza, decide di salvarla dal degrado e affida a Page il rifacimento del giardino.

Nel 2007 l’acquisto da parte di Raimonda Lanza di Trabia e del marito Emanuele Gamna contribuisce a preservare e raccontare la storia della dimora.

Alberi monumentali e atmosfera: dal faggio pendulo ai cedri

Il percorso nel parco viene spesso descritto come una scoperta graduale.
Spicca un grande Fagus sylvatica pendula (faggio pendulo), con frutti sparsi sul pendio e una presenza scenica fortissima.
Tra platani secolari (secondo la tradizione, donati da Napoleone) si apre poi un panorama con due enormi cedri, dichiarati monumento nazionale, e un prato “smeraldo”.

Accanto alla parte formale, resta un’anima più “inglese”: boschetti, sentieri morbidi, palme, felci, acanti e cedri del Libano. In questo angolo più romantico compaiono anche dettagli come una panca attorno al tronco del faggio e una piccola casetta tra i rami dell’esemplare più anziano.

I disegni di Russell Page: 1957 e 1959

Dell’intervento restano anche progetti e tavole di studio. Sono citati disegni per:

  • il giardino (circa 1957)
  • un progetto datato novembre 1957
  • un progetto per il labirinto dell’8 ottobre 1959

Le tavole sono attribuite alla conservazione presso la RHS Lindley Library di Londra.

La fama recente: New York Times 2025 e il “paradosso” dell’accesso

Nel maggio 2025 Villa Pellico viene indicata tra i 25 giardini più belli al mondo in una selezione del New York Times.
La notizia ha acceso curiosità anche fuori dall’Italia.
Ma per chi vuole organizzare una visita c’è la risposta secca: la villa non è aperta al pubblico, nonostante l’interesse internazionale.

FAQ – Quesiti su Villa Pellico spiegata semplice

Villa Silvio Pellico di Moncalieri è visitabile?

No: pur essendo famosa tra gli appassionati, non è accessibile al pubblico

Perché si chiama Villa Silvio Pellico?

Per il legame con Silvio Pellico, ospite dei Barolo e presenza centrale nella memoria della residenza

Chi ha progettato il giardino attuale?

Il ridisegno più importante risale al 1948 ed è firmato da Russell Page

Quali sono gli elementi più riconoscibili del giardino?

Le terrazze in asse, le siepi di bosso e tasso, le vasche d’acqua e le statue con riferimenti mitologici, tra cui Pan e Nettuno, oltre alle sfingi

Cos’è il “Finto Labirinto” citato nelle descrizioni?

È un intreccio di forme ispirate al labirinto, non pensato per essere percorso, che richiama secoli di tradizione del giardino “all’italiana” e delle sue reinterpretazioni

Continua a leggere le notizie di Mole24, segui la nostra pagina Facebook e iscriviti al nostro canale WhatsApp
Alessandro Maldera Avatar

Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende