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Castellaccio di Piossasco: storia, ruderi e percorso verso il castello più antico del paese

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Da Alessandro Maldera

Dicembre 15, 2025

Il Castellaccio di Piossasco, conosciuto anche come “Gran Merlone”, è il più antico insediamento fortificato del borgo. Oggi ne restano solo suggestivi ruderi, ma la sua posizione panoramica e la storia millenaria lo rendono un luogo di grande fascino. Le rovine narrano un passato complesso, segnato da fasi costruttive diverse, distruzioni violente e secoli di trasformazioni, fino all’abbandono definitivo.

Pillole di conoscenza

• Origini longobarde (X–XI secolo) e prime citazioni nel 1037
• Distrutto dalle armate del Catinat nel 1693
• Resti della torre-abitazione e delle mura perimetrali
• Cisterne, feritoie e accessi medievali ancora leggibili
• Visitabile solo a piedi, tramite sentieri della collina

Origini del Castellaccio: il primo nucleo fortificato di Piossasco

Il Castellaccio è il castello situato più in alto lungo la dorsale dei tre castelli piossaschesi. Le prime citazioni documentarie risalgono al 1037, ma diversi tratti murari suggeriscono un’origine ancora più antica, forse tra X e XI secolo.
Secondo i rilievi dell’architetto Alfredo d’Andrade, nel sito erano presenti strutture appartenenti a tre epoche differenti, dalla fase longobarda alle ricostruzioni medievali.

Sulla vetta si riconosceva una torre-abitazione con feritoie sottili, una porta sopraelevata raggiunta da una scala a doppia rampa e un perimetro cinto da mura “a camicia”, tipiche delle strutture difensive più antiche.

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La funzione strategica sulla collina

La posizione del Castellaccio era stata scelta per ragioni tattiche:

  • il pendio ripido sul lato ovest rendeva difficile ogni assalto;
  • la vegetazione fitta e la morfologia irregolare della collina creavano una naturale barriera;
  • la rete di sentieri collegava la vetta al ricetto medievale e ai nuclei di San Vito e Croce dei Castelli.

Nonostante la piccola cisterna interna, il castello poteva contare su più fonti d’acqua esterne, tra cui la fonte della Brinda, utilizzata ancora in epoca recente per portare l’acqua verso il ricetto.

Dal Medioevo alla distruzione del 1693

Il castello fu per secoli abitato da rami della famiglia Piossasco, che qui risiedettero fino al XVI secolo con familiari e servitù.
Nel 1693, durante le operazioni militari del generale Nicolas Catinat, il complesso venne distrutto e non fu più ricostruito. Da quel momento iniziò un lento processo di degrado, aggravato dall’abbandono e dalla vegetazione crescente.

Struttura, ambienti e resti identificabili

Dalle ricognizioni storiche emergono alcuni elementi ancora oggi leggibili:

  • il basamento della torre residenziale
  • un campo quadrangolare verso il colle della Croce
  • porzioni di mura sovrapposte
  • resti della porta sopraelevata
  • i punti di accesso orientati verso San Vito
  • la cisterna voltata, simile a quella del castello di Avigliana

Nonostante l’avanzato stato di rovina, la morfologia del luogo permette di intuire l’antica pianta difensiva.

Il Castellaccio oggi: ruderi e sentieri

Oggi il Castellaccio è un complesso archeologico all’aperto, visitabile attraverso sentieri segnalati.
Il percorso più utilizzato è quello della Croce dei Castelli, che collega in sequenza i tre nuclei fortificati del borgo.

Accesso e indirizzo

  • Via del Castellazzo / Sentiero Croce dei Castelli, 10045 Piossasco (TO) (Non esiste un ingresso strutturato: il sito si raggiunge solo a piedi.)

Il luogo compare tra i “Luoghi del Cuore” del FAI, anche se non sono attivi progetti di recupero strutturale.

FAQ – Dubbi comuni e informazioni chiave

Si può visitare liberamente il Castellaccio?

Sì, l’accesso è libero e possibile tutto l’anno tramite sentieri.

I sentieri sono difficili?

Alcuni tratti possono risultare scoscesi o invasi dalla vegetazione: serve attenzione.

Quanto tempo serve per raggiungerlo?

In media 25–40 minuti a seconda del percorso

Il sentiero per il Castellaccio è adatto ai bambini?

È percorribile, ma presenta tratti ripidi e vegetazione fitta: consigliabile solo per bambini abituati ai percorsi escursionistici.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende